SIENA. Pinacoteca Nazionale. Domenico Beccafumi, “Sant’Antonio abate che legge”, “Sant’Antonio abate”

Domenico di Pace, noto come Domenico Beccafumi (Montaperti, 1484 – Siena, 1551)

Catafalco per i defunti della Compagnia di Sant’Antonio Abate, 1538-1540.

Olio su tavola. Provenienza: Deposito dell’Arciconfraternità della Misericordia.

Sant’Antonio abate che legge, immagine a sinistra

Sant’Antonio abate, immagine a destra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Data compilazione scheda: 13 nov 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Bernardino Fungai, “Madonna col Bambino, Santa Maria Maddalena e Sant’Antonio Abate”

Tempera su tavola, 64 x 44 cm., di Bernardino Fungai (Siena, 1460-1516)

Cesare Brandi, nel Catalogo de La Regia Pinacoteca di Siena, antenato dell’attuale Pinacoteca Nazionale, ha evidenziato le influenze del fiorentino Lorenzo di Credi su Bernardino Fungai, particolarmente sentite in questa delicata Madonna col Bambino.

SAA fungaiAntonio abate, padre del monachesimo, con espressione seria, brandisce la “tau”, una sorta di stampella a forma di “T” che non lascia quasi mai. La somma di tutto ciò è un’immagine affascinante, adatta a servire come supporto visivo per sostenere la preghiera del credente, e per soddisfare il piacere dell’esperienza estetica di tutti gli altri.

 

Data compilazione scheda: 13 nov 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Pietro di Francesco degli Orioli, “Visitazione della Madonna a santa Elisabetta e i Santi Antonio Abate, Antonio da Padova, Giovanni Battista, Nicola di Bari, Tommaso d’Aquino, Leonardo”.

Tempera su tavola, 260 x 188 cm.di Pietro di Francesco degli Orioli (Siena, 1458-1496)
Iscrizioni (sullo stendardo avvolto intorno alla sottile croce di Jean Baptiste): “[ECCE AG] / NIUS DE /”
Provenienza: Chiesa di Santo Spirito, Siena.

La relazione di questo episodio nella vita di Maria non si trova altrove che nel testo di Luca. Là apprendiamo che Maria, ora incinta di Gesù dopo l Annunciazione appena avvenuta, e avendo appreso dall’Angelo che anche sua cugina Elisabetta aspettava un bambino nonostante la sua tarda età, andò a casa sua per lui. per fare una visita: “In quei giorni Maria partì e andò ansiosamente nella regione montuosa, in una città della Giudea. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.”
“ Ora ”  – continua Luca – “quando Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino ebbe un fremito in lei. Allora Elisabetta fu piena di Spirito Santo e gridò ad alta voce: “Benedetta sei tu fra tutte le donne, e il frutto del tuo seno è benedetto”.”
È proprio questo momento che l’opera rappresenta. Elisabetta prende la mano di Maria e la saluta. La sua bocca aperta ci dice che sta pronunciando le parole bibliche. E ancora una volta ammiriamo la precisione con cui il dipinto spiega le Scritture.

Sant’Antonio abate è raffigurato a sinistra, con saio chiaro, libro e un corto bastone.

 

Data inserimento scheda:  13 nov 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Girolamo di Domenico, “La Madonna col Bambino e i Santi Girolamo, Giovanni Battista, Paolo e Antonio abate”

Tempera su tavola, 89,5 x 62,5 cm. (cornice originale dipinta inclusa), di Girolamo di Domenico (documentato dal 1479 al 1513).
Lo scomparto principale rappresenta la scena, rarissima a Siena, del Cristo bambino portato in piedi dalla Madre su un parapetto. Questo si ritrova in uno strano atteggiamento. Tutto il suo corpo è sbilanciato. Cadrebbe se non beneficiasse dell’aiuto della Madre che lo sostiene delicatamente; il gesto è così delicato che sembra anche che Maria indichi la mascolinità del Bambino che la caduta del velo che gli cingeva i fianchi ha appena rivelato. Il Bambino fa un gesto di benedizione. Sarebbe in direzione di Jerome , a meno che non sia in direzione di un personaggio o di un altro gruppo che si trova fuori dal dipinto (?). Sul parapetto, un oggetto lì posto attira l’attenzione: è una campana.

Sullo sfondo, oltre a Jerome che abbiamo appena incontrato, riconosciamo Giovanni Battista e Paolo, entrambi sembrano attratti da uno spettacolo invisibile a  noi, e all’estrema destra, Antonio abate (è indubbiamente lui che ha posato sul bordo del parapetto la campana, che è uno dei suoi attributi iconografici) si contorce per cercare di vedere meglio la scena che si svolge alla sua destra.

La cornice è suddivisa in dodici scomparti, anch’essi dipinti, che rappresentano figure di Santi e di putti.

Data inserimento scheda: 1 nov 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,

SIENA. Pinacoteca Nazionale. Angelo Puccinelli, “San Michele in trono tra i Santi Antonio Abate e Giovanni Battista”.

Trittico su legno, 182 x 154 cm. di Angelo Puccinelli (documentato a Lucca e Siena tra il 1379 e il 1407), 1375 circa.
Iscrizioni (sul filatterio indossato da Jean Baptiste): “ECCE ANGNUS DEI ECCE QUI TOLLIS PEC… [1] ”
L’Arcangelo Michele, trono frontalmente al centro dell’altare, sedile senza schienale. Indossa il pettorale e la spada che lo designano a capo della milizia celeste degli angeli del Bene. Ai suoi piedi giace il mostro insanguinato, simbolo del Male, sul quale ha appena vinto la vittoria.
Alla sinistra di Michele, Antonio abate, vestito con l’abito scuro degli eremiti porta, come dovrebbe essere, la sua stampella a forma di Tau, la cui forma è talvolta assimilata a quella della Croce di Cristo, nonché, con la mano sinistra, il Libro delle Sacre Scritture e una campana.

 

Nel 1960 Pietro Longhi definì il trittico di Angelo Puccinelli “una delle dieci o quindici vette del Trecento. [4] “Non si può non rimanere colpiti dalla bellezza” sbalorditiva “dell’opera, che” ci viene offerta tanto dalla brillantezza dell’oro che si fonde con estrema finezza con i colori più ricamare insieme gli abiti e lo sfondo [su cui spiccano le] tre figure monumentali come statue […] emergenti in tutta la loro possente imponenza, a un dito di distanza dalle figurazioni che presto saranno quelle di Sassetta ancora più grande . [5] “E per concludere:” Giotto, grazie a Simone [Martini] e al Lorenzetti, ha raggiunto a Siena, grazie al capolavoro di Puccinelli, una nuova e rarissima vetta. “

 

 

NOTE

[1] “ Ecce Agnus Dei, ecce Qui tollit peccatum mundi. » Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 29). L’immagine dell’Agnello di Dio ha la sua origine nell’Antico Testamento e, soprattutto, nell’agnello pasquale degli Ebrei. Nella forma sopra, che appare nella narrazione del Vangelo secondo Giovanni, la formula, proclamata da Giovanni Battista durante il Battesimo, si applica a Gesù Cristo che è qui identificato come il Messia atteso secondo le profezie del Antico Testamento: lo designa esplicitamente nel suo ruolo di vittima sacrificale per la redenzione dei peccati dell’umanità.

[2] SCALINI, Mario e GUIDUCCI, Anna Maria (sotto la direzione di), Pittura di Siena, Ars narrandi nell’Europa gotica. C esposizione atalogo Cinisella Balsamo, Silvana Editoriale, 2014, p.52.

[3] Angelo Puccinelli: pittore lucchese (Lucca) dove è documentato tra il 1365/1380 e il 1407.  È documentato anche a Siena, dove è in ritardo sotto l’influenza di Lippo Memmi, nell’ultimo quarto del XIV secolo .

[4] LONGHI 1960. Citato da Pietro Torriti (TORRITI 1977, p. 222).

[5] TORRITI 1977, p. 222.

 

Data compilazione scheda: 9 ott 2018

Autore: Stefania Mendelssohn

Fonte: https://provincedesienne.com,