ROVIGO. Chiesa di Sant’Antonio abate detta di S. Domenico

Via X Luglio, 19
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La prima destinazione d’uso dell’edificio fu quella di ospedale, luogo di accoglienza e rifugio voluto dalla nobildonna Piacenza Casilini nel 1413, come attesta l’antica lapide murata in fondo alla parete destra.
Dopo un disastroso incendio l’ospedale fu fatto ricostruire nel 1505-16 da Giovanni, Marco e Marsilio Casilini con l’aggiunta di una piccola chiesa contenente due altari dedicati uno a S. Antonio abate e l’altro ai SS. Lucia, Sebastiano e Rocco.
Il complesso conservò la funzione di ospedale fino al 1543 quando fu ceduto ai Domenicani, provenienti dal convento di S. Agostino di Padova, che l’anno successivo, sempre con l’aiuto dei Casilini, iniziarono i lavori di adattamento. Prima del 1559 fu eretto l’altare della Madonna del rosario con relativa Confraternita, ai piedi del quale la famiglia Delaiti fece collocare la propria tomba.
Nel 1627 si ebbe un nuovo intervento di ristrutturazione del complesso e d’ingrandimento della chiesa col sostegno del nobile Andrea Redetti. Tra il 1641 e il 1644, fu abbellita realizzando il coro e una cappella simmetrica a quella del sepolcro dei Casalini, dedicata a S. Antonio abate. Nel 1687 fu eretto l’altare di S. Domenico e rifatto l’altare maggiore, mentre quello ligneo di S. Barbara, ormai cadente, fu ricostruito in marmo nel 1707 e prima del 1750 fu eretto quello della Circoncisione.
Nel 1767 la Repubblica di S. Marco decise di sopprimere i piccoli conventi ed incamerarne i beni, di conseguenza i Domenicani nel settembre 1770 lasciarono la città. Il convento incamerato dal Demanio fu acquistato dalle Terziarie Domenicane, che ne entrarono in possesso nel settembre 1771 e vi rimasero fino al 1810 quando, a seguito delle soppressioni napoleoniche, convento e chiesa furono nuovamente abbandonati.
Durante il governo Austriaco, grazie all’intervento di alcuni importanti cittadini e del vescovo mons. Molin, si ottenne la riapertura al culto della chiesa nel settembre 1815. Diversi anni dopo (1887) fu rifatta la copertura, sostenuta da capriate a vista, secondo il progetto dell’architetto R. Cattaneo. Del 1889 è la decorazione ad affresco del coro e delle cappelle ai lati dell’altare maggiore, realizzata dal prof. R. Cessi.
Divenne sede dell’Opera diocesana Adorazione Perpetua nel 1921.
Nel 1941-42 si ebbero: il rifacimento dell’altare maggiore, lo smembramento degli altari di S. Antonio e di S. Liberale, riutilizzandone parti per le porte di accesso alle nuove sacrestie, una nuova pavimentazione e il rivestimento in marmo delle pareti.
La statua di Sant’Antonio abate fu collocata in una nicchia scavata nella parete nord.

Il fronte lineare presenta due portali di accesso a tutto sesto, con stipiti e arco in pietra, uno dei quali sormontato da una nicchia con una statua raffigurante il busto di sant’Antonio realizzato nel XVII secolo e attribuito a Bernardo Falconi.
Sotto gronda corre una cornice a dentelli e mensole in cotto. Il fronte è forato da tre monofore a tutto sesto.

 

All’interno, in controfacciata un rosone collocato  sovrasta la nicchia che ospita la statua di s. Antonio abate in pietra bianca, opera di Bernardo Falcone realizzata nel XVII secolo.

 

Altare maggiore, rifatto nel 1943, adattandovi il preesistente ciborio che culmina con la statuetta del Cristo Risorto di Giovanni Fasolato. Le statue laterali di san Paolo e san Sebastiano, attribuite allo scultore svizzero Bernardo Falcone, provengono dal demolito altare di S. Antonio abate.

Altare del ss.mo nome di Gesù o della Circoncisione
. Secondo il Bartoli l’altare fu realizzato attorno al 1753 su disegno dell’architetto Angelo Franceschini. La pregevole decorazione scultorea è da attribuire allo scultore veneziano Antonio Gai, mentre la pala che raffigura la Circoncisione di Gesù, risalente al XVIII secolo, è del pittore muranese Giovanni Segala.
Altare della Beata Vergine del Rosario. La pala raffigura la Madonna col Bambino circondata dai committenti, donata nel 1563 da Pietro Paolo de Paoli. I quindici ovali con i Misteri del Rosario sono opera del lendinarese Antonio da Corle. Il tabernacolo è invece opera moderna.

Altare di San Domenico. Fu costruito nel 1687 grazie a un lascito di don Pietro Morosini rettore della frazione di Rovigo, Concadirame. La pala, che rappresenta S. Domenico e i maggiori Santi Domenicani, firmata dal dalmata Sebastiano De Vita, è datata 1770.

Altare di Santa Barbara. La statua della Santa è attribuita a Pietro Baratta nel Seicento.

 

 

Link:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=10988

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Rovigo)


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