MESSINA, frazione Gesso. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio abate
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Le prime notizie documentarie riguardanti il villaggio di Gesso risalgono all’età normanna: intorno al  1063 Ruggero I di Sicilia, per ricordare la vittoria riportata in quelle zone sugli arabi, fece erigere in località Divieto e lungo il torrente Gallo, una chiesa e monastero dedicati a S. Gregorio Magno.
La chiesa madre della frazione è dedicata a S. Antonio abate e fu costruita a partire dal 17 Gennaio del 1612 come riportato su un blocco di uno dei cantonali del transetto, probabilmente su progetto dell’architetto gesuita Natale Masuccio; il cantiere doveva essere terminato intorno al 1623.
Nel 1968 sono stati eseguiti interventi di adeguamento liturgico del presbiterio; in particolare, è stato ricostruito l’altare coram populi riutilizzando un paliotto settecentesco in marmo policromo.
Nel 2014 fu eseguito un totale restauro della chiesa.

La facciata, introdotta da un’ampia scalinata, è improntata sostanzialmente ad un forte classicismo; il prospetto principale è a due ordini di cui il primo con due coppie di paraste di ordine dorico,  due della quali fungono da robusti cantonali ed altre due che si alternano alle tre porte del prospetto. Un’austera cornice introduce il secondo ordine con  al centro una finestra tra due paraste doriche; semplici pinnacoli ed oculi completano il disegno insieme ai portali, ornati dallo stemma civico, e  già improntati ad un sobrio gusto barocco. Sopra il portale, una finestra rettangolare con l’immagine di sant’Antonio.
Sul retro dell’edificio si eleva il campanile che conserva un orologio a contrappesi.

L’interno a croce latina è suddiviso in  tre navate che si concludono con un transetto, scandite da colonne in marmo rosso poste su alti plinti e sormontate da colonne doriche che si pongono in bicromia con la fastosa decorazione in stucco bianco; l’abside centrale, preceduta da un ampio transetto, ha forma quadrangolare mentre le laterali sono ridotte ad un altare a parete. La struttura ancora di robusto senso classico è riccamente ornata da fregi in stucco tardo barocchi che alternano motivi vegetali, putti e nella zona del transetto Santi entro nicchie.
Il soffitto a volta incannucciata è del 1911, dentro lo spazio delle vele si aprono una serie di finestre; questa copertura sostituisce il magnifico cassettonato in legno andato distrutto in seguito ad un incendio nel 1906 che recava al centro un’immagine di S. Antonio Abate di Catalano l’Antico. Dello stesso pittore si conserva nel primo altare a sinistra del transetto una Natività, firmata e datata 1600. Nello stesso incendio, in cui andarono perduti il coro ligneo del 1714 e la statua del Santo titolare sempre in legno, fortemente danneggiati anche gli affreschi del transetto opera del pittore messinese Giovanni Tuccari di cui rimangono tracce nell’altare a destra del transetto
Ultimati i lavori di restauro, la chiesa è stata arricchita con opere rilevate da altre chiese distrutte a seguito del sisma del 1908 o provenienti da chiese non più ufficiate. Tra le opere di maggior pregio si segnalano: – il pulpito in legno intagliato del sec. XVII; – due statue della Madonna del Soccorso, di cui una marmorea del sec. XVI attribuita a Giovanni Angelo Montorsoli e l’altra lignea del sec. XVIII di autore ignoto, provenienti dall’omonima chiesa, distrutta dal terremoto del 1908; – i paliotti in marmo policromo e in cuoio modellato, di epoca secentesca, provenienti dalla chiesa dell’Immacolata.
Tra le opere d’arte pittoriche e scultoree conservate: nel primo altare a destra del transetto un affresco raffigurante il Battesimo del Giordano di G. Tuccari con al centro il frammento di una tavola raffigurante il Battista del sec. XVI di scuola polidoresca. Attribuiti a Gaspare Camarda, allievo di Catalano l’Antico, il Trionfo della Croce secondo la visione di padre Angelo Fermo, forse proveniente dalla chiesa di Gesù e Maria, e la Madonna con S. Francesco ed un altro santo francescano, segue un S. Antonio di Padova del sec. XVII. Unica opera dell’importante pittore ibissoto Onofrio Gabrielli,  Gesù e  Maria con le Anime del Purgatorio, ispirato ai modi di Pietro da Cortona.

In sacrestia si conservano un quadro con S. Antonio abate firmato dal pittore messinese  Giovanni Tuccari (1667 – 1743) ed  un bellissimo armadio del sec. XVIII con un fastigio formato da una fantasiosa decorazione lignea traforata.
Una Presentazione al Tempio molto rovinata proveniente da S. Francesco di Paola orna il secondo altare di sinistra rispetto all’ingresso ed è seguita dalla Strage degli Innocenti firmata e datata Giuseppe Paladino 1770. Dietro l’altare maggiore paliotti in cuoio dipinto del secolo XVII raffiguranti l’Immacolata, la Crocifissione e la Natività. A lato del transetto l’altare del Crocifisso con un bellissimo paliotto intarsiato con al centro un’immagine della Pietà di Maria e tracce di un affresco raffigurante le Pie donne ai piedi della Croce attribuito a G. Tuccari, con Crocifisso ligneo degli inizi del secolo XVI.

La statua del santo patrono è posta sul lato sinistro del transetto ed è opera di Gregorio Zappalà, databile al 1907; la statua sarebbe posta dove, secondo la tradizione, avrebbe fin dall’origine segnato il luogo designato dal Santo per la sua chiesa. La leggenda narra che una nave si fermò nel porto e non riusciva a ripartire, si scaricarono tutte le mercanzie, tra cui una statua del Santo che fu portata e Gesso e posta in un delle chiese esistenti. La mattina seguente la nave riuscì a ripartire, ma la statua era sparita dalla chiesa e fu ritrovata presso un albero di fico in una zona del villaggio non ancora edificata. Gli abitanti decisero di costruire in quel luogo la chiesa e porre l’altare dove era l’albero.

 

A Gesso il Santo viene festeggiato il 17 gennaio e la seconda domenica di agosto, con processione.

 

Link:
https://www.messinaierieoggi.it/la-pagina-culturale/269-giuseppe-finocchio/611-la-chiesa-parrocchiale-di-s-antonio-abate-a-gesso.html

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/84880/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Gesso,_Messina

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Tuccari


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