Ranverso, festa di s. Antonio abate 2023

Domenica 22 gennaio 2023, si è tenuta la XV edizione della “Benedizione degli animali, dei prodotti della terra e dei mezzi agricoli” presso la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Buttigliera Alta – Rosta.

A questo link   https://youtu.be/p7nubI_iXaI
trovate un video realizzato nella circostanza da Umberto Ramello.

MISTERBIANCO (CT). Festa di sant’Antonio abate

Sant’Antonio abate, patrono di Misterbianco, è festeggiato con due eventi: la festa liturgica, ogni anno il 17 gennaio, con la benedizione del pane e degli animali, e la grande festa solenne celebrata con cadenza triennale la prima domenica di agosto. Gli ultimi festeggiamenti si sono svolti il 7-8-2022.

 

A Misterbianco, si ha testimonianza di una prima chiesa a lui dedicata in contrada “Sant’Antonio Raitu” (che significa “eremita”), in campagna.
Il culto si trasferisce in città nel XVII secolo, quando nella chiesa madre intitolata alla Madonna delle Grazie, fu dedicato un altare a Sant’Antonio abate (immagine a destra).
La piccola chiesa  campestre, scampata all’eruzione dell’Etna del 1669, divenne invece luogo di eremitaggio per laici, monaci e sacerdoti, ma oggi non esiste più.

 

Si ha notizia della festa locale fin dal 1695, invece, è nel 1750 che il santo è eletto patrono di Misterbianco ed è autorizzata la grande feste solenne. La tradizione dei grandi ceri votivi trasportati su “varette” processionali riccamente decorate, candelore, ha, anch’essa, origini antiche. Su un inventario del 1790 si trovano elencate otto “varette” così individuate: quella del clero e del magistrato, degli ortolani, dei maestri manganelloti, dei cordonari, due dei massari e due dei vigneri. Oggi vi sono solo quattro candelore, appartenenti alle corporazioni oggi identificate come: carrettieri e camionisti, vigneri, pastori e maestri.
Nell’anno in cui cade la grande feste di agosto, il relativo annuncio ufficiale viene dato dal parroco il occasione della festa liturgica del 17 gennaio, quindi iniziano i lunghi preparativi di cui si occupa un’apposita Commissione Centrale insieme ad altre otto commissioni di cui quattro fanno riferimento ai “partiti”(Sant’Orsola, San Nicolò, Madre Chiesa detta anche “dei mastri”, Sant’Angela Merici) cioè i quartieri in cui è suddivisa la città; le altre quattro si riferiscono ai cosiddetti Cerei, i raggruppamenti che rappresentano delle categorie di lavoratori che hanno il compito di preparare i grandi ceri votivi che accompagnano la processione. Questi alte strutture dai decori barocchi che rappresentano dei grandi ceri offerti al Santo; con il tempo, si è diffuso l’uso di grandi e alte strutture adatte a trascinare gli enormi ceri: dei veri e propri fercoli processionali noti come “varette”.
I festeggiamenti, che culminano la prima domenica di agosto, sono scanditi, in realtà, nelle cinque giornate precedenti con una serie di appuntamenti che hanno sia caratteri religiosi che folcloristici. A partire dalla mattina del venerdì precedente, i grandi ceri, sulle “varette”, fanno il giro della città. Il sabato, nella chiesa di San Nicolò, la reliquia viene esposta alla venerazione dei fedeli. Poi, la sera ha inizio la processione con il reliquiario; partecipano al solenne corteo le autorità civili e militari, le confraternite locali e i “partiti” con i rispettivi gonfaloni. L’itinerario della processione, per tradizione, si svolge lungo le vie San Giuseppe, Garibaldi, Matteotti e via Giordano Bruno, per concludersi, sul sagrato della Chiesa Madre, con la benedizione. Sulla via Matteotti, si dispongono le quattro grandi candelore che accompagnano da lì in poi la processione. Ai Quattro Canti, prima, del rientro in chiesa, si assiste alla caratteristica e tanta attesa “festa del fuoco”: un lungo spettacolo di fuochi d’artificio che tiene tutti con il naso in su per circa quattro ore.
La domenica la città si veglia già alle 7 del mattino con i colpi di cannone e il suono festoso delle campane. Quindi, hanno luogo due processioni con il simulacro del Santo, una la mattina, l’altra durante la sera. La statua è preceduta dai ceri; in alcuni punti, durante il percorso processionale, si assiste alla tradizionali cantate che i “partiti” dedicano al santo, mentre all’arrivo della processione ai Quattro Canti, si assiste ancora una volta allo spettacolo pirotecnico.

 

Link:
https://www.youtube.com/watch?v=XSoFIrslmdc

https://www.theworldofsicily.com/eventi-in-sicilia/festa-di-san-antonio-abate-misterbianco/

CELLELLONGO (AQ). I festeggiamenti per sant’Antonio abate

La Festa di Sant’Antonio abate è una complessa manifestazione rituale che coinvolge l’intera comunità di Cellelongo nella preparazione delle cuttore, termine con cui si indicano sia le grosse pentole di rame dove si mette a cuocere il granturco che, dopo sei-sette ore di bollitura diventa  i “ciceròcche” (il nome deriva dal latino cicer crocus, cece rosso), sia le case in cui sono allestiti all’interno di un grande camino decorato con l’immagine del Santo. Allestite da famiglie, associazioni, gruppi di amici, le cuttore (tradizionalmente in numero di nove) vengono accese con legna di ginepro al rintocco delle campane dei vespri del giorno 16 gennaio, dopo la recita di una classica orazione di carattere apotropaico volta ad ingraziarsi la benevolenza del Santo.
Nel locale della cuttura si svolge la festa per l’intera notte, si ospitano i pellegrini e le bande di suonatori che girano tutta la notte intonando i versi di una tipica canzone.
La sera la comunità si raduna nella piazza centrale del paese, da dove prende il via un folto corteo processionale – introdotto dai bambini con le torcette accese e dalla banda di fisarmoniche e percussioni, che esegue per tutta la durata del corteo un unico brano devozionale –, che visiterà una dopo l’altra le cuttore; dopo la benedizione del parroco, il vino, le panette (pane impastato con uova), i dolci sono distribuiti ai visitatori, che, oltre a gustarli, aiutano mescolando i cicerocche sul fuoco, in segno di devozione e di buon augurio alla casa.
I cicerocche la mattina seguente venivano poi offerti fuori la chiesa come cibo sacrale per gli animali.

Per tradizione all’alba del 17 gennaio dalle cuttore uscivano fanciulle vestite con gli abiti tradizionali di Collelongo, portando sulla testa la concarescagnata” ovvero addobbata e si dirigevano verso la chiesa madre dove sfilavano per decretare la conca meglio realizzata ed il vestito più bello. Non è molto chiara la nascita di questa tradizione; fra le ipotesi vi è quella che fosse un’occasione per far conoscere le ragazze in età da marito; il fatto che indossassero il vestito delle grandi occasioni e portassero sul capo una conca ricolma di confetti e dolciumi in qualche modo rimanda ai riti nuziali.

Nel giorno della sua festa liturgica, il 17 gennaio, si benedicono le stalle e si portano a benedire gli animali domestici.
La statua di s. Antonio, conservata nella chiesa parrocchiale, vedi scheda, viene ornata con arance.
Le prime attestazioni storiche relative al culto di Sant’Antonio abate a Collelongo risalgono allo scorcio del 1600,periodo in cui verosimilmente fu eretto l’Altare dedicato al Santo nella chiesa parrocchiale.

Da secoli e ancora oggi, si usa accendere il 17 gennaio i “falò di S. Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera. Il “torcione”, caratteristica unica di Collelongo, un tempo era ricavato da un unico esemplare di quercia che abili maestri d’ascia provvedevano a lavorare fino a fargli assumere la caratteristica forma.
Questo successivamente veniva “inzeppato” con “stangoni” ed altra legna, infine issato nelle piazze principali del paese e poi acceso .

 

Immagini e info da:
https://www.italybyevents.com/eventi/abruzzo/festa-santantonio-abate-collelongo/

http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/comunita-patrimoniali-ai-tempi-del-covid-la-rete-per-la-salvaguardia-delle-feste-di-santantonio-abate/

https://www.ilcapoluogo.it/2020/01/16/santantonio-accende-collelongo-la-forza-di-una-devozione-antica/

Arabella CIFANI, Franco MONETTI, La festa di Sant’Antonio abate del 17 gennaio 1532 alla Precettoria degli Antoniani di Ranverso (To). Nuovi documenti per il Polittico di Defendente Ferrari.

La vicenda umana ed artistica del grande pittore Defendente Ferrari da Chivasso (Torino), uno dei protagonisti del rinascimento italiano spesso ingiustamente trascurato dalla storiografia artistica nazionale ed internazionale, è purtroppo carente di documenti storici, aldilà naturalmente dei quadri firmati e datati.

Leggi tutto nell’allegato: Defendente Ferrari, il polittico di Ranverso