CASTELVECCANA (VA), frazione Nasca. Chiesa di Sant’Antonio abate sul Monte
Il Comune di Castelveccana fu creato nel 1928 dall’unione dell’antico comune di Veccana e di quello di Castello Valtravaglia.
La chiesa si trova in località Sant’Antonio, sul versante nord del monte Nudo. Il sito offre una vista panoramica sul Lago Maggiore.
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La chiesetta sorse forse nella prima metà del secolo XI, in corrispondenza degli alpeggi di Veccana a servizio dei pastori, che portavano le mandrie ai “monti” o agli “alpi”, e dei falciatori, che “segavano” l’erba e curavano il trasporto del fieno a valle. La posizione, inoltre, era strategica per il controllo di un passo, ampiamente praticato per i transiti tra il lago
Maggiore e la Valcuvia, e sul confine spirituale tra l’ambito ambrosiano (il versante del lago Maggiore) e quello della diocesi di Como (Valcuvia). Probabile, quindi, una fondazione signorile, come sembra documentato anche dalle più antiche attestazioni disponibili nelle quali chiesa e prati della località sono indicati come “de Signorio” o “de’ Signori”. Questa prima chiesa è tutt’ora riconoscibile nell’organismo architettonico attuale e corrisponde alle due campate mediane della navata unica; persa, invece, l’originaria abside semicircolare.
Attorno alla metà del XII secolo, S. Antonio sul Monte fu sottoposto ad un primo ampliamento: demolita parte della facciata e ricavato, nello spessore delle murature, un arco trasverso, la chiesa fu prolungata di una campata sino a raggiungere la dimensione attuale. Le cospicue rendite della chiesa, progressivamente rivendicate dal comune di Veccana, consentirono di mantenere sia un custode, sia un “monaco” o “converso” la cui residenza, nella località, è attestata già da ordinamenti statuari della fine del XIII secolo. La chiesetta fu officiata dai frati Serviti che avevano il loro convento maggiore ad Azzio in Valcuvia. Venne anche fondato nei pressi un “hospitale” per accogliere pellegrini – S. Antonio rappresentò una meta costante nei pellegrinaggi locali per secoli – e viandanti in transito tra il Verbano e la Valcuvia.
Grazie alle descrizioni presenti nelle visite pastorali cinque e seicentesche, è possibile seguire le vicende edilizie cui fu sottoposta la chiesa. Entro la fine del XVI secolo, fu ricostruita l’abside, con un andamento rettilineo più consono alle prescrizioni post-tridentine. Entro il 1640, invece, la chiesa fu dotata di una ridotta sacrestia, sul fianco meridionale.
La chiesa acquisì l’assetto definitivo, giunto sino ai nostri giorni, solo a cavallo tra XVII e XVIII secolo e grazie alla costruzione di un pronao in facciata (attorno al 1650), aperto con arcate ribassate su tre lati, e di un campanile, sino ad allora mancante, sul fianco meridionale (tra la sacrestia e l’abside).
L’incameramento dei beni da parte del comune di Veccana e la gestione separata, rispetto a quella della parrocchia, delle rendite di cui si giovò la chiesa per secoli, rendite che il medesimo comune distribuiva a metà tra esigenze interne e mantenimento di monaco e custode nella località, determinò, alla fine del XVIII secolo, l’inserimento della chiesetta e delle pertinenze fiscali nel novero delle confische napoleoniche. Chiesa e benefici, quindi, finirono all’asta e, nel 1810, furono acquistati dalla famiglia Bergonzoli che ne mantenne il possesso sino al 1993.
Nel 1930 la famiglia Bergonzoli decise di procedere ad una ristrutturazione del fabbricato, soprattutto per uniformare le quote delle coperture che, per via delle diverse fasi costruttive della navata, presentavano colmi di tetto impostati a livelli differenti.
Ancora la famiglia Bergonzoli si fece carico, nel 1963, di un intervento di scrostatura parziale delle pareti interne, operazione che permise di mettere in luce alcuni settori della muratura e, in tal modo, precisare le fasi costruttive dell’edificio.
Nel 1993, Nerina Bergonzoli decise di donare l’antico edificio sacro alla comunità della parrocchia di Santa Maria Immacolata della frazione Nasca, con la vincolante condizione che in perpetuo vi si celebrasse una messa festiva tra la metà di luglio e la fine di agosto.
Anticamente, nel giorno di San Rocco, patrono di Nasca, i Naschesi salivano alla chiesetta in grande processione. Anche gli abitanti della frazione Castello salivano a piedi una volta all’anno in processione per adempiere ad un voto fatto nel 1576 per scongiurare la peste.
La chiesa, orientata ad est, ha pianta ad aula unica rettangolare, presbiterio quadrangolare e portichetto in facciata.
All’interno, è ben riconoscibile il nucleo originario della costruzione corrispondente alle prime due campate davanti al presbiterio, lunghe complessivamente 6 m circa e larghe poco più di 4 m, sono scandite da un arco trasverso poggiante su lesene e sono coperte da una volta a botte. La terza campata, verso la facciata, aggiunta nel corso del XII secolo, è pure coperta con una volta a botte con un arcone trasverso sopraccigliato e di dimensioni maggiori. La volta è in materiale lapideo sbozzato in corsi abbastanza ordinati, mentre di migliore fattura e in conci di media dimensione sono gli archi trasversi, dalla linea ribassata, e i pilastri di parete a cui si raccordano. Due piccole monofore, una per campata, a doppio strombo con feritoia e piani inclinati, si aprono nella parete sud.
Il presbiterio, ricostruito alla fine del XVI secolo, è coperto con volte a crociera. Il campanile e la sacrestia si elevano sul lato meridionale, presso l’abside. Le murature, in conci irregolari, sono a vista nelle pareti esterne e parzialmente intonacate all’interno.
Sopra l’altare, in una nicchia, vi è la statua di san’Antonio abate.
Sulla parete alcuni resti di affreschi, abbastanza recenti, tra essi la figura a mezzobusto di sant’Antonio abate benedicente e che tiene con la mano sinistra un bastone pastorale.
Nella parete destra, presso il presbiterio vi è una tavola di forma semicircolare, che pare piuttosto recente e di modesta fattura, che raffigura sant’Antonio abate con in mano un bastone pastorale, incoronato da tre angeli, a destra un grosso maiale e altri animali sullo sfondo; a sinistra la raffigurazione della tentazioni con due diavoli tra fiamme infernali e una fanciulla discinta. 
Immagini da:
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http://www.ilvaresotto.it/Citta/Castelveccana.htm#gsc.tab=0



