VICENZA. Ex ospedale e chiese di Sant’Antonio abate
L’ospedale era una fondazione privata, sorta nei pressi del Duomo e istituita il 17 gennaio 1350, dopo la pandemia del 1348, per iniziativa di Alberto de Belanth / de Billant cavaliere tedesco e conestabile degli Scaligeri a Vicenza, cioè comandante delle milizie mercenarie e ufficiale militare. La fondazione, però, fu riconosciuta dal papa solo nel 1436.
Successivamente il fondatore coinvolse nell’amministrazione anche una fraglia di battuti, che si definiva come «fratalia batutorum hospitalis Sanctorum Anthonii, Ieorgii et Gotardi». Le prime notizie a riguardo risalgono al 1373 ed è possibile che questa confraternita provenisse da una scissione del sodalizio di San Marcello, già a capo di un ospedale, presso cui i membri della neonata confraternita di Sant’Antonio abate potevano aver maturato una buona esperienza circa la gestione di attività assistenziali.
Dopo il 1374 non si trovano più notizie sul conto di Alberto de Belanth. Dopo la morte del fondatore, i battuti esercitarono lo ius patronatus sull’ente, che divenne presto uno fra i principali ospedali di Vicenza, grazie al patrimonio di cui lo aveva dotato il fondatore e a numerosi altri lasciti testamentari.
Nel 1471 sindaci e gastaldi della confraternita furono autorizzati a predisporre un locale riscaldato nell’ex reparto femminile, per evitare che durante l’inverno i degenti morissero di freddo. Nel 1490 furono avviati lavori di rifacimento del dormitorio maschile, spostato a un piano superiore. Nel 1498 si decise un ulteriore ampliamento degli spazi riservati al ricovero dei poveri, altra categoria di persone assistita, oltre ai malati, adibendo nuovi dormitori nei piani superiori, ma anche un allargamento della cantina per il deposito del vino. Se la capienza degli ambienti ospedalieri non subì ulteriori variazioni, è probabile che il numero di persone ricoverate dopo l’ultimo ampliamento fosse destinato a non discostarsi troppo da quel tetto massimo di 56, tra degenti e servitori, indicato dall’amministrazione ospedaliera nel 1560, seppure ammettendo una certa flessibilità, che allude a una capienza massima superiore, confermata da altre notizie.
Già durante il Quattrocento l’organo di gestione dell’ospedale – detto la “banca” come nelle altre fraglie – divenne sempre più consapevole delle esigenze di cura dei malati, e nominò un medico, un cerusico e uno speziale stipendiati; nel Cinquecento, quello di sant’Antonio era ormai il primo e il più importante tra gli ospedali di Vicenza. Alla fine del secolo, però, sia la chiesa che l’ospedale avevano bisogno di notevoli riparazioni e gli interventi tampone non erano più sufficienti; i letti e gli arredi erano ridotti in uno stato tale da non poter quasi più essere adoperati. Durante il XVII secolo questa situazione peggiorò ancora, aggravata ulteriormente dagli eventi che colpirono città e contado, come le carestie e la peste del 1630. Nello stesso tempo le richieste aumentavano e dai 30-40 poveri si arrivò ad accoglierne fino a 100; la mortalità era altissima e non c’era neppure più spazio per le tumulazioni, che fino a quell’epoca avvenivano sotto al portico. Seguirono anni difficili e furono a più riprese effettuati nuovi interventi, ma sempre insufficienti. Le continue richieste di finanziamento da parte dei responsabili dell’ospedale crearono tensioni e conflitti con l’amministrazione comunale, provocando continui ricorsi davanti al senato veneziano; di conseguenza, dal 1738 l’ospedale perse la propria autonomia e, come tutti gli altri Luoghi Pii, fu assoggettato al controllo dei revisori comunali. La situazione economica però era così dissestata che cominciò a farsi strada il progetto della fusione e della concentrazione di tutti gli ospedali della città in un Ospedale Grande degli Infermi e dei Poveri, com’era avvenuto in quegli anni a Milano; nel novembre del 1772 il senato veneziano approvò tale fusione e gli ospedali – oltre a quello di Sant’Antonio anche quelli di San Lazzaro, dei santi Pietro e Paolo, dei santi Ambrogio e Bellino, di San Bovo e quelli della Pia Opera di Carità – furono trasferiti negli edifici dell’ex monastero di San Bartolomeo dove l’anno prima era stata soppressa la Congregazione dei Canonici Lateranensi.
Svuotato l’Ospedale di Sant’Antonio, il complesso degli edifici – comprese le due chiese – nel 1805 fu acquistato dalla Società del Casino Nuovo per i soci dell’alta borghesia; nel 1808 fu demolito e, al loro posto, fu costruito l’edificio in stile neoclassico ancora esistente, che inseguito fu acquisito dalla diocesi di Vicenza e al quale è stato dato il nome di “Palazzo delle Opere Sociali cattoliche”; sede di uffici diocesani e di associazioni cattoliche, viene utilizzato per mostre, conferenze, convegni e attività culturali.
I due oratori/chiese.
Alberto de Belanth volle creare, dopo l’ospedale, anche un oratorio, inaugurato il 17 gennaio 1361 − festa di sant’Antonio abate − con una messa solenne e consacrato dal vescovo Giovanni Sordi il 30 giugno 1364. Il luogo di culto affiancava la domus hospitalis e ne condivideva le dedicazioni alla Vergine, a sant’Antonio abate. a san Giorgio e a san Gottardo. Le facciate dell’ospedale e della sua chiesa si affacciavano verso la piazza del vescovado: l’oratorio confinava da un lato con l’ospedale, sul lato opposto costeggiava la via comune che separava il complesso ospedaliero dalla cattedrale, mentre sul retro era chiuso del campanile del duomo.
Da un lato dell’ospedale si trovava l’oratorio fondato da Alberto de Belanth, da quello opposto sorgeva il più modesto Oratorio di San Gottardo – in seguito detto di “Sant’Antonio Nuovo” per distinguerlo dalla chiesa più grande; probabilmente voluto dal de Belanth per una particolare devozione a questo Santo popolare nei paesi di lingua tedesca, ma sulle cui origini mancano informazioni certe: il primo documento che ne attesta l’esistenza risale al 1373. Di sicuro fu inglobato nel complesso di Sant’Antonio abate e qui l’amministrazione dell’ospedale commissionò alcune decorazioni sacre nel 1439-1441.
Statua di sant’Antonio proveniente dall’antica chiesa dell’ospedale di Sant’Antonio abate, oggi conservata all’interno dell’ospedale San Bortolo, Viale Ferdinando Rodolfi, 37 Vicenza.
Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_di_Sant%27Antonio_abate_%28Vicenza%29 1/3
Estratto_da_Bianchi_Ospedali.pdf




