TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, Polittico Madonna e Santi (Antonio abate), del Moranzone.

Polittico con sculture attribuito a Giacomo Moranzone (Venezia doc. 1412-1467/1469)
Madonna con Gesù bambino e i santi Barbara (?), Antonio abate, Nicola da Bari e Giovanni Evangelista, quarto decennio del XV secolo (1430-1440 circa)
legno intagliato, policromo, dorato; cm 125 (altezza)
provenienza: Avio, pieve vecchia di Santa Maria Assunta
Museo Diocesano Tridentino inv. 3071, 3072, 3073

Il polittico era posto ad ornamento dell’altar maggiore della Pieve di Avio – all’epoca appartenente alla diocesi di Verona – fin verso la fine del Cinquecento quando, in seguito all’intitolazione della chiesa all’Assunta, fu sostituito da una nuova immagine.
La tipologia di questo polittico, conservato in forma frammentaria, è quella riferibile alla produzione altaristica veronese. Tali altari erano costituiti da uno o due ordini di edicole: in genere quello principale recava al centro la Madonna in trono; quello soprastante una scena tratta dalla Passione. A differenza delle comunità di lingua tedesca, che preferivano per le proprie chiese gli altari a portelle (in tedesco Flügelaltar, “altare con le ali”), i fedeli trentini di lingua italiana commissionavano in genere ancone di questo tipo.
Il polittico è pervenuto privo di buona parte della cornice: si conservano soltanto le edicole laterali, mentre quella dello scomparto centrale è andata purtroppo perduta assieme alla predella, caratterizzata con tutta probabilità da uno zoccolo con motivi decorativi a traforo, e alla cimasa, articolata in un secondo ordine di edicole con al centro il tema del Crocifisso.
L’attribuzione all’intagliatore veneziano Giacomo Moranzone, attivo anche per la città di Verona intorno alla metà del Quattrocento, è stata avanzata di recente e si basa sulle somiglianze riscontrate con la statua di Sant’Antonio da Padova conservata nella chiesa dei Frari a Venezia, già inserita in una grandiosa ancona lignea commissionata all’intagliatore nel 1450.

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/attribuito-a-giacomo-moranzone

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, statua di sant’Antonio abate da Monte Velo-Arco

Secondo quarto del XV secolo
Scultore veronese (?)
Legno intagliato policromo
Provenienza : Monte Velo (Arco), eremo dei Santi Giacomo e Silvestro
Museo Diocesano Tridentino inventario numero 5504

La statua appartiene a un complesso liturgico dismesso in epoca imprecisata. Nonostante le ampie lacune, la raffinata qualità dell’intaglio riconduce alla cultura tardo gotica di ambito padano veneto della prima metà del Quattrocento, evidenziando affinità con i legni del polittico di Avio.

 

Info:
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18 – 38122 Trento – Tel. 0461/234419 – Fax. 0461/260133
e-mail: info@mdtn.it

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/scultore-veronese-000

Autore:
Marina Celegon

TRENTO. Museo Diocesano Tridentino, statua di sant’Antonio Abate, da Brentonico

2019-08 Trento (173) Museo diocesano Sant’Antonio Abate da Brentonico MODAttribuito ad Antonio Giolfino (Verona doc. 1480-1510)
Fine XV secolo. Legno intagliato, policromo.
Provenienza: Brentonico, chiesa dei Santi Pietro e Paolo
Museo Diocesano Tridentino inv. 2263

La statua fu commissionata dalla confraternita di Sant’Antonio di Brentonico per il proprio altare.
Il santo è rappresentato in cattedra, benedicente, vestito del saio monacale e con il viso incorniciato da una lunga barba che ricorda la sua condizione di asceta. La mitria allude invece il suo ruolo di abate, cioè di priore, capo e fondatore di comunità monastiche.
Antonio abate era invocato contro le epidemie di herpes, volgarmente noto come ‘fuoco di Sant’Antonio’ e contro le malattie della pelle. Nelle campagne e nelle zone rurali di montagna il santo era popolare per il suo speciale patronato sul bestiame e sugli animali da cortile.

2019-08 Trento (174) Museo diocesano Sant’Antonio Abate da Brentonico MOD

Info:
Museo Diocesano Tridentino
Piazza Duomo 18 – 38122 Trento – Tel. 0461/234419 – Fax. 0461/260133
e-mail: info@mdtn.it

Fonte:
https://www.museodiocesanotridentino.it/articoli/attribuito-ad-antonio-giolfino

Autore:
Celegon Marina

LIVO (CO). Chiesa di San Giacomo vecchia con immagini di sant’Antonio abate

La chiesa sorge isolata in un punto paesaggisticamente molto interessante, all’imbocco della Valle di Livo e con una splendida vista sul lago di Como. Posta oltre l’abitato in prossimità del cimitero, è documentata per la prima volta nel 1297, divenne parrocchiale nel 1446. A questo periodo risalgono la ristrutturazione con navata ad archi traversi ogivali dipinti a fasce bianche e nere, presbiterio rettangolare e abside semicircolare che faceva parte del più antico edificio e l’elegante campanile. Gli affreschi sono stati restaurati nel 2018.
LIVO facciataLa chiesa presenta un raffinato pronao, sulla cui volta a vele sono affrescate Storie della Genesi della seconda metà del Cinquecento, abbellisce la facciata a capanna, coronata da archetti ciechi in cotto.
All’interno, numerosi affreschi devozionali risalenti alla prima metà del Cinquecento, tranne qualche lacerto della fine del Quattrocento, raffigurano la Madonna, il Cristo, Dio Padre e i Santi della tradizione popolare. Furono commissionati da devoti di Livo, i cui nomi ancora in parte si leggono alla base di alcuni di essi.
Si possono distinguere tre principali fasi decorative. La prima, che vede l’intervento di Sebastiano da Piuro (1512), riguarda il presbiterio; la seconda, tra il secondo e il terzo decennio del Cinquecento, ha evidenti riferimenti al pittore comasco Giovanni Andrea de Magistris; la terza, collocabile tra il 1544 e il 1550, è influenzata dalla pittura di Gaudenzio Ferrari e Fermo Stella.
Gli affreschi dell’abside mostrano, nel catino, i quattro Evangelisti con la Vergine e san Giacomo intorno al Cristo in gloria e, nella fascia sottostante, i dodici Apostoli. Sull’arcone d’ingresso sono rappresentati Dio Padre benedicente e quattro Profeti entro oculi. Nel presbiterio, a sinistra, la Natività con san Rocco attribuibile ad Ambrogio Arcimboldi fu commissionata nel 1550 da Bernardo Comalini, Stefano Ragni e Giacomo Cossa; e da un committente di Vercana nel 1526 la vicina Madonna con il Bambino tra i santi Vincenzo e Stefano.

Sulla parete sinistra della navata è presente l’altare dedicato a sant’Antonio abate.

Nella chiesa vi sono parecchie raffigurazioni di sant’Antonio abate, sia da solo, sia facente parte di gruppi.

 

 

 

 

 

Nel secondo comparto è dipinto un finto altare con due trittici: il primo raffigura la Madonna tra san Giacomo e sant’Antonio (immagine in alto), il secondo la Madonna tra san Giacomo e san Sebastiano.

Nel terzo comparto è rappresentato San Giovanni con la coppa velenosa. Il San Rocco, al centro della parete sopra la porta laterale, fu commissionato da Domenico Barraia nel 1533, mentre non hanno data né committente la Santa Lucia, la Trinità, la Vergine col Bambino, i Santi Cosma e Damiano.
Sul pilastro dell’arco presbiteriale un Battesimo di Cristo della fine del Quattrocento sormonta un tabernacolo scolpito in pietra. A destra occupa il terzo comparto la cappellina di S. Rocco, che è affrescata con Storie del Santo ai lati di una nicchia contenente una statua lignea della Madonna col Bambino, la Vergine in gloria tra san Rocco e santa Caterina nel catino absidale e l’Annunciazione con Dio Padre sopra l’arco d’ingresso.
Nel secondo comparto di destra vi è la Vergine tra san Giovanni Battista e san Giacomo, datata 1517. Raffigurazioni della Vergine col Bambino e di altri Santi si trovano sui pilastri e sul primo comparto di destra, dove è presente anche una Crocifissione molto ridipinta, commissionata da Giovanni Mazzina nel 1549.
Sulla controfacciata è rappresentata la Vergine tra san Bernardino e sant’Antonio, datata 1544, in una cornice elaborata.

 

Fonte:
https://www.corrieredicomo.it/san-giacomo-vecchia-a-livo-capolavoro-ritrovato/

LIVO (TN), fraz Preghena. Chiesa di Sant’Antonio abate.

La chiesa di Sant’Antonio Abate a Preghena di Livo (TN) è attestata a partire dal 1384, anno in cui Giovanna fu Bonaventura da Bresimo menziona l’edificio nel proprio testamento.
Vi fu un ampliamento rinascimentale voluto dal pievano Biagio Aliprandini, su indicazioni del Principe-Vescovo di Cles nel 1531; successivamente fu ricostruita a causa di un incendio che aveva distrutto due terzi delle parti superiori nel 1692.
LIVO Preghena chiesa sANTONIOLa chiesa è stata poi ampliata nel 1957, abbattendo il fronte e la antica loggia interna gotico rinascimentale di stile clesiano, e per l’allungamento vennero demolite alcune case d’abitazione frontali alla facciata ovest.
L’interno è ad unica navata, con tre campate, la prima è la più recente e senza decorazioni, con una copertura a soffitto orizzontale, le altre due sono a crociera, una delle quali è dipinta con affreschi cinquecenteschi ed è aperta in una cappellina a nord.
L’abside si restringe rispetto alla navata ed è di forma poligonale con catino decorato da costoloni a nido d’ape. Su di una parete sono appese le 14 stazioni della Via Crucis eseguite intorno al 1768 dal pittore Mattia Lampi.
L’altare maggiore è stato costruito su disegno di A. Carneri, tra il 1642 ed il 1649, da Gian Domenico Bezzi di Cusiano intagliatore e scultore e dai doratori Filippi e Bondi di Livo. Il complesso ligneo si erge su due gradini di calcare rosso, sulla mensa sta un tabernacolo dorato a forma di tempietto con cariatidi e putti ai lati ed una cupoletta a padiglione circondata da una balaustra a colonnine.

La pala centrale è un dipinto ad olio datato 1644 opera di Andrea Carneri, raffigura Maria Vergine col Bambino su un nimbo di nuvole sopra una mezzaluna, incoronata da angeli; sotto sono in contemplazione sant’Antonio Abate e san Leonardo, sul fondo compare un paesaggio con tre colline.

All’interno è conservata una statua di sant’Antonio abate col bastone a Tau che regge due campanelle.

 

 

Sulla parete esterna destra, sopra il portalino sono affrescate, purtroppo molto frammentarie, le figure di tre Santi: due sono a sinistra della finestra e quello a destra di essa è identificabile come sant’Antonio abate perché ha un bastone a Tau e barba bianca.

 

 

Fonti:
https://www.comune.livo.tn.it/Territorio/Luoghi-e-punti-di-interesse/Chiese/Chiesa-di-S.-Antonio-a-Preghena

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=25664