CESENA (FC). Pinacoteca Comunale, dipinto con s. Antonio abate di A. Aleotti, 1510
Tempera su tavola di 208 x 170 cm, opera del 1510 di Antonio Aleotti (Argenta, doc. dal 1494 – Cesena, 1527) – raffigurante: “Madonna in trono col Bambino, Sant’Antonio abate e l’Arcangelo Michele”.
Fu voluta dai priori dell’ospedale di Sant’Antonio a Cesena, i quali incaricarono l’Aleotti dell’esecuzione fin dal 19 novembre 1506 chiedendogli di terminarla nello spazio di quattro mesi come risulta da documenti pubblicati da Grigioni (1911). Il dipinto fu invece consegnato alcuni anni dopo ed una quietanza porta la data del 16 aprile 1511.
L’iscrizione sul dipinto porta la data del 1510 : “ANTONIVS ARGENTINVS M.C.X.”
Dopo la chiusura della Chiesa dell’Ospedale fu abbandonata in un magazzino e utilizzata come copertura di una fossa da grano.
Nel XIX secolo il dipinto fu restaurato ed entrò a far parte della Pinacoteca, dove ora è collocato. La Vergine col Bambino è rappresentata al centro di un porticato dai forti connotati prospettici con volte e pilastri finemente decorati. Sul basamento del trono un’altra iscrizione riferita alla Madonna: REGINA CELI REVERENTER ADORA QVIS QS HANC SPECTAS.
In primo piano si trovano l’Arcangelo Michele nell’atto di trafiggere con la lancia il demonio.
Sulla destra, sant’Antonio inginocchiato tiene in mano un libro, mentre un demone lo afferra alle spalle. Accanto vi è un maialino, di cui si vede soltanto la testa.
“L’opera è stata approfonditamente analizzata dalla Roio (1987) che ha sottolineato l’insolita decorazione dei pilastri, con grottesche colorate su fondo dorato, e della base del trono, ove sono accomunate figure bizzarre. Nell’impiego di una simile architettura, riccamente ornata, vi nota l’influenza del pittore forlivese Marco Palmezzano, mentre le vesti metalliche e rigide dei Santi Michele e Antonio richiamano la cultura artistica ferrarese. Straordinaria la vivacità espressiva del diavoletto che infastidisce Sant’Antonio, il quale al posto della consueta foglia di fico presenta una maschera. Ciò potrebbe far pensare ad una meditazione sulle opere degli Zaganelli, ma anche dell’Aspertini e del Mazzolino. Pertanto la tavola dimostra un adeguamento dell’Aleotti alle formule del primo Cinquecento provenienti da vari ambienti culturali vicini (romagnoli, bolognesi, ferraresi).
La scelta compositiva di ambientare la scena in un porticato risulta felice perché l’azzurro terso del cielo, che s’intravede nella parte superiore della tavola, rende più sereno l’ambiente in cui si svolgono scontri tra le forze del bene e del male. Infatti in primo piano San Michele da una parte, Sant’Antonio dall’altra non adorano la Vergine come ci si aspetterebbe, ma sono alle prese con i demoni. La Madonna, in trono con il Bambino in braccio seduta su di un trono, è leggermente arretrata rispetto a queste figure, ma le domina perché posta su di un alto piedistallo da cui sembra vegliare la singolare tenzone. Domina il dipinto una gamma di colori freddi, pur spiccando il rosso della tunica della Vergine e del suo schienale, nonché il libro ed alcune parti dell’abito di Sant’Antonio. Il Viroli (1995) ritiene che in questo caso l’Aleotti emuli, un po’ stentatamente, il Palmezzano come indicherebbero lo schema compositivo nel rapporto tra figure, paesaggio e architetture, e l’ornato a grottesche. Testo tratto da: https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=58913
Link:
http://servizi.comune.cesena.fc.it/pinacoteca/opere/madonna_antonio_arc.htm
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A Cesena esistevano vari ospedali, tra essi quello intitolato a Sant’Antonio abate in funzione sin dal 1312.
Nel 1795 venne avviato il processo di unione tra gli ospedali di S. Antonio, S. Tobia e del SS. Crocifisso e quest’ultimo avrebbe assunto nel panorama cittadino la figura di ente ospedaliero principale.
Nel 1797 gli ammalati vennero trasferiti nell’ex convento di San Rocco, per poi essere accolti definitivamente nel 1811 nel ristrutturato ex convento di San Domenico, adibito a ospedale civile e militare.
Un nuovo ospedale fu iniziato nel 1908 e terminato nel 1911
Rilevatore: AC



