ROMA. Chiesa di Santo Stefano del Cacco, affresco con s. Antonio abate, inizi XVII secolo
In origine il nome era Santo Stefano de pinea, dalla pigna di epoca romana ritrovata nella zona, che dà il nome al rione e che è conservata nella Città del Vaticano. Popolarmente invece l’appellativo del cacco viene da una storpiatura di macaco, dal simulacro di un cinocefalo egiziano che si trovava dinanzi alla porta della chiesa, in cui i romani vedevano la testa di una scimmia (invece della testa di cane, con cui era raffigurato il dio egizio Anubis). Situata nella via omonima.
L’origine della chiesa è fatta risalire al IX secolo. Risalgono al XII secolo il campanile, inglobato ora nel monastero accanto, e l’abside. Papa Pio IV la concesse ai Padri Silvestrini nel 1563. La chiesa fu sottoposta a restauri dagli stessi Padri nel 1607, e poi nel Settecento e nell’Ottocento.
L’interno si presenta a tre navate (tipo basilicale). Conserva un affresco di Perin del Vaga raffigurante Cristo in pietà, e nell’abside il Martirio di santo Stefano.
Un affresco di 260 x 160 cm, situato nella navata sinistra, sulla parete di fondo dietro un Crocifisso, raffigura i “Santi Lorenzo e Silvestro (a sinistra) e Antonio abate”.
Citato negli atti della visita apostolica del 1627 e già attribuito al Pomarancio (Strinati, 1979) è più probabile sia opera di Cristoforo Casolani (1582 circa – 1622 circa), allievo del Pomarancio, che nel 1607 affrescò l’abside della chiesa.
Sant’Antonio, a destra, nella mano sinistra tiene bastone cui è appeso un campanello e un libro nella destra.
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200199749B



