POLI (Roma). Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale 49a
https://goo.gl/maps/YPDWLhzR2ch8TNQT7

 

La fondazione dell’edificio è fatta risalire al secolo XIV, così come testimoniato dalla bifora (poi tamponata) posta in facciata e dal piccolo ambiente sito in fondo alla chiesa.
Nel XV -XVI secolo la chiesa fu decorata, per la quasi totalità, con pitture parietali.
La sacrestia fu realizzata nel 1848 per volontà del sacerdote Giuseppe Mazzetti.
La facciata venne fatta restaurare dal sacerdote Giuseppe Rosa nel 1874, così come attestato da una lapide commemorativa.
Nel XX secolo alcuni restauri hanno interessato la tettoia e anche le pitture parietali.
Secondo Mons. Cascioli1 (p. 129) vicino alla chiesa sin dal XIII secolo vi era un piccolo ospedale per malati e pellegrini, attivo ancora nel XVII secolo.

La facciata ha un semplice portale arcuato sormontato da un rosone col campanile posto sul lato sinistro. Si accede all’edificio attraverso una scalinata. Altro ingresso è posto lungo la parete destra.

La chiesa presenta una pianta rettangolare a navata unica terminante con abside semicircolare decorata da pitture parietali.
L’interno è coperto da una capriata lignea con tre cappelle poste sulla parete sinistra, tutte con dipinti parietali. Sulla parete destra si aprono delle piccole finestre. Pavimento in cotto e pietra.
Il piccolo ambiente sito in fondo alla chiesa è una specie di atrio diviso dal resto dell’edificio da un grande arco a tutta pietra di tufo, secondo il citato mons. Cascioli, “di struttura forse anteriore al secolo XIV: i piccoli cornicioni tra un altare e l’altro rimontano a questo secolo”.

Nel 1873 si eseguirono dei dubbi interventi di restauro sui dipinti parietali che nel 1709 erano stati quasi tutti ricoperti di calce, rimanendo visibili, scrive mons. Cascioli (p. 273): “… le sole pitture delle tre piccole cappelle, nella prima delle quali s’ammira, condotta con buon gusto, la scena del Santo Presepio; nella seconda S. Gregorio I papa, S. Rocco e S. Sebastiano con altre figure; nella terza l‘apparizione di Cristo risorto alla Maddalena nell’atto di dire: «Noli me tangere». Tutte queste opere rimontano alla metà del secolo XVI, avendo io stesso scoperto in una targhetta degli arabeschi la data precisa del 1537.
In questi ultimi anni, cioè il 1873, alcuni Polesi ebbero la bella idea di togliere pazientemente le croste di calce dalle pareti dell’altare maggiore per far riapparire le coperte pitture, che malamente però s’ebbe il pensiero di ritoccare, per le quali occorreva un ottimo figurista. Ricomparvero dunque una bella Risurrezione del Signore, S. Giovanni Evangelista, S. Antonio Abb., l’Annunziazione della B. Vergine e negli specchi in alto Mosè ed una Sibilla. La chiesa è figliale dell’Arcipretale sotto la giurisdizione della Confraternita del Ss.mo Sacramento. Trovasi presso la porta una miracolosa immagine in affresco della SS.ma Vergine.”

Nell’arco di accesso al vano sotto la torre campanaria, nel pennacchio destro, vi è un dipinto raffigurante l’Annunziata, che nella schedatura del Lattanzi (S. B. A. S. 1930 n. 61) veniva considerato opera di un pittore tosco-romano della fine del secolo XIV. Mons. Cascioli1 attribuì l’affresco ad un artista locale, Giacomo Antonio da Poli, attivo intorno alla metà del secolo XV e che avrebbe dipinto anche nella vecchia chiesa di S. Pietro, poi rifatta; tuttavia il pittore risulta dai documenti sicuramente attivo a Roma alla metà del secolo XV, nella decorazione della Cappella Nicolina in Vaticano a fianco di Benozzo Gozzoli e del Beato Angelico, del quale fu allievo. Evidenti sono gli influssi dell’Angelico in questo affresco, sia nella delicatezza dei colori, che nella modulazione ornamentale della linea e anche nell’atteggiamento aggraziato e malinconico delle figure.
Nel vano sotto la torre campanaria, nel 1873, dopo che era stata tolta la calce che ricopriva l’arco d’accesso al piccolo ambiente, fu scoperto un affresco raffigurante una Santa Martire assai simile nello stile a quello della figura dell’Annunziata, attribuita a Giacomo da Poli.
Si può ipotizzare, quindi, che tutti gli affreschi che decoravano il piccolo vano siano stati eseguiti da questo artista polese, nella prima metà del secolo XV.

 

Bibliografia:
1. Giuseppe Canonico Cascioli, Memorie Storiche di Poli, Editrice “Vera Roma”, Roma 1896 (Sulla Chiesa di S. Antonio pp. 274-77)
IX Comunità Montana del Lazio – Patrimonio Artistico e Monumentale – Dicembre 1995

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/49361/Poli+%28RM%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.comune.poli.rm.it/c058078/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20106


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