CARISOLO (Tn). Chiesa di Santo Stefano con affresco di Sant’Antonio abate.

Nel Trentino occidentale, all’imbocco della val di Genova e visibile da tutta l’alta val Rendena, sorge la chiesa di Santo Stefano, immersa in una natura meravigliosa e impreziosita dalle pitture dei maestri Baschenis di Averara, riportati all’antico splendore dai recenti restauri curati dalla Provincia autonoma di Trento.
Imboccata a Carisolo la strada per la val di Genova, ad un paio di chilometri oltre il paese si trova l’indicazione per l’antica chiesetta, che sorge fra i boschi, sopra uno sperone di roccia granitica da cui si domina tutta l’alta Rendena.
Forse risalente all’epoca longobarda, la prima menzione documentata risale al 1244. La decorazione pittorica ad opera dei Baschenis ebbe inizio nel 1461. La chiesetta originaria è stata successivamente ampliata, e sul lato ovest è stata costruita dopo il 1530 una grande scala che ha coperto e parzialmente distrutto gli affreschi preesistenti, datati 1519.
Sulla parete nord dell’interno, Simone Baschenis realizzò nel 1534 il grande affresco di Carlo Magno. Ed è proprio questo affresco che dà grande pregio artistico alla chiesetta. Rappresenta il battesimo di un catecumeno da parte di papa Urbano I. Sulla sinistra Carlo Magno con la corona imperiale, circondato da sette vescovi e da soldati in arme, ed ancora vescovi col pastorale ed una schiera di catecumeni che sembrano attendere anch’essi il battesimo.
Il dipinto è assai elegante, sono molto curati i vestiti, le armature, e lo sfondo con la bella architettura di una chiesa al centro, ed il paesaggio con prati, alberi, cespugli e tanti fiori sul terreno dove si muovono i personaggi. Alcuni di questi sono talmente ben raffigurati da fare pensare ai ritratti di personaggi storici contemporanei di Carlo Magno, come papa Adriano I, lo storico Alcuino, il vescovo di Reims Turpino ed Eginardo, il biografo che scrisse “Vita Caroli Magni” subito dopo la morte dell’imperatore nell’814. L’affresco fa riferimento ad un avvenimento storico che ha interessato le vallate trentine nell’anno 800, ovvero la discesa di Carlo Magno in Italia per farsi incoronare a Roma, la notte di Natale, primo imperatore del Sacro Romano Impero.
A ricordo del passaggio del Re dei Franchi in Trentino c’è la toponomastica della località sopra Madonna di Campiglio che ancora porta il suo nome (passo Campo Carlo Magno), e la lunga didascalia sotto l’affresco di cui stiamo parlando, che narra i fatti miracolosi che avrebbero accompagnato il passaggio di Carlo Magno attraverso il Trentino per Roma. Pur arricchito di particolari fantasiosi, è comunque un documento di grande interesse storico, che rivela chiaramente la mentalità della popolazione locale all’epoca del Rinascimento.
La struttura architettonica della chiesa è di stile gotico, mentre mancano fondamenta interrate in quanto l’edificio poggia direttamente sulla roccia di granito, chiaramente visibile sia lungo la parete di sinistra guardando l’altare che sul pavimento.

Vi è un’unica navata, il soffitto è in legno ed il presbiterio ha una bella volta a crociera con piccole finestre. Vi sono raffigurati i 4 evangelisti con i rispettivi simboli (leone, aquila, bue e angelo), ed un Cristo “Pantocrator” con il libro della legge e la mano benedicente.
Sullo sfondo del presbiterio, nascosto dal trittico sopra l’altare, una Crocifissione tipicamente gotica, con gli angeli che raccolgono in un calice il sangue di Cristo morente, chiaro riferimento alla leggenda del Sacro Gral. Sotto, Maria Maddalena che abbraccia la croce, la Madonna che affianca San Pietro, a destra San Giovanni e San Paolo con la spada. Il trittico sull’altare maggiore, del 1551, un tempo era ornato con bellissime statue in legno, purtroppo rubate anni fa.
Sul frontale fra arco dell’abside e soffitto vi è l’Annunciazione. Ben conservata solo la parte a destra, con la Vergine a braccia incrociate, su un grande trono decorato, inserito in un elegante ambiente architettonico, sovrastata da angeli.
Pregevoli affreschi, probabilmente di Simone Baschenis, sono situati sopra gli altari laterali: San Vigilio a sinistra, ed i santi Sebastiano e Giuliano sulla parete della torre campanaria, mentre sopra l’altare di destra si riconoscono Santa Caterina d’Alessandria, Santo Stefano con una ricca tunica e San Giacomo maggiore con la veste da pellegrino.
Gli affreschi della parete sinistra, di notevole valore, sono stati una interessante scoperta dei lavori di restauro, poiché erano in gran parte coperti da intonaco bianco e dalle strutture in legno degli altari. Sotto l’arcata figure di profeti e re d’Israele, sopra una Annunciazione. A sinistra un bellissimo affresco della Madonna con Bambino: una pittura elegante, con i lineamenti di Maria delicati, che ricordano le finezze rinascimentali, ed una cornice particolarmente ricercata.

Sempre sulla parete sinistra si trova la parte superiore di un affresco “mutilato” per fare posto ad una nicchia, con i santi Sebastiano, Fabiano, Rocco ed Antonio abate, col maialino ai piedi.

 

I dipinti della parete esterna, dove c’è la scala di accesso alla chiesa, sono di epoche diverse. Quelli a sinistra sono posteriori al 1530, e vi sono raffigurati i santi Michele, Stefano, Giacomo e un gigantesco san Cristoforo. A destra vi sono dipinti precedenti il 1519, e si distinguono tre cicli tematici: dall’alto la leggenda di Santo Stefano, su due fasce in 20 riquadri, la Danza macabra e i Sette peccati capitali. Quelli in basso, esposti alle intemperie, sono in cattive condizioni ed in parte irriconoscibili, mentre quelli in alto sono piuttosto ben conservati.
La Danza macabra è motivo ricorrente all’epoca dei pittori Baschenis, che la ripresero in varie chiese del Trentino e del Bergamasco. E’ il tema della morte che fa giustizia, non distingue ricchi e poveri, potenti e umili, ma che è vista non solo come spauracchio, bensì come premio dopo una esistenza di privazioni e dolori.
Infine, la parete di destra, con l’Ultima Cena in alto ed una schiera di santi, tra cui sant’Antonio Abate, più due Madonne “in maestà”, in basso.

 

Tipica dei Baschenis è l’Ultima Cena, con elementi che si ripetono in altre opere di questi pittori in chiese del Trentino e del Bergamasco. Ancora primitiva la prospettiva, con tutti gli apostoli da un lato della tavola tranne uno (Giuda), con la tavola ricoperta da una tovaglia bianca e da cibi simbolici quali pane, vino e agnello pasquale, ma anche da pesci e gamberetti di fiume.
Incuriosisce il numero degli apostoli seduti al tavolo con Gesù, numero dato dalla presenza di Mattia, scelto per sostituire Giuda e riportare così a dodici il novero dei discepoli. In realtà tale avvicendamento ebbe luogo nei giorni seguenti l’Ascensione.
La sottostante schiera di santi si apre e si chiude con due Madonne in trono con Bambino, di cui quella a sinistra è assai elegante e ricercata. Questi affreschi, datati 1461, sono attribuiti ai primi Baschenis.

 

 

 

 

 

 

 

Fonte:
http://buildlab.it/santo-stefano-di-carisolo-in-trentino-stampa.html?ar=85

VALTORTA (Bg). Chiesa di Sant’Antonio della Torre

Valtorta -s_Antonio_esternoDi particolare interesse storico-artistico è la chiesa di Sant’Antonio abate della contrada Torre, la cui originale struttura romanica è ancora molto evidente, nonostante diversi rifacimenti, nella semplicità delle linee e del materiale, specie nell’interessante campanile in pietra a pianta quadrata, con la cella campanaria a bifore.
L’interno, parzialmente interrato, è a una sola navata, suddivisa in tre campate da due arcate trasversali a sesto acuto; il presbiterio è a pianta quadrata, rialzato al livello dell’esterno e coperto da volta a botte. Su alcune pareti dell’edificio sono dipinti pregevoli affreschi di epoca cinquecentesca, riportati alla luce negli anni scorsi e restaurati nel rispetto delle caratteristiche originali. Ignoti sono gli autori che rimandano, per certe analogie, ai Baschenis della Valle Averara.
SONY DSCI soggetti più interessanti sono quelli raffigurati sulla seconda arcata trasversale, rivolti verso il presbiterio. Alla base del pilastro di sinistra si può ammirare un Cristo nel sepolcro attorniato dagli strumenti della passione. Sotto l’affresco, datato 20 novembre 1529, vi è un’iscrizione in latino, ben leggibile, che riproduce una serie di invocazioni al Cristo, nei vari momenti della sua passione. Sulla parte superiore del pilastro è raffigurata una Madonna col Bambino e San Rocco, eseguita il 18 novembre 1529.
Tutto il centro dell’arco è interessato da una Incoronazione della Vergine da parte di Gesù, in un tripudio di angeli, musicanti e beati: la scena, corredata da due cartigli, è di grande respiro e ricca di particolari. Il pilastro di destra reca, nel quadrante superiore, una Crocifissione con i Santi Rocco e Sebastiano e, in quello inferiore, una delicata Natività con il nome del committente: “D.Joannes de Pecis f.f.”.
Alcune figure presentano spunti artistici notevoli, che si possono individuare nell’espressività dei volti su cui sono chiaramente evidenti, di volta in volta, emozioni di gioia, profonda rassegnazione, umiltà, sofferenza; meno curati sono i particolari, mentre si nota una discreta ricerca prospettica ed un’apprezzabile attenzione alle proporzioni e ai volumi.

Sul retro del pilastro e sulla parete di destra sono riapparsi di recente altri affreschi che raffigurano un Sant’ Antonio abate, due figure di Santi, una Madonna col Bambino e una bella Trinità, collocata proprio dietro il pilastro della prima arcata.

 

Gli altri dipinti si trovano sulle pareti laterali del presbiterio dove, in una trentina di riquadri, sono rappresentate Scene della vita di Sant’Antonio Abate, ciascuna corredata da didascalie in italiano; i riquadri sono in parte coperti da cornici in stucco o malta, aggiunte nel Seicento.

 

Altri due soggetti si trovano sulla facciata esterna di mezzodì: si tratta di una figura di Santo e di un San Cristoforo che regge sulle spalle un piccolo Gesù; i dipinti, in mediocre stato di conservazione, sono certamente anteriori a tutti gli altri e probabilmente risalgono all’epoca della costruzione della chiesetta.
I dipinti della Torre occupano un posto di rilievo nel vario succedersi dei cicli di affreschi che interessano la Valle Brembana. Gli autori, non noti, potrebbero forse essere ricercati nella schiera dei Baschenis della Valle Averara, a cui rimandano i soggetti dell’arcata: la scena della Natività presenta, ad esempio, varie analogie con opere coeve dipinte da Simone II Baschenis nelle valli Giudicarie del Trentino.

MONCALVO (At). Chiesa di Sant’Antonio Abate

Moncalvo-chiesa_santantonio-imm-libero-dominioL’edificio sorge in via XX Settembre, 32.
https://goo.gl/maps/YXZ2obPzbddnCkAD7

Nel luogo, prima del 1459, esisteva un oratorio dedicato a S. Antonio Abate, divenuto sede della confraternita dei Disciplinati col titolo dei SS. Pietro e Giovanni Battista.
La chiesa, ricostruita nello stesso sito nel 1623 fu parrocchiale dal 1623 al 1783; venne poi abbandonata in favore della chiesa di S. Francesco. La sacrestia fu costruita nel 1700, il campanile, iniziato nel 1719 e terminato nel 1744, ha una scala in pietra del 1882. Alla metà del sec. XVIII risalgono i primi due altari laterali e i paliotti in scagliola .
Edificio di struttura seicentesca, la facciata, rivolta a nord, accoglie tre statue: in alto S.  Antonio Abate, in basso S. Pietro e S. Giovanni.
L’interno è ad aula; nella profonda abside sono collocati il coro ligneo e l’altare maggiore marmoreo del 1734; la balaustrata e la scalinata del presbiterio risalgono al 1705.
Cappelle laterali a destra troviamo S. Bartolomeo e S. Francesco da Paola, altare eretto attorno al 1743, paliotto in scagliola datato 1756 con stemma della famiglia Rubini; tela raffigurante i SS. Francesco da Paola, Bartolomeo, Tommaso d’Acquino, Vincenzo Ferreri ed il beato Alessandro Sauli del 1725 (?) dipinta da Ferdinando Pozzo. La successiva comprende un altare delle Anime Purganti o di S. Carlo, tela raffigurante S. Carlo Borromeo, curatissima opera tarda di Guglielmo Caccia. la terza è quella della Madonna del Carmine con tela raffigurante la Madonna del Carmine col bambino sul trono sorretto da nuvole, tra angeli, opera di Guglielmo Caccia.
facciata-3 moncalvoCappelle laterali di sinistra troviamo S. Agata del 1658 con paliotto in scagliola con scritta alla base “egentibus D.D. Octavio Rivetta ac Angelo Franco Rabino” e tela raffigurante le SS. Liberata, Agata e Lucia di Orsola Caccia. La successiva dedicata a S.Anna con paliotto alla cui base si legge “cattarina” e pala con la Madonna col Bambino e S.Anna di Orsola Caccia. La terza cappella è intitolata al SS.Crocifisso o dell’Addolorata, altare del 1753 con paliotto con scritta “Solarus Fecit 1753”; nell’edicola vi sono tre statue che ricordano la scena del Calvario: Madonna Addolorata, il Santissimo Crocifisso, S.Giovanni Evangelista.
Vi è inoltre una pregevole acquasantiera del 1753. La cantoria, con organo del 1882, è addossata alla parete di contro facciata.

SAN POLO DI PIAVE (Tv). La Chiesa di San Giorgio, con raffigurazione di Sant’Antonio abate.

A pochi chilometri da San Polo di Piave, in direzione Oderzo, sorge la chiesa di San Giorgio immersa tra vigneti e campi coltivati. Fu eretta nei pressi dell’antica via romana che da Oderzo risaliva il Piave verso Feltre e Trento. La località di San Giorgio infatti nasce lungo l’antico percorso della Opitergium-Tridentum, strada molto importante costruita in epoca pre-romana dai Paleoveneti. Conserva al suo interno splendidi affreschi del ‘400 fra i quali spicca un’Ultima Cena tutta speciale.

SanPolo-ChiesaSanGiorgio4I ritrovamenti archeologici fatti durante i lavori di restauro hanno dimostrato che la località di San Giorgio era abitata già al tempo dei Romani. Nelle vicinanze sono stati trovati i resti di un acquedotto e si ipotizza che la zona fosse un territorio agricolo assegnato ai veterani dell’esercito romano.
Sembra che San Giorgio, santo guerriero, sia diventato il patrono di questa chiesa per mezzo dei Longobardi. Nel 737 la Pieve di San Polo viene affidata ad Acquileia, ed è proprio qui che per la prima volta si parla di San Giorgio, facendo ipotizzare che la chiesa potrebbe essere stata costruita tra il VII e l’VIII sec d.C. Di certo è documentata la sua presenza nel 1034.
La Chiesa nella zona era attiva già nel Medioevo come testimoniano le antiche sepolture rinvenute sotto la sacrestia, anche se la forma attuale è del millequattrocento.
SanPolo-ChiesaSanGiorgioIl nucleo più antico della Chiesa di San Giorgio è stata edificato verso la metà del XV secolo sopra una struttura già preesistente (dei documenti la citata già nel 1034). Al suo interno è conservato uno stupendo ciclo di affreschi recentemente attribuiti a Giovanni di Francia (Metz 1420? – Conegliano ? 1473/85), pittore molto attivo anche nel feltrino e successivamente nel coneglianese (alcuni affreschi sono stati staccati ed ora collocati e visibili presso il Museo del Castello di Conegliano).
Del ciclo originario fanno parte in senso orario, da sinistra, ‘La Madonna del Rosario con San Francesco’, ‘’Ultima Cena’, la Storia di San Giorgio in quattro “Capituli” dei quali sono andati perduti i due centrali nell’ampliamento seicentesco per creare l’abside, i santi Sebastiano e Bernardino da Siena e i Santi Giacomo Maggiore e Antonio Abate.
Nella chiesa vi sono altri affreschi di epoche successive quali due Madonne col Bambino, una datata 1520 e l’altra databile alla fine del XV secolo, un San Rocco del XVI secolo e un San Martino del XVIII secolo.
Vi era anche un affresco posto all’esterno della facciata principale raffigurante un’altra Madonna col Bambino di cui purtroppo non c’è più traccia.

 

Info:
info@marcadoc.it

San Giacomo Maggiore e S. Antonio abate.
Affresco (cm 168 x 106) sito nella parete destra della navata
; autore Giovanni di Francia, datato 1466.
San Giacomo, uno dei dodici apostoli, detto il Maggiore per distinguerlo da Giacomo d’Alfeo, secondo la tradizione sarebbe l’evengelizzatore della Spagna e lì (a Compostela in Galizia) si dice sia stato trasportato dopo il martirio avvenuto a Gerusalemme nel 142 d.C.
La sua presenza a San Giorgio è giustificata dal fatto che fu un grande diffusore della fede, e infatti è raffigurato come un pellegrino appoggiato ad un bastone e con in mano la Bibbia. E’ anche un santo che viene invocato contro i reumatismi, una malattia sicuramente diffusa in una zona umida come questa di S. Giorgio. Sopra la sua testa, la scritta: S jacobs – maior.
S. Antonio abate, nato a Coma d’Egitto nel 251 (?) d.C., si convertì giovane al cristianesimo e cominciò così una vita eremitica nel deserto. Fu iniziatore del monachesimo comunitario realizzato sotto la guida di un superiore detto Abate.
Qui a S. Giorgio è ritratto secondo la sua iconografia tradizionale e cioè come un vecchio monaco con una lunga barba bianca, sorretto da un bastone a stampella a cui è appeso un campanello per scacciare gli spiriti immondi, con la Bibbia in mano e con una Crux commissa (tau greca), simbolo di salvezza e immortalità, ricamata sul saio. Solo in seguito, ai suoi piedi è stato aggiunto il suo attributo iconografico più suggestivo: il piccolo porcellino.
Sopra la testa del santo è ancora leggibile il suo nome: S atoni…
L’immagine di S. Antonio, venne effigiata nella chiesetta con l’intento di mostrare un uomo dalla retta fede, un padre (abate) da seguire e da chiamare in aiuto conto le tentazioni del demonio; ma col tempo l’affresco perse questa funzione e divenne un oggetto di devozione popolare soprattutto in riferimento alla grande fama taumaturgica del personaggio che veniva invocato contro certe malattie (es. l’herpes zoster o Fuoco di S. Antonio) ed a protezione del bestiame.

 

Fonte: http://chiesadisangiorgio.peruzzetto.org/l-ultima-cena.html

Galleria immagini (Celegon Marina):

CONFEDERAZIONE ELVETICA – BELLINZONA. San Bernardo di Monte Carasso con immagine di S. Antonio abate.

Monte Carasso è una parrocchia nel distretto di Bellinzona, capoluogo del circolo del Ticino, a mezzodì di Bellinzona e allo sbocco della valle di Sementina. È sotto il titolo di S. Bernardino da Siena; ha una popolazione di 830 abitanti, e nel territorio vi sono tre oratori.

Il già monastero delle Agostiniane di S. Bernardino od Agostiniane di stretta osservanza, si vuole eretto intorno al 1450. Tutti però sbagliano, ed il monastero non fu fondato se non ottanta o novant’anni dopo. La chiesa del convento serviva anche per il villaggio.
Essa è tutta dipinta con rozze pitture dello scorcio del secolo XVI, con accenni alla maniera del Luini. Altri di questi dipinti si osservano nella sala del capitolo delle monache.
L’interno e l’esterno sono quasi completamente ammodernati; il nudo quadrilungo ad una navata è coperto da un soffitto orizzontale. Un arco acuto non profilato la separa dal duplice coro, il quale consiste in due quadrati (moderni?) l’uno dietro all’altro, dei quali quello ad occidente è il presbiterio (Sanctuarium) e quello, alquanto più elevato, ad oriente, era il coro delle monache. La facciata a ponente è nuda ed il portale oggidì esistente venne costrutto nel 1884. Quello antico era coperto da un architrave orizzontale, sul quale volgeva un timpano, ad arco acuto e non profilato, con dipinture.
Dietro l’altare, verso il coro delle monache, vedesi la predella d’un altare di legno inciso dell’epoca tardo-gotica, colle mezze figure, liberamente incise e dipinte alla moderna, di Cristo e degli Apostoli. Alla parete settentrionale del presbiterio è appoggiala la base, a due ripiani, dello scrigno colle statuette della Madonna in piedi e di due santi benedettini, senza attributi e s. Caterina e s. Barbara, esse pure dipinte alla moderna. Più in alto, nell’arco a scudo della calotta, quattro figure in bassorilievo che ornavano le parti interne delle ancone, che ora si trovano nella sala del capitolo, ossia, una Madonna, un santo benedettino con ai piedi un drago, s. Gerolamo e un santo francescano, senza attributi, (forse s. Bernardino da Siena).
Sul lato Sud della navata vi è un dipinto su vetro, dell’età tardo-gotica, probabilmente del principio del secolo XVI. La lastra rotonda e colorita presenta su fondo azzurro il Crocifisso tra Maria, Giovanni e due sante.
Nel sott’arco, tra la navata ed il coro, si osservano sette medaglioni coi busti dipinti dei Profeti; rozze pitture dello scorcio del secolo XVI. Anche i dipinti delle pareti presentano lo stesso carattere di dipendenza dalla scuola milanese: così la separazione di Cristo dalla madre, la lavanda dei piedi, la Cena sul lato settentrionale della navata ed i dipinti, forse contemporanei dei primi, sulla facciata Ovest esterna, che rappresentano Iddio padre, sulle nubi tra due angeli.
Le altre dipinture sono incorniciate da linee architettoniche, da fregi triglifi e da colonne toscane marmorizzate a colori variopinti. Sotto il comignolo vedesi l’Annunciazione, in un campo a guisa di fregio, che si allunga sopra la finestra, ed ai lati di questa s. Appolonia e s. Veronica. A sinistra, presso la porta, s. Bernardino da Siena, a destra, la figura vivace e ricca di movimento di s. Cristoforo, che occupa tutta l’altezza ed a sinistra presso il campanile, s. Pietro. La lunetta ad arco acuto del portale, che venne levata nel 1884, racchiudeva un dipinto in stile realista, rappresentante Cristo morto, sorretto da angeli.
La sala del capitolo, a settentrione del presbiterio, è coperta da soffitto orizzontale in assi, le lisce pareti sono ornate da pitture che tradiscono la stessa mano che eseguì quelle della navata: sul lato Sud, la Via al Calvario ad occidente, le stigmate di s. Francesco, poi s. Caterina, s. Michele, s. Apollonia ed a Nord l’Annunciazione.

oratorio di sab bernardoL’Oratorio di San Bernardo
In alto, sopra Monte Carasso, a sinistra del burrone della Sementina, sorge la cappella di S. Bernardo. Questo edificio, largo m. 5, lungo m. 15.10 consiste in un quadrilungo ad una navata, coperta da soffitto orizzontale, con un atrio ad armatura aperta che ne occupa tutta la larghezza, verso ponente: la porta dell’atrio presenta la data 1582. Sul coro, che è di origine più recente, si svolge una volta a crociera priva di costoloni. Nel lato meridionale sorge, dal mezzo della nave, una nuda abside, costrutta nel 1545 e larga m. 2.65. Più oltre, al confine tra il coro e la navata, sorge il campanile, edificio liscio in pietra cava, come la navata. Quest’ultima presenta nel lato Sud, una finestra, che mantenne la sua forma primitiva, con sfondo orizzontale e colla stretta fessura esterna coperta da un arco scemo: nel lato Nord non ve ne sono punto.
Sia il coro che il quadrilungo sono ornati da dipinti. Quelle del coro presentano, sotto la figura di s. Bernardo, la data 1607. Nelle calotte della volta a crociera sono raggruppate a due a due, intorno a Dio Padre, le figure degli Evangelisti e dei padri della Chiesa. Sulle pareti Nord e Sud sono dipinti i miracoli avvenuti sulla tomba di san Bernardo, e su quella orientale, la Crocifissione. Il fronte dell’arco di trionfo è ornato da una Annunciazione, nel sott’arco si vedono figure d’angeli ed al vertice, un Agnus Dei.
I dipinti sulle pareti della navata sono invece di stile tardo-gotico. Su quella settentrionale, sotto una Maria Egiziaca, si legge la seguente iscrizione minuscola: M . cccc . xxvij . die xxij . iunii . hoc . opus . factum . fuit…. (la continuazione è svanita), la quale data si riferisce senza dubbio alla maggior parte dei dipinti ancora esistenti. Essi sono ordinati sulla parete Nord in due serie sovrapposte l’una all’altra, di cui, quella inferiore, presenta i dipinti monocromi degli zoccoli, colle allegorie dei mesi; più in alto seguono, fino all’altezza del soffitto in assi, i variopinti quadri principali, che, principiando da oriente, danno dapprima una serie di figure di santi, poi l’adorazione dei Magi, quindi la esposizione particolareggiata ed infantile della Cena e finalmente le figure individuali di s. Bernardino da Siena e di un santo Vescovo senza attributi.
Sulla parete occidentale vi ha sopra la porta, il Salvatore nella tomba, e, più in basso, le figure individuali di alcuni santi, mentre altre simili figure ornano la metà verso occidente della parete Sud. Sul fronte dell’abside un artista più moderno dipinse s. Giorgio in lotta col drago. Anche le pitture nel semicerchio e sulla facciata occidentale sono più moderne: lassù, nella mezza cupola, la Madonna, più al basso, il martirio di s. Sebastiano, e tre scene della vita di s. Nicolao da Mira.
Il rimanente della parete meridionale è abbellito da una Madonna in trono, ed occupato dall’orribile martirio di s. Apolonia e da quattro figure individuali di santi. Sulla facciata che prospetta ponente, sopra la porta, dove si legge la data 1582 si vede il Salvatore in una gloria, più in alto Dio Padre su nubi, ai lati, s. Maurizio e s. Bernardo, santa Maddalena ed un santo Vescovo: tutte belle figure, delle quali la Maddalena s’avvicina alla maniera del Luini. All’esterno, presso la porta che conduce dal campanile alla chiesa, vi è dipinto in stile gotico un s. Cristoforo.

san bernardo di monte carassoSan Bernardo di Monte Carasso
La costruzione si presenta di chiara impostazione romanica, come altre costruite appena dopo l’anno Mille. Di pietra i muri ed il tetto “a capanna”.
La chiesa sorge su un ripiano che domina la pianura verso Bellinzona e sulla quale un balcone naturale apre la vista su uno splendido panorama.
In questa zona si trovano gli accessi sia al campanile sia alla navata, attraverso una piccola porta di legno posta sulla facciata esposta a sud, secondo la tradizione d’orientamento dell’epoca, quando possibile rispettata. Questa entrata non è però accessibile.
Già qui si hanno i primi sentori di cosa ci aspetta all’interno. Sopra la porticina, un affresco ci presenta la figura poderosa di San Cristoforo che, come sempre appare nella rappresentazione classica, si appoggia ad un lungo e nodoso bastone, miracolosamente fiorito dopo che ebbe traghettato sulle proprie spalle il Bambino, del quale peraltro il Santo ignorava la natura divina. Possiamo notare quanto siano accurate le sfumature del colore, sicuramente volte a ricreare un efficace effetto di plastica tridimensionalità, ma nel contempo quanto siano vaghe ed esagerate le proporzioni dei piedi; un fenomeno che potremo riscontrare anche in seguito negli altri dipinti.
Avviamoci ora verso il portone d’ingresso principale, che è posto sotto il portico sul fronte ovest.
Sotto il portico, protetto dal tetto a capriata, il visitatore viene accolto da un imponente affresco che riempie tutta la parte superiore del portone d’accesso.
Su 360 gradi si spazia in una sequenza pressoché ininterrotta di quadri affrescati con brillanti colori.
Procediamo a destra su questa parete che è completamente affrescata.
In un quadro è una interessante rappresentazione dell’Ultima Cena di Gesù con gli Apostoli. E’ facile la loro identificazione visto che ogni personaggio è accompagnato da un cartiglio che ne consente il riconoscimento, anche se la scrittura in caratteri gotici non sempre è di agevole lettura. La raffigurazione è una classica iconografia occidentale, nella quale prevale l’immagine del momento in cui nasce il rapporto tra Giuda e Gesù con la denuncia di quest’ultimo del tradimento imminente; per contrasto, la tradizione orientale viceversa predilige il momento della comunione. Tuttavia in questo caso comunque vi è un riferimento eucaristico nella presenza di un’ostia, o più semplicemente di un pezzetto di pane, tenuta nella mano sinistra del Cristo. La sua mano destra si rivolge verso una figura, cancellata dal degrado della pittura (o forse, chissà, da un’azione voluta) inginocchiata di fronte alla tavola. Verificando le diciture dei cartigli si scopre che sono 11 quelle degli apostoli e che tra queste manca proprio quella dell’Iscariota, il traditore Giuda, ed è quindi evidente che di lui si tratta. Parlando dei cartigli, mi ha incuriosito una particolarità alla quale non sono riuscito a dare giustificazione. Il cartiglio di Gesù sembra riportare la dizione “pristus”; la conferma che si tratta di una P si ha con la configurazione del carattere iniziale che è proprio identica a quella del vicino “petrus”. Mistero. E’ molto interessante come il pittore abbia voluto mostrare in dettaglio quanto compare sulla tavola: ciliegie, pani semplici e lavorati, stoviglie ed accessori, e gamberi che sembrano essere alla ricerca di una via di fuga.
La parete alla destra ci riporta verso l’ingresso della chiesa. Qui il lavoro di interpretazione si presenta di tutto riposo, per così dire; quasi sempre ad ogni immagine viene attribuito il suo “proprietario” ben evidenziato in un cartiglio che lo indica.
Il primo quadro raffigura quattro personaggi maschili. Partendo dalla sinistra, dapprima si identifica San Bernardo di Chiaravalle con l’abito bianco ed il bastone con il quale sottomette ai suoi piedi una creatura di diabolico aspetto. Lo segue San Nicola di Mira, in abito vescovile, tiene nelle mani tre sfere d’oro, simbolo delle tre borse di denari con le quali salvò tre fanciulle dal disonore al quale sarebbero state condotte dal loro stato miserevole. Al suo fianco Sant’Antonio abate, con la campanella sul bastone ed un porcellino ai piedi; ricordo simbolico dell’attività che veniva svolta dai suoi confratelli, che allevavano maiali lasciandoli liberi nei dintorni del monastero, ma con un campanellino al collo. Il quadro si conclude con San Francesco d’Assisi, che mostra le mani afflitte dalle stigmate, veste il rude saio e calza i sandali sui piedi nudi. Iconografie più che classiche.

Fonte: http://www.viagginellastoria.it/montecarasso/ultima.htm