PERUGIA. Oratorio della Confraternita di Sant’Antonio abate
Corso Bersaglieri, 92
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La Confraternita di Sant’Antonio abate fu una delle prime istituite a Perugia,nel secolo XIII e fu fondata probabilmente da una compagnia di Disciplinati. Era detta dei «Civici» perché vi facevano parte soltanto i cittadini di Perugia; come le altre, ebbe una costituzione e regolamenti precisi riguardanti, fra l’altro, la partecipazione alle processioni, cui interveniva insieme a quelle di S. Benedetto e di SS. Simone e Fiorenzo.
Nel catasto del 1361 si trovano notizie dei terreni spettanti al suo ospedale, menzionato fin dal 1340 col nome di “hospitale disciplinatorum sancti Antonii”. Questo venne soppresso nel secolo XVII e la compagnia di donne collegata ad esso, detta delle «sorelle spedalieri», venne abolita nel 1697 su richiesta dei monaci Olivetani della chiesa di Sant’Antonio abate vedi scheda. Nel 1737 tutti i beni di questo ospedale furono donati all’Ospedale Maggiore di S. Maria Maggiore.
L’oratorio della Confraternita ha subito diverse modifiche nel corso dei secoli ma si presume che la struttura originaria risalga al periodo compreso tra il XIII e XIV secolo e assunse la forma attuale all’inizio del secolo XVI. Utilizzato sino al XX secolo, dopo aver subito il cambio di destinazione d’uso (adibito a deposito di legname) è stato chiuso al pubblico per più di trent’anni. Attualmente è di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero che l’ha concesso in locazione all’Associazione di promozione Sociale Borgo Sant’Antonio Porta Pesa, costituita prevalentemente da residenti, che si è adoperata per il recupero dell’oratorio, riaperto al pubblico nel 2018.
L’interno è uno spazio a sala di forma rettangolare irregolare di circa 7 x 12 m, coperto da una volta a botte ribassata semiellittica con otto lunette e unghiature. L’imposta della volta è evidenziata da una cornice a rilievo che corre su tre lati mentre sulla parete di fondo è semplicemente dipinta. In questa stessa parete, inoltre, è visibile l’impronta lasciata dallo smontaggio del vecchio altare cinque-seicentesco che verso la fine del XVIII secolo venne spostato nella chiesa di sant’Antonio abate. Le due porte di legno dipinto poste in prossimità della parete di fondo sono settecentesche, quella sul lato lungo accede ad una piccola sacrestia attualmente non praticabile per un dissesto della volta di copertura; l’altra porta è murata. La pavimentazione, rialzata rispetto al piano stradale, è interamente costituita da pianelle in cotto, di forma rettangolare fatte a mano, posate su strato incoerente di terra e detriti e poste a spina di pesce in diagonale, per tutto lo spazio centrale, tranne due fasce laterali di circa 1 metro con pianelle disposte a correre lungo i lati lunghi.
L’ambiente è interamente decorato. Sulla controfacciata è possibile ammirare un’interessante Crocefissione cinquecentesca, dipinta a fresco, della scuola del Perugino. Ai lati del Cristo in croce si distinguono i santi Bernardino da Siena e Girolamo.
L’oratorio subì un importante ristrutturazione nel 1735. Agli anni successivi risalgono tutte le altre decorazioni delle pareti e della volta. Sulla volta, le interessanti quadrature prospettiche, opera del perugino Pietro Carattoli (1703-1766), producono una mirabile illusione architettonica che sfonda le pareti della volta moltiplicando illusionisticamente lo spazio per dare massimo risalto all’ascesa in cielo di sant’Antonio abate in mezzo ad un tripudio colorato di angeli festanti. Alcuni angeli afferrano e trasportano i suoi simboli iconografici: il bastone, la campanella, il libro e il fuoco. Le pregevoli figure sono opera del pittore perugino di origini marchigiane Francesco Appiani (1704-1792).

Le 8 lunette della volta ornate da volute, ricci floreali e vegetali con frutta che, in modo alternato, decorano finti paramenti architettonici con scudi e vasi rocaille su pseudo basamenti con teste di angeli. Tali decorazioni, come le quadrature delle pareti laterali, i riquadri e le varie decorazioni d’arredo, sono opera del pittore perugino Nicola Giuli (1722-1780).
I 4 riquadri ovali, verso i lati più corti dell’oratorio, dipinti in chiaroscuro sono scene allegoriche che simboleggiano la Fortezza cristiana e la Religione (verso la controfacciata) la Penitenza e la Carità (parete di fondo). Le due scene, sempre in chiaroscuro, al centro delle pareti laterali, racchiuse tra ricche cornici ornamentali, rappresentano scene della vita di sant’Antonio abate e in particolare la “morte del Santo tra le braccia di due discepoli” a destra e il “miracolo della fonte d’acqua che compare dalle rocce del deserto”, tutte opere di Francesco Appiani
Il ciclo pittorico settecenteso presente sui lati lunghi dell’oratorio e sulla parete di fondo, dipinto con tecnica a secco, tempera su intonaco, ha subito nel tempo danni di varia natura, meccanica, naturale e deperimento fisiologico dei materiali. Il dipinto cinquecentesco con tecnica a fresco sulla controfacciata, invece ha figure ancora ben distinte e visibili sotto la patina dell’ossidazione del tempo e della polvere, è però evidente un diffuso rigonfiamento dovuto al distacco dell’intonaco dalla parete. La volta è complessivamente in buono stato.
Un camino cinquecentesco in pietra serena scolpito con lo stemma della Confraternita si trova nel deposito della Galleria Nazionale dell’Umbria, dove è custodito anche lo stendardo della Confraternita dipinto su tela, datato e firmato da Sinibaldo Ibi nel 1512. Esso raffigura Sant’Antonio abate con due fedeli che indossano la cappa della confraternita, vedi scheda.
Link:
https://www.palazzospinelli.org/ita/channel-view.asp?id=news&idn=885
https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_della_Confraternita_di_Sant%27Antonio_Abate




