BRESCIA. ex chiesa di Sant’Antonio di Vienne/abate, ora Cavallerizza

Via Chiappa, 15
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Chiesa e convento furono fondati nel 1445 dai canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne. Raffigurata in una cartina del 1764, foto in alto, indicata dal numero 38. Vedi NOTA 1
A partire dal Quattrocento, fu ricavato un ospizio per accogliere i pellegrini in città e per assistere i malati e i poveri. Nel 1537 l’istituto assistenziale venne associato all’ospedale Maggiore. Le strutture caddero progressivamente in rovina a causa del declino dell’Ordine, fin dal principio del secolo XVI risultano affidate in commenda. Nel 1568, vennero concesse ai padri Gesuiti che vi fondarono il collegio dei Nobili, attivo fino al 1822. Il convento fu poi ampliato e la chiesa arricchita di opere d’arte in parte andate distrutte durante l’incendio del 1669 e in parte vendute a collezionisti privati.

Nell’Ottocento gli edifici furono trasformati nella Cavallerizza, sede del maneggio pubblico della città, progettata nel 1845 dall’architetto Luigi Donegani.
La nuova facciata neoclassica fu arricchita da decorazioni che rimandano al mondo dell’equitazione.
L’interno, ad aula unica, presenta iscrizioni ed affreschi pertinenti alla chiesa primitiva, scoperti in occasione dei lavori per trasformare l’edificio in un’aula studio, funzione che mantenne fino al 2017.
Conclusi nel 2023 i restauri la grande sala è adibita a esposizioni e sala polifunzionale.

 

Tra le numerosissime opere che custodiva si sono conservati in “loco” solo alcuni affreschi della primitiva chiesa. Sono pregevoli e molto interessanti testimonianze soprattutto del primo Quattrocento, di cui erano pubblicati solo due affreschi staccati da Panazza. Su segnalazione di Alberto Zaina è stato pubblicato dal Mario Marubbi (in “intorno alle Mura. Brescia Medoevale” , la Natività, con ai lati i santi Antonio abate e Bartolomeo, entro una nicchia tardogotica, affresco datato 1426 e un altro affresco più tardo del 1486. Ma alla Cavallerizza vi sono anche altri frammenti, alcuni di notevole interesse ed altri affreschi tra il tardo Trecento e i primi decenni del Quattrocento.
Altri due affreschi sono conservati nella Pinacoteca Tosio Martinengo, vedi scheda.


NOTA 1. Immagine in alto da: Polati Andrea, Il ciclo bassanesco della Passione e i Gesuiti di Sant’Antonio abate di Brescia, In “ Annali di Storia Bresciana”, 4, 2016, pp. 225-44. Cartina a p 228, tratta da: Domenico Carboni, Veduta di Brescia, Brescia 1764, 65,5 x 142 cm. BQBs, Cart. i.1 (particolare della chiesa di Sant’Antonio abate, segnata con il numero 38)


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