MONTABONE (At). Parrocchiale di Sant’Antonio abate

 

Via Roma, 18 / Via Giovanni Ferraris.   https://goo.gl/maps/wT9VWbpg2zM988BR6 

L ‘edificio sacro di maggiore interesse del paese è la Parrocchiale di Sant’Antonio abate, di struttura barocca ben evidente soprattutto nel campanile, il cui ultimo ordine è adornato da colonnine corinzie che sostengono delle lunette semicircolari ad arco ribassato.

La facciata è frutto di interventi novecenteschi e si presenta oggi rivestita in mattonelle e travertino, mentre nel luminoso e semplice interno sono conservate alcune tele interessanti, tra cui quattro attribuite al famoso pittore montabonese Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (1568-1625).
Ne sono visibili tre: Madonna del Rosario, Martirio di S. Vittore, San Rocco.

 

Cronologia: XVI sec.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 24/12/2007

 

ARQUATA SCRIVIA (Al). Chiesa di Sant’Antonio abate.

Dalla centrale Piazza Bertelli si prende la via Libarna, che lascia a destra la grande piazza dei Caduti e prosegue alberata in direzione SE: a sinistra si incontra la chiesa/oratorio di  Sant’Antonio abate.
Via  Villini, 60.   https://goo.gl/maps/WfLDM5vF4FdcDT53A

Il portale presenta una cornice; una trabeazione in pietra scolpita con bassorilievi in stile neo-classico con figure e girali di acanto; un protiro formato da due antiche colonne già prima esistenti che sorreggono un arco con tettuccio a capanna. Due lesene in pietra tripartiscono il prospetto della chiesa, sul quale si apre un rosone ricavato dal raddoppiamento di una finestra già esistente, che aveva un voltino ad arco a tutto sesto; sotto il tetto si trova un cornicione dentellato; in basso sono state ricavate due finestre sempre ad arco ai due lati della porta.

La chiesa di S. Antonio è stata spesso scelta nel secolo scorso dalle coppie di sposi per celebrarvi il loro matrimonio; quest’usanza è ripresa dopo la sua riapertura, avvenuta in forma solenne domenica 16 gennaio 2005.

Note storiche:
La prima notizia storica di questa chiesa risale al 1452: una lapide posta sulla parte sinistra della facciata dice che l’edificio fu fatto costruire da Bartolomeo Groffoglieti con le elemosine elargite da Oberto de Ansaldi e fu dedicato a Dio, a Maria Vergine ed al beato Antonio.
L’ubicazione dell’edificio, che un tempo si trovava completamente fuori dall’abitato, fa pensare tuttavia a un’antica funzione itineraria della chiesa, e pertanto ad una sua fondazione precedente. Se così fosse, quella del 1452 non sarebbe una nuova costruzione, ma il radicale rifacimento di una chiesa già esistente.
Per avere una notizia storica successiva occorre attendere il 1593, data in cui risultava già presente la statua lignea di S. Antonio sopra l’altare.
Nel ‘600 si ebbero alcune visite pastorali vescovili che impartirono disposizioni per il buon mantenimento degli altari e di tutta la fabbrica della chiesa.
Nella visita del 1661 si specifica che l’oratorio ha tre altari: l’altar maggiore dedicato a S. Antonio abate, con una statua del Santo quello di S. Fermo alla sua sinistra e quello del Presepe alla sua destra.
L’edificio, come le altre antiche chiese del paese ora scomparse (quelle di S. Bartolomeo, di S. Rocco e di S. Gerolamo), era provvisto e mantenuto  dalla “Magnifica Comunità di Arquata”, la quale deputava a quest’effetto due massari che venivano eletti annualmente.
Nel 1747 venne sepolto nell’atrio della chiesa di S. Antonio un soldato tedesco venticinquenne, di nome Andrea Smacal, appartenente all’esercito austriaco che si stava preparando per invadere nuovamente Genova;  questa notizia  ci fa comprendere che l’oratorio aveva un portico davanti alla porta d’ingresso.

Con la venuta del parroco don Giuseppe Rolandino ad Arquata nell’ottobre del 1919 iniziarono  drastici restauri della chiesa, che era chiusa da un ventennio per pericolo di crolli e, dal 1818 a tutto il 1920, era stata usata dalle truppe inglesi stanziate ad Arquata come spaccio di tabacchi e generi alimentari.
I restauri, ricordati da una lapide murata nella parte destra della facciata, terminarono alla fine del 1925 e comportarono la sostituzione del tetto, la cui forma, prima a capanna semplice, divenne a capanna spezzata, l’edificazione del pavimento con piastrelle in cemento alla veneziana e il rifacimento della facciata in stile neo-romanico.
Il campanile venne restaurato nel 1956 con l’aggiunta di due campane provenienti dal vecchio concerto dell’oratorio della confraternita di S. Carlo alla campanella già  esistente, che proveniva dal santuario di Montaldero. Una quarta campana, di nuova fusione,  venne  installata nel 1964.
Come novant’anni prima, nel 1991 la chiesa venne nuovamente chiusa per motivi di sicurezza e cinque anni dopo s’iniziò un completo restauro conservativo e di abbellimento. Vennero intrapresi importanti interventi sulle parti strutturali, si fecero il tetto, il nuovo pavimento in cotto, l’impianto elettrico, si consolidò il campanile e si sistemarono le campane. Scrostando le pareti interne sono stati messi in luce particolari delle strutture originarie, archi in laterizio e profili della vecchia imposta del tetto.

Nel 2004 sono state montate le artistiche vetrate ideate e realizzate da Padre Costantino Ruggeri e l’anno successivo la chiesa è stata restaurata anche esternamente, col risanamento del portale in pietra e degli intonaci della facciata e del campanile.
Ai due lati dell’altar maggiore si trovano i due altari laterali, ricostruiti nel 1927 e 1929 su progetto dell’ingegner Francesco Rivera. Quello del lato sinistro, anticamente dedicato ai Santi Fermo e Defendente, è menzionato nel ‘700 con il titolo della B. V. del Carmine.
Rifatto nel 1929, custodisce l’antica statua lignea della Madonna del Carmine, restaurata nel 1877 e nel 2005. Sul lato destro è invece stato edificato nel 1927 l’altare dedicato a  Santa Teresa del Bambino Gesù, al posto dell’altare un tempo intitolato al S. Presepe.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=66091

Bibliografia:
Natale SPINETO, La chiesa di s. Maria e S. Antonio Abate,
Fresonara 2005.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 22/08/2006

MURISENGO (Al). Parrocchiale di S. Antonio abate

 

Si trova nella parte alta dell’abitato, sulla piazza, vicino al Castello. Via Serramadio, 19. https://goo.gl/maps/pokJjKRFmiAtMLAWA

L’interno è tra i migliori esempi del rococò piemontese: è a croce greca ad una sola navata, di forme movimentate, con graziosi coretti ed elegantemente affrescato; si notino il pergamo, gli stalli intarsiati del coro ed il bell’organo neoclassico.
Il pulpito è in legno di noce ornato da cinque statue.
L’altare di San Candido conserva, dentro una busta d’argento collocata in una nicchia murata le reliquie del Santo protettore del luogo.
La balaustra è in marmo di Carrara, trasportata a Murisengo con i buoi della Comunità.

 

Note storiche:
La Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio abate venne edificata nel 1748 su disegno dell’architetto Peruzzi, unicamente con le spontanee offerte dei parrocchiani.
La chiesa si presenta a croce greca. Le pitture artistiche che la ornano internamente sono del Rossetti/Ropetti. Possiede un pulpito in legno di noce ornato da cinque statue, al centro S. Antonio con il porchetto ed ai lati i quattro evangelisti.
Ha sette altari, dei quali tre grandi: l’Altare Maggiore o del SS. Sacramento, consacrato nello stesso giorno della chiesa e dedicato a S. Antonio abate, l’Altare dedicato a Sant’Orsola e l’Altare dedicato alla Madonna del Rosario.
I quattro minori sono dedicati a Sant’Anna, S. Giuseppe, S. Luigi e S. Candido. L’altare di S. Candido conserva, dentro una busta d’argento collocata in una nicchia ivi fatta nel muro e chiusa con inferriata e porticina a quattro chiavi, le reliquie del Santo, protettore del luogo, consistenti nel cranio, in due pezzi di ossa delle braccia ed in molta cenere.

Nella lunetta sul portale d’ingresso alla chiesa, un affresco rappresenta Sant’Antonio abate.

Cronologia: 1748

 

Note:
Sant’Antonio Abate  viene qui festeggiato ogni anno il 22 settembre.

Fruibilità:
La chiesa è aperta durante le funzioni giornaliere.

Rilevatore: Valter Bonello, Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 16/05/2014

SPILIMBERGO (Pn). Duomo, affresco di sant’Antonio abate

A Spilimbergo, provincia di Pordenone, al centro della città si trova il Duomo, che contiene molti affreschi di varie epoche, fa cui uno dedicato a Sant’Antonio abate, nella parete interna, a sinistra entrando in chiesa.

 

Il Duomo, iniziato nel 1248 e terminato intorno al 1359, è stato recentemente restaurato dai gravi danni infertigli dal terremoto.
Si presenta in forme gotiche, con facciata a capanna con due spioventi asimmetrici aperta da sette occhi, di cui due ciechi.
Nel fianco sinistra è un bel portale romanico detto Porta Moresca, che ha nella lunetta l’Incoronazione della Vergine.
L’interno a tre navate è diviso da pilastri, alcuni dei quali a fascio, che reggono archi ogivali; il soffitto è a capriate.
Nella navata sinistra spicca l’altare di S. Giovanni Battista, ora di S. Andrea, con scene bibliche nei Basamenti e con motivi floreali e stemmi nelle paraste e nell’arco. Segue l’altare di San Giovanni Battista con tela raffigurante il Battesimo di Cristo, del XVI sec.
Nel terzo altare, detto del Sacro Cuore, è posto un Crocifisso ligneo di bottega friulana del XV sec.

La parte absidale è divisa da una balaustra con quattro statue in pietra scolpita del 1472. L’abside sinistra presenta affreschi del 1350 d’ignoto vitalesco. L’abside centrale è interamente affrescata nel sec. XIV con scene del Vecchio e Nuovo Testamento alle pareti e Dottori della Chiesa ed Evangelisti nella volta. Nell’abside destra, sulla parete sinistra, una tela raffigurante la Natività della Vergine con San Biagio, del XVI sec., il Battesimo di Gesù del sec. XVII ed il fonte battesimale del Pilacorte.
Nella navata destra, la Cappella del Rosario, con i Misteri del Rosario. Segue la Cappella del Carmine.

Nella parete interna della facciata, sulla sinistra, è raffigurato un Sant’Antonio Abate (vedi immagine).

Nella cripta è collocato il sarcofago di Walterpertoldo IV di Spilimbergo del sec. XIV e si notano affreschi trecenteschi e un bell’altare in pietra di scuola lombardo-veneta.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 20/12/2007

 

CASARSA DELLA DELIZIA (Pn), fraz. Versuta. Chiesa di Sant’Antonio abate

Dalla Ss13 Pontebbana, circa 1,8 Km. dopo Casarsa della Delizia verso Udine, s’imbocca a destra un breve rettilineo e, sottopassata la ferrovia, si giunge ad una deviazione, verso destra, per la frazione di Versuta, località tra i campi sulla destra del Tagliamento.
https://goo.gl/maps/z841a7jqkPpPnNT3A


La Chiesa di Sant’Antonio Abate di Versuta è il più antico monumento di epoca medievale presente sul territorio del Comune di Casarsa in quanto citata per la prima volta in una bolla di papa Urbano III del 1186.
Versuta è legata all’opera ed alla vita di Pier Paolo Pasolini che qui trascorse parte della sua giovinezza, organizzò una scuola nel 1943 e due anni dopo fondò l’Academiuta di lenga furlana, il cui logo raffigura un cespo di ardielut (valerianella) e il motto “O cristian Furlanut plen di veca salut“.
La chiesa, intitolata ad uno dei santi più venerati in Friuli, Sant’Antoni dal purcit, è un edificio di non grande dimensione e ha il tipico aspetto delle chiesette votive friulane, con il campaniletto a vela in facciata.
Si tratta comunque di un edificio importante dal punto di vista architettonico, ma soprattutto artistico per la presenza di affreschi che risalgono al XIV e XV secolo.
La facciata (vedi immagine) è caratterizzata dalla presenza di un portale con arco schiacciato, sormontato da un’edicola definita da due lesene e timpano, con una nicchia che contiene una statua di Sant’Antonio abate (vedi immagine), scolpita da Carlo da Carona nel 1540 circa, secondo la tipica iconografia del santo, caratterizzato dalla presenza del maialino ai suoi piedi. La facciata termina con un campanile a bifora, rifatto in epoca tarda.
Sulla parete destra si apre la seconda porta d’accesso, architravata, sormontata da un’ampia finestra aperta nel Settecento. Di particolare interesse il ciclo pittorico (secoli XIV-XV) che occupa la parete esterna a mezzogiorno, le due interne e gran parte della zona presbiteriale (volta a crociera, sottarchi, abside e lunette).
All’esterno, gli affreschi trecenteschi presentano la Madonna in trono che allatta il Bambino, San Cristoforo e un Sant’Antonio abate giusto leggibile. Poco significativi altri piccoli brani emersi a seguito del restauro (mano alzata e aureola di un santo, ricche vesti di un personaggio a mani giunte, forse un donatore) che con altri lacerti attestano di una più estesa decorazione.
L’edifico ha una struttura piuttosto semplice costituita da un’aula rettangolare con travi a vista, un presbiterio quadrato con volta a crociera, profilata da costoloni con decorazioni dell’inizio del XV secolo, e un’abside poligonale.
versuta 8All’interno (la chiave per l’accesso si può reperire presso la casa a sinistra guardando la facciata), da ammirare gli affreschi nella parete destra, attribuiti alla scuola di Tommaso da Modena, risalenti al 1370-80 ed alla scuola bolognese in genere.  L’artista post vitalesco viene indicato come il “Maestro di Versuta” ed alla sua bottega, si possono assegnare i riquadri relativi al Trionfo di Sant’Orsola, all’Ascensione di Cristo e ad alcuni Santi, databili intorno al 1355-1360.
Gli affreschi dell’intradosso dell’arco trionfale, della volta del coro e della parete di fondo sono invece di un anonimo maestro del XV secolo, di elevato livello qualitativo, e rappresentano figure di Santi (fra cui un Sant’Antonio Abate – vedi immagine), Evangelisti e angeli e Incoronazione della Vergine. In essi, la critica recente individuata echi della pittura toscana di Masolino da Panicale, il quale avrebbe soggiornato in Friuli nel corso di un viaggio in Ungheria nel 1425 a seguito del condottiero e mecenate Pippo Spano, ma anche riflessi dell’arte di Antonio Vivarini.
Completano il percorso artistico i più modesti affreschi attribuibili ad un seguace di Pietro da San Vito (Madonna con Bambino e San Rocco, sec. XVI) e al casarsese Giuseppe Peloj (Sant’Antonio abate e San Liberale, 1945).
La pala dell’altare rappresenta anch’essa un’immagine di Sant’Antonio Abate (vedi immagine).

Cronologia: XIV – XV sec.

Bibliografia:
AA.VV. Il Sanvitese, percorsi artistici, storici, naturalistici, Consorzio fra le Pro Loco del Sanvitese, 2005.
Note: Il ritrovamento degli affreschi, scomparsi sotto un spesso strato di intonaco, viene attribuito al poeta Pier Paolo Pasolini, che ha abitato nel paesino di Versuta per qualche tempo.

Fruibilità: La chiave per l’accesso si può reperire presso la casa a sinistra guardando la facciata.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 19/12/2007 – 3/03/2019 – 25/02/2020