FORLI’ (FC). Pinacoteca Civica, pala Ostoli con s. Antonio abate e frammento di affresco con il Santo

FORLI’ (FC). Musei di San Domenico – Pinacoteca Civica. Piazza Guido da Montefeltro, 12

 

La Pinacoteca Civica ospita due opere con la figura di sant’Antonio abate.

Nella sala 7:  Glorificazione di sant’Antonio Abate in trono tra i santi Giovanni Battista e Sebastiano, detta anche Pala Ostoli, pittura a tempera grassa su tavola, (154 x 174 cm), opera di Marco Palmezzano (1459 – 1539), eseguita nel 1496-1497.

Quest’opera vene eseguita per una cappella della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Forlì di iuspatronato degli Ostoli. Di questa famiglia forlivese faceva parte un Antonio che, come narra la “Cronaca Albertina“, beneficò largamente la chiesa e fu probabilmente il committente di questo dipinto, con il quale intendeva onorare il Santo suo omonimo (Viroli 1980).
Sant’Antonio abate tiene un libro nella mano sinistra (pagine sono rivolte verso l’esterno) e la destra rivolta verso l’alto, è in trono, entro una volta architettonica. Il testo dell’iscrizione sul libro è tratto dalla “Legenda Aurea“: sono le parole di lamento che pronuncia il Santo eremita quando viene tentato dal demonio.
La raffinatezza di esecuzione del  s. Sebastiano indusse il Venturi (1913) a ipotizzare che il pittore potesse essersi servito per questa figura di quel cartone del Melozzo con tale soggetto, che è ricordato nell’inventario degli oggetti dello studio di Ancona a lui appartenenti. Nella parte anteriore della base del trono, lo stemma della famiglia Ostoli è sormontato da un cartellino dipinto illusivamente che reca la firma del pittore: questa iscrizione fu ritenuta a lungo di Melozzo e dette origine alla falsa onomoastica di Marco Melozzo. A questo proposito il Grigioni (1956) scrive: «Ma poiché le notizie della “Cronaca Albertina” fanno ritenere che quest’opera sia del periodo 1496-97, cioè di almeno due anni posteriore alla morte di Melozzo, è evidente che a quella segnatura si deve dare un’altra interpretazione che è suggerita anche da quel “de”, che altrimenti sarebbe pleonastico, cioè “Marco di Melozzo” (si capisce che bisogna passare sopra alla sgrammaticatura), vale a dire “Marco scolaro di Melozzo”.» Il Grigioni, dal confronto con altre opere, ritiene convincente il biennio indicato come datazione della tavola.

 

Immagine e testo tratti da: http://www.cultura.comune.forli.fc.it/upload/cultura/gestionedocumentale/Sala07_n39_784_2250.jpg

https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=58059


 

Nella sala 2: frammento di affresco con sant’Antonio abate che benedice un fanciullo, pittore ignoto, ultimo quarto del XIII secolo. Il frammento, purtroppo molto lacunoso e poco leggibile, si trova sotto una Madonna col Bambino. Il frammento proviene dalla ex chiesa di Sant’Antonio vecchio a Forlì, VEDI SCHEDA

 

Link:
http://www.cultura.comune.forli.fc.it/upload/cultura/gestionedocumentale/Sala02_n1401_784_2129.jpg

 

Bibliografia
Grigioni C., Marco Palmezzano pittore forlivese nella vita nelle opere nell’arte, Fratelli Lega Editori, Faenza 1956, pp. 66-67, 316, 421-425
Venturi A., Storia dell’arte italiana. La pittura del Quattrocento. Parte II, Ulrico Hoepli, Milano 1913, VII, parte II, pp. 64, 70-73, 82
Viroli G., La Pinacoteca Civica di Forlì, Cassa di Risparmio di Forlì, Foprlì 1980, pp. 54-55

La fondazione della Pinacoteca Civica di Forlì avvenne ufficialmente nel 1838. I primi fondi furono costituiti da opere provenienti dalle spoliazioni napoleoniche di varie chiese cittadine. Ad esse si erano aggiunte donazioni di privati cittadini, come il conte Pietro Guarini, ed opere provenienti dal Palazzo Comunale.
L’apertura al pubblico si ebbe nel 1846; la sede era il Palazzo dei Signori della Missione, allora sede della Biblioteca comunale, a cui la pinacoteca era annessa.
Nel 1922, completato il trasferimento dell’ospedale dal Palazzo del Merenda alla nuova sede, progettata nel 1905 da Giovanni Tempioni e terminata nel 1912, ed eseguiti i necessari lavori, la pinacoteca lasciò la vecchia sede per trovare collocazione nel grande palazzo progettato da Giuseppe Merenda. Qui vennero anche trasferiti la biblioteca e gli altri musei civici nel frattempo fondati.
A partire dal 1996, gran parte delle opere della pinacoteca ha raggiunto la nuova sede, nell’ex convento dei Domenicani.


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