CONFEDERAZIONE ELVETICA – ASCONA. Chiesa di Santa Maria della Misericordia, dipinto di sant’Antonio abate

La chiesa di Santa Maria della Misericordia è un’antica chiesa di Ascona, nel Canton Ticino; conserva uno dei più vasti cicli d’affreschi tardogotici della Svizzera.
L’ampia costruzione è orientata, semplice e scarna, a navata unica e conclusa da un coro quadrato. Fu fondata il 15 novembre del 1399 e consacrata il 23 ottobre 1442.
Sul fianco nord del coro il campanile slanciato fu eretto nel 1488.

Un viale alberato precede la facciata principale il cui portico fu aggiunto nel secolo XVII. Negli anni 1510-1584 la chiesa venne affidata a due frati domenicani, fra’ Nicola e fra’ Paolo, entrambi siciliani, che la ristrutturarono e costruirono un piccolo convento; la sistemazione del presbiterio e la realizzazione del polittico dell’altare maggiore si devono alla committenza dell’ordine, infatti i domenicani tennero la chiesa fino al 1583 quando Carlo Borromeo li esonerò, ottenendo da papa Gregorio XIII il breve che destinava il complesso a un seminario divenuto negli anni 1585-1620 il Collegio Papio fondato da Bartolomeo Papio di Ascona. Perciò la chiesa fino all’altare del Rosario era sotto la giurisdizione della diocesi di Como mentre il coro e l’altra metà del tempio erano di pertinenza della diocesi di Milano.
Lavori di restauro e di consolidamento interno furono condotti dall’architetto Franco Pessina (nato nel 1933) di Lugano negli anni 1993-2004.
Nella lunetta del portale gotico, in sostituzione di un precedente dipinto tardogotico, sta l’affresco del 1500 circa, con la Madonna della Misericordia e fedeli inginocchiati, forse del Maestro di San Rocco di Pallanza, ossia Giovanni Antonio da Montonate (Montonate è frazione di Mornago, forse autore anche dell’affresco nello scalone del castello visconteo di Locarno) della seconda metà del secolo XV; il volto della Vergine e l’angelo sovrastante nell’intradosso appartengono ad un’immagine tardogotica più antica del 1420 circa.
Sulla facciata est del coro: ciotole in ceramica verde come nella chiesa di Santa Maria in Selva a Locarno, e resti della decorazione pittorica del secolo XV.

All’interno gli affreschi costituiscono una ricca antologia di pittori lombardi dal gotico cortese alla scuola provinciale di gusto popolare del tardo medioevo e alla botteghe artigianali prealpine attive nella seconda metà del secolo XV. Il loro restauro avvenne nel biennio 2002-2003.
Il ciclo più antico situato nel coro, scialbato nel 1619 per volontà del cardinale Federico Borromeo e tornato alla luce nel 1881, è attribuito a diversi maestri attivi nella prima metà del secolo XV; nella lunetta ad est: Madonna della Misericordia; sulla pareti laterali: a nord, sessantasei Storie dell’Antico Testamento; a sud, trentasei Scene della vita di Cristo, attribuite a due pittori diversi; al Maestro dell’Antico Testamento sono pure riferibili gli affreschi nelle vele della volta raffiguranti la Majestas Domini, San Pietro papa con due santi vescovi, l’Annunciazione e i quattro Padri della Chiesa disposti a coppie, e anche l’Annunciazione e gli angeli sull’arco trionfale: tutte le figure sono comprese in ricche architetture ornamentali.
Nell’intradosso figurano quattordici profeti. I registri inferiori dell’arco trionfale furono completati in tempi successivi; nel registro centrale, a sinistra: il Giudizio Universale, della metà del secolo XV circa; a destra la Deposizione di Gesù di Cristoforo da Seregno e Nicolao da Seregno, del 1466. In basso a sinistra, i malconci Santi Domenico di Guzmán e San Pietro da Verona, del 1520 circa, e la Madonna in trono; a destra la Santissima Trinità di Martino da Varese, della fine del secolo XV.
La navata, coperta da un soffitto a cassettoni sostituito nel 2003, conserva tre ordini di affreschi sulla parete sud; il registro inferiore è illeggibile; in quello superiore sono dipinti un San Bernardino da Siena e la Madonna in trono tra san Defendente e san Macario, opere del 1480 circa, di Cristoforo e Nicolao da Seregno; nella fascia centrale: la Madonna del Latte e i santi Veronica e san Bernardino, del 1455 pure attribuiti ai Seregnesi. La terza Madonna in trono e i santi Antonio abate e san Romano del 1490 sono di Antonio da Tradate (che dipinse poi nel 1506 sulla stessa parete la Madonna in trono con santi, in una scenografia di finte arcate). Purtroppo questi affreschi furono martellinati quando vennero ricoperti di calce.
Vicino all’ingresso in controfacciata stanno la decorazione pittorica dell’antica cappella della Madonna della Quercia, il cui altare sulla parete destra, fin dal 1514 di patronato della Compagnia dei muratori asconesi residenti a Viterbo, è dipinto in una nicchia a esedra, con colonne e architrave dove alloggiano La Madonna col Bambino tra i santi Sebastiano e Rocco di Montpellier; nella lunetta Dio Padre dalle nuvole incorona la Vergine.
A sinistra è ancora visibile l’affresco malandato con la Madonna della Misericordia fra i santi Sebastiano e un santo diacono (san Lorenzo martire ?), degli anni 1515-1520 circa: l’iconografia sembra riecheggiare lo stile di Giovanno Antonio Della Gaia, sebbene con maggior respiro monumentale e alcuni elementi denotano la conoscenza di Giovanni Agostino da Lodi. Sulla parete nord: tracce di una grande figura più arcaizzante di San Cristoforo e l’affresco molto compromesso con la Madonna di Loreto tra i santi Sebastiano e Rocco, commissionato nel 1514 da «Johanolus de Porris» di Ascona in cui si coglie un riferimento corsivo ai modi del Bramantino già riscontrati nei dipinti di Bartolomeo da Ponte Tresa.

Nel coro, racchiuso in una cornice manierista dell’inizio del secolo XVII, intagliata a girali d’acanto e putti con Dio Padre come cimasa, appare il monumentale polittico rinascimentale dipinto inizialmente nel 1519 da Giovanni Agostino da Lodi e terminato da Giovanni Antonio De Lagaia di Ascona (attivo anche a Maggia nella chiesa della Madonna di Campagna, a Chiggiogna nella chiesa di Santa Maria Assunta e a Montemezzo sull’alto Lario); restaurato nel 1941, 1964 e 1996: nel
registro inferiore: Madonna della Misericordia fra i santi Domenico di Guzmán e san Pietro da Verona, sovrastati dall’Assunzione della Vergine e da un’Annunciazione; i due pannelli in alto con angeli sono un’aggiunta posteriore forse coeva alla cornice. Il culto della Madonna della Misericordia era legato ai domenicani in contrasto coi cistercensi e ciò spiega la presenza nel dipinto di due tra i santi più venerati dell’ordine: San Domenico di Guzmán e San Pietro da Verona.
Il pannello con l’Angelo annunciante deriva da un disegno di Giovanni Agostino da Lodi conservato nel Musée des Beaux Arts di Rennes e presenta una qualità superiore rispetto alle figure del registro inferiore assegnabili a Giovanni Antonio De Lagaia intervenuto a completare l’opera dopo la morte del maestro, firmando da solo il polittico nel 1519.
In occasione della mostra alla pinacoteca Züst nel 2010 le tavole furono sottoposte ad un nuovo intervento conservativo ad opera di Andrea Meregalli. A tergo del retablo: immagine protosecentesca dell’Immacolata Concezione e di San Carlo Borromeo.
Anteriormente l’altare presenta un paliotto in scagliola del 1740, opera di Giuseppe Maria Pancaldi di Ascona. L’arredo liturgico del 1996 è dell’architetto Franco Pessina di Lugano. A nord, nella cappella di San Carlo Borromeo, aperta negli anni 1610-1617 in onore della sua santificazione, arricchita di affreschi illusionistici tardobarocchi eseguiti alla maniera degli Orelli e di un prospetto classicheggiante in stucco, l’altare reca la pala con San Carlo Borromeo che comunica san Luigi Gonzaga, opera del 1877 di Giovanni Antonio Vanoni di Aurigeno, cui sono attribuiti anche i dipinti murali.
A metà della navata due altari laterali recano pale raffiguranti la Madonna del Rosario del 1590 di Domenico Poroli di Ronco sopra Ascona e la Madonna della Quercia offerta nel 1550 da emigrati a Viterbo. Sulle pareti della navata: grandi tele di Pier Francesco Pancaldi-Mola con Scene della vita di San Carlo Borromeo, del terzo quarto del secolo XVIII. Sulla parete occidentale: olio su tela con la Madonna della Misericordia di Giovanni Borgnis di Craveggia. L’organo ha un prospetto
disegnato da Franco Pessina nel 1993.
Il Crocefisso ligneo, ora nella loggia del chiostro, era appeso in origine sopra l’altare maggiore ancora nel 1597; da tempo ha perso la policromia ed è subito numerosi integrazioni oltre ai danni durante l’incendio del 1960; sono avvertibili i riferimenti al Crocefisso del 1515 eseguito da Giovanni Angelo Del Maino per il Duomo di Como e l’accentuato gusto espressionista lo accosta al gruppo di Crocifissi comprendente quello nella chiesa di Sant’Ambrogio a Ponte Capriasca, quello nella chiesa dei Santi Nazario e Celso a Corzoneso e quello al Landesmuseum di Zurigo, forse proveniente da Grancia.

 

Fonte: Wikipedia.org, l’enciclopedia libera.

Rilevatore: AC

Data ultima verifica sul campo: 20/07/2012

TORINO, Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Sant’Antonio Abate.

Affresco situato nei locali del Comando del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino (via XX Settembre, 88) e proveniente dal Castello di Castagneto Po, raffigurante Sant’Antonio Abate ed altro santo non identificato.

Immagine realizzata su autorizzazione del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

 

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 10/07/2012

 

Ovidio COLUSSI, “Sant’Antoni dal pursit” (racconto)

Da Strolic Furlan 2011

“Sant Antoni di Zenar, miesa cjiesa e mies solar”, al ghi veva dita Nando Butul, ch’al era vignut four dal porton di cjasa, dut intaborossat inta la so mantilina, zontant encja un bundì a miesa vous.

L’intero racconto si trova nell’allegato.

Allegato: sant antoni dal pursit.pdf

GEMONA DEL FRIULI (Ud). Duomo di Santa Maria Assunta con Cappella di Sant’Antonio abate

Costruito sull’area di una precedente chiesa tra il 1290 ed il 1337, quando venne consacrato dal vescovo di Parenzo Giovanni.
Via Giuseppe Bini, 33., 

Un’epigrafe, murata in facciata, tramanda il nome dell’artefice, Maestro Giovanni, che oltre ad architetto fu anche scultore, ed a lui si attribuiscono il portale e varie sculture che ornano la facciata. Un altro Giovanni, detto Griglio da Gemona, è autore delle due più interessanti opere di scultura in pietra del Friuli del ‘300. La prima è l’enorme statua di San Cristoforo, alta 7 metri, intagliata in 6 blocchi di pietra e realizzata tra il 1331 ed il 1332. La seconda è la galleria dell’Epifania, costituita da 9 statue che rappresentano, in un continuum narrativo: l’arrivo del corteo dei magi, l’adorazione ed il sogno dei magi.
Alcuni storici dell’arte, per l’insieme delle opere realizzate nella prima metà del ‘300 nell’ambito dei cantieri dei Duomi di Gemona e di Venzone, parlano di Scuola di Gemona.
La facciata è ornata anche da tre rosoni, di cui quello centrale fu realizzato a Venezia tra il 1334 ed il 1336, dallo scultore Maestro Buzeta. Il portale rinascimentale è opera di Bernardino da Bissone. Da notare, infine, che l’aspetto odierno della facciata risale ad una drastica riforma ottocentesca risalente agli anni 1825-1826.
Tra le opere conservate all’interno, si possono ricordare l’ancona lignea, con 33 episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, realizzata dal veneziano Andrea Moranzone nel 1391, purtroppo in cattivo stato di conservazione a seguito dei danni subiti in un incendio, ed un Vesperbild del XV secolo, tema di derivazione austriaca, abbastanza diffuso nel Friuli dell’epoca.
Il Duomo fu gravemente danneggiato dal sisma che colpì il Friuli il 6 maggio 1976.

Una cappella è dedicata a Sant’Antonio Abate con altare marmoreo policromo del sec. XVII con pala Madonna con il bambino Gesù tra i Santi Antonio Abate ed Agostino, del 1646, di Eugenio Pini (1600-1654), pittore udinese che ancora guarda alla poetica rinascimentale del Pordenone.

Rilevatore: Ugo Capella, Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 19/07/2012

ROSIGNANO MONFERRATO (Al). Chiesa di Sant’Antonio abate

 

Via Jacopo Volpe, 7
https://goo.gl/maps/nHk7335UzjuZh2Ju5

E’ la più antica tra le chiese esistenti nel comune. Venne eretta nel XII secolo in stile romanico, come testimonia ancora la monofora e il “finto” archivolto sul lato sinistro.

L’attuale facciata risale, invece, agli inizi del XVII secolo ed è caratterizzata da linee semplici e classiche. Quattro lesene poco aggettanti scandiscono il piano e sostengono un alto e imponente frontone.
La vera sorpresa di questa chiesa è l’interno. Infatti, a pochi passi dall’ingresso ci si trova di fronte ad un’altra facciata. Questa, più antica di quella esterna, è un piccolo gioiello in stile romanico. Superata questa seconda facciata ci si trova all’interno dove si possono ancora ammirare alcuni pregevoli frammenti degli affreschi che adornavano la chiesa fin dalle sue origini.
Opere ed oggetti d’arte contenuti: All’interno si possono ammirare pregevoli affreschi del XII secolo raffiguranti S. Pietro, S. Giacomo ed un santo vescovo, forse Eusebio oppure Evasio.

 

Link:
http://archeocarta.org/rosignano-monferrato-al-chiesa-di-santantonio-abate/

Fruibilità:
Info: Comune 0142 489009

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 16/07/2012