BRENZONE DEL GARDA (VR), fraz. Assenza. Chiesa di San Nicola, con immagini di Sant’Antonio abate.

Ignote le origini della chiesa di S. Nicola in Assenza di Brenzone. Sicuramente esistente nel 1159, anno in cui viene citata da Papa Adriano IV tra le cappelle soggette alla pieve di S. Stefano in Malcesine.
brenzone_Assenza sNICOLA_piantinaNel corso del XIII e del XV sec. l’edificio romanico venne allungato, ampliato su lato del campanile e rinnovato nella facciata e nell’abside. La facciata venne ancora ristrutturata in età moderna con finestra e porta in stile neogotico. Dopo la metà del XV sec., la chiesa divenne cappella sussidiaria della Parrocchia di S. Giovanni in Brenzone, mentre dal 1797 (ad oggi) fu assegnata alla Parrocchia di S. Maria in Castel Brenzone.
Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna rivolta a occidente e torre campanaria addossata al fianco meridionale della chiesa. Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare con un restringimento sul lato meridionale verso il settore orientale, concluso con un ridotto presbiterio a fondale piatto e rialzato di due gradini.
Brenzone_Assenza_sNicola_esternoL’interno della chiesa, ritmato da arconi gotici trasversali in muratura, conserva lungo le pareti affreschi murali risalenti al XIII ed al XIV secolo. Il tetto della navata è a capriate scoperte, il coro è coperto da una doppia volta a crociera con vele gotiche.
Eseguito intorno alla fine del Duecento, perché situato al di sotto degli affreschi trecenteschi, è un frammento di Ultima Cena sulla parete di settentrione. L’opera è di buon livello e lo stile risente dell’arte bizantina; si leggono sopra le figure i nomi di Pietro, Filippo, Matteo, Bartolomeo.

Nel 1322, data che si legge presso la figura di san Michele all’inizio della parete settentrionale, in alto, la chiesa fu affrescata con diversi riquadri il cui stile richiama i modi del maestro Cicogna. Da ovest ad est: la Vergine della Misericordia, della quale è rimasto solo il volto e un lembo del mantello; le figure dei santi Michele e Giovanni Evangelista; san Martino e il mendicante; i santi Stefano, Zeno e Bartolomeo; di nuovo san Zeno; un riquadro con sant’Anna metterza, cioè con la Vergine e il Bambino; segue un frammento di Crocifissione. Ancora la figura di san Nicola coi suoi compagni i santi Benigno e Caro.

Vi è anche l’immagine di sant’Antonio abate, riconoscibile, oltre che per la scritta soprastante, anche per il grosso campanaccio che tiene in mano.

Sulla parete sud, dopo i restauri del 1998, sono tornati visibili, da est verso ovest: gli arcangeli Michele e Gabriele ; san Bartolomeo; santa Lucia.
Sul semipennacchio, infine, del secondo arcone un riquadro della fine del Quattrocento o inizio Cinquecento con le immagini della Vergine in trono con Bambino fra i santi Caterina d’Alessandria e Lorenzo.

 


 

 

 

Al centro della parete di fondo del presbiterio è posta la pala d’altare con cornice lignea raffigurante “La Vergine Maria con il Bambino e i Santi Nicola e Antonio abate”, quest’ultimo con bastone e campanaccio e con ai suoi piedi un grosso maiale dal pelo scuro e, inginocchiato, il committente, di cui è dipinto anche il motivo araldico della famiglia Ivani. L’opera risale ai primi del Cinquecento e sarebbe riferibile a Ermanno Rigozzi.

 

Info:
Piazza San Nicolò fraz. Assenza

Fonte:
https://www.slideshare.net/luigiperottiio/le-chiese-romaniche-di-brenzone-san-nicola-ad-assenza

BRENZONE SUL GARDA (VR), fraz. Biaza, Chiesa di Sant’Antonio abate

Nonostante una tradizione leggendaria la vorrebbe già esistente in epoca altomedievale come cappella castrense, non si conoscono con certezza le origini della chiesa di Sant’Antonio Abate in contrada Biaza. Poiché l’affresco con la raffigurazione di san Cristoforo sulla parete esterna sud è databile intorno alla seconda metà del Trecento o tutt’al più al primo Quattrocento, se ne può attestare comunque la presenza almeno a partire da quei secoli. La chiesa è nominata nel testamento di tale Giovanni del fu Benedetto da Brenzone, redatto il 9 aprile 1421, con il quale il testatore dispone d’essere sepolto nel cimitero contiguo alla chiesa.
La chiesa, e il cimitero, servivano le esigenze spirituali della gente di Biaza, infatti, in un atto di collocazione del 1° ottobre 1456 con il quale il vescovo veronese Ermolao Barbaro nominava rettore della parrocchiale di Brenzone don Stefano de Zebetus, viene espressamente definita “cappella dipendente della parrocchiale”.
In seguito venne beneficiata dalla nota famiglia Brenzone, che nel Cinquecento detenne su questa il diritto di giuspatronato, cioè il diritto di proporre la candidatura del suo cappellano, al mantenimento del quale s’impegnava. In particolare Paolo Brenzone del fu Delaido fa erigere all’interno della chiesa un monumento funebre, dove con testamento dell’8 ottobre 1503, ribadito il 27 settembre del 1505, dispone d’essere sepolto insieme alla moglie Laurezia.
L’edificio oggi esistente è sostanzialmente l’originale, edificato ancora secondo i criteri dell’architettura romanica: la facciata è orientata ad ovest, nonostante sporga su un dirupo, e così l’unico ingresso si apre sul lato sud; di fianco s’erge il campanile coevo, con ampie monofore a dar luce alla cella campanaria.

L’interno propone una tozza navata che conduce all’abside a pianta semicircolare e all’unico altare di fattura moderna, adornato da una pala del primo Ottocento raffigurante Sant’Antonio Abate in adorazione della Vergine.
Sulla parete di settentrione rimangono ampi frammenti delle pitture fatte eseguire tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento da Paolo Brenzone, il cui nome è tuttora leggibile insieme a quello della moglie, Laurezia, presumibilmente a decoro del monumento funebre ora andato perduto. Quanto visibile mostra il Motivo araldico della casa Brenzoni e una Teoria di devoti ai piedi della Vergine con il Bambino.
Restauri in anni recenti hanno rivelato la presenza di affreschi precedenti e di una scritta che riporta come anno di costruzione della chiesa il 1349.
Così è comparsa un’Ultima Cena, presumibilmente trecentesca, purtroppo mutila per caduta dell’intonaco della parte superiore sinistra. Sulla tavola, vino, pane gamberi e una rara raffigurazione di ciliegie.
Giuda è raffigurato dall’altro lato del tavolo a simboleggiare la sua estraneità e il tradimento; si vede il frammento della mano di Gesù che gli porge il pane, come narrato nel Vangelo di Giovanni.

 

Info:
Via Monte Baldo, 9

Fonti:
https://www.slideshare.net/luigiperottiio/le-chies-romaniche-di-brenzone-santantonio-a-biaza
https://www.comune.brenzone.vr.it/it/point-of-interest/chiesa-medievale-sant-antonio-abate

BRENZONE DEL GARDA (VR), fraz. Campo. Chiesa di San Pietro in vincoli, due affreschi con Sant’Antonio abate.

Di proprietà della parrocchia di San Giovanni Battista di Brenzone, alla fine delle case della contrada Campo, nella parte alta sul tratturo che conduce fino a Prada, sorge la chiesetta di San Pietro in Vincoli, testimonianza dell’importanza un tempo di questa località segnalata la prima volta nel 1023.
Brenzone_san_pietro_esternoIgnote le origini della chiesa, presumibilmente edificata tra XII e XIV secolo, tuttavia gli affreschi che ne decorano le pareti, eseguiti nel 1358 dal maestro Giorgio di Federico da Riva (figlio e fratello dei già noti Federico e Giacomo) come si legge presso il giro absidale ed in un cartiglio sulla parete sud, forniscono un preciso termine post-quem.
Brenzone Campo_interno posteriore (1)Verso la metà del XV sec. la chiesa di S. Giovanni in Brenzone venne svincolata dalla pieve di S. Stefano in Malcesine ed eretta in parrocchia autonoma. Contemporaneamente la cappella di S. Pietro in Vincoli in Campo divenne chiesa sussidiaria della neo-parrocchia di Brenzone. Nel 1806 la chiesa di S. Pietro in Vincoli fu avocata al regio demanio. I ripetuti tentativi di venderla all’asta non ebbero buon esito per mancanza di partecipanti. Dopo il 1825 fu restituita alle sue originarie funzioni ed aggregata alla parrocchia di Brenzone.
Chiesa_san_Pietro_in_Vincoli_(Brenzone_sul_Garda)_WIKIMEDIAEsternamente l’edificio, privo di campanile, presenta la facciata interamente rifatta nel Settecento, ma che comunque mantiene l’originale struttura a capanna orientata ad ovest caratteristica, insieme all’abside a pianta semicircolare, di un’architettura romanica “minore” che si perpetua pressoché immutata fino al Trecento e oltre.
Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare di ridotte dimensioni, con presbiterio rialzato di un gradino e absidiola emergente semicircolare. Muratura portante di pietrame misto composta da conci di pietra calcarea, ciottoli e mattoni in cotto legati con malta di calce. I paramenti murari esterni ed interni presentano un rivestimento ad intonaco. Copertura a due falde con struttura portante costituita da due capriate lignee a schema statico semplice con monaco centrale; orditura secondaria di tipo tradizionale composta da arcarecci e travetti con sovrapposto assito ligneo; manto in coppi di laterizio.
L’aula è illuminata da tre ampie finestre rettangolari presenti in facciata, e da un’apertura con imbotte strombato sul lato meridionale del presbiterio; una stretta monofora si apre in posizione decentrata nella parete absidale.
Il vano absidale è chiuso da una semicalotta sferica in muratura decorata verso l’intradosso con affreschi trecenteschi. La pavimentazione è realizzata in pianelle di cotto.
La struttura essenziale dell’edificio è impreziosita dal corredo pittorico che si stende sull’arcata e sul catino absidali e sulle pareti laterali. Gli affreschi, recentemente recuperati, sono opera del maestro Giorgio da Riva ed eseguiti nel 1358.
A partire dalla parete di settentrione, da ovest verso est sono raffigurati: il Cristo crocifisso fra la Vergine, l’apostolo Giovanni e i santi Bartolomeo e Zeno; la Vergine in trono, allattante il Bambino, fra i santi Bartolomeo, Lucia, Giovanni Battista e Caterina d’Alessandria. Inginocchiati devotamente i due committenti, Bartolomeo e Ingelterio.

Sui semipennacchi e sull’arcata absidali: san Giacomo Maggiore; l’Annunciazione, nella cui raffigurazione s’interpone, al vertice dell’arcata, il Cristo piagato che sporge dal sarcofago. A destra dell’Annunciata, in un riquadro, la figura di sant’Antonio Abate.
Nel catino absidale il Cristo pantocratore fra la Vergine, san Giovanni Battista e i simboli degli Evangelisti.
Lungo la parete sud, da est verso ovest, le figure di: Santo vescovo e Madonna con Bambino; Santo vescovo, san Pietro in cattedra, le sante Dorotea e Caterina d’Alessandria; la “Madonna della Misericordia” con santa Caterina d’Alessandria e Maria Maddalena.

 

Sant’Antonio Abate, dipinto sotto la predetta Madonna, verso la parete di ingresso a ovest, è l’immagine più bella fra quelle presenti nella chiesa, anche se deturpata da un quadretto appeso, vedi immagine in alto.

 

Fonte:
https://elenaedorlando.wordpress.com/2016/03/04/paesi-abbandonati-e-pittori-dimenticati/