PIANELLA (PE). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate
Via Roma, 18
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Dopo l’arco dell’antica “porta” d’ingresso alla città, l’unica rimasta a Pianella delle mura medioevali, dopo il Palazzo De Caro del tardo Rinascimento, sorge la chiesa di Sant’Antonio abate, sede parrocchiale, restaurata dopo il terremoto 2009.
La chiesa è stata realizzata tra il 1400 e i primi del 1500, incorporando costruzioni esistenti, come testimonia la presenza dei resti di un portale sul muro perimetrale destro.
Una lapide riferisce che nel 1484 padre Adamo De Camplo era abate della chiesa, attestandone così l’esistenza.
Tra il XVII e il XVIII secolo fu riprogettato l’interno, che ha assunto l’attuale aspetto, arricchito da stucchi e decorazione di scuola barocca napoletana.
Nel 1933 vi fu una richiesta di contributi al Ministero dell’Interno per lavori; concessi dalla Prefettura di Pescara.
Dal 1943 la parrocchia di Sant’Antonio abate è retta dal Padri Carmelitani.
Il 25 giugno 1962 la parrocchia di San Leonardo fu trasferita in quella di Sant’Antonio abate.
Il campanile è stato rialzato nel 1967. Nel 1968 sono state fuse le tre campane ad Agnone, in sostituzione di quelle più antiche, ormai rotte.
Nel 1971 c’è stata una richiesta di finanziamento al Provveditorato delle Opere Pubbliche per lavori di: parziale demolizione della copertura e rifacimento con struttura in laterocemento a sostegno del manto di coppi; demolizione e ripresa delle murature perimetrali e portanti per l’inserimento di cordoli di coronamento in cemento armato.
Nel 1979 la chiesa fu ristrutturata liturgicamente e restaurata con interventi riguardanti l’interno e la tinteggiatura della facciata.
Nel 2006 è stato redatto un progetto di restauro della facciata.
Semplice facciata rinascimentale che si articola su due livelli orizzontali, separati da un cornicione modanato e in tre partiti verticali sull’intera altezza, separati da semplici paraste che poggiano su un basamento leggermente in aggetto. Al centro, al livello inferiore un semplice portale con timpano preceduto da quattro gradini, al livello superiore un finestrone rettangolare, come chiusura superiore il timpano.
Sulla destra, il campanile in laterizio, a base quadrata con i primi due livelli ciechi con le buche pontaie dell’antica muratura di laterizio a vista. Gli ultimi due livelli, delimitati da semplici cornici marcapiano, si aprono in bucature con archi a sesto ribassato, per l’alloggiamento delle campane.
Pianta a navata unica con due cappelle laterali per lato coperta con volta a botte lunettata che termina con uno spazio cupolato e, in corrispondenza del presbiterio, abside rettangolare con un coro ligneo di noce con riquadri ad intagli nella cornice. Sulla sinistra, una grande cappella laterale coperta con volta a crociera. L’ingresso è filtrato da un endonartece che lascia lo spazio per i nove gradini interni per raggiungere il piano della chiesa. Al di sopra, la cantoria con l’organo. Al di sotto del pavimento l’antica cripta dove erano sepolti i morti, ora non più accessibile.
Lo spazio interno, di chiara impostazione barocca, con elementi architettonici rilevanti in bianco sulle pareti rosa, è scandito da lesene con capitelli compositi, sulle quali corre una doppia trabeazione continua che segue l’articolazione planimetrica.
Gli altari delle cappelle laterali, di fattura differente, sono realizzati in prevalenza con finto marmo policromo, rilievi e stucchi, separate da lesene di ordine composito, probabilmente risalenti alla scuola napoletana di fine Settecento. Tutti gli altari presentano tele di artisti locali dello stesso periodo.
Dopo l’ingresso, a sinistra, il battistero a forma di tempietto sormontato da cupole e bassorilievo del Battesimo di Gesù, in finto marmo incassato in una nicchia. Segue l’altare del Cristo Morto in legno e la statua in gesso della Madonna dei Sette Dolori, entrambi di arte popolare (secolo XIX).
La pala sopra l’altare raffigura San Giuseppe col bastone fiorito e Angeli e Santi Vescovi gli fanno corona (sec. XVIII, autore ignoto). Il secondo altare è decorato dalla pala della Pentecoste, offerta alla chiesa dai locali nobili Conti Verrotti come testimoniano, ai lati delle colonne, gli stemmi gentilizi della famiglia con il cinghiale rampante. In questa opera si avverte lo stile del pittore Salvatore De Rocco, nato a Pianella verso la fine del 700 e morto all’Aquila nel 1836. Sopra la nicchia che contiene la statua del Sacro Cuore è posto il pulpito in finto marmo. 
Al di sopra dell’arco di accesso alla cappella di Santa Ciriaca, che conserva il suo corpo, vi è una pala di notevoli dimensioni raffigurante la Madonna Immacolata circondata da angeli tra sant’Antonio abate e san Giovanni da Capestrano, del secolo XVIII, di autore ignoto.
Sant’Antonio, a sinistra, ha nella mano destra il bastone a Tau, nella sinistra un libro con sopra il fuoco.





