CHIERI (To). Chiesa di Sant’Antonio Abate

 

La chiesa è sita in via Vittorio Emanuele II, 36.


La chiesa, già appartenente agli Antoniani, fu rifatta dai Gesuiti nel secolo XVII, sul sito di una precedente chiesa gotica. Il progetto venne affidato prima al Juvarra, ma a causa delle scarse risorse economiche venne rimandato al 1767 e commissionata all’architetto Giuseppe Giacinto Bays, al quale si pose la condizione di rispettare il progetto juvarriano.
L’edificio presenta una struttura elegante, con volta sorretta da colonne binate e coro che rimanda alla cappella di Sant’Uberto nel Castello di Venaria Reale.
La via Crucis è opera dello scultore Berbero, mentre gli altari sono eseguiti con marmi colorati.

La chiesa è a navata unica con cappelle laterali, la volta ornata con stucchi e centro dipinta con la Gloria di Sant’Antonio, opera del pittore Vittorio Blanseri (1735 circa – 1775), un allievo del Beaumont.

L’adiacente vasto convento seicentesco, solo in parte occupato dalla Compagnia di Gesù, è stato restaurato e adibito a sede di banche ed uffici.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 20/12/2013

 

 

AQUILEIA (Ud). Basilica di Santa Maria Assunta, bassorilievo raffigurante sant’Antonio abate

La basilica patriarcale di Santa Maria Assunta è il principale edificio religioso di Aquileia (UD) e antica chiesa cattedrale del soppresso patriarcato di Aquileia.


Risalenti al IV secolo i resti più antichi, l’attuale basilica venne edificata nell’XI secolo e rimaneggiata nel secolo XIII.
Fondati nel 313 dal vescovo Teodoro con il diretto appoggio dell’imperatore Costantino, gli edifici noti come aule teodoriane (i cui resti sono ancora visitabili nella navata dell’edificio attuale e sotto le fondamenta del campanile) costituiscono probabilmente il primo complesso pubblico di culto per i cristiani.
Le aule poggiavano su preesistenti edifici romani (probabilmente degli horrea, vasti granai romani che di certo sorgevano nell’area presso la basilica), di cui presumibilmente vennero riutilizzate le mura perimetrali. Le due aule parallele (entrambe di circa 37×20 m) erano collegate tra loro da un vestibolo di 29×13 m, accanto al quale si trovava il primo battistero. Entrambe le aule erano prive di abside, con sei colonne che sostenevano un soffitto a cassettoni riccamente decorato e una pavimentazione costituita da uno straordinario complesso musivo. L’aula nord costituiva probabilmente la chiesa vera e propria, mentre quella sud (posta dove sorge l’attuale basilica) era un catecumeneo, luogo in cui i battezzandi ricevevano l’istruzione cristiana e si preparavano all’ingresso nella comunità.
La successiva fase della basilica risale alla metà del IV secolo, al tempo del vescovo Fortunaziano, con l’ampliamento dell’aula nord (73×31 m) e la creazione di nuove sale. La grande basilica, divisa in tre navate da ventotto colonne e priva di abside era collegata, attraverso il battistero, al catecumeneo e preceduta da un ampio atrio (secondo uno schema riscontrabile anche nel contemporaneo complesso di Treviri.
Al vescovo Cromazio (388-407) si deve invece l’ampliamento dell’aula sud sino a 65×29 m (con la costruzione dell’attuale facciata) e la costruzione di nuovi edifici, incluso l’attuale battistero. In questi anni si colloca il periodo di massimo splendore del patriarcato di Aquileia (della stessa epoca è il grande complesso di Monastero, sede di una numerosa comunità monastica femminile). La grande prosperità degli anni successivi al concilio di Aquileia si interrompe bruscamente nel 452, quando gli Unni, guidati da Attila, devastano la città e ne massacrano la popolazione. La basilica nord, bruciata durante i saccheggi, non venne più ricostruita. I grandi cantieri cittadini vennero abbandonati e la popolazione cittadina si ridusse notevolmente. Solo nel IX secolo, il patriarca Massenzio, grazie all’appoggio di Carlo Magno, inizia l’opera di ristrutturazione degli antichi edifici.
La basilica di Massenzio, edificata a partire dall’811, riutilizza l’aula sud del vecchio complesso, con l’aggiunta di un breve transetto e la costruzione della cosiddetta chiesa dei Pagani tra la basilica ed il battistero.
Nel 988 un terremoto causa ingenti danni, che porteranno il patriarca Poppone ad attuare, nel 1031, un radicale restauro del complesso in forme romaniche, ricche di influenze carolinge-ottoniane. L’ampio programma edilizio di Poppone, segno del nuovo benessere economico cittadino, culmina con la costruzione del grande Palazzo patriarcale (oggi distrutto) e soprattutto di una “turris celsa quod astra petit”, l’imponente campanile alto oltre 70 metri che domina sulla campagna friulana (realizzato in opus quadratum, con i massicci blocchi marmorei dell’antico anfiteatro) ispirato, si dice, al celebre faro di Alessandria e modello per moltissime torri campanarie successive. Un nuovo terremoto, nel 1348, spinge l’arcivescovo Marquardo di Randeck a realizzare nuovi restauri e a sostituire gli archi a pieno sesto della navata centrale con archi a sesto acuto.
L’ultimo grande intervento risale al Cinquecento, quando artigiani e carpentieri veneziani furono chiamati a realizzare il grandioso soffitto ligneo che tuttora si può osservare.

 

Nell’ultima colonna del lato destro, prima di arrivare nella zona del presbiterio, è murata una scultura a rilievo raffigurante Sant’Antonio Abate, con un porcello dall’aspetto sorprendentemente moderno.

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 01/12/2013