FORLI’ (FC). Chiesa di Sant’Antonio abate in Ravaldino

Corso Diaz, 105
https://goo.gl/maps/R5itcZfLrnjwzuKx6

 

La prima pietra dell’edificio venne posta nel 1705 su iniziativa dall’ordine dei Carmelitani Scalzi di S. Teresa.
Nel 1798 divenne chiesa parrocchiale al posto della vicina Chiesa di Sant’Antonio Vecchio, oggi divenuta Sacrario dei Caduti. VEDI SCHEDA

Le fasi della realizzazione della chiesa sono state tre, con diversi architetti: la prima dal 1705 al 1732 ad opera di Carlo Cesare Scaletti; la seconda, dal 1732 al 1773 ad opera di Giuseppe Merenda, durante la quale fu costruito il corpo principale dell’edificio; la terza, dal 1773 al 1778, che vide realizzata la copertura e completamente rifatta la decorazione interna ad opera di Gaetano Stegani.
Il portale fu realizzato nel 1931 e disegnato dall’architetto Leonida Emilio Rosetti.

All’interno, il corpo principale ha pianta ottagonale e due altari.  La chiesa conserva una una statua di sant’Antonio abate.

 

 

 

 

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_in_Ravaldino

 

FORLI’ (FC). Ex chiesa di Sant’Antonio vecchio

Ora “Sacrario dei Caduti”, Corso Diaz, 95
https://goo.gl/maps/1nLucNDhdwMgHdKf9

 

La chiesa venne edificata nei primi anni del XII secolo per volontà dell’abate del monastero vallombrosiano di Fiumana come parrocchia. Quando il giurisdizionalismo napoleonico pretese di determinale e luoghi di culto necessari, il parroco abbandonò la chiesa e nel 1798 trasferì la sede parrocchiale nella vicina chiesa di Sant’Anna dei Carmelitani Scalzi (l’odierna chiesa di Sant’Antonio Abate in Ravaldino,  VEDI SCHEDA).
Da allora, il degrado del complesso fu vertiginoso. Divenne magazzino di foraggio, poi stalla per i reparti di cavalleria; nella seconda metà del XIX secolo fu adibita a sala da ballo col nome di “La Gran Bretagna”, durante la Prima guerra mondiale ospitò la caserma per militari convalescenti ed infine fu ridotta a bottega di alimentari, divisa in due piani. L’opera di recupero iniziò negli anni Trenta e proseguì negli anni Cinquanta a cura dell’architetto Luigi Corsini, quando venne adibita a Sacrario dei Caduti forlivesi, demolito l’edificio che era addossato e riportata alla luce l’elegante bifora centrale, le decorazioni in laterizio della facciata e i resti di due antichi affreschi. Nel 1956 nel Sacrario venne allestita una mostra dedicata alla Prima guerra mondiale e il 4 novembre 1958 ospitò un’altra manifestazione. Un secondo intervento che subì la chiesa avvenne nel 1960.
Nel 2008 fu inaugurato il Sacrario dei Caduti. Nel 2009, a seguito di un ulteriore restauro, la Chiesa è adibita a sala polivalente

Dell’antico impianto romanico presenta la facciata in laterizio con una bifora e i resti di due affreschi: quello inferiore di stile giottesco e quello superiore risalente all’inizio del XIII secolo che raffigura una Carità di ignoto maestro.
Gli affreschi che decoravano la facciata (Madonna con il Bambino e Sant’Antonio abate benedicente un fanciullo), distaccati nel 1997, sono visibili presso i Musei di San Domenico, VEDI SCHEDA

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Vecchio

FORLI’ (FC). Pinacoteca Civica, pala Ostoli con s. Antonio abate e frammento di affresco con il Santo

FORLI’ (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica. Piazza Guido da Montefeltro, 12

 

La Pinacoteca Civica ospita due opere con la figura di sant’Antonio abate.

Nella sala 7:  Glorificazione di sant’Antonio Abate in trono tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano, detta anche Pala Ostoli, pittura a tempera grassa su tavola, (154 x 174 cm), opera di Marco Palmezzano (1459 – 1539), eseguita nel 1496-1497.

Quest’opera vene eseguita per una cappella della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Forlì di iuspatronato degli Ostoli. Di questa famiglia forlivese faceva parte un Antonio che, come narra la “Cronaca Albertina“, beneficò largamente la chiesa e fu probabilmente il committente di questo dipinto, con il quale intendeva onorare il Santo suo omonimo (Viroli 1980).
Sant’Antonio abate tiene un libro nella mano sinistra (pagine sono rivolte verso l’esterno) e la destra rivolta verso l’alto, è in trono, entro una volta architettonica. Il testo dell’iscrizione sul libro è tratto dalla “Legenda Aurea“: sono le parole di lamento che pronuncia il Santo eremita quando viene tentato dal demonio.
La raffinatezza di esecuzione del  s. Sebastiano indusse il Venturi (1913) a ipotizzare che il pittore potesse essersi servito per questa figura di quel cartone del Melozzo con tale soggetto, che è ricordato nell’inventario degli oggetti dello studio di Ancona a lui appartenenti. Nella parte anteriore della base del trono, lo stemma della famiglia Ostoli è sormontato da un cartellino dipinto illusivamente che reca la firma del pittore: questa iscrizione fu ritenuta a lungo di Melozzo e dette origine alla falsa onomoastica di Marco Melozzo. A questo proposito il Grigioni (1956) scrive: «Ma poiché le notizie della “Cronaca Albertina” fanno ritenere che quest’opera sia del periodo 1496-97, cioè di almeno due anni posteriore alla morte di Melozzo, è evidente che a quella segnatura si deve dare un’altra interpretazione che è suggerita anche da quel “de”, che altrimenti sarebbe pleonastico, cioè “Marco di Melozzo” (si capisce che bisogna passare sopra alla sgrammaticatura), vale a dire “Marco scolaro di Melozzo”.» Il Grigioni, dal confronto con altre opere, ritiene convincente il biennio indicato come datazione della tavola.

 

Immagine e testo tratti da: http://www.cultura.comune.forli.fc.it/upload/cultura/gestionedocumentale/Sala07_n39_784_2250.jpg

https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=58059


 

Nella sala 2: frammento di affresco con sant’Antonio abate che benedice un fanciullo, pittore ignoto, ultimo quarto del XIII secolo. Il frammento, purtroppo molto lacunoso e poco leggibile, si trova sotto una Madonna col Bambino. Il frammento proviene dalla ex chiesa di Sant’Antonio vecchio a Forlì, VEDI SCHEDA

 

Link:
http://www.cultura.comune.forli.fc.it/upload/cultura/gestionedocumentale/Sala02_n1401_784_2129.jpg

 

Bibliografia
Grigioni C., Marco Palmezzano pittore forlivese nella vita nelle opere nell’arte, Fratelli Lega Editori, Faenza 1956, pp. 66-67, 316, 421-425
Venturi A., Storia dell’arte italiana. La pittura del Quattrocento. Parte II, Ulrico Hoepli, Milano 1913, VII, parte II, pp. 64, 70-73, 82
Viroli G., La Pinacoteca Civica di Forlì, Cassa di Risparmio di Forlì, Foprlì 1980, pp. 54-55

La fondazione della Pinacoteca Civica di Forlì avvenne ufficialmente nel 1838. I primi fondi furono costituiti da opere provenienti dalle spoliazioni napoleoniche di varie chiese cittadine. Ad esse si erano aggiunte donazioni di privati cittadini, come il conte Pietro Guarini, ed opere provenienti dal Palazzo Comunale.
L’apertura al pubblico si ebbe nel 1846; la sede era il Palazzo dei Signori della Missione, allora sede della Biblioteca comunale, a cui la pinacoteca era annessa.
Nel 1922, completato il trasferimento dell’ospedale dal Palazzo del Merenda alla nuova sede, progettata nel 1905 da Giovanni Tempioni e terminata nel 1912, ed eseguiti i necessari lavori, la pinacoteca lasciò la vecchia sede per trovare collocazione nel grande palazzo progettato da Giuseppe Merenda. Qui vennero anche trasferiti la biblioteca e gli altri musei civici nel frattempo fondati.
A partire dal 1996, gran parte delle opere della pinacoteca ha raggiunto la nuova sede, nell’ex convento dei Domenicani.