CERES (To), loc. Pian di Ceres. Cappella della peste con immagine di Sant’Antonio abate.

La cappelletta del Pian di Ceres è raggiungibile in mezz’oretta circa da Ceres, percorrendo a piedi il primo tratto del sentiero che conduce al pittoresco santuario di Santa Cristina. Essa è situata in pendenza, nel bosco, ma è ben visibile dal momento che è isolata rispetto al nucleo di baite presenti in tale regione.
É un edificio piuttosto piccolo, con pareti esterne intonacate con intonaco grezzo e con tetto a due falde in lose.
Sopra l’arco che descrive la facciata sono raffigurati motivi vegetali stilizzati, che riprendono in parte i motivi delle cornici degli affreschi interni.
Interno. L’edificio è costituito da una sola navata ed è coperto con volta a botte. Sulla volta sono rappresentati, sul fondo bianco, delle stelle, quattro spicchi di sole in corrispondenza dei quattro angoli, ed un sole al centro. Le pareti interne sono completamente affrescate.
Da qualche anno in una sera di inizio agosto si svolge un momento di preghiera unito ad un concerto di “musica nel bosco”.
La cappella è definita “cappella della Peste” dal momento che essa è stata costruita in epoca di pestilenza (pestilenza che colpisce le Valli di Lanzo nel 1575) per assistere alla messa, senza incorrere nel rischio del contagio.
Infatti tale cappella si trova nel bosco, fuori dal centro abitato, è aperta sul davanti ed è capace di contenere soltanto il sacerdote celebrante. I borghigiani assistevano alla messa sparpagliati sull’erba, fra gli alberi del bosco, per evitare qualsiasi contatto con le altre persone. In questi momenti la gente pregava con più intensa devozione, fiduciosa solo nell’intercessione della Madonna e dei Santi.
Nella cappella della Peste sono conservati pregevoli affreschi, opera di Giovanni Oldrado Perini (Perino) della Novalesa.
I dipinti rappresentano: sullo sfondo sopra l’altare la Vergine in trono che allatta il Bambino ed a lato un giovane vestito da paggio in atto di offrirle un libro, che si presume essere il figlio del committente (Pietro Castagneri).
Sulla parete sinistra sono raffigurati San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo. Sulla parete destra invece troviamo Santa Cristina, la Trinità (Dio Padre che regge il Cristo crocifisso, sul quale si posa la Colomba dello Spirito Santo) e Sant’Antonio Abate.
A sinistra della predella sulla quale poggia il trono della Vergine vi è un’iscrizione che attesta le realizzazione di tali affreschi nel 1577, da parte del Perini della Novalesa, per volontà di un certo Pietro Castagneri.
Essa riporta tali parole: «Hoc opus fecit fieri Petrus Castagnerius per manus Iohannis Odradi Perini de Noval. – 1577».
Tali affreschi sono oggi protetti da una cancellata in ferro, che chiude frontalmente la cappella.
All’inizio del Novecento questa cappelletta viene acquistata dalla Signorina Maria Ricca-Barberis col lodevole intento di curare la conservazione di questi dipinti (un restauro avvenne nel 1911).
Alcune notizie storiche sopra citate sono riportate sulla lapide collocata sotto l’affresco che raffigura la Vergine in trono.

[Cfr. P. MASSAGLIA, Chiese e cappelle in Val d’Ala. Comuni di Ceres, Ala di Stura, Balme. Schede d’inventario (Società Storica delle Valli di Lanzo – XCVII), Lanzo Torinese, 2006]

Info:
Comune di Ceres, piazza Municipio 12 Ceres (To) 10070 – tel. 012353316 fax- 012353501

E-mail:
anagrafe@comune.ceres.to.it

Data compilazione scheda: 03-02-2022

Nome rilevatori: Valter Bonello, Feliciano Della Mora

Galleria immagini:

PRIVERNO (Lt).Chiesa di Sant’Antonio abate con statua dedicata al santo.

La Chiesa di Sant’Antonio Abate, di stile romanico, è ubicata al di fuori delle mura cittadine nell’abitato di Priverno.
La sua costruzione fu cominciata durante il XIII sec. ma venne ultimata nel 400. Un’iscrizione posta sopra l’architrave riporta la data del 1336 e si riferisce ai lavori che diedero alla chiesa l’aspetto attuale.
Nel corso del XIV sec. accanto alla chiesa fu costruito un ospedale, tenuto dagli Antoniani, per la cura dei viandanti e dei pellegrini. Il loro stemma, la Tau, è ancora visibile dipinto su una delle pareti interne all’edificio.
La pianta della chiesa è a navata unica a due campate, e risente dell’influenza degli ordini mendicanti che avevano adottato, adeguandolo alle proprie esigenze, lo stile cistercense per la semplicità e la povertà della decorazione.
L’interno conserva l’antico arredo sacro: l’altare, la nicchia che lo sovrasta, il pulpito sono opera di maestri lapidei privernati (XIV sec.).
I dipinti, recentemente restaurati, sono di periodi differenti e sono databili dal XIV al XVI sec. Notevoli sono gli affreschi delle vele della volta, divise in otto sezioni, con scene della “Vergine in Gloria” e dei “Sacramenti”, opera di Pietro Coleberti (?) nel XV sec.
Sulla facciata della chiesa si trova una statua in marmo scolpito raffigurante Sant’Antonio abate.

Info:
Via Borgo Sant’Antonio, 31, 04015 Priverno LT

MILANO. Pinacoteca di Brera, “La tentazione di sant’Antonio abate”, di G.B. Tiepolo, 1724-25

Olio su tela di 40 x 47 cm
Opera di Giovanni Battista Tiepolo (1696–1770)
Inventario numero 5969
Esposta nella Sala XXXV
Secondo il Rizzi (1966) il dipinto avrebbe fatto parte della collezione Caiselli di Udine. L’opera giunse a Brera come dono del viennese Augusto Lederer al governo italiano nel 1929; appartiene alla produzione giovanile dell’artista, precedente gli impegni del pittore nel palazzo vescovile di Udine (1726).

 

La visione fantastica ripropone un paesaggio di pura invenzione, in cui il vecchio monaco Antonio cerca di farsi scudo con un gigantesco libro per allontanare la tentazione che un diavolo dalle ali di pipistrello gli presenta sotto forma di bellissima, giovane donna nuda. Il racconto biblico è trasfigurato dal pittore in un’allegoria delle stagioni della vita, conferendo alla scena un carattere quasi profano.

I toni dell’opera sono caldi e scuri. In alto a sinistra prevale un’atmosfera dominata all’arancione-rosso della nuvola, del corpo del demonio e delle ombre della giovane. In basso a destra invece il suolo è verde chiaro con luci giallo pallido. Nel cielo e nel paesaggio prevalgono toni in grigio-scuro e nero. I forti contrasti di luminosità creano un’atmosfera drammatica e cupa. La sagoma di sant’Antonio si staglia infatti netta contro il grigio chiaro della nuvola che in realtà è percepita come bianca. La figura della giovane è illuminata contro lo scuro del cielo e della pelle del demonio. L’illuminazione è fantastica. Lo spazio non è costruito mediante linee prospettiche ma attraverso alcuni elementi quali i tronchi a destra e le strutture nuvolose che congiungono terra e cielo

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://pinacotecabrera.org/collezione-online/opere/le-tentazioni-di-santantonio-abate/
https://www.analisidellopera.it/tiepolo-tentazioni-di-sant-antonio-abate/

Rilevatore: AC

BELGIO – ANVERSA. Museo Mayer van den Bergh, trittico del “Maestro delle figure di Santi” con s. Antonio abate, 1510-20

Olio su pannelli di legno di quercia. Il trittico con cornice misura 57,5 x 93,4; il solo dipinto con sant’Antonio è di 50,1 x 15,7 cm
L’ignoto pittore è anche denominato “Maestro della Leggenda di Maria Maddalena”, attivo dal 1480 al 1537.
Il trittico raffigura i Santi Cristoforo, Antonio e Gerolamo.
Inventario numero MMB.0024
Esposto nella Sala 4 del Museo

 

Questo trittico mostra un totale di cinque Santi: al centro san Cristoforo; a sinistra san Girolamo in meditazione e sul retro del pannello la figura di san Giovanni Battista; a destra vi è sant’Antonio abate con sant’Anna metterza sul retro.

Quest’opera ricorda molto Bosch, riporta alcune sue tipiche figurazioni ed è probabilmente una delle prime imitazioni. Invece non vi sono prototipi boschiani per i due uomini che guardano e la scimmia con il braciere: i due uomini potrebbero essere un’allusione a due filosofi “malvagi” che cercarono di distrarre Antonio dalla sua fede; il braciere della scimmia si riferisce probabilmente al fuoco di Antonio e l’animale rappresenta la fornicazione e l’impudicizia.
La donna nuda che fa il bagno e la sua compagna con le corna alludono alla leggenda della regina dei diavoli che un giorno andò vicino ad Antonio a fare il bagno con le sue belle seguaci, ma il Santo riuscì a resistere a questa tentazione.

Immagine da Wikimedia

Link:

https://museummayervandenbergh.be/nl/pagina/verzoeking-van-h-antonius#313.field_text.5

Rilevatore: AC

BELGIO – ANVERSA. Museo Mayer van den Bergh, “Paesaggio rupestre con la tentazione di sant’Antonio abate” di anonimo, 1600 circa

Olio su pannello di quercia, 33,1 x 46,6 cm
Inventario numero MMB.0090

L’enfasi qui è sul paesaggio fantasioso, che ospita un tema religioso, e non sulla scena religiosa stessa.
Antonio sta pregando inginocchiato e viene attaccato da vari mostri e donne/diavolesse cercano di sedurlo.

 

Link:
https://museummayervandenbergh.be/nl/pagina/verzoeking-van-h-antonius#313.field_text.5

Rilevatore: AC