NOVARA. Chiesa parrocchiale di S. Michele dell’Ospedale Maggiore, dipinto con s. Antonio abate di C. Cane

L’olio su tela, di 135 x 190 cm, raffigura il Crocifisso con la Vergine, s. Giovanni evangelista, s. Michele e s. Antonio abate. Realizzato dopo il 1628 e attualmente nella sacrestia destra.

La tela, che necessita almeno di una pulitura, raffigura, a destra in alto in secondo piano, sant’Antonio abate che tiene un bastone nella mano destra.

La datazione dopo il 1628 corrisponde alla posa della prima pietra della seconda chiesa dell’Ospedale Maggiore (oggi non più esistente), trasferita con l’Ospedale stesso entro le mura della città, nell’area attualmente occupata. Il nuovo tempio mantenne la dedicazione del precedente ai SS. Michele arcangelo ed Antonio abate, la presenza dei quali nella tela è indizio della sua appartenenza ad uno dei due edifici.
Sembra possibile che la tela sia stata commissionata, forse come pala dell’altar maggiore, presentando essa entrambi i Santi titolari, non per la vecchia, ma per la nuova chiesa dell’ospedale in città che, iniziata nel 1628, ottenne solo nel 1643 per decreto vescovile il trasferimento del titolo e delle funzioni della vecchia chiesa. Forse la tela fu fino ad allora conservata nella vecchia chiesa.

 

La storia dell’Ospedale e della sua chiesa è molto antica, e prima di arrivare al complesso di edifici oggi esistenti, ha attraversato diverse fasi storiche e architettoniche e quattro ricostruzioni della chiesa.
L’originario Ospedale di San Michele sorgeva nel quartiere di Sant’Agabio, e ivi rimase fino al XVII secolo. Nel 1482, una bolla di papa Sisto IV, concesse all’Ospedale di san Michele di incorporare altri sette piccoli ospedali cittadini che formarono così un’unica e più grande struttura che fu riattata e regolamentata all’inizio del Cinquecento da Ardicino Cattaneo (la famiglia Cattaneo di Sillavengo mantenne per lungo tempo una sorta di protettorato sull’Ospedale).
Nella seconda metà del Cinquecento però la cura delle anime e dell’edificio religioso, probabilmente a causa degli scontri fra francesi e spagnoli che interessarono anche Novara, fu trascurata dai cappellani addetti che furono più volte richiamati ai loro doveri. Per assicurare un’assistenza religiosa continua, il vescovo Carlo Bascapè, il 9 gennaio 1603, eresse l’ospedale in parrocchia autonoma sotto il titolo dei SS. Michele arcangelo e Antonio abate, ordinando ai canonici di Sillavengo di provvedere una rendita per la nuova parrocchia.

Nel 1625, nell’ambito della costruzione dei bastioni cittadini, fu quasi interamente distrutto il sobborgo di Sant’Agabio e anche l’Ospedale, ormai denominato Ospedale Maggiore della Carità, fu, dal 1628, ricostruito all’interno delle mura cittadine, nell’area attualmente occupata dove, nel 1628, fu posata la prima pietra della nuova chiesa (la seconda) che sorgeva sul lato verso via Solaroli, vicino all’attuale farmacia e che ottenne solo nel 1643 per decreto vescovile il trasferimento del titolo e delle funzioni della vecchia chiesa in S. Agabio e fu consacrata l’anno successivo. Nel 1643 fu anche completato il nosocomio, progettato dall’architetto novarese Gian Francesco Soliva di cui possiamo ancora ammirare lo splendido cortile d’onore.
La pianta originale dell’edificio si sviluppava su una forma quadrangolare, costituita da un doppio porticato con archi a tutto sesto, retti da colonne binate. Sui porticati si aprivano i diversi locali che ospitavano le sale di degenza e i locali di servizio. L’originaria architettura, abbastanza spartana, fu impreziosita a partire dal 1852 con l’apposizione di busti in marmo e medaglie in onore dei benefattori dell’istituzione.

Alla fine del XVIII secolo si fece viva la necessità di disporre di nuovi spazi e l’ospedale fu ampliato nel 1789 su progetto dell’architetto Francesco Martinez, nipote del celebre Juvarra, e si decise anche di erigere una nuova chiesa (la terza), consacrata nel 1793, su progetto di Stefano Ignazio Melchioni, noto architetto novarese di origine svizzera.
La bella chiesa del Melchioni è tuttora esistente anche se non più visibile perché adibita a deposito; l’ingresso si apre sul porticato del cortile d’onore, sul lato sinistro entrando nell’ospedale da via Mazzini ed è riconoscibile per avere la sommità della porta decorata da un affresco raffigurante san Michele.

 

 

L’ospedale fu oggetto, a fine Ottocento, di un intervento di Alessandro Antonelli poi rimasto incompleto; sul corpo antonelliano l’architetto Giovanni Greppi (1884 – 1960) nel 1937 eresse la chiesa attuale (la quarta) nella quale furono trasportati quadri e arredi della chiesa settecentesca, come l’altare in marmo, con la grata che divideva lo spazio aperto al pubblico da quello riservato ai religiosi, e la pala con la Deposizione di Giuseppe Mazzola, risalente al 1792.
La chiesa ospita anche altre opere provenienti da diversi edifici di culto della zona, tra cui opere pittoriche di Johan Christoph Storer (1620-1671), Carlo Preda (1645-1729), Giuseppe Antonio Pianca (1703-1759).


Bibliografia:

Geddo Cristina, Un ignorato artista piemontese attivo tra Cinque e Seicento: Carlo Cane, pittore da Trino, in “Arte Lombarda” 84/85, 1988, pp. 119-32, immagini e scheda alle pp.125 e 129,  reperibile in: https://www.academia.edu/34638924/CANE_Un_ignorato_artista_piemontese_attivo_tra_Cinque_e_Seicento_Carlo_Cane_pittore_da_Trino_

Storia dell’Ospedale e della Chiesa:
http://www.ssno.it/CONV/osp.html

Indirizzo: Nell’ Ospedale, Padiglione D, Corso G. Mazzini, 18 – Novara


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