SERRAVALLE SESIA (VC): Pieve di Santa Maria di Naula, affresco raffigurante sant’Antonio abate

 

In Corso Matteotti, 355, frazione Piane Sesia, nei pressi dell’antico abitato di Naula.


Con l’avvento della religione cristiana in Naula, l’antico tempio pagano, già sede degli “Auguri”, diventò senz’altro tempio cristiano.
Fu semplicemente un lavoro di adattamento, perché il tempio pagano venne conservato nelle sue massime linee. Era infatti nello spirito del tempo di nulla distruggere, ma di trasformare per tutto portare al culto del vero Dio.
Il tempio così trasformato continuò a servire alla comunità religiosa di Naula (comprese le comunità di Vintebbio, Bornate e Sostegno, benché Bornate avesse tempio proprio) fino all’anno 880, tempo segnato dalla comune degli storici locali alla demolizione di quelle vetuste mura e alla ricostruzione della chiesa nella forma attuale.
La nuova chiesa sorse come per incanto, in brevissimo tempo per opera di un popolo acceso da fervore ed entusiasmo per l’onore di Dio. Tracce dell’antico tempio vennero trovate nel 1876, in seguito agli scavi praticati nell’interno della chiesa e nelle sue adiacenze.
Rammentiamo che questa chiesa di Naula, Pieve, o chiesa parrocchiale battesimale, serviva per la comunità di Naula, per Vintebbio, per Bornate e per Sostegno. Bornate aveva bensì chiesa propria e forse anche con proprio sacerdote, ma alle dipendenze di Naula.

 

La Chiesa, di stile romanico semplice che si può far risalire al secolo IX, ha tre navate, con tre absidi e volte a crociera, senza cordonatura, sorrette da pilastri. E’ tutta costruita con rottami di pietra spaccata dai monti vicini, mentre in cotto si vedono solo gli archetti e le lesene di poco rilievo che adornano le parti esterne dell’edificio.
La facciata che misura m. 13,50 di larghezza è totalmente ristorata e così male da renderla irriconoscibile: gli archetti che segnavano la pendenza del tetto sono tutti scomparsi e le paraste che dal suolo salgono alla sommità dividendo la fronte in tre scomparti, sono affatto nuove.
Nel centro, invece del solito occhio tondo vi è una bifora con archi a pieno centro, ma anch’essa mal ristorata. L’apertura d’entrata era di forma rettangolare e bassa con lunetta a basso fondo sopra l’architrave, ora gli stipiti e l’architrave monoliti di granito si conservano ancora, ma l’entrata è molto più alta, perché la lunetta fu sfondata e l’architrave antico fu portato sopra l’archivolto. Le altre aperture che mettono nella chiesa come i muri che si distendono a destra e a sinistra della fronte per dividere il cimitero antico dal nuovo, che sta ai fianchi e dietro la chiesa, sono di e poca molto posteriore.
Essendo la chiesa a tre navate, ed i muri della navata centrale superando di oltre due metri le navate laterali, ne veniva che queste erano coperte da due falde di tetto molto più basso del tetto a due pioventi della navata di mezzo; ora invece un tetto unico a due pioventi copre le tre navate, per cui sui muri della periferia a sostegno del tetto si dovettero innalzare pilastri che danno alla chiesa un aspetto di casa colonica, senza dire che in questo modo vennero acciecate le finestre feritoie che davano luce nella parte superiore della navata di mezzo.
Internamente le navate sono divise da tre pilastri per parte, formanti in tutto otto arcate, delle quali le due ultime presso l’abside hanno un’apertura d’arco uguale alla larghezza della navata maggiore, mentre le altre sei arcate sono uguali all’apertura d’arco delle navate minori.
I pilastri, composti di un nucleo quadrato da cui sporge una lesena per ciascun Iato, non hanno capitelli, ne modanature al punto d’appoggio dell’arco. Nelle pareti laterali di fronte ad ogni pilastro corrisponde una lesena uguale a quella dei pilastri. Tra le lesene poi come pure sopra ciascun arco e nelle absidi erano aperte finestre feritoie a forte sguancio interno esterno ad arco tondo.
Ora però sono tutte chiuse, meno una feritoia dell’abside centrale che fu ridotta finestra quadrata.
La lunghezza dell’asse maggiore della chiesa è di m. 20,50.”
Decorazioni e dipinti vari:
Tanto la facciata della chiesa che nell’interno le pareti, le volte, le absidi, i pilastri sono completamente intonacati e tinti. Tuttavia alcune pitture giunsero fino a noi, il che dimostra che S. Maria di Naula in origine era dipinta.
La più antica pittura è un “Cristo Nimbato” nella solita mandorla, seduto, in atto di benedire colla destra, mentre con la sinistra tiene un libro aperto, su cui sta scritto in caratteri romanici: Ego sum lux mundi – Via, Veritas et Vita, principium et finis.
D’intorno dovevano esservi altri dipinti che completavano l’abside, ma la mano inesorabile dell’imbianchino li ha fatti scomparire.
D’epoca più recente sono presso l’abside centrale un S. Antonio Abate ed un S. Bovone, anzi quest’ultimo ha la scritta: Benedictus de Imerico, Sanctus Bobus 1532.
Ed in abside laterale una Madonna con Bambino, con attorno la leggenda : “ Franciscus de Blasiis fecit fieri – Franciscus de Ongiano Pinxit“.
Su di un pilastro una Santa con una palma in mano e incoronata da un angelo: ai piedi vi sono due scudetti con blasoni indecifrabili.
I due piccoli altari appoggiati alle absidi laterali e quello grande isolato sotto l’abside maggiore sono di stucco, costruiti dopo la comparsa del barocco, e quindi hanno nulla di comune coll’edificio.

Bibliografia:
 – CHIERICI S., CITI D., Italia romanica: il Piemonte, la Valle d’Aosta, la Liguria, Jaca Book, Milano, 1979 (La chiesa è riferita a Piane Sesia che è frazione del comune di Serravalle Sesia)
– PIOLO don F., Storia del Comune di Serravalle Sesia, Stabilimento Grafico Fratelli Julini, Grignasco (NO), 1995
– AA.VV., La pieve di Santa Maria di Naula, a cura del Comitato per la valorizzazione, Serravalle Sesia, 1983
– ORDANO R., S. Maria di Naula, in “Boll. Storico Vercellese”, 36, 1991, pp.135-148.

Link: http://www.comune.serrravallesesia.vc.it

http://archeocarta.org/serravalle-sesia-vc-pieve-di-santa-maria-di-naula/

Fruibilità:
La chiesa è aperta in particolari occasioni: informazioni presso la Parrocchia di Vintebbio (tel. 0163.450241) o il Comune (tel. 0163.450102)

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 30/11/2012

 

SERRAVALLE SESIA (Vc). Chiesa/Oratorio di Sant’Antonio abate

 

E’ collocata sul poggio omonimo, da dove domina un tratto della vecchia strada Ducale.
Via Sant’Antonio, 20    https://goo.gl/maps/WiQqU7fHXMzogxbQ9

 

Non si sa con precisione quando fu edificato il bell’oratorio dedicato a S. Antonio Abate. Forse nel secolo XII o XIII., ma fu ricostruito negli anni tra il 1711 ed il 1721. L’inizio ebbe luogo il 10 di maggio 1711 su disegno di Carlo Zaninello essendo capomastro Pietro Sellelto e si finì nel 1720, essendo priore Carlo Ludovico Sozzano.
Il primo Registro dell’amministrazione del vecchio oratorio incomincia nel 1628, ma fin da quella prima pagina già si parla di “vecchio muro, fortificar li barba cani, di un porticato, di muraglia falla verso Serravalle”.
Dall’8 agosto 1723 la statua del Taumaturgo non venne più rimossa e rimane nella sua bellezza artistica a contemplare il cielo ed a benedire il popolo devoto. Il popolo di Serravalle celebra ogni anno solennemente la festa dei Santo con la benedizione del pane e del fieno.

 

Bibliografia:
 – Florindo don PIOLO, Storia del Comune di Serravalle Sesia, Stabilimento Grafico Fratelli Julini – Grignasco, Dicembre 1995

– Davide Cerutti, L’Oratorio di sant’Antonio abate e i suoi Priori,  Quaderno della Collana Storie di Comunità n° 4,  2018,

 

Link: http://www.comune.serravallesesia.vc.it

Fruibilità: Apertura: in occasione della SS. Messa. Tel. Parrocchia – 0163.450241

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 29/11/2012 – giugno 2020

GROSSETO. Chiesa di San Francesco, con affresco di sant’Antonio abate

La chiesa di San Francesco è sita in Piazza San Francesco a Grosseto.

Fu consacrata nel 1289 quando ne presero possesso i Francescani, subentrando ai Benedettini.
Chiesa e convento furono temporaneamente abbandonati a partire dal 1808, a seguito delle soppressioni napoleoniche e venduti a privati. Fu però riaperta al culto nel 1895.
A cavallo tra XIX e XX secolo vennero realizzati numerosi interventi di ristrutturazione per eliminare le aggiunte post-medievali, compresi gli altari laterali in stucco risalenti al XVIII secolo.
Nel 1930 l’intero complesso monastico, ormai restaurato, fu riconsegnato ai francescani.

Conserva all’interno, un frammento di affresco di scuola Senese del XIV secolo che raffigura sant’Antonio abate seduto in trono con la mano destra in atteggiamento di benedizione, nella sinistra il bastone che curiosamente ha l’estremità ad “L” (invece che a tau) e termina con una testina.

 

Link:
https://grossetopedia.fandom.com/it/wiki/Chiesa_di_San_Francesco

Bibliografia:
– Aldo Mazzolai. Guida della Maremma. Percorsi tra arte e natura. Firenze, Le Lettere, 1997.
– Valentino Baldacci (a cura di). I luoghi della Fede. Itinerari nella Toscana del Giubileo (Regione Toscana), Firenze, 2000.
– Carlo Citter. Guida agli edifici sacri della Maremma. Siena, Nuova Immagine Editrice, 2002.

Fruibilità: Aperto tutti i giorni.

Rilevatore: Valter Bonello

Data compilazione scheda: 19 /12/2021

CIVIDALE DEL FRIULI (Ud). Chiesa di San Pietro ai Volti, affresco raffigurante sant’Antonio abate

 

La porta di S. Pietro è chiamata così perché nei pressi sorgeva una chiesetta con questo titolo, citata in un diploma del 904 che assunse le forme attuali nel 1585.
Nei pressi sorge la chiesa, comunemente conosciuta come S. Pietro ai Volti, titolo ufficialmente attribuito nel 1770 in seguito alla demolizione nel 1762 dell’antica porta cittadina con la soprastante chiesetta pensile, appunto così intitolata. Era caratterizzata dalla presenza di una grande croce dipinta sulla facciata.
Fu demolito pure il terrapieno a cui dalla presente piazzetta si saliva lungo una scalinata di pietra fra le due statue dei SS. Pietro e Paolo.
La porta tardo alto-medievale aveva infatti ormai perso la sua originaria funzione difensiva a causa della realizzazione della nuova cinta muraria.


La costruzione attuale, eretta ex-novo in seguito alla peste del 1597, fu consacrata nel 1602 per mano del canonico Cornelio Tomasini che la dedicava al Redentore e ai Santi Sebastiano e Rocco. Ma le origini del titolo S. Salvatoris sono più antiche e se ne trova ricordo fin dal principio del secolo XI.
Nel 1615 la chiesa fu affidata ai cappuccini che l’officiarono fino al 1769 quando fu qui trasferita la parrocchia della chiesa di S. Pietro Apostolo demolita nel 1762.
Allora assunse anche il nuovo titolo, ormai completamente generalizzato di S. Pietro ai Volti.
La chiesa è suddivisa in tre navate da leggere lesene; sottili marcapiani segnano il limite basamentale e la quota superiore del portale d’ingresso architravato.
Due nicchie semicilindriche laterali e una finestra termale a serliana, sovrastante al portale d’ingresso, completano la facciata.
L’attico fu realizzato nell’Oottocento, ed ora all’interno del presbiterio si erge l’altar maggiore in pietra, appoggiato alla parete in fondo, il monumentale altare ligneo contiene una bella pala di Palma il Giovane.
Le due nicchie esterne, ora vuote, accoglievano le statue dei santi Pietro e Paolo, prima poste ai lati della scalinata che conduceva alla vicina chiesa sopra alla volta della porta, detta appunto di S. Pietro ai Volti. In seguito alla demolizione di questa chiesetta pensile, tale titolo passò ufficialmente a quella del Redentore.
All’interno nel presbiterio si trova l’altare maggiore in pietra con ai lati le statue di S. Pietro e S. Paolo, un tempo poste nelle nicchie esterne.

Nell’altare laterale sinistro è stato collocato un tabernacolo affrescato proveniente da un pilone o chiesetta del territorio andato distrutto.
L’affresco, forse risalente al XV sec., ma più volte ritoccato e restaurato, rappresenta una pregevole Pietà con nello sfondo una città fortificata, che potrebbe rappresentare la Cividale dell’epoca.
Sulle due paretine laterali sono affrescati due santi, di cui uno rappresenta Sant’Antonio Abate con i suoi tipici segni distintivi.

 

Fruibilità:
La chiesa viene raramente aperta per sporadiche funzioni. Per eventuali visite rivolgersi in Duomo.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 25/11/2012

PARUZZARO (NO). Chiesa di San Marcello, affr. raffigurante Sant’Antonio abate

 

La Chiesa si trova a circa un chilometro dal paese, all’interno del cimitero.


L’edificio è una costruzione romanica a una sola navata terminante con abside semicircolare.
La facciata a capanna dal tetto spiovente è stata rimaneggiata; la porta di ingresso è stata rifatta, cosi come ritoccate appaiono le due monofore ai lati dell’oculo centrale.
Il fianco Nord appare restaurato, mentre il fianco Sud conserva parte della muratura originale di pietrame minuto a ciottoli disposti in modo disordinato e la monofora verso la parte absidale a doppia strombatura con archivolto formato da conci irregolari di pietra.
La parte meglio conservata è l’abside suddivisa in specchiature da lesene piatte collegate in alto da archetti pensili formati da piccoli conci di pietra; all’incrocio dei due archetti vi è un motivo decorativo di una pietra disposta a rombo. Le finestre a feritoia hanno una strombatura molto profonda e archivolto semicircolare formato da pietre tagliate e disposte a raggiera: appaiono tagliate e ridotte da restauri. La muratura è molto rozza formata da ciottoli e pietre disposti in modo disordinato.
CAMPANILE. Sorge accanto alla Chiesa sul fianco Nord. È un gioiello di architettura, slanciato e armonico, spartito in più piani dalle arcate cieche. L’alta canna è suddivisa in specchiature da cornici di archetti pensili eseguiti con piccoli conci di pietra piuttosto irregolari poggianti su piccole mensole trapezoidali: sono a gruppi di tre, nei piani inferiori, a gruppi di quattro nell’ultima cornice; le finestre sono di grandezza crescente dalla feritoia dei piani inferiori alle bifore degli ultimi due; le prime finestre sono piatte, trabeate, l’ultima è con l’archivolto semicircolare e spalle rette, le bifore hanno una colonnina piuttosto rozza grossolanamente squadrata e un capitello a stampella. La muratura è di qualità migliore di quella della chiesa, perché formata solo da pietra spaccata messa in opera secondo corsi orizzontali.

 

Il ciclo degli affreschi della parete sinistra è probabilmente incompleto per la perdita di alcune scene dell’infanzia di Cristo. Dai recenti restauri è emerso che gli affreschi continuavano 30 cm circa al di sotto dell’attuale piano di calpestio. Un Giudizio Universale è raffigurato con l’iconografia consueta, con Dio Padre, Maria e Gesù, dietro vari santi e sante. Al di sotto l’Arcangelo Gabriele pesa le anime dei Beati, alla sinistra i dannati che vengono introdotti, da un altro Angelo vestito con corazza, nella porta dell’Inferno mentre un diavolo infligge le pene.
L’unico affresco datato e firmato, nel 1488 da Giovanni Antonio Merli, è quello racchiuso in un riquadro della parete sinistra rappresentante la Madonna in trono che allatta il Bambino, con a fianco s. Grato e s. Rocco.
Il rilievo e la raccolta dei dati durante la fase di restauro hanno permesso di stabilire la presenza di tre fasi successive e talora sovrapposte nelle pittura della parete destra: la prima, probabilmente di fine Trecento, è estremamente lacunosa e verificabile soltanto in alcuni lacerti e nella parte bassa della scena della Crocifissione e dei Santi limitrofi.
Sulla parete destra, in tre fasce parallele, inquadrati da cornici dipinte di colore rossiccio, sono rappresentati gli avvenimenti della passione di Cristo, dipinti in parte intorno al 1463 (data trovata incisa) e completati nel secondo decennio del 1500 da Sperindio Cagnoli.
Le scene della Passione risalenti alla seconda metà del ‘400 sono attribuite al “Maestro di Postua” (VC) e si trovano nelle due fasce superiori e rappresentano: Ultima cena, Lavanda dei piedi, Gesù nell’orto del Getsemani, Giuda prende i trenta denari, Il bacio di Giuda, Gesù davanti ad Anna, La Flagellazione, Gesù davanti a Pilato, ancora davanti a Pilato, Gesù davanti a Erode, Gesù ritorna da Pilato.
Nella seconda fascia: Giuda riporta i trenta denari, Impiccagione di Giuda, Gesù condannato a morte, Pilato si lava le mani, Sulla via del Calvario Gesù sale portando il legno del suo martirio, La Crocifissione, Gesù muore in croce, Gesù deposto dalla croce, Gesù posto nel sepolcro, Il sepolcro viene sigillato e si dividono le vesti, Discesa agli Inferi dai Santi Padri, Resurrezione, Cena di Emmaus.
Nella terza fascia, attribuita a Sperindio Cagnoli, dall’abside, le figure della Beata Panacea, di S. Antonio abateuna Crocifissione, S. Marcello e S. Siro, Santa Liberata con due bambini in fasce.
Anche gli affreschi dell’abside sono opera di Sperindio Cagnoli: nel catino absidale il Cristo nella mandorla contornato dai simboli degli evangelisti; nel cilindro absidale vi sono le figure degli Apostoli; nella fascia sottostante sono raffigurate scene ispirate alle opere di misericordia corporale, alquanto consunte, ma che rivelano un’ottima fattura e forse una mano più esperta. Nell’arco trionfale, sopra l’altare, l’Annunciazione.
Posti nella parte inferiore sono san Marcello Papa, sopra il quale è riportata un indulgenza rilasciata nel 1524 e san Siro Vescovo.

 

Bibliografia:
 – A. BRAGA, Paruzzaro: storia, arte, terra, società, Ed. Comune di Paruzzaro NO, 2001
– P. VERZONE, L’architettura romanica nel novarese, voll. 1-2, Ed. Cattaneo, Novara, 1935-36

Link:
http://www.comune.paruzzaro.no.it

http://archeocarta.org/paruzzaro-no-chiesa-di-san-marcello/

 

Fruibilità: La chiesa è aperta il sabato e la domenica, h. 9,00 – 18,00.
Info presso la Parrocchia di Paruzzaro,  tel. 0322 53143.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 24/11/2012