SESTO AL REGHENA (Pn). Abbazia di S. Maria in Sylvis, saletta-museo, affresco raff. s. Antonio Abate

L’Abbazia di Santa Maria in Sylvis, nobile e potente monastero benedettino, venne fondata nella prima metà del sec. VIII; nel 762 ricevette una donazione dai duchi longobardi Erfone e Marco, alla quale seguirono molte altre.
Dopo l’invasione degli Ungheri subita nell’899, durante la quale venne danneggiata, risorse e si fortificò.
Fra il sec. IX e il XII l’abbazia accrebbe la sua potenza anche sul piano civile, venendo ad assumere un ruolo importante nella villa politica della regione.
Nel 1420 fu presa da Venezia e nel 1441 divenne Commenda (fu anche dei Grimani) perdendo importanza sul piano religioso; vi si succedettero agostiniani, domenicani, francescani e vallombrosani.
Nel 1768 l’abbazia venne affidata al clero secolare e nel 1790, soppressa la Commenda, fu messa all’incanto.
Nel 1818 passò alla diocesi di Concordia e nel 1921 divenne nuovamente abbazia.

 

L‘affresco raffigurante Sant’Antonio Abate (87 x 71 cm),  opera di pittore friulano, è esposto nella saletta – museo, all’ingresso dell’abbazia.
Il Santo abate, in saio monacale e con i comuni attributi di bastone, campanello e suino, è campito a tutta figura su di un cielo azzurro ed un basso pianoro verde contrassegnato dalla sagoma del cenobio sestense, dettaglio che garantisce l’appartenenza del dipinto al complesso abbaziale ed anzi alla ex (=vecchia) sacrestia dove l’affresco apparve in seguito alla stonacatura delle pareti nel 1959-1960 come precisato da Gerometta.
In calce l’iscrizione “ANDREA SPAGNOL FECE DIPINGIER QUESTO S. ANTO(NIO)”.
L’indirizzo rinascimentale avvertibile nella solidità di impianto dell’immagine e nell’equilibrio compositivo, è compromesso da sciatterie e dalla piatta stesura del colore.
Affresco pertanto dei primi anni del ‘600 condotto da parte di maestranza locale esercitatasi su testi di maggior levatura.

Comune la devozione al patrono degli animali documentata anche da un affresco del sec. XVI in località Marignana

 

 

Informazioni tratte da:
Gian Carlo Menis e Enrica Cozzi ( a cura di), L’Abbazia di Santa Maria di Sesto. L’arte medievale e moderna, Edizioni GEAPprint, Pordenone 2001

Paolo Goi, Pittura e arredo liturgico nella storia dell’abbazia in età moderna e contemporanea, [S. l.] : GEAPprint, 2001

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 26/03/2013

SESTO AL REGHENA (Pn). Abbazia di S. Maria in Sylvis, Refettorio, olio su tela raff. la Madonna del Carmine ed i Ss. Antonio Abate, Antonio da Padova e Floriano


L’Abbazia di Santa Maria in Sylvis, nobile e potente monastero benedettino, venne fondata nella prima metà del sec. VIII; nel 762 ricevette una donazione dai duchi longobardi Erfone e Marco, alla quale seguirono molte altre.
Dopo l’invasione degli Ungheri subita nell’899, durante la quale venne danneggiata, risorse e si fortificò.
Fra il sec. IX e il XII l’abbazia accrebbe la sua potenza anche sul piano civile, venendo ad assumere un ruolo importante nella villa politica della regione.
Nel 1420 fu presa da Venezia e nel 1441 divenne Commenda (fu anche dei Grimani) perdendo importanza sul piano religioso; vi si succedettero agostiniani, domenicani, francescani e vallombrosani.
Nel 1768 l’abbazia venne affidata al clero secolare e nel 1790, soppressa la Commenda, fu messa all’incanto.
Nel 1818 passò alla diocesi di Concordia e nel 1921 divenne nuovamente abbazia.


Nel refettorio o sala delle udienze, si trovava un olio su tela
raffigurante la Madonna del Carmine in gloria con il Bambino in braccio ed i Ss. Antonio Abate, Antonio di Padova e Floriano (olio su tela,  219 x 107 cm).
La tela non si trova più in loco in quanto risulta trafugata insieme ad altre opere.
Rappresentava la Vergine col Bambino in braccio assisa tra le nubi tra il volteggiare di angeli, porge assieme al Figlio il sacro talismano.
In terra si dispongono i due Antoni comunemente associati nel ruolo (del santo di Padova esiste tra l’altro un oratorio in onore in località Banduzzo) e san Floriano protettore del bestiame e del pericolo degli incendi.
Del tutto simili i caratteri stilistici alla tela contrassegnata con il n. 8 e con quella pertanto riferibile a Biagio Cestari come anche suffraga un dipinto della parrocchiale di Bertiolo.
Forma continuata e dimensioni analoghe alla pala dei Ss. Rocco e Sebastiano rendono il dipinto parte del medesimo contesto. Datato 1766 e sostituito di altro in onore del Carmine (il titolo compare già nel 1658) forse rispondente alla “tavola con i Ss Antonio di Padova, Antonio Abate e la B.V. in gloria dipinta nel 1721 da Gregorio Lazzarini “per la chiesa della villa di Sesto”.

 

Notizie tratte da:
Gian Carlo Menis e Enrica Cozzi ( a cura di), L’Abbazia di Santa Maria di Sesto. L’arte medievale e moderna, Edizioni GEAPprint, Pordenone 2001

Paolo Goi, Pittura e arredo liturgico nella storia dell’abbazia in età moderna e contemporanea, [S. l.] : GEAPprint, 2001

 

Info: Infopoint in Piazza Castello, 5 – 33079 Sesto al Reghena – tel. 0434 6999701 – infopoint.sesto@tin.it

Link: www.comune.sesto-al-reghena.pn.itwww.borghibellifvg.it

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 12/05/2018

LESTIZZA (Ud), fraz. di Sclaunicco, Chiesa di San Michele Arcangelo, statua di sant’Antonio abate

 

Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo
Via San Giovanni Bosco, n. 9  – 33050 Sclaunicco di Lestizza
Telefono: +39-(0432)-764044

 

Statua di Sant’Antonio Abate, inizio sec. XVI, attribuita a Giovanni Antonio Pilacorte.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 23/03/2013

 

AOSTA. Collegiata dei Santi Pietro e Orso, affresco con sant’Antonio abate

 

Piazzetta Sant’Orso – 11100 AOSTA (AO) – Telefono: 0165/262026 – Chiesa Parrocchiale Aosta


Le vicende costruttive sono analoghe a quelle della Cattedrale. Su una chiesa tipica dell’architettura altomedievale, a pianta quadrata ed a navata unica molto alta, si innestò al tempo del vescovo Anselmo (904-1026), l’intervento che le diede un assetto a tre navate con cripta, absidi semicircolari e copertura a capriate.
Sul finire del sec. XV, al tempo d’oro del priorato di Giorgio di Challant, furono costruite ed affrescate le nuove volte a crociera, fu voltato il chiostro e risistemato il priorato. In essa si evince l’architettura tardogotica, evidenziata dalle scelte estetiche di Giorgio di Challant, a cominciare dalle volte a crociera visibili sulla navata centrale e sul coro.

I cinque archi che segnano le campate della volta presentano i sottarchi affrescati, opera dall’atelier guidato sin dal 1499 dal Maestro Colin. Sui quattro sottarchi si possono notare in posizione contrapposta tra loro i busti di tre apostoli e di tre di profeti, sul quinto vi sono tre santi (Lorenzo, Giorgio e Maurizio) contrapposti a tre sante (Lucia, Barbara e Agnese). Le figure hanno vistosi cartigli.
Gli affreschi dell’altare di San Sebastiano posto al termine della navata destra all’esterno del coro, sono opera dello stesso atelier (restaurati nel 2009). Nella cappella che ospita l’affresco si può osservare, in alto nella lunetta, la Madonna in trono con Bambino e i santi Michele e Antonio abate; la parte inferiore è interamente dedicato al Martirio di San Sebastiano e sui due pilastri sono raffigurati un Santo Vescovo e San Rocco.

 

Note storiche:
Grazie allo scavo archeologico (tra il 1976 e il 1999),  si sono potute ripercorrere le vicende costruttive dell‘edificio. Nell’area, che in antichità faceva parte di una necropoli extraurbana, agli inizi del V secolo, sorse un complesso paleocristiano che comprendeva la chiesa cruciforme di S. Lorenzo. Al centro della navata sud si è rinvenuto il basamento di un edificio funerario databile tra IV e V sec. d.C.; la chiesa primitiva, sorta a nord di questo mausoleo, era costituita da una semplice aula absidata circondata da un porticato destinato a sepolture privilegiate.
Nel IX secolo, la chiesa fu completamente ricostruita e ingrandita, spostando verso sud l‘asse generale dell‘edificio; l‘estremità orientale fu dotata di tre absidi, mentre la facciata fu ricostruita a ovest di quella paleocristiana.
Nel 989 si aggiunse alla facciata un campanile i cui resti sono ancora visibili per un‘altezza di circa 15 m.
All‘inizio dell‘XI secolo, venne costruita la chiesa romanica con il campanile nella nuova facciata, malgrado la sua posizione sia eccentrica rispetto all‘asse longitudinale della nuova chiesa. L‘edificio è a pianta basilicale, diviso in tre navate concluse da absidi semicircolari. L‘attuale torre campanaria, costruita nel XII secolo, apparteneva originariamente ad un sistema difensivo costituito da una cinta muraria e da una seconda torre di grandi dimensioni, i cui resti sono stati scoperti addossati al muro perimetrale nord della chiesa. I resti archeologici non sono visibili perché situati immediatamente al di sotto del pavimento della chiesa.
Da segnalare il bellissimo coro ligneo quattrocentesco, l‘antica cripta e l‘importante ciclo di affreschi ottoniani (sec. XI) visibile nel sottotetto della chiesa.
Lo scavo archeologico del coro della chiesa di S. Orso ha permesso di riportare alla luce un mosaico pavimentale di forma quadrata, sconosciuto e non menzionato dalle fonti, realizzato con tessere bianche e nere con alcuni inserti di tessere di colore marrone chiaro. Una serie di sei cerchi, inscritti nel quadrato, funge da cornice alle decorazioni centrali.
Nel medaglione centrale appare un‘elegante rappresentazione di Sansone che uccide il leone.

 

Il complesso sorge sul sito di una necropoli extraurbana, sopra la quale, già a partire dal V sec. vennero edificate l’attuale chiesa e quella dedicata a San Lorenzo (le cui fondamenta ancora visitabili, al di sotto di quella poi successivamente costruita, oggi essa è sconsacrata e viene utilizzata come spazio museale).
Le strutture sono risalenti all’epoca carolingia e a quella ottoniana (IX e X sec. d.C.). La parte più suggestiva la riveste il Chiostro di epoca medievale. La struttura è caratteristica in particolare per i capitelli, che sono delle vere opere d’arte, ricchi di significati iconografici, di difficile interpretazione, raffiguranti episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

Cronologia: IX-XI sec.

 

Bibliografia:
 – AA.VV., Medioevo in Valle d’Aosta; dal secolo VII al secolo XV, Priuli &Verlucca, Ivrea, 1995,
– B. Orlandoni, Architettura in Valle d’Aosta – Il romanico e il gotico, Priuli & Verlucca, Ivrea, 1995,
– B. Orlandoni, Architettura in Valle d’Aosta – Il Quattrocento, Priuli & Verlucca, Ivrea, 1995,
– S. Barberi, Collegiata dei SS. Pietro e Orso. Gli affreschi dell’XI secolo, Pubblicazione a cura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, stampato da Musumeci Industrie Grafiche, Quart (AO), 2002,
– S. Barberi, Collegiata dei Ss. Pietro e Orso. Il chiostro romanico, Pubblicazione a cura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, stampato da Umberto Allemandi Editore, Torino 2002,  – Amministrazione comunale di Aosta, “Aosta 2000 anni di storia”, Musumeci Industrie Grafiche, Quart (AO), 2003,

Fruibilità:
Orari: Dal 1° ottobre al 28 febbraio: 10.00 – 12.30 / 13.30 – 17.30 feriali; 10.00 – 12.30 / 13.30 – 18.30 domenica e festivi. Dal 1° marzo al 30 settembre: 9.30 – 12.30 / 14.00 – 18.00
Costi: Ingresso gratuito

Rilevatore: Valter Bonello

Data ultima verifica sul campo: 03/02/2013