TUSCANIA (Vt). Chiesa di San Pietro, affresco con sant’Antonio abate.

M. 166 slm, situata su una collina di tufo, tra profondi burroni, al margine meridionale dei M. Volsini, è una cittadina agricola che ancora conserva l’impianto medioevale e, ai margini dell’abitato, monumenti religiosi di grande interesse.

La città è tutta costruita in tufo e conserva un buon tratto delle mura urbiche ancora munite di torri cilindriche, quadrate e poligonali.

 

San Pietro è uno dei più interessanti monumenti del Medioevo italiano ed è una magnifica chiesa romanico-lombarda che rivela, pur conservando un ammirabile equilibrio di linee, influenze cosmatesche, umbre e pisane; innalzata nel sec. VIII per opera di maestri comacini venuti da Roma, venne ricostruita nella parte anteriore, nel sec. XII e compiuta, con l’erezione della splendida facciata, nella prima metà del sec. XIII.
Il primitivo edificio venne eretto nel sec. VIII dopo che Tuscania venne donata da Carlo Magno alla chiesa.
Passata la città di nuovo agli imperatori e, nel sec. XII, ancora ai papi, fu rifatta anteriormente e venne iniziata la facciata che fu conclusa, con il pavimento musivo, nel primo scorcio del secolo seguente.
La chiesa subì in seguito manomissioni e restauri.

L’interno conserva quasi integralmente l’aspetto della costruzione del sec. VIII, opera dei maestri comacini, venuti da Roma. E’ diviso in tre navate da basse colonne e pilastri incorporanti semicolonne sormontati da capitelli romani e medievali di varie forme; essi reggono archi a tutto sesto.

Nell’ampia cripta a 9 navate su 28 colonne, provenienti anch’essi da edifici romani e reggenti volte a crociera, un’absidiola con Madonna tra Santi (fra cui un Sant’Antonio Abate).

 

Note storiche:
La localizzazione di un vasto sepolcreto arcaico ad incinerazione ed inumazione, scoperto a due chilometri dall’attuale abitato, in località Scalette, permette di far risalire agli albori del sec. VII a.C. il primo stanziamento organizzato della popolazione.
Divenuto dal sec. IV a.C. notevole centro etrusco, possedette persino un proprio porto nel Tirreno, nei pressi dell’odierna Montalto, chiamato Regas, in località oggi detta “Le Murelle“.
Tombe a camera vastissime, ipogei, tumuli e cunicoli, risalenti per lo più al IV e III sec. a.C., sono sparsi nella campagna circostante.
Il punto su cui sorge San Pietro coincide probabilmente con la zona dell’acropoli etrusca.
Le fortune della città continuarono dopo l’occupazione romana della regione avvenuta nel sec. III a.C. Appartenne alla tribù Stellatina e dopo la guerra sociale (90 a.C.) venne eretta a Municipio.
Nell’alto Medioevo venne contesa tra Longobardi, Chiesa e Bizantini. Agli albori del Medioevo soggiacque alle irruzioni barbariche e fu dominata dagli Eruli, dai Goti e, nel 569, dai Longobardi.
Si costituì più tardi in Comune, quindi venne dominata dagli Anguillara (967-1066) e dagli Aldobrandeschi (dal 1080 in poi) sino al 1337, quando, ormai in decadenza, se ne impadronì la chiesa.
Bonifacio VIII, per punirla di un tentativo di ribellione, ne mutò il nome in Toscanella.
Martino V la dichiarò contea investendone nel 1421 Angelo di Lavello Tartaglia, fatto decapitare nello stesso anno da Attendolo Sforza.
Per punire una delle sue ribellioni il cardinale Vitelleschi fece demolire, un’ampia parte della sua cinta muraria.
Assalita da Carlo VIII nel 1495, venne saccheggiata.

 

Cronologia: XIII sec.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 12/10/2007

SORANO (GR), fraz. Sovana. Chiesa di Santa Maria Maggiore, affreschi con s. Antonio abate

M. 291, villaggio medievale su un pianoro tra le gole dei Fossi Folonia e Calesina. Fu abitato etrusco ed occupava il sito del villaggio odierno.
Chiesa di Santa Maria Maggiore, situata in piazza del Pretorio a Sovana. https://goo.gl/maps/iNr7Uue5gPpsbjNf8

 

La chiesetta di Santa Maria, romanica (sec. XII), con rozzo campanile a vela, del sec. XVIII, pare risalire al XII secolo, ma ha subito varie ristrutturazioni nel corso dei secoli. Saccheggiata dai senesi nel 1410 e dai pitiglianesi nel 1434, fu consistentemente modificata nel XVI secolo.
Interno a tre navatelle divise da pilastroni ottagonali, con tetto a capriate e presbiterio leggermente sopraelevato.
La parete destra è decorata da due affreschi dovuti allo stesso pittore di Montemerano (ignoto seguace di Andrea di Niccolò).
All’interno sono custodite altre opere di notevole interesse: affresco della Crocifissione, entro nicchia, con Cristo tra Maria e San Giovanni,  a fianco  i Ss. Antonio abate  e Lorenzo (1527); e della Madonna col Bambino in trono tra le sante Barbara e Lucia e san Sebastiano e san Mamiliano (1508); un dipinto con i quattro Evangelisti e l’Eterno benedicente (XVI secolo); una frammentaria Madonna col Bambino e i santi Raffaele e Tobiolo, Mamiliano, Antonio da Padova e Lucia (XVI secolo).
Un’altra Crocifissione con sant’Antonio abate e papa Gregorio VII (XV secolo); un interessantissimo ciborio con quattro colonne rastremate e baldacchino decorato del IX secolo.

Note storiche:
Florida nel sec. VII e VI a.C., in seguito decadde: riconquistò importanza dopo la conquista romana, dalla metà del sec. III a.C.
Fu municipio, quindi, con l’instaurazione del Cristianesimo, sede vescovile.
Più tardi cadde in potere dei Longobardi (592-605).
Fu poi degli Aldobrandeschi, che la portarono al massimo splendore. Nel 1274 gli Aldobrandeschi si scissero in due rami: al ramo di S. Flora toccarono Alcidosso, Selvena, Roccastrada, Campagnàtico e Castiglione d’Orcia, e d al ramo di Sovana andarono, oltre a Sovana stessa, Pitigliano, Orbetello, la Marsdigliana, Vitozzo, Sorano.
Alla fine del ‘200 passò agli Orsini, e cominciò allora la decadenza, cui si aggiunsero le lotte con Siena, che se ne impadronì nel 1410.
Gli abitanti ripararono a Pitigliano; a Sovana ne rimasero 96, cui più tardi si aggiunsero 75 famiglie allettate dalle esenzioni fiscali accordate da Siena.
La malaria la prostrò; i granduchi vi fecero acquedotti e fogne, restaurarono le case, nel 1660 (in quello stesso anno la sede vescovile veniva trasferita a Pitigliano) la ripopolarono con una colonia di Mainotti profughi, nel 1749 vi mandarono una colonia di Lorenesi.

Cronologia: XV sec.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 11/10/2007

 

GRAVERE (To), borg. Olmo. Cappella di S. Antonio abate

Gravere (Valle di Susa) (altitudine m 756) si trova a circa 4 chilometri dopo Susa sulla statale n. 24; la borgata Olmo è raggiungibile in poche centinaia di metri, imboccando una strada sulla destra della statale poco prima dell’abitato di Gravere.

La cappella si trova sulla destra della strada che attraversa la borgata. Via Provinciale, 6. https://goo.gl/maps/S13cH57xvEWvCqNr5

 

La cappella ha la facciata a capanna; al sopra del portale, che è affiancato da due finestre rettangolari, vi è un’apertura circolare.
Il restauro ha messo in luce, sotto l’intonaco della facciata, un arco di pietre, che probabilmente limitava l’ingresso originario della cappella.
L’interno ha una sola navata, coperta con volte a crociera.

Nel quadro sopra l’altare sono rappresentati in alto la Madonna con il Bambino circondata da angeli, in basso a sinistra S. Antonio Abate e a destra S. Pietro, entrambi inginocchiati. S. Antonio indossa un saio ed un mantello marrone, con la lettera tau  sulla spalla, ed ai suoi piedi vi sono il bastone con la campanella e la fiamma.

Contro la parete di fondo, a destra dell’altare, è collocata una statua di S. Antonio in gesso dipinto e legno, identica a quella che si trova nella parrocchia della Ramats di Chiomonte; il Santo, vestito di un saio marrone e di un corto mantello, tiene con la mano sinistra il bastone con la campanella, e con la destra regge il libro con la Regola dell’Ordine Antoniano, mentre ai suoi piedi si trovano il maiale ed il fuoco. Le due statue provengono evidentemente dalla medesima bottega.

Su di un mobile appoggiato alla parete destra della navata è collocata una stampa, che rappresenta S. Antonio, inserito in un paesaggio campestre, nell’atto di benedire i numerosi animali domestici, compreso il solito maialino, da cui è circondato.

 

Note storiche:
La stampa con S. Antonio tra gli animali è da mettere in relazione con la benedizione degli animali domestici, che avveniva il 17 gennaio, festa del Santo, dopo la messa.

Fase cronologica:
L’unica data nota è quella della statua di S. Antonio, che risale al primo quarto del XX secolo.

Note:
La cappella è stata restaurata negli anni novanta.

Fruibilità:
Per visitare la cappella occorre rivolgersi ad una signora che risiede poco distante.

Rilevatore: Rosanna Carnisio e Maria Gabriella Longhetti

EXILLES (To). Casa privata con affresco di s. Antonio abate

Exilles (altitudine m 880), in Valle di Susa, dista circa 6 chilometri da Chiomonte, ed è situata ai piedi dell’imponente forte, ora sede museale.
La casa su cui è affrescata l’immagine di S. Antonio Abate si trova in vicolo S. Antonio, una traversa della via principale dell’abitato.

 

Il Santo, che indossa saio e mantello grigi, ha la mano destra in atteggiamento benedicente, e regge con la mano sinistra il bastone a forma di tau  con la campanella; ai suoi piedi si trova il maialino. Sullo sfondo dell’affresco a sinistra è rappresentato un paesaggio montano con un bosco di abeti, mentre a destra si vede una chiesa con un campanile, che riproduce la parrocchia di S. Pietro Apostolo di Exilles.

L’affresco ha una cornice dipinta.

 

Note storiche:
Sull’affresco sono scritti la data e il nome dell’autore, M. Manferdini, ed un altro nome, B. R. Reinero, probabilmente colui che ha eseguito il restauro, con la relativa data.
Nell’attuale vicolo S. Antonio (denominato anticamente Bourg du crin, borgo del maiale) esisteva un ospedale, che potrebbe appartenere a una delle fondazioni antoniane istituite in val di Susa a partire dagli ultimi decenni del XII secolo.

Fase cronologica:
La data dell’affresco è il 1951, quella del restauro il 1986.

 

Bibliografia:
E. Patria, Notizie su un antico borgo romano-medievale: Exilles, Segusium, anno VIII, giugno 1971.

Fruibilità:
L’affresco è sempre visibile, poiché è situato sulla parete esterna della casa.

Rilevatore: Rosanna Carnisio e Maria Gabriella Longhetti

 

CESANA TORINESE (To), fraz. Champlas Seguin. Chiesa di Sant’Ippolito martire e Sant’Antonio abate

La Chiesa dedicata ai due Santi sorge in frazione Champlas Seguin, 20
https://goo.gl/maps/gSxyegydLYzqnNRG8

La cappella risultava già esistente nel 1660, anno in cui fu visitata dal vicario generale della Prevostura di San Lorenzo d’Oulx, Jean Allois.
La cappella fu restaurata nel 1963.

Affresco raffigurante sant’Antonio abate sulla facciata, assieme ad altro dedicato a Sant’Ippolito Martire.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=8392

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 31/08/2007