VEDESETA (BG). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate
Nel centro storico.
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Nel 1566 la funzione di parrocchiale passò dalla chiesa di San Bartolomeo alla nuova chiesa di Sant’Antonio abate, in occasione della visita pastorale dell’arcivescovo Carlo Borromeo, come risultava da un atto rogato da Giovanni Pietro Scotti, notaio della curia arcivescovile di Milano.
Nel 1585 fu costruito il campanile con il tetto a piramide coperto di rame e nel 1751 vi fu inserito un orologio.
Nel 1794 vi fu la posa della prima pietra della nuova chiesa, aperta al culto nel 1803.
Nel 1809 fu sostituito il tetto in rame del campanile con piode e il rame tolto fu venduto per reperire i fondi per il completamento della nuova chiesa.
La demolizione dell’antica chiesa avvenne nel 1810.
Nel corso del XIX secolo furono eseguiti diversi lavori di migliorie e decorazioni all’interno.
Nel 1896 l’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari consacra la nuova chiesa con l’antico titolo di S. Antonio abate. Prescrive che il pavimento dell’intera chiesa in mattoni sia sostituito con mattonelle.
Costruzione del nuovo campanile nel 1912, previa demolizione di quello del 1585.
La facciata, incompiuta nella parte superiore, è ad ordine unico, con alto basamento e quattro paraste in pietra di Berbenno e settori intonacati. Il settore centrale ospita il portale d’ingresso sormontato da un bassorilievo tondo raffigurante la Madonna col Bambino e una finestra rettangolare.

L’interno è a pianta ellittica con copertura a cupola. Nella controfacciata si trova l’organo con cantoria. L’aula è scandita da lesene con capitelli corinzi, poggianti su una zoccolatura in verde serpentino. Sulla sinistra si trovano il battistero, un confessionale, l’ingresso laterale, la cappella dedicata a Sant’Antonio abate con in una nicchia la statua del Santo, e anche l’affresco incorniciato raffigurante s. Sebastiano, e la porta d’ingresso per il campanile. Sulla destra si trova un confessionale, l’ingresso laterale e la cappella della Madonna del Rosario. I Misteri del Rosario nella cappella omonima sono di Antonio Morali di S. Giovanni Bianco. Sempre sulla destra si trova la porta che dà accesso alla sagrestia che è sormontata da pulpito.
Il presbiterio è rialzato di due gradini protetto da balaustrata in marmo; è a pianta rettangolare e si conclude con il coro coperto da catino.



