ALGUA, frazione Rigosa (BG). Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate e statua XVII secolo
Frazione Rigosa, 27. https://maps.app.goo.gl/ahEyx9p1u9mBrLFw6
La chiesa di Rigosa è attestata con il titolo di parrocchiale già nel 1464. Nel 1575 Carlo Borromeo, visitando la chiesa vi annotò la presenza di quattro altari. Nel 1666 secondo il sommario delle chiese della diocesi di Bergamo, la chiesa di Rigosa figurava come mercenaria del comune e inserita nella pieve di Dossena.
Nel 1761 fu costruito l’attuale edificio. La chiesa aveva 5 altari.
Nel 1820 e nel 1913 il campanile fu sopraelevato. Dal 1896 al 1920 la chiesa fu sottoposta ad un generale intervento di restauro. Tutti gli affreschi della volta e della cappella della Madonna furono ricolorati nel 1920 da Gian Battista Paganessi.
Alla parrocchia di Sant’Antonio abate di Rigosa, successe la nuova parrocchia dei Santi Antonio abate e Pietro apostolo e martire con sede sempre ad Rigosa (decreto 20 novembre 1986).
Orientata, la parrocchiale presenta il fronte principale, protetto da gronda sporgente a due falde, intonacato con dipinto a fresco un’architettura a due ordini. Al centro del primo ordine si trova l’ingresso principale con contorno in pietra e architrave leggermente arcuata; superiormente è posta la finestra dalle linee settecentesche che illumina la navata. L’ ordine superiore, più stretto rispetto a quello inferiore ed il raccordo tra i due è realizzato sempre in muratura con due speroni rampanti e ricoperti in lamina di rame. Addossata alla chiesa parrocchiale è posta la facciata della cappella dedicata alla Madonna, la cui facciata è stata realizzata sullo stesso filo di quello della chiesa ed è pure essa decorata con un’architettura dipinta costituita da due lesene laterali che reggono un timpano triangolare.
Internamente la chiesa è suddivisa da quattro coppie di lesene in cinque campate dalle luci diverse a seconda della destinazione. Le lesene, partendo da una zoccolatura in marmo occhialino, si innalzano decorate da campiture in stucco lucido finto marmo e con i loro capitelli di gusto corinzio reggono l’architrave, fregio e cornicione che corre lungo tutto il perimetro della navata e del presbiterio. Sopra il cornicione si imposta la volta a tutto sesto. La luce naturale perviene alla chiesa oltre che dalla finestra posta in facciata anche da altre quattro finestre, due per parte, poste sopra il cornicione della navata oltre ad altre quattro finestre poste due nel presbiterio e due nel coro. La prima campata, di modeste dimensioni, ospita a sinistra la porta che mette in comunicazione con l’adiacente cappella della Madonna, a destra entro nicchia la statua di S. Luigi. La seconda campata presenta due cappelle. Quella di sinistra è dedicata alla Madonna del S. Rosario, a destra è posta invece la cappella destinata a penitenzieria per le donne. La terza campata ospita a sinistra il pulpito in legno laccato, dipinto e dorato con lesene agli spigoli a forma di cariatidi, mentre a destra è posto completo di bussola lignea l’ingresso laterale. La quarta campata è occupata da due cappelle. Quella di sinistra è dedicata alla Madonna del Carmine mentre quella di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. L’ultima campata è dotata di pareti a raccordo curvo, così da raccordare le pareti d’ambito della chiesa all’arco trionfale e presenta due aperture. Quella di sinistra conduce nella sagrestia mentre quella di destra nel passaggio dell’organo. Il presbiterio, in rilievo di tre gradini è coperto da tazza circolare ribassata e si completa con il coro raccordato alla copertura del presbiterio da catino
Il polittico ligneo dorato policromo risalente al Cinquecento è la pala d’altare maggiore. Vi sono le statue di Dio Padre (in alto), sant’Antonio abate (al centro), san Giovanni Battista e san Pietro ai lati; diviso in tre sezioni da colonne strigilate e rudentate. Non si conosce l’autore dell’opera se non che fosse un certo Dolci, originario di Costa Serina. L’opera fu restaurata nel 1966.
In legno dorato e intagliato è anche l’altare maggiore eseguito nel 1770 da Giacomo Fagioli, che collaborò con più opere per la fabbriceria della chiesa.
A sinistra del presbiterio, in una nicchia vi è un’altra statua di sant’Antonio abate con maialino ai piedi.




