TORNATA (CR). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate e Sant’Ambrogio vescovo
Via Chiesa
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Anticamente a Tornata esistevano due chiese, intitolate rispettivamente a Sant’Ambrogio (che era la chiesa madre, ubicata fuori dal centro abitato, sulla strada per Romprezzagno, quindi scomoda per i fedeli; demolita nel XIX secolo) e a Sant’Antonio abate, sorta come oratorio privato di casa Sommi, poi ceduta alla nobile famiglia Ripari, che fu eretta a parrocchiale nel 1675.
La chiesa di Sant’Antonio aggiunse l’intitolazione di Sant’Ambrogio vescovo nel 1805 quando vi fu traslato l’affresco della Madonna delle Grazie (vedi infra).
La parrocchiale fu interessata da un intervento di rifacimento nel 1929, dopo che erano state rilevate numerose infiltrazioni d’umidità e il cedimento di una trave. Furono riedificati la volta, la facciata e un terzo delle mura laterali; mentre si conservarono il campanile, il coro e il presbiterio (sec. XIV). L’interno, prima ripartito in tre navate, fu ripensato ad una unica navata su progetto dell’architetto Tancredi Venturini.
La parrocchia nel tempo subì vari spostamenti di vicariati e poi di zone pastorali.
La facciata a capanna della chiesa, rivolta a nordovest, di chiaro gusto romanico lombardo, rivestita in mattoni a faccia vista e coronata da tre pinnacoli, è scandita da due grosse paraste laterali e presenta due finestre a tutto sesto e il rosone; sotto gli spioventi corre una file di archetti pensili. Il portale maggiore è strombato; nella lunetta sovrastante vi è un mosaico raffigurante “il Buon Pastore”, opera eseguita su bozzetto dell’artista Misani (1969).
Annesso alla parrocchiale è il campanile a base quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora, affiancata da lesene, ed è coperta dal tetto a quattro falde.
L’interno dell’edificio si compone di un’unica navata, sulla quale si affacciano due cappelle per ogni lato e le cui pareti sono scandite da lesene sorreggenti la trabeazione, sopra la quale s’imposta la volta a botte ribassata; al termine dell’aula si sviluppa il presbiterio, chiuso dalla parete di fondo.
Le decorazioni pittoriche sono opera del restauratore e decoratore Silvio Lanfredini (1992) che sostituì la precedente tinteggiatura color avorio antico risalente al 1960 del pittore Palmiro Vezzosi.
Prima Cappella a sinistra: la cancellata di ferro battuto realizzata nel 1940 dai fratelli Nicolini, fabbri ferrai del paese, riproduce l’immagine stilizzata del fonte battesimale e chiude il battistero. Nel 1946 fu posto nella parete sopra il fonte battesimale, una tela a olio, donato alla chiesa dal pittore bergamasco Ernesto Quarti Marchiò (1907 – 1982) che rappresenta Il Battesimo di Gesù.
Seconda Cappella a sinistra: si trova una statua lignea rappresentante il Sacro Cuore della fine del 1700. Sull’altare sono posti quattro reliquari lignei settecenteschi e altri quattro in bronzo argentato, d’artigianato napoletano moderno.
Prima Cappella a destra: sull’altare la statua di gesso di sant’Antonio di Padova della fine del 1800. Sulla parete un quadro rappresentante san Rocco in primo piano, mentre sullo sfondo compare l’immagine della chiesa parrocchiale di Tornata opera della pittrice Silvia Lanfredini (2011).
Seconda Cappella a destra: racchiude l’opera più significativa e preziosa sia per motivo di devozione sia per l’aspetto storico-artistico. Alla parete l’affresco della Madonna col Bambino del XIII sec., “Beata Vergine delle Grazie-Madonna di Sant’Ambrogio” che in origine era conservato nell’antichissima Chiesa di Sant’Ambrogio (sec. X -XI) che fu demolita agli inizi del XIX secolo. Per salvare l’immagine venerata dai fedeli, il 18 aprile 1805 l’affresco fu staccato dalla parete e traslato alla parrocchiale di Tornata. All’esterno della chiesa sul lato destro vi è una lapide murata che ricorda l’evento. Nel 1976 l’allora parroco don Renzo Sbernini, costatando le cattive condizioni di conservazione dell’affresco, dovute all’umidità, al fumo delle candele, alla generale usura del tempo, si fece promotore del restauro della veneratissima effigie. Sotto il dipinto cinquecentesco comparve una regale e materna figura di Madonna, di scuola bizantina, databile intorno al XIII – XIV secolo, che era quello autentico della Beata Vergine delle Grazie, la Madonna di Sant’Ambrogio, ritenuta miracolosa perché la tradizione dice che apparve a un bambino il 07 maggio 1521.
Lungo tutte le pareti dell’edificio sacro si trovano antiche stampe della Via Crucis risalenti alla fine del 1700, inizio 1800.
Notevoli modifiche si sono succedute nel corso degli ultimi decenni nella zona del presbiterio. L’altare maggiore su disegno del Misani fu abbattuto nel 1994 e sostituito da un altare a mensa di marmo prezioso. Sulle pareti laterali, ci sono due quadri rappresentanti due Crocifissioni in stile neorealista moderno, dono del Maestro Giulio Salvatori di Mosio (1980). Nell’angolo di sinistra, la statua lignea della Madonna del Rosario, fine del 1700, che collocata su un carretto è trasportata nelle vie del paese in occasione della solenne celebrazione dell’apparizione della Madonna, il 7 maggio.

Nell’abside, imponente nella sua dimensione e bellezza, la pala d’altare dipinto a olio, Madonna e Santi, è un’opera del 1710 di Bernardino Dehò (1675 – 1729). Nel 1820 la fabbriceria di Tornata l’acquistò da una chiesa di Cremona. Nel dipinto la Vergine con il bambino è contornata da un gruppo di angeli tra nubi plumbee. Nella parte bassa, sant’Antonio abate, sant’Agostino e san Gaetano da Thiene. In primo piano un’incudine con maglio a testimonianza del fatto che il quadro fu commissionato dalla corporazione dei fabbri di Cremona, sopra, sul trono, la firma de pittore. Sant’Antonio è a sinistra, seduto sul basamento del trono, con saio rosso e mantello nero, tiene il bastone a Tau con la mano destra; ai piedi si vede il muso di un maiale zannuto.
A sinistra dell’abside, vi è una tela a olio di pittore ignoto raffigurante sant’Antonio abate dell’inizio del 1700, un tempo pala d’altare prima dell’acquisto del quadro del Dehò. Il Santo, in piedi in un paesaggio roccioso, tiene con la destra un bastone a “L” con appesa una campanella; la sinistra regge un libro aperto appoggiato al ginocchio; una fiamma è sul terreno a sinistra; a destra della figura, spunta un maiale.
Sul lato opposto dell’abside, vi è una tela a olio di pittore ignoto, raffigurante Santa Teresa d’Avila in estasi della seconda metà del 1700.
Immagini e link:
https://www.unitapastoralectr.it/tornata/
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_e_Sant%27Ambrogio_Vescovo






