RIETI. Chiesa e antico ospedale di Sant’Antonio abate

Via G. Vignola, 23
https://goo.gl/maps/zLnFBqRBuQoXkqEJ9

 

La chiesa si trova in prossimità dell’antico perimetro della cinta muraria romana, tra via Vignola, già via dell’Ospedale e via Tancredi, già via Sant’Antonio abate.
La fondazione dell’ospedale risale al 1337, allorché si insediò in città una comunità dell’ordine ospedaliero degli Antoniani di Vienne; il recente ritrovamento, in un’antica casa-torre vicina all’ospedale, di un antico affresco raffigurante s. Antonio abate, patrono dell’ordine, è una presumibile testimonianza del primitivo insediamento.
L’intero complesso nacque ai piedi della collina sulla quale si era andata sviluppando la Reate romana. I grandi blocchi delle mura romane sono tuttora visibili poiché formano la zoccolatura della chiesa sul lato orientale di via Tancredi, permettendo così che il piano di posa della facciata sia ridimensionato per la forte pendenza di via Vignola.
Intorno alla metà del XVI secolo, allorché gli Antoniani abbandonarono la città, la gestione dell’ospedale venne assunta dalla confraternita reatina del Ss.mo Sacramento, che si fece carico dell’ampliamento degli edifici e della ricostruzione della chiesa e il progetto fu commissionato a Jacopo Barozzi da Vignola nel luglio 1570.
Nel 1619 la Compagnia del Sacramento cedette il governo dell’ospedale e della chiesa all’Ordine Ospedaliero di s. Giovanni di Dio (c.d. Fatebenefratelli o, come li chiama Loreto Mattei nel suo Erario Reatino, i Bonfratelli); ad essi l’ospedale rimase affidato anche dopo l’Unità d’Italia, pur passando sotto l’amministrazione statale della Congregazione di Carità.
Nel 1901 si affiancarono ai frati, per poi sostituirli del tutto quando questi lasciarono Rieti nel 1904, le Figlie di San Camillo, la cui congregazione era stata da poco fondata da Giuseppina Vannini. La Madre Fondatrice (canonizzata nel 2019) fu presente a Rieti per seguire da vicino la neonata comunità reatina, ancora oggi operante nel nuovo Ospedale che ha preso il nome proprio dal Santo patrono dell’istituto religioso.
Nel 1937 l’ospedale passò alle dipendenze dell’Ente comunale di assistenza, e due anni dopo all’Ente comunale degli Istituti Riuniti di Ricovero. Nel 1972, dopo dieci anni di preparativi, si completò il trasferimento dell’ospedale nel nuovo complesso di Campoloniano, ma rimase traccia della sua vecchia collocazione nel nome della strada che collega il complesso edilizio a via Garibaldi: “via dell’Ospedale”.
Di conseguenza l’intero complesso fu chiuso e abbandonato in attesa di ricevere una nuova utilizzazione, e la stessa sorte toccò alla chiesa. Dopo tanti decenni, tuttavia, la nuova destinazione del complesso non è stata ancora individuata.
Il terremoto del 1997 provocò crepe e disconnessioni agli archi ed alle volte della chiesa, che nel 2003 fu dichiarata inagibile. Furono stanziati dei fondi per avviare degli interventi di consolidamento, che però non furono mai eseguiti per ragioni prevalentemente burocratiche (la legge, infatti, vietava di destinare i fondi del terremoto a società private, e proprio in quel periodo l’immobile era stato intestato alla Gepra, una società privata controllata dalla regione; per tale ragione l’intervento dovette essere definanziato).

Nonostante la sua indiscutibile importanza storica ed artistica, oggi la chiesa è pericolante e versa in uno stato di quasi totale abbandono e profondo degrado. All’interno sono visibili scritte e deturpazioni vandaliche, e si sono accumulati strati di guano dovuti ai piccioni che vi entrano dalle finestre rotte, che hanno rovinato il pavimento originale già avvallato e disconnesso in vari punti. Avendo ormai perso la sua funzione originale, la chiesa sta inevitabilmente scomparendo nella memoria degli stessi cittadini. Un tempo, infatti, essa ospitava l’annuale benedizione degli animali in occasione dei festeggiamenti per Sant’Antonio, che viene rievocata annualmente con la sfilata dei Cavalli infiocchettati.

Il recupero del complesso ex ospedale è stato parzialmente riavviato solo nel 2018, quando sono stati demoliti alcuni fabbricati pericolanti sul retro della chiesa, mentre nel 2019, grazie ad uno stanziamento della regione, sono stati effettuati i lavori per ripristinare la funzionalità degli infissi e in particolare il restauro del portone principale d’accesso, durante i quali è stata scoperta al suo interno una moneta giubilare di fine Seicento.
A giugno 2020 è iniziata una fase di diagnostica particolarmente complessa a causa dei problemi di avvallamento del pavimento della chiesa. L’apertura delle cripte ha portato alla luce molteplici resti scheletrici perché, evidentemente, la chiesa fu l’ossario dell’antico ospedale attiguo. Tale scoperta ha richiesto, non solo una lunga dilatazione dei tempi di lavoro, ma un intervento specialistico degli antropologi della Soprintendenza.
Ad agosto 2021 l’avvio dei lavori per il recupero della chiesa.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Rieti)

https://fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-s-antonio-abate-rieti?ldc

https://www.comune.rieti.it/article/21/08/parte-il-recupero-di-sant-antonio-abate-allestito-il-cantiere-rosati-l-esito-di-un

Data compilazione scheda: 7-2-2022
Rilevatore: AC


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