CASTO (BS), frazione Auro. Santuario della Madonna della Neve, A. Bonvicino detto il Moretto “S. Antonio ab.”

Sant’Antonio abate è un dipinto a olio su tela (297 x 148 cm) di Alessandro Bonvicino detto il Moretto (1498 circa – 1554), databile al 1530-1534.

Rimane ignota la committenza, anche se, verosimilmente, fu la stessa comunità di Casto.
Il Santuario fu costruito a partire dal 1527 in seguito a un’apparizione mariana e la tela è databile proprio agli anni immediatamente successivi.
Nei secoli seguenti non si registrano trasferimenti o cessioni e ancora oggi l’opera si trova nel santuario di Auro, sul terzo altare destro.

Il critico Camillo Boselli (Il Moretto, 1498-1554, in “Commentari dell’Ateneo di Brescia per l’anno 1954 -Supplemento“, Brescia 1954) scrive:
«Il Sant’Antonio Abate del Santuario valsabbino è un vivido spiraglio in quelle che possono essere state le aspirazioni e le deviazioni del Moretto minore, cioè del Moretto libero di ubbidire non ai dettami della moda, mai ai suoi desideri momentanei. Il piacere per i gesti violenti, per delle masse solide che traggono il senso dello spazio che occupano non già dal loro pieno, ma dal loro movimento, una pittura seicentesca, se di Seicento è lecito parlare in Moretto. […] La vera pittura preseicentesca a Brescia è nel Sant’Antonio di Auro. […] La violenza della rappresentazione è dappertutto, nella energica ipotiposi del bacolo abbaziale, nel braccio rovesciato nello sforzo, in quell’ampio mantello che tende a divenire […] il protagonista di tutto l’insieme. A questa visione di forza ben si addice quel complesso piatto del bancale da cui avanza la figura del santo, costruito con un modellato solido e poderoso creato da un intenso chiaroscuro. Il contrasto fra il grigio argenteo, i rosa antichi […] da una parte e il chiaroscuro foppesco dall’altra bloccano questa figura in un qualche cosa di solido, mentre la sua configurazione lineare era la migliore per sciogliere del tutto le masse grazie alla forza centrifuga di cui è animata. Concezione lineare che può sembrare quindi sbilanciata e difettosa per le regole rinascimentali sia veneziane, sia bresciane, ma che può essere non solo assolta ma approvata in periodo seicentista. E al Seicento, al più puro e tipico Seicento, ci riconducono quel maialino che grugnisce sul ghiaccio abbagliato del gradino, qui piedi forzuti che s’intravvedono in primo piano, quel braccio e quel polso violentemente segnati. Solo la provincia, però, permette al Moretto in questo periodo un canto così spiegato e scoperto; quando egli deve dipingere per i cittadini, la sua pittura si raffina intellettualmente e diventa non più debole, ma più composta.»

 

Immagine e notizie da:
https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Antonio_Abate_(Moretto)

https://www.vallesabbianews.it/notizie-it/(Casto,Valsabbia)-Il-%C2%ABSant’Antonio-Abate%C2%BB-di-Auro-24151.html

Data compilazione scheda: 3/1/2022
Rilevatore: AC