VOLTAGGIO (AL). Oratorio Sant’Antonio abate

Via Provinciale.
https://maps.app.goo.gl/Cib17n5rLdts8dMr6

L’oratorio, che era un tempo collocato fuori dal centro storico, all’estremo sud del paese, può può quasi sicuramente essere identificato con la cappella rurale menzionata nel 1582 da mons. Bossi: oratorium vicinum portae Vultaggi.

La chiesa non era in origine sede di Confraternita, ma l’estendersi dell’abitato comportò la costituzione nel 1695 della Confraternita di Santa Maria in Portico sotto il titolo di Sant’Antonio abate.
In precedenza l’edificio era stato sottoposto a lavori di rifacimento o di consolidamento, come testimonia la data 1629 incisa su un trave del tetto e recentemente riemersa a seguito della rimozione del vecchio tramato ligneo.

L’architettura della chiesa odierna, coerente nelle semplici linee a capanna e la facciata spoglia, con le tecniche edilizie rustiche dell’artigianato locale e con la semplice architettura degli oratori liguri, sembrerebbe quindi riferibile al terzo decennio del Seicento. Inconsueta è invece la singolare guglia che sovrasta il campanile che fa pensare a successivi interventi di restauro, probabilmente ottocenteschi.

 

L’interno ha una struttura compatta a navata unica con copertura a volta. Dal coro si accede, a destra, alla sacrestia. All’interno vengono conservate opere del ‘600 genovese come la statuetta lignea di S. Antonio attribuibile alla scuola del Maragliano.

Il Santo ha un libro nella mano sinistra e tiene un fuoco sul pollice destro.



Un Gonfalone seicentesco ha la particolarità di essere dipinto da entrambe le parti con lo stesso soggetto a specchio e raffigura il Santo, nella sua classica iconografia, con il maiale e il bastone a T e in alto la Vergine col Bambino tra angeli. Il gonfalone è dipinto a olio su seta damascata.

 

Una serie di dipinti seicenteschi adorna le pareti dell’oratorio, uno dei quali, la Pietà con San Giovanni Battista e San Francesco, attribuito a Domenico Fiasella (1589-1669); altri quattro dipinti con soggetti diversi sono genericamente attribuiti alla scuola genovese della prima metà del Seicento. Due Crocifissi processionali, uno di scuola maraglianesca del tardo Settecento, completano l’arredo dell’oratorio.

L’altare maggiore, in marmo di Carrara, degli inizi del secolo XVIII ha tarsie policrome e al centro un clipeo rappresenta una Tau sormontata da una fiamma.

 

A Voltaggio, quello di s. Antonio abate era uno dei quattro oratori presenti che nel 1773 il cartografo Matteo Vinzoni rappresentò nella planimetria del borgo ne “Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma”, e ne registrò la collocazione urbanistica: all’estremità Sud (fuori dalla cinta muraria)  l’Oratorio di Sant’Antonio abate; al centro è tuttora ubicato quello di S. Maria del Gonfalone; all’estremità Nord, erano presenti gli Oratori di San Sebastiano (sconsacrato dal 1962) e di San Giovanni Battista; quest’ultimo, dopo il 1870, fu demolito e ricostruito sempre a Nord ma presso la località San Nazaro.

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Il 17 gennaio, festa di S. Antonio era tradizione benedire gli animali che aiutavano l’uomo nel lavoro dei campi. Oggi vengono benedetti gli animali da compagnia, e la protezione del Santo viene estesa anche a moto ed auto. Nello stesso giorno si distribuiscono anche “sale e focaccette” benedette. Queste ultime vengono pressate in stampi di legno ottocenteschi e assumono una caratteristica forma rotonda sulla cui superficie restano impressi i simboli sacri.

 

Link:
https://www.archiviocasalis.it/localized-install/biblio/alessandria/voltaggio

Immagini da:
https://www.chiekete.eu/2025/09/26/oratori-voltaggio-santantonioabate/

NOVALESA (To). Casa degli Affreschi con immagine di s. Antonio abate.

La “Casa degli Affreschi”, recentemente acquisita e restaurata nel 2012 dal Comune di Novalesa, era una locanda medioevale con un doppio ambiente interno ben conservato. Probabilmente da identificare con la Locanda della Croce Bianca citata nei documenti a partire dal XIV secolo.
Presenta in facciata affreschi con gli stemmi delle regioni europee di provenienza degli avventori; riconoscibili stemmi sabaudi e dei principi d’Europa quali Inghilterra, Francia, Saluzzo, Bretagna, avevano probabilmente la funzione di offrire una garanzia di professionalità e mostrare la consuetudine ad ospitare personaggi di alto rango.
Era una tappa della Via Francigena alla base del Colle del Moncenisio. Internamente, la Casa presenta decorazioni geometriche a fresco con scritte lasciate dagli avventori (uno di origine polacca) nel corso del tempo.
Le pitture in facciata sono riconducibili a due momenti distinti tra il Trecento e tardo Quattrocento.

Su un angolo della facciata è comparsa anche l’immagine di S. Antonio abate, con viso corrucciato, che tiene con la mano sinistra bastone e campanella e con al destra un libro chiuso. L’affresco è attribuito al pittore che operò anche a San Giusto di Susa, un seguace di Jaquerio identificato col “Maestro della Lusernetta” che affrescò la locale Cappella di San Bernardino  e datato alla metà del Quattrocento.

 

Aperto nei sabati e domeniche estive, info al vicino Museo di Vita Montana
Indirizzo: Via Maestra, 43 – Novalesa TO

Immagini da:
https://www.facebook.com/photo?fbid=10215346372408717&set=pcb.10165192873271742

Link:
https://museonovalesa.org/la-casa-degli-affreschi/

Segnalazione di Valter Bonello

VOLPEDO (AL). Pieve di San Pietro, affresco con s. Antonio abate, XV secolo

Già citata in documenti del X secolo, la Pieve fu rimaneggiata nel XV secol; tale rifacimento ne ha ne ha mutate in buona parte le forme originarie, ma ne ha accresciuto l’interesse artistico arricchendola di pregevoli affreschi attribuiti alla scuola dei tortonesi Manfredino e Franceschino Boxilio (XV – inizio XVI secolo).

 

 

 

Sui pilastri vi sono molti affreschi devozionali con figure di Santi e tra essi anche sant’Antonio abate che indossa saio e mantello, ha la barba bianca biforcata e tiene la mano destra nel gesto di benedizione, con la sinistra regge un bastone con terminazione a “L” cui è appesa una campanella.

 

 

 

 

Per approfondire la Pieve e gli affreschi:
https://archeocarta.org/volpedo-al-pieve-di-san-pietro/

https://www.chieseromaniche.it/Schede/243-Volpedo-San-Pietro.htm

https://www.piemontego.it/monumenti/volpedo-al-pieve-romanica-di-san-pietro

TERDOBBIATE (NO). Oratorio di San Pietro con immagine di s. Antonio abate, fine XV secolo

L’Oratorio quattrocentesco è un piccolo edificio sito vicino alla chiesa parrocchiale; ha una struttura semplice a navata unica con tetto sostenuto da una struttura lignea e copertura in coppi, ma all’interno conserva pregevoli affreschi.

La parete di fondo, parte della parete sud e la controfacciata furono decorati tra il XV e il XVI secolo su commissione dei feudatari Da Trecate, che lasciarono negli affreschi il loro stemma, un leone rampante bianco in campo rosso. Stilisticamente affini alla bottega dei Cagnola, potrebbero però, secondo Giovanni Romano, essere opera del Maestro di Momo che caratterizza i propri personaggi attraverso volti torniti, marcati arrossamenti sulle gote e capelli gonfi con riga in mezzo. Si tratta di affreschi di diversa qualità, ricollegabili a mani e tempi di esecuzione diversi: sono di miglior fattura quelli della parete di fondo, per i quali si riscontra maggior cura nella scelta dei colori, nella realizzazione della volumetria dei corpi e nella raffigurazione dei personaggi.

Nella parete nord, a sinistra entrando, potrebbe esserci la figura di San Lorenzo, ma privo del volto, che indossa la dalmatica da diacono, regge un cesto di vimini con il pane, un libro e la palma del martirio. Successivamente la Madonna adorante il Bambino e Santa Margherita, alle loro spalle un paesaggio boschivo; in alto appare lo stemma della famiglia Da Trecate. Segue una Madonna in trono col Bambino e San Francesco, Sant’Agata e San Bernardo d’Aosta, anch’esso privo del volto.

Sulla parete di fondo, nella parte superiore del timpano, il Cristo in pietà e, ai lati, due angeli con gli strumenti di tortura della Passione. Nel registro inferiore la Madonna in trono con Bambino, al centro, e, da sinistra, San Giovanni Battista, San Rocco e San Pietro. A destra della Vergine, Sant’Antonio abate, San Sebastiano e un altro San Rocco; in alto tra le due ultime figure, lo stemma dei Da Trecate.
Sant’Antonio abate indossa saio e mantello; ha la mano destra alzata nel gesto di benedizione; tiene con la sinistra un alto bastone con terminazione a tau cui è appesa una campanella.

In controfacciata vi è una Madonna del Latte.
Sulla parete sud sono affrescati: San Francesco che riceve le stigmate, Cristo in pietà e la Visione di Sant’Eustachio.

 

Link e parte del testo da:
https://www.comune.terdobbiate.no.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/oratorio-di-san-pietro-30991-1-8b919004d7b5dff285d9efabc2e0862b

https://www.chieseromaniche.it/Schede/1524-Terdobbiate-San-Pietro.htm

Segnalazione di Valter Bonello.

Indirizzo: Via E. Porrino – Terdobbiate NO

BUJA (UD). Pieve di San Lorenzo sul Monte, con statua, tela e scultura di sant’Antonio abate

Gli scavi archeologici degli anni ’80, i cui risultati sono in parte ancora visibili all’interno dell’aula, hanno evidenziato sotto il pavimento cinquecentesco una successione di fasi edilizie che dal periodo romano si protrae fino al XIII secolo (quando, per l’appunto, fu eretta la fabbrica romanica).
Sembra che il luogo venisse occupato per la prima volta nella tarda età imperiale da un complesso produttivo-artigianale, comprendente una cisterna in muratura con volticina in cocciopesto ed un “focolare”. Queste strutture, situate presso il perimetrale sud della chiesa, erano servite da una stradina lastricata che correva con andamento NO-SE, seguendo il naturale pendio del terreno.
In un periodo di poco posteriore al primo impianto, il complesso, che certamente si estendeva oltre il perimetro della chiesa, fu ampliato verso est mediante la costruzione di un vano quadrangolare di incerte dimensioni, con pavimento in cocciopesto, delimitato da un muro in “opus incertum”; al suo esterno si impiantò una fornace, forse funzionale alla fusione di oggetti in bronzo.
La presenza all’interno del vano di una vasca di forma leggermente ellittica (68×80 cm), profonda circa 40 cm, con l’imboccatura rivestita da pietre, ha fatto ritenere che l’ambiente avesse assunto, in una fase di posteriore a quella originaria, la funzione di aula di culto, provvista di vasca battesimale.
Il nuovo edificio cultuale, largo quanto l’attuale ma più corto circa di 20 metri, era concluso a est da un’abside semicircolare.
Nella fase di maggiore espansione, nel XIV sec., il “castrum cum suis fortiliciis” si articolava in tre punti strategici, corrispondenti alle tre vette del Monte, collegati fra loro e racchiusi nel perimetro di un’unica cortina (“murus zironi”), ancora testimoniata da ampi tratti di mura, soprattutto sul versante nord, presso il borgo abitato.
Nel XIV sec. venne costruita la cappellina annessa alla chiesa, dedicata alla Vergine, coperta da una volta a botte tutta affrescata, forse da Valente di Valcone di Gemona nel 1328. Sono dipinti il gruppo dei 12 apostoli e 10 soggetti mariani che formano un ciclo completo e unico in Friuli della vita della Madonna.
Dopo il terremoto del 1511, nel 1518 fu ricostruita la chiesa e collocato il portale principale, come si legge sull’architrave; nel 1520 fu ultimato il campanile pentagonale, come risultava dalla data incisa sul cornicione della cella campanaria.

Fonte: http://www.ipac.regione.fvg.it

All’interno, a sinistra della porta maggiore si trova il nicchione destinato a contenere il portacatino battesimale. Sotto la prima arcata delle trabeazioni di sinistra è collocata la statua lignea di possenti dimensioni raffigurante la Trinità.
Sulla parete opposta è collocata la statua assisa di Sant’Antonio Abate privo dei consueti attributi. Le due figure lignee (popolarmente chiamate i Santons di Buje) sono opere del secolo XV, della scuola di Domenico da Tolmezzo.

Lungo la parete destra si ammira l’altare barocco marmoreo di proporzioni più ridotte di Sant’Antonio Abate, eretto dall’antica Confraternita di Sant’Antonio nel 1695. La pala, dipinta da ignoto autore secentesco, raffigura Sant’Antonio tra i santi Caterina e Paolo. Al centro del paliotto, dalle gradevoli ornamentazioni in marmi colorati, c’è una tarsia marmorea con l’effigie di Sant’Antonio Abate, in abiti monastici, con il saio e il bastone a T dell’eremita.

Fonte e immagini:
https://guidartefvg.it/elenco/la-pieve-di-san-lorenzo-monte-di-buja/