CASTELNUOVO PARANO (Fr). Chiesa di Sant’Antonio abate.
Strada Regionale 630
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La chiesa è situata fuori dal centro abitato di Castelnuovo, tanto che nelle fonti è altrimenti nota con l’appellativo “Ca(m)pestribus extra dictum castrum”.
Le sue origini risalgono alla seconda metà del XI sec. quando l’abate Desiderio costruì un “castellum” sul monte Peranus per impedire agli abitanti del castrum Fractarum (Ausonia) di arrecare danno all’abbazia. Il territorio di Castel Nuovo Parano e la chiesa rimasero sotto la giurisdizione del cenobio cassinese fino all’eversione dei beni feudali quando i possedimenti del monastero furono incamerati dal demanio regio. L’edificio è ancora adibito al culto ed è il risultato dell’ampliamento della chiesa primitiva.
La facciata si presenta squadrata, con un oculo sopra il portale e due coppie di monofore nella parte alta. 
Opere ad affresco sono presenti sulle pareti della nave maggiore e nelle tre absidi. Vanno distinte almeno due campagne pittoriche, la più antica assegnabile ai primi anni del Duecento, la seconda costituita prevalentemente da pannelli votivi con santi, riferibile al XIV secolo avanzato.
Secolo XIV (seconda metà): nella calotta absidale è raffigurato Cristo benedicente in gloria tra quattro figure angeliche.
Al secolo XIV risalgono le figure di: Santo vescovo, santo monaco, sant’ Antonio abate, san Giacomo. La preziosa veste e i calzari rossi di uno dei due arcangeli che nella composizione romanica erano a guardia del trono della Maiestas Domini, affiorano sotto la figura di sant’Antonio, a destra della finestra absidale appartengono allo strato più antico di affreschi che decorava l’abside.
Il ciclo decorativo del XIII secolo proseguiva sulle navate della chiesa con un santorale di carattere devozionale. La parete sinistra ha restituito un pannello con le figure dei due Santi, di uno dei quali oggi è distinguibile solo la parte inferiore della veste. L’immagine meglio conservata è del tutto analoga alle figure degli Apostoli dell’abside, con le quali condivide la tipologia del volto.
Nel pannello successivo, allontanandosi dall’abside, affiora la figura certamente appartenente ad una fase più tarda (XIV secolo), in cui si riconosce san Giacomo, anche questa volta in vesti da pellegrino con cappello a larghe falde dove è appesa la conchiglia di Compostela.
Gli affreschi della parete destra riprendono la decorazione absidale del XIII secolo con le immagini di un santo e di una santa, il primo a figura intera, la seconda a mezzo busto per la presenza di una nicchia nel tratto di muro sottostante.
Il passaggio verso la navatella destra, praticato in epoca tarda nel tratto successivo della parete, distrusse quasi completamente una composizione che non aveva forse un carattere esclusivamente iconico devozionale. Attualmente è possibile distinguere quattro piccole figure disposte in progressione una dietro l’altra, coperte da ampi mantelli, che sembrano levare le braccia verso l’alto, forse verso una figura centrale di cui ormai non rimane più nulla se non qualche labile traccia nella parte inferiore del riquadro, accanto allo stipite della porta.
Al di sopra dello stipite orizzontale della porta, si può ancora scorgere una testa virile frammentaria, di buona qualità pittorica, appartenuta un tempo ad una figura frontale di santo.
Il santo Monaco raffigurato nel primo pannello, oltre l’interruzione della porta, doveva appartenere allo stesso santorale della figura precedente. Sebbene gravemente deteriorata, la figura conserva parzialmente il volto scavato e rugoso incorniciato da barba e capelli canuti e la cocolla monacale che scende a coprire una veste bianca. I grandi occhi, marcati dal duplice tratto nero e rosso dalle palpebre e infossati nelle orbite scure, conferiscono al santo uno sguardo penetrante e un aspetto severo ed ascetico.
Al di là di una seconda interruzione del tessuto pittorico, è dipinta una terza figura di Santo ascrivibile sempre al ciclo pittorico più antico. La presenza delle catene che, rette dalla mano destra, scendono lungo il fianco, permettono di identificarla con san Leonardo che presenta un abbigliamento singolare, più militare che religioso, costituito da un manto rossastro appoggiato sulle spalle e ricadente per un lembo sul davanti e da una veste verde acqua stretta in vita e decorata da un pettorale gemmato e da polsi rabescati, decisamente modellata su esempi bizantini. La mano destra stringe le catene mentre la sinistra, velata dal manto, reca un prezioso libro con legatura dorata e gemme incastonate (vedi nota).
Segue un lungo pannello dipinto su uno strato pittorico tardo trecentesco, evidentemente sovrapposto alla decorazione precedente. Esso presenta Maria seduta in trono e avvolta in un manto rosso, che reca un cartiglio nella mano destra e sorregge con la sinistra il Bambino raffigurato in posizione frontale e stante. A sinistra è raffigurata santa Caterina; a destra della Madonna è dipinta la figura sbiadita di una santa molto probabilmente la Maddalena, in veste rossa e manto giallo, è circondata da un alone dorato, ciò che rimane, presumibilmente, dei lunghi capelli biondi che un tempo le scendevano lungo il corpo. A destra, separato da una cornice a filetto, la figura molto rovinata di sant’Antonio abate
(particolare del volto a sinistra).
Conclude la decorazione della parete una figura di Santo che per dimensioni si distingue da tutti gli altri, raggiungendo un’altezza di quali 3 metri. La monumentale figura, opera di buon livello qualitativo, è in posizione frontale e benedice con la mano destra, raffigurata in perfetto scorcio davanti al petto. Indossa una veste rossa stretta in vita, con maniche cilestrine bordate e un manto ricadente dalla spalla sinistra impreziosito da piccoli motivi di perline a gruppi di tre. La veste è definita da sottilissime lumeggiature bianche e l’incarnato del volto e della mano benedicente. È reso con uno straordinario effetto di sfumato e, al tempo stesso, di superficie levigata quasi fosse marmo. L’identificazione del santo rimane oscura.
Le absidi laterali sono affrescate con pitture databili al tardo Trecento, se non all’inizio del secolo successivo. L’abside della navatella sinistra è occupata da Cristo benedicente in trono tra la vergine e Giovanni Battista, entrambi raffigurate con le braccia incrociate sul petto in atteggiamento di preghiera; al di sopra di essi in un campo stellato è dipinto l’agnello con lo stendardo della Resurrezione
L’absidiola di destra mostra, entro una cornice a finto intarsio cosmatesco, la figura di san Lorenzo raffigurato ancora secondo la maniera bizantina, frontale e statico, in una preziosa dalmatica intessuta di gemme.
Di prezioso gusto tardo trecentesco sono i motivi decorativi della cornice, il cui utilizzo è assai diffuso nella pittura di ambito napoletano ancora nel Quattrocento.
La storia critica di questo ciclo di affreschi è assai scarsa, soprattutto a causa dello stato di rovina che per lungo tempo ha caratterizzato l’edificio e che all’interno, rendeva quasi impossibile la visione delle pitture. Il recente restauro e la scoperta degli affreschi absidali ha sollecitato l’interesse della critica, specie riguardo alla fase pittorica più antica. Del tutto inedito è invece il ciclo trecentesco.
“La prima notizia si deve a Pietro Toesca , che in una nota di due righe nel suo saggio sulla cattedrale di Anagni, definiva gli affreschi “quasi l’unica traccia” della scuola del pittore delle traslazioni (della cripta delle cattedrale di Anagni) e li datava intorno al 1200. Una citazione marginale di Gianclaudio Macchiarella, nel suo studio sulla cripta di Ausonia ne apprezzava le qualità proponendo per essi un’ esecuzione da parte di artisti greci odi “allievi locali” sicuramente educati in un diretto rapporto con il linguaggio tardocomneno diffusosi in Italia soprattutto grazie alle scuole dei mosaicisti attivi a Monreale. E’ solo di questi anni la prima indagine critica esclusivamente dedicata agli affreschi riportati alla luce nell’abside di Castelnuovo Parano. Valentino Pace individua, accanto agli agganci con la cultura figurativa tardocomnena, evidenti punti di contatto con una cultura bizantina legata ad altri episodi figurativi orientali come gli affreschi di Mileseva. Secondo lo studioso il caso di Castelnuovo Parano costituirebbe un caso isolato nell’area campana, collegandosi ad una generica “maniera greca italomeridionale che sostanzia la propria grecità non solo con scelte di “stile” ma anche … di immagine, e che per assurdo che possa sembrare, grecizza persino ciò che dovrebbe essere pienamente occidentale. Esemplare in tal senso il caso di san Leonardo, un santo di Limoges, che assume qui capigliatura e vesti orientate su quelle dei santi militari bizantini. La datazione proposta da Pace si discosta leggermente da quelle due avanzate precedentemente, scivolando al primo trentennio del XIII secolo”.
Nota:
Dioego Mammone ha individuato più precisamente quel personaggio che non può essere S. Leonardo in quanto non abate, bensì S. Deusdedit, rappresentato anche nella volta della chiesa di Montecassino.
Bibliografia:
Mammone Diego, La Chiesa di Sant’Antonio abate in Castelnuovo Parano e i suoi affreschi, in: “Terra dei Volsci – Annali del Museo Archeologico di Frosinone”, n° 2, 1999, pp. 173-94 (Parte delle immagini)
Mathis Paola, Castelnuovo Parano Chiesa di Sant’ Antonio Abate, schede estratte dal catalogo “Affreschi in Val Comino e nel Cassinate” a cura di Giulia Orofino, Edizioni dell’Università degli studi di Cassino, 2000
Alcune notizie tratte da:
https://www.ciociariaturismo.it/castelnuovo-parano-chiesa-di-san-antonio-abate/



