PEIO (TN), frazione Celledizzo. Cappella di Sant’Antonio abate e San Rocco

Dietro la chiesa parrocchiale, accanto al campanile, sorge l’antica cappella.
https://goo.gl/maps/uGMRjd12fqY5eijy5

La costruzione della cappella – originariamente dedicata a San Rocco e attualmente a Sant’Antonio – risale presumibilmente al XV secolo.
L’edificio fu affrescato dai fratelli Giovanni e Battista Baschenis: i lavori terminarono il 3 luglio 1473 (data riportata sugli affreschi).
La costruzione del nuovo campanile della parrocchiale (1893) portò alla distruzione dell’aula della cappella.
Nella rimasta zona absidale si conserva un importante ciclo d’affresco di Giovanni e Battista Baschenis: sono raffigurati i simboli degli Evangelisti, una Crocifissione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, teorie di Santi.
Gli affreschi, scialbati, furono scoperti nel 1910 da don Antonio Montelli e ripristinati; un altro restauro avvenne nel 1980

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/89709/Cappella+di+Sant%27Antonio

Data compilazione scheda: 15-3-2022
Rilevatore: AC

COMMEZZADURA (TN), frazione Mastellina. Chiesa di Sant’Antonio abate

All’estremità ovest della frazione
https://goo.gl/maps/nYUv7Pdzh2keEpof9

 

La chiesa, alla quale era annesso anche un ospizio con casa orto e cappella, dipendente dal priorato di Campiglio, fu nominata in una concessione d’indulgenza del 5 gennaio 1460 del cardinale Prospero Colonna. L’edificio fu consacrato il 16 aprile 1461 e dedicato alla Vergine Maria e a Sant’Antonio abate.
La chiesa fu affrescata da pittori Giovanni e Battista Baschenis tra il 1483 e il 1489.
All’inizio del XVII secolo la chiesa fu colpita da una frana che ostruì l’accesso della chiesa che fu restaurata modificando l’assetto del prospetto principale con l’apertura, nel 1607, di una nuova facciata con una nuova porta d’ingresso (il portale è firmato dallo scalpellino Antonio Gramola di Deggiano), che venne a trovarsi molto più in alto del piano stradale.
Nel 1617, in seguito alla visita pastorale fu aperta una porta verso la canonica e fu realizzato un muro di contenimento per proteggere la chiesa da possibili frane.
Nel 1649 si decise di rimuovere l’altare esterno, di restaurare il tetto e di aprire una finestra in facciata.
Il pavimento fu rifatto nel 1695 e nuovamente nel 1742. Tra il 1812 e il 1814 sono registrate spese per rifare il tetto.

Nel marzo del 1933 il restauratore Massimo Tua, su incarico del soprintendente di allora Giuseppe Gerola, fece riemergere gli affreschi quattrocenteschi che si ritenevano perduti.
Tra il 1970 e il 1971 furono eseguiti numerosi lavori: fu realizzato uno scavo di drenaggio; fu ripristinato il tetto con la sostituzione delle travature e delle scandole; furono riaperte alcune finestre e rifatti gli intonaci. Nel 1971 la chiesa fu dichiarata inagibile a causa del cedimento del soffitto che nel 1975 fu sostituito con la messa in opera di tavole di larice piallate.
Gli affreschi quattrocenteschi furono restaurati tra il 1979 e il 1982.

La facciata a due spioventi irregolari risale al 1607, presenta un portale architravato affiancato da due finestre rettangolari con inferriate.
Sul lato sinistro si erge il campanile con copertura piramidale, accanto al quale si sviluppa il fabbricato dell’ex ospizio.
L’interno si presenta ribassato di nove gradini rispetto al piano stradale, a navata unica coperta da un soffitto ligneo piano; l’arco santo a tutto sesto raccorda l’aula con il presbiterio, che è sopraelevato su un gradino e illuminato da una finestra, di forma rettangolare con volta a botte e ornato da affreschi quattrocenteschi.
Gli affreschi rimasti sono: tra le finestre, una Crocifissione tagliata nella parte superiore e recante la data 1483; all’estremità dello stesso muro le figure di san Defendente e san Giovanni battista. Sopra la finestra destra Cristo benedicente in mandorla. Nella parete sud, sono visibili la parte superiore delle scene raffiguranti: Natività, Adorazione dei Magi, Fuga in Egitto. Nell’arco santo parte della figura di san Pietro con cartiglio con l’inizio del Credo e la data 1489a

All’altare maggiore vi è un’ancona lignea scolpita del 1629 che reca parti di uno smembrato trittico tardogotico.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/33309/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

Data compilazione scheda: 15-3-2022
Rilevatore: AC

MILANO. Pinacoteca di Brera, “Sant’Antonio abate tra i Santi Cornelio e Cipriano”, di P. Veronese, 1565-71

Olio su tela di 270 x 180 cm
Inventario numero 150. Esposto nella Sala IX
Acquisito dalla Pinacoteca nel 1808.

L’opera fu eseguita per l’altare maggiore della chiesa veneziana di Sant’Antonio abate a Torcello, soppressa e demolita in epoca napoleonica; in assenza di elementi documentari, la datazione è ricostruita sulla base della lettura stilistica del dipinto e viene riferita agli anni compresi fra il 1565 e il 1571 circa.
Il recente restauro ha consentito di recuperare il tono vibrante dei colori originali, annullando i dubbi residui circa la paternità del dipinto.

Da una nicchia sant’Antonio china lo sguardo verso gli altri due santi e verso il paggio in penombra che regge il Vangelo. L’impianto spaziale è semplice, giocato sull’alternanza delle forme convesse delle colonne e quella concava della nicchia, sottolineata dal disporsi delle figure. I volti sono concentrati, ma sulla resa psicologica prevale il colore smagliante, che con i suoi raffinati accostamenti di verdi e di gialli e il gusto per i contrasti diviene elemento fondamentale della composizione.

Uno studio per questo dipinto si trova a Parigi al Museo del Louvre VEDI SCHEDA.

 

Link:
https://pinacotecabrera.org/collezione-online/opere/santantonio-abate-tra-i-santi-cornelio-e-cipriano/

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, “Sant’Antonio e un paggio inginocchiato tra Sant’Andrea e San Giovanni Battista”, disegno di P. Veronese, XVI secolo

Penna e inchiostro bruno, acquerello bruno, lumeggiato con bianco su carta azzurra di 28,2 x L. 23,6 cm. Opera di Paolo Caliari detto Veronese (1528-1588)
Inventario numero 4671, Recto; numero inventario precedente: NIII 3668; MA 3480
Conservato nel Dipartimento Arti Grafiche.

Provenienza: AJ Dezallier d’Argenville; sua vendita, Parigi, 18-28 gennaio 1779; sequestro dei beni degli Emigranti nel 1793, consegnati al Museo nel 1796-1797.

Studio del dipinto commissionato al Veronese per la chiesa di S. Antonio in Torcello a Venezia e conservato a Milano, Pinacoteca di Brera, VEDI SCHEDA, che però è speculare rispetto a questo.


Link:

https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl020006987

FRANCIA – PARIGI. Museo del Louvre, “Sant’Antonio abate tormentato dai demoni” disegno di P. Veronese, 1552

Penna e inchiostro bruno con riflessi bianchi su tracce di inchiostro nero su carta grigia di 41,2 x 35,4 cm, realizzato nel 1552 da Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588)
Montatura in avorio Jabach con ampia fascia d’oro fino.
Inventario numero INV 4842, Recto. Numero inventario precedente: NIII 3667 MA 3479
Conservato nel Dipartimento Arti Grafiche.
La presenza di quest’opera nelle collezioni reali  francesi alla data del 1752 è attestata dalle iniziali di Jean-Charles Garnier d’Isle, Controllore dei Palazzi Reali, apposte durante la verifica effettuata nel 1752 [L. 2961]. L’iconografia, la tecnica e le dimensioni dell’insieme sono in accordo con la descrizione data da una delle voci dell’inventario redatto da Jabach nel 1671.

Antonio, a terra, è tormentato, o tentato, da un diavolo e da una diavolessa.

 

Immagine da:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paolo_Veronese_-_Temptation_of_St._Anthony_-_WGA24765.jpg

Link:
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl020007160