GRAVEDONA ED UNITI (Co). Oratorio di S. Michele, con statua di sant’Antonio abate

L’Oratorio sorge sul lato meridionale del complesso architettonico della chiesa parrocchiale di S. Vincenzo; vi si accede lateralmente da un portale lapideo posto sotto l’ala sud del portico antistante la chiesa; è stato costruito 1627 e si sviluppa con planimetria rettangolare suddivisa in tre ambienti: l’aula per le celebrazioni, un vano adibito un tempo a sacrestia e un ulteriore vano rettangolare al quale si accede solo dall’esterno, probabilmente, costruito successivamente.

L’oratorio è la sede della Confraternita del Santissimo Sacramento.
La statua lignea di Sant’Antonio, alta 170 cm, è di epoca seicentesca ed è stata restaurata nel 2019 da Aldo Broggi.
Il santo tiene nel palmo della mano destra il fuoco e nella mano sinistra il bastone episcopale.
Il fuoco ricorda l’attacco che il Santo subì da parte del diavolo, tanto che i suoi discepoli lo ritrovarono quasi morente, ricoperto da dolorose ustioni su tutto il corpo

Questo fu il motivo per il quale il Santo divenne protettore taumaturgico delle malattie esantematiche della cute, caratterizzate da manifestazioni molto dolorose, paragonabili al fuoco che brucia, tanto da essere etichettate “Fuoco di Sant’Antonio”.
Il maialino, che accompagnava la statua, è stato rubato.

 

Fruibilità: L’Oratorio è chiuso. Per visitarlo chiedere al Parroco.
Materiale illustrativo: per la foto si ringrazia Aldo Broggi e Pieralda Albonico.
Link: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00402/
Bibliografia:
– Pescarmona, D./ Rossi, M./ Rovetta, A., Alto Lario Occidentale, Como 1992
– Fecchio, L., Notizie storico-religiose di Gravedona, Como 1893
– Zecchinelli, M., Le tre Pievi: Gravedona Dongo Sorico, Menaggio 1995
– Albonico Comalini, P./ Conca Muschialli, G., Gravedona. Paese d’arte, Gravedona 2006
– Belloni, L. M., Il San Vincenzo di Gravedona, Como 1980
– Broggi Aldo, Il restauro della statua lignea di S. Antonio nell’oratorio di S. Michele di Gravedona, Altolariana N 10, anno 2020, pag 415

Data compilazione scheda: settembre 2021

Nome del rilevatore: Giorgio M Baratelli – gmbaratelli@yahoo.it

POLCENIGO (Pn). loc. Coltura, Santuario della Santissima, dipinto con Sant’Antonio abate.

La sorgente della Livenza alla Santissima è alimentata dalle acque che fuoriescono dalla roccia calcarea delle Prealpi Carniche. La quantità d’acqua è tale che il fiume diventa navigabile a pochi metri dalla fonte. Secondo la leggenda, per ricordare l’apparizione della Santissima Trinità all’Imperatore Teodosio (473) si costruì un capitello vicino alla sorgente. In poco tempo il luogo divenne meta di pellegrinaggi e riti legati alla fertilità.
A pochi metri dalla sorgente si erge la chiesa della Santissima Trinità, ricostruita e ingrandita nel XVI secolo. Un bel portico ad archi conduce direttamente all’interno del Santuario ove si possono ammirare notevoli opere d’arte tra le quali spicca l’altare ligneo raffigurante la Santissima Trinità di Domenico da Tolmezzo (1494), oltre ad affreschi e dipinti del XVI e XVII secolo.
Le prime notizie documentarie sulla chiesa alle sorgenti della Livenza risalgono al XIV secolo, ma l’edificio è forse più antico. Si è ipotizzato che sia sorto al posto di un antico tempio pagano, ma mancano per ora prove certe al riguardo.
Già nel 1400 il santuario era comunque oggetto di grande devozione e di pellegrinaggi per la fertilità e contro la siccità.
Nel 1588, per meglio disciplinare la moltitudine di fedeli e l’irregolare tenuta dei conti, furono chiamati da Veneziani frati francescani osservanti, che edificarono dietro la chiesa un convento, ora del tutto scomparso
I francescani, che rimasero fino al 1769 a gestire l’afflusso di devoti, riedificarono tra fine 1500 e inizi 1600 il santuario, che ancor oggi si presenta nelle fattezze tipicamente controriformistiche assunte in quel periodo: ampio portIco antistante l’ingresso, che ospitava i devoti durante la notte, portale sormontato dal tipico stemma francescano, aula unica di grandi dimensioni, vasto presbiterio rialzato e cripta sottostante.
Chiesa-della-Santissima-Trinita-loc-ColturaVi sono ospitate diverse opere d’arte di notevole rilievo, tra le quali domina senz’altro il monumentale e scenografico altar maggiore ligneo d’epoca seicentesca, forse dei Ghirlanduzzi di Ceneda, ricco di fregi e dorature, che racchiude una preziosa ancona lignea, scolpita e dipinta nel 1494 da Domenico da Tolmezzo, raffigurante la Santissima Trinità: opera grandiosa, fra le più alte del Tolmezzino, che per l’ occasione si cimentò anche nella pittura di quattro delicati Angeli adoranti all’interno della stessa edicola.
Alle pareti si notano vari affreschi di argomento religioso d’ignoti autori, risalenti a un periodo che va dalla fine del XVI secolo alla prima metà del XVII: fra tutti, un cenno meritano le figure di Mosè, di Davide e delle Sibille.
In alcune lunette del presbiterio sono raffigurati Episodi della vita di Gesù, mentre dietro l’altar maggiore si trovano un magnifico coro ligneo seicentesco decorato con l’aquila bicipite, della quale si fregiavano i conti di Polcenigo, e alcuni dipinti, alcuni monocromi e altri policromi.
Altri interessanti affreschi con soggetti religiosi (XVII sec.) ornano le pareti della vicina sacrestia, che conserva anche
alcuni ceppi ferrei, donati secondo la tradizione, dai conti Marzio e Gio Batta di Polcenigo, fatti prigionieri nel 1606 dai Turchi e poi liberati dopo il pagamento di un ingente riscatto.
Sempre nella sacrestia si trovano alcune curiose teste lignee, forse seicentesche, raffiguranti Gesù, le Tre Marie e personaggi in abito di foggia orientale, probabilmente parte di un antico gruppo scultoreo che costituiva un Compianto sul Cristo morto 0 qual cosa di simile, nonché un manichino, snodabile e vestito, di San Francesco e una serie di quadretti della Via Crucis settecenteschi.
Nei quattro altari laterali, tre lapidei e uno invece ligneo, trovano posto una pala di pittore veneto-friulano (fine XVI-inizi XVII sec.) con la Madonna col Bambino e i santi Barbara, Pietro e Paolo, un altare ligneo intagliato e dorato di San Francesco, pure del XVII sec., una statua lignea della Madonna Immacolata (detta però popolamente Madonna del Latte), forse settecentesca, alla quale accorrevano in passato le donne che non riuscivano ad allattare.
Nel primo altare a destra entrando è collocata una pala di autore sconosciuto, attribuito forse ad un pittore palmesco quale Matteo Ingoli, inizio 1600 che raffigura la Vergine in gloria tra i santi: Antonio abate, Francesco d’Assisi e Marco, con committente individuato in un signore di Polcenigo e Fanna (dipinto in ginocchio tra i santi) riemerso solamente durante i lavori di restauro (1978).

Orari di apertura:
Aperta la domenica e in occasione di celebrazioni
Telefono: +39 0434 74313 Parrocchia di Coltura
E-mail: cultura@com-polcenigo.regione.fvg.itborgocreativopolcenigo@gmail.com

Dr Giorgio M Baratelli. Il Fuoco di Sant’Antonio.

Il culto taumaturgico di Sant’Antonio Abate per la malattia del “fuoco sacro” ha origini nel XII secolo nel Delfinato francese, quando, nella piccola chiesa di La Motte-Saint Didier, vicino a Vienne, dove il santo era venerato, si assistette alla prodigiosa guarigione di alcune persone affette da quella patologia che pregavano sulla sua tomba…

Leggi tutto nell’allegato: Fuoco Sant Antonio 5 _1_

Autore: Dr Giorgio M Baratelli – gmbaratelli@yahoo.it

MOLTRASIO (CO), fraz. Vignola, loc. Vergonzago. Chiesa di Sant’Agata, con immagine di sant’Antonio abate

Indirizzo: Via Antonio Besana

L’edificio, nominato per la prima volta nel 1215, testimonia il culto locale della Santa, che ha origini più antiche, come ricorda un documento del 1197 in cui si attesta la presenza di un ente assistenziale a lei dedicato.
È certo che la chiesa abbia avuto due fasi costruttive, ancora leggibili nell’edificio attuale.
Moltrasio11 abside s ANTONIOAlla prima, cui va riferito anche il campanile, e a cui si deve l’odierna navata principale divisa in due campate con copertura a crociera e l’abside semicircolare, risalirebbe alla seconda metà dell’XI secolo, mentre è più difficile datare l’ampliamento che, comunque, non può allontanarsi di molto dal XIII- XIV secolo; a questa seconda fase si deve la navata meridionale e, probabilmente, anche la prima campata della navata maggiore, ottenuta forse chiudendo un originario portico.
Grazie al restauro del 2006 vennero alla luce, sulla volta a crociera della navata principale, alcuni resti degli affreschi medievali in cui si possono distinguere parti di un angelo e dei decori geometrici.
Moltrasio.SAgata, abside-foto ass promoltasioNell’abside della navata minore è riemerso un affresco raffigurante Cristo – o più probabilmente Dio Padre perché è raffigurato con la barba bianca – in mandorla tra i santi Rocco e Antonio abate, da riferire al XVI secolo e attribuibile a Giovanni Andrea De Magistris (notizie dal 1504 al 1529).
Sulla facciata a capanna la discrepanza delle fasi costruttive è evidente.
La parte più antica è caratterizzata da archetti ciechi che corrono lungo il sottotetto, completamente assenti nell’altra. In quest’ultima si scorge chiaramente un secondo ingresso tamponato, mentre il principale che è nella parte più antica, occupa quasi totalmente lo spazio di una precedente trifora ancora leggibile. Nel fianco meridionale, caratterizzato da possenti contrafforti, si aprono due finestre strombate sotto alle quali si riconoscono due archi, la cui funzione non è chiara.
Moltrasio.SAgata, abside-sANTONIO-particSul fianco opposto, rivolto verso la via Regina, sono visibili due affreschi: il primo, di grandi dimensioni, raffigura san Cristoforo ed è databile al xiii secolo; l’altro, racchiuso da tre archetti ciechi, è notevolmente rovinato e rappresenta il Martirio di s Agata.
Su questo fianco si innesta lo slanciato campanile, diviso in cinque ordini da archetti ciechi.

SANTA ANATOLIA DI NARCO (Pg). Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Caso, con immagine di sant’Antonio abate

chiesa-di-santa-maria-delle-grazie-caso-esterno7849r-1920-1024x683La Madonna delle Grazie di Caso è una chiesa devozionale cinquecentesca sorta intorno ad un sacello del secolo precedente dove è raffigurato un evento miracoloso avvenuto in tale luogo e cioè l’apparizione ad un bambino del paese della Vergine a cavallo.
L’esterno si presenta con ingresso su un fianco, la parete absidata di fondo si trova a valle, mentre quella a monte è affiancata in alto dall’ingresso di un piccolo eremo e da un campaniletto a vela con unica campana, che trovano posto in un soppalco a volta della navata principale.
Sul retro della chiesa, alla fine del secolo XIX, è stato costruito il cimitero locale in quanto le nuove leggi di polizia mortuaria volevano che le sepolture fossero state sistemate in un luogo distante dal centro abitato, ma vicino ad un luogo sacro della pietà popolare.
L’interno, a cui si discende con alcuni gradini da una porta laterale, si presenta a navata unica, coperta a capriata, pavimentata in cotto, con tre absidi nella parete di fondo, una delle quali ingloba l’antico sacello del secolo XV, completamente affrescato con gli episodi dell’apparizione.
Sia il resto delle absidi che le due pareti laterali sono state poi completamente ricoperte di affreschi votivi del secolo XVI, alcuni dei quali recentemente attribuiti al pittore Giovanni di Pietro detto lo Spagna e alla sua scuola, che aveva sede proprio nella vicina Spoleto.
chiesa-di-santa-maria-delle-grazie-CASo -internoGli ex voto, sotto cui spesso compare il nome dei vari personaggi che li hanno commissionati, raffigurano in modo particolare la Madonna col Bambino, i Santi Rocco e Sebastiano protettori contro le varie pestilenze che affliggevano la zona, San Girolamo protettore degli eremiti e dei penitenti, San Michele Arcangelo protettore per la salvezza delle anime e Sant’Antonio Abate protettore degli animali e di tutto il mondo contadino, oltre a Natività e Crocefissioni.
chiesa-di-santa-maria-delle-grazie-caso S.ANTONIOLa ricca decorazione pittorica sta a testimoniare la grande devozione verso questo luogo di culto che oltre che sul sito dell’apparizione si trovava in prossimità del castello di Caso e lungo un’antica strada un tempo molto frequentata, chiamata la Via del Ferro, che metteva in comunicazione la consolare Via Flaminia con la Valnerina e la montagna spoletina, dove si trovavano i giacimenti ed i luoghi della lavorazione del prezioso minerale.
Nella chiesa si svolge ancora oggi il rito del ricordo dell’apparizione avvenuto il 4 luglio.