REGGELLO (FI), fraz. Cascia. Museo Masaccio, Trittico di San Giovenale con Sant’Antonio abate

Dipinto a tempera e oro su tavola (pannello centrale 108 x 65 cm, pannelli laterali 88 x 44 cm).
L’opera “… è un quadro che rappresenta in mezzo la Vergine Santissima con il Bambino Gesù in collo, corteggiata da due angeli , da mano destra S. Bartolomeo e S. Biagio, e da mano sinistra S. Giovenale e S. Antonio abate. Questo quadro fu dipinto l’anno 1422.”
Così leggiamo nelle carte del curato di S. Giovenale, Zanobi Tabarrini, l’8 agosto 1738.

E’ probabile che il Trittico sia stato commissionato a Masaccio, che stava lavorando a Firenze, da Vanni Castellani, patrono della chiesetta di S. Giovenale nel piviere di Cascia, forse su suggerimento del curato di quella stessa chiesa, Francesco di Bartolomeo, che era cappellano organista in San Lorenzo di Firenze. Quando la tavola fu terminata, in un primo tempo sarebbe rimasta a Firenze dove poteva essere ammirata dagli artisti dell’epoca. Nel 1446 durante una visita pastorale a S. Giovenale il Vescovo di Fiesole nota la “bella Madonna sull’altare”. In seguito il Trittico fu smembrato e andò perduta l’originale cornice. Quando fu rimesso insieme e nuovamente incorniciato, rimase nascosta l’iscrizione in basso in cui si leggono i nomi dei Santi e la data 23 aprile 1422. Questa iscrizione è particolarmente importante perché per la prima volta in Europa Masaccio usò le moderne lettere capitali umanistiche al posto di quelle gotiche tradizionali.
Il parroco di S. Giovenale, don Renato Lombardi, nel 1956 si rese conto che il trittico posto dietro l’altare maggiore si andava deteriorando irrimediabilmente a causa dell’umidità e ne chiese il restauro alla Sovrintendenza alle gallerie di Firenze. Il dipinto fu trasferito a Firenze nel 1961, per essere presentato alla mostra “Arte sacra antica” e per poter essere restaurato e studiato. Fu allora che Luciano Berti, dopo una intensa e lucida analisi, ne assegnò la paternità a Masaccio. L’iscrizione che corre sul bordo inferiore del trittico ricorda la data di esecuzione: ANNO DOMINI MCCCCXXII A DI VENTITRE D’APRILE si tratta quindi della prima opera a noi nota, eseguita da Masaccio: opinione accettata in modo quasi unanime.

 

Il Museo Masaccio è stato inaugurato il 21 aprile del 2002, in occasione del sesto centenario della nascita del pittore, nato a San Giovanni Valdarno il 21 dicembre 1401, e autore del Trittico di San Giovenale lì conservato.
Il museo è ubicato nella zona absidale della pieve di San Pietro a Cascia.

 

Vedi anche: www.museomasaccio.it

FERRARA. Monastero di Sant’Antonio abate in Polesine

Il monastero di Sant’Antonio (Abate) in Polesine è un complesso monastico di fede cristiana cattolica retto da monache dell’ordine di San Benedetto situato in via Gambone 17, in una zona un po’ appartata di Ferrara, nel quartiere sud-orientale della città, vicino alle mura. L’ingresso è segnato da un arco in muratura sormontato da un timpano e dalla statua in cotto di Sant’Antonio Abate.
Ferrara_-_9._S._Antonio_Monache_Benedettine_-_Andrea_Bolzoni, nel 1747, antica incisioneFu fondato nell’alto medioevo dagli agostiniani e nel 1297 passò alle monache benedettine della beata Beatrice II d’Este, figlia del marchese Azzo VII. Da allora il monastero fu sempre protetto e patrocinato dagli Estensi.
L’area dove sorge il complesso rientra nell’addizione di Borso d’Este ed anticamente era un’isola, l’isola di Sant’Antonio, che si trovava a sud del castrum bizantino ed il toponimo in Polesine non si riferisce al Polesine (territorio identificato tra i fiumi Adige e Po) ma a questa sua antica natura, cioè ad un terreno rialzato e circondato dalle acque.
La chiesa è preceduta da un nartece, sulle cui pareti sono affisse delle lapidi funerarie, qui spostate dal pavimento della chiesa nel 1934.
La chiesa esterna, pubblica, del complesso è in stile barocco, con un bel soffitto affrescato nel Seicento da Francesco Ferrari raffigurante il Padre Eterno, la Madonna con il Bambino e i santi Benedetto e Antonio Abate.
La chiesa interna, per i religiosi, detta anche coro delle Monache, possiede tre cappelle affrescate:
Quella di sinistra presenta le Storie dell’infanzia di Gesù e della Vita della Vergine di scuola giottesca (1315/1320);
Quella di destra le Storie della Passione, sempre di scuola giottesca;
Quella centrale ha affreschi di diverse epoche e stili, tra i quali l‘Annunciazione di Domenico Panetti ed un soffitto affrescato da Francesco Ferrari che raffigura il Padre Eterno, la Madonna col Bambino in gloria e i Santi Antonio e Benedetto (1661) e una pala d’altare che rappresenta la SS. Trinità in gloria e i santi Benedetto, Antonio Abate e la Beata Beatrice d’Este di Antonio Randa (allievo di Guido Reni).
Vi si trova anche una pala con una Flagellazione cinquecentesca, dotata dell’originaria ancona lignea scolpita e dorata.
Fa parte del complesso anche un elegante chiostro e la tomba monumentale della fondatrice.

Info:
orari di visita: lunedì/venerdì 9.30/11.30 15.15/17.00; sabato 9.30/11.30 15.15/16.30; offerta libera.
canti gregoriani: alle 7.30; sabato, domenica, festivi alle 10.30
vespri con canti gregoriani: tutti i giorni alle 17.00
preghiera dell’Ora Nona cantata con cetra: tutti i giorni alle 15.00

Vedi un’ampia sequenza di immagini degli affreschi esistenti nel monastero: vai a >>>>>>>

BOLLENGO (TO): Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo in Pessano; affresco con sant’Antonio abate.

Bollengo fu un borgo che, con i paesi vicini Pessano (o Pesano) e Ampesso, nella prima metà del XIII sec., ottenne lo stato giuridico paritetico ai cittadini di Ivrea a condizione che provvedessero alla costruzione di una struttura fortificata (castello e ricetto) sul monte detto “Castellazzo”. Il sito diventò un caposaldo difensivo dall’espansione di Vercelli verso il territorio di Ivrea. Di tali strutture purtroppo non resta più nulla.
Dei borghi di Pessano e di Pærno, ormai scomparsi, restano due vestigia romaniche: il campanile di San Martino e la chiesa dei Ss. Pietro e Paolo.
La chiesa fu costruita intorno all’anno Mille nell’antico borgo di Pessano, tutelata dal Capitolo della Cattedrale di Ivrea, si è conservata fino ai nostri giorni anche se in condizioni di degrado che solo il recente restauro ha eliminato.
La chiesa presenta la torre campanaria in facciata, accostata frontalmente alla navata centrale con cinque piani.
All’interno l’unica navata ha due campate e termina con abside semicircolare con volta a semicatino; sulla parete destra un frammento molto antico di transenna con un disegno geometrico a reticolo.
Le pareti e l’abside conservano tracce di affreschi del XV secolo: nella parte sinistra dell’abside una figura mutila di san Giorgio di cui si vede una gamba ricoperta da armatura e la coda del drago. Dopo una vasta lacuna, una figura di Santo di cui è rimasta solo la parte inferiore e un altro Santo non identificabile. Nella parte destra, entro un riquadro due santi di cui probabilmente a sinistra san Giovanni Battista coperto di pelli e a destra un santo con mantello e cappuccio, forse Sant’Antonio Abate.
Alla sinistra del San Giovanni di Pessano posa un altro personaggio anche questo un santo come può rilevarsi dall’aureola a cerchio. La sinopia del volto è debolissima, ma permette comunque di dedurre che fosse di forma allungata con barba. Tale soggetto veste una tunica ed è coperto da un voluminoso manto, scuro nel colore e culminante nel dettaglio del cappuccio sulla testa: nella mano sinistra reca un libro. Ritengo che potrebbe credersi un S. Antonio Abate perchè, in base a quanto rimane visibile, la sua iconografia corrisponde proprio a quella di tale santo; questa, infatti, lo presenta quale vegliardo dalla lunga barba, avvolto in un ampio manto e spesso con cappuccio sul capo. … Lange, Moretto e Cottino assegnano l’opera allo pseudo Domenico della Marca d’Ancona, attivo nella prima metà del Quattrocento, mentre Caramellino, più scettico, ritiene impossibile un’attribuzione certa; Astrua considera i dipinti di altra mano e di più giovane generazione.” L’affresco si trova, oggi più che mai, in condizioni davvero disastrise, per cui credo sia ormai impossibile arrivare ad un’attribuzione anche se probabile.”
Ghirardello C., Identificata l’iconografia del dittico a fresco nella chiesetta in Pessano di Bollengo, in: Bollettino storico vercellese, vol. 33, 63 (2004), pp. 59-69

Fonte:
http://archeocarta.org/bollengo-to-campanile-di-s-martino-di-paerno-e-chiesa-dei-ss-pietro-e-paolo-in-pessano/

Info:
La chiesa di San Pietro è in strada Piane Inferiori 2, prima di entrare in Bollengo, seguendo la strada sulla destra in leggera salita. Comune di Bollengo tel. 0125 57114

Autore: Angela Crosta

VALLO DI NERA (Pg). Chiesa di Santa Maria Assunta, tre immagini di Sant’Antonio abate.

La chiesa di Santa Maria risale a circa il 1176. Agli inizi del Trecento, la chiesa passò ai Minori Conventuali. Di fianco, venne costruito il convento di cui si ha notizia fin dal 1336.
I francescani ingrandirono la chiesa originaria dedicandola a S. Francesco e trasformarono in campanile una delle torri di difesa.
Nel 1652, sotto il pontificato d’Innocenzo X, la chiesa venne dedicata a Maria Assunta.
cascia 1La chiesa francescana ha una facciata in pietre conce in linea con il romanico spoletino termina al centro con una cuspide ed è contraddistinta da un bel portale gotico ad ogiva ornato da capitelli e fregi, sovrastato da un rosone scandito da 12 colonnine.
Una possente torre campanaria si eleva al di sopra del presbiterio, ed accoglie nell`ampia cella una campana maggiore del XIV secolo. Sulla parete sinistra sporge la nicchia che alloggia l`orologio a pesi.
Sono diversi gli affreschi che arricchiscono le pareti, opera di artisti di scuola giottesca, in particolare Giovanni Boccati, Girolamo di Giovanni e della dinastia di Pietro, del figlio Cola e dei discendenti Arcangelo di Cola e Giacomo di Cola. L’abside fu affrescato nel 1383 da Cola di Pietro da Camerino insieme a Francesco di Antonio.
Nella parete di destra sono affrescati undici santi tra i quali san Giuliano in vesti militari, sant’ Antonio abate, san Pietro, san Paolo, san Giovanni Battista, san Giacomo Maggiore, san Michele Arcangelo, dipinto murale della fine del XIV secolo attribuito a Cola di Pietro da Camerino.
cascia 2Sotto, dello stesso pittore, è un grande affresco del 1415 raffigurante la Processione dei Bianchi. L’affresco è una delle fonti più complete del movimento penitenziario dei Bianchi che attraversò l’Italia nel 1399.
Sempre nella stessa parte ma a destra della seconda finestra: Antonio abate (imm.); Gregorio Magno, coronato col triregnum, mostra un dipinto con i Santi Pietro e Paolo. Proseguendo: un’austera Madonna in trono, della metà del Quattrocento, porta sulle ginocchia il Bambino con un passerotto. A fianco, le immagini di S. Chiara e di S. Maria Egiziaca. Il penultimo gruppo di affreschi si svolge su tre registri: in alto, la Vergine in trono che allatta il Figlio; alla sua destra, i santi Rocco e Sebastiano, dipinti nel 1486 a protezione dal ciclico flagello della peste nera. Sotto: S. Gregorio Magno benedicente. Sulla destra, S. Pietro Martire, pugnalato da eretici carnefici, compare anche nel gruppo seguente assieme a S. Sebastiano.
Nella sacrestia oltre ad una quattrocentesca decorazione a motivi geometrici e floreali: Sant’Antonio Abate, San Leonardo, Crocifissione di Cristo, Annunciazione, Santa Chiara tutti attribuiti al Maestro di Eggi, secolo XV.
La chiesa aveva una Croce azzurra (inizi del XIII secolo) di maestro spoletino, ora al Museo diocesano di Spoleto, che deve il suo nome alla particolarissima gamma cromatica dei lilla e degli azzurri che la caratterizza.

 

Fonte: www.umbriatourism.it