SCHIO (VI). Chiesa di Sant’Antonio abate
Via Fratelli Pasini, 82
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Sono state edificate successivamente tre chiese intitolate al Santo, le prime due furono demolite.
Primo edificio. Un testamento del 1449 stabiliva che fosse eretta una chiesa dedicata a Sant’Antonio abate nella antica contrada Oltreponte (l’attuale via Pasini), probabilmente dove già sorgeva un capitello votivo. È certo che l’oratorio fosse già completato nel 1493 e che nel 1498 le monache agostiniane fondassero un monastero nelle adiacenze della chiesa.
La piccola chiesa di Sant’Antonio, dotata di tre altari, nel 1742 fu rinnovata esternamente, conferendo ad essa una facciata “in puro stile corinzio” e ornandola con cinque statue.
Nel 1810, a seguito causa delle secolarizzazioni dei beni ecclesiastici fu chiuso il convento e parte dei terreni ed arredi appartenuti un tempo alle monache vennero venduti e chiesa e locali andarono incontro ad un periodo di abbandono parte dei locali conventuali vennero acquistati dalla famiglia Maraschin che le convertì in palazzo residenziale.
Pochi anni dopo le monache riuscirono ad acquistare nuovamente i locali del vecchio convento e a restaurarlo (con l’esclusione della porzione divenuta nel frattempo palazzo Maraschin). La quattrocentesca chiesetta di Sant’Antonio abate era però separata dallo stesso convento proprio a causa della presenza della residenza privata della famiglia Maraschin che si trovava tra le due costruzioni.
Secondo edificio. Su iniziativa di monsignor Luigi Piccoli si decise pertanto di far costruire una nuova chiesa dedicata a Sant’Antonio: questa venne realizzata tra gli anni 1834 e 1839 su progetto di Antonio Piovene in posizione leggermente scostata rispetto al primitivo oratorio, in modo da renderla nuovamente adiacente al convento appena ricostituito. Il nuovo edificio ornato da tre statue (oggi conservate nel cortile dell’ex monastero) venne arredato recuperando oggetti dalla vecchia chiesa (poi demolita) e da altre fatte chiudere in epoca napoleonica, in particolare dalla chiesa sconsacrata di Santa Maria della Neve (tra questi una statua della Vergine Assunta già appartenente alla Confraternita del Gonfalone. La scultura antica venne trasferita nel monastero agostiniano e sostituita da una nuova statua eseguita nel 1920 da Romano Cremasco di Schio.
Terzo edificio. Nel 1879 Alessandro Rossi acquistò un terreno tra le vie Pasini e Maraschin, fece demolire la chiesa edificata quarant’anni prima, e ne fece costruire una nuova, di notevoli dimensioni, sul terreno appena acquisito. In questo modo Rossi riuscì a scongiurare l’indemaniamento del monastero reso possibile in seguito all’annessione del Veneto all’Italia, ma soprattutto poté fornire di un adeguato luogo di culto il nuovo quartiere operaio che Rossi stava facendo costruire in quel periodo. La nuova chiesa di Sant’Antonio abate, progettata da Antonio Caregaro Negrin in stile romanico/bizantino, rappresenta infatti il punto di congiunzione tra il centro storico di Schio ed il nuovo quartiere operaio Un’epigrafe in latino murata sotto il portico della chiesa recita in traduzione: “Allargati i confini della città, per giovare all’accresciuto numero degli abitanti, Alessandro Rossi a spese sue fece innalzare dalle fondamenta il tempio dedicato a sant’Antonio il grande cenobiarca d’Egitto. Nell’anno 1879. Architetto Antonio Caregaro Negrin”.
Durante il primo conflitto mondiale la chiesa venne adibita sia a punto di ricovero per i feriti che a deposito di viveri.
Negli anni più recenti vanno ricordati gli importanti interventi di risanamento e restauro interni ed esterni della chiesa, e la definitiva chiusura del monastero delle agostiniane.
La chiesa di Sant’Antonio attuale presenta all’esterno una struttura piuttosto imponente grazie alla presenza della cupola centrale, alta 37 m. La facciata, preceduta da una breve scalinata, presenta un articolato prospetto definito da paraste decorate a fasce che suddividono verticalmente l’edificio in tre parti, mentre una spessa cornice marcapiano lo suddivide orizzontalmente in due metà. Le due sezioni laterali sono forate da aperture circolari in alto e da slanciate finestre centinate al pianterreno. La sezione centrale della facciata presenta un portico incassato sostenuto da possenti colonne composite (arricchito da lunette decorate con le immagini di Cristo e degli Evangelisti opera di Valentino Pupin), che inquadra l’ingresso caratterizzato da un portale centrale e da due minori posti lateralmente. Sopra il portico vi è un grande mosaico del 1929 opera di Alessandro Radi raffigurante Sant’Antonio abate che seppellisce san Paolo eremita, posizionato in sostituzione di un precedente affresco del Pupin rappresentante il medesimo episodio, abbellisce il prospetto principale dell’edificio. In alto, a concludere la facciata, un timpano appena accennato sormontato da una balaustra dalla quale, centralmente, si eleva una croce in pietra.
Sulle fiancate (è ben visibile solo quella destra), ritmate da finestre alternate a lesene analogamente a quelle presenti nella facciata, spiccano le absidi delle cappelle laterali; tra il transetto e la zona del presbiterio è posto un ingresso laterale coronato da un caratteristico frontone e preceduto da alcuni gradini. Nella zona posteriore, difficilmente visibile, si trovano un piccolo campanile a vela dotato di due campanelle e l’abside semicircolare.
L’interno dell’aula è a tre navate e a croce latina, con i bracci conclusi da absidi; la navata centrale ha una larghezza doppia rispetto a quelle laterali. Al centro si eleva la grande cupola, caratterizzata dalla serie di trifore presenti sul tamburo. Le numerose finestre sono decorate a motivi geometrici policromi, mentre quelle lungo le navate, raffiguranti vari Santi, sono opera di Giorgio Scalco del 1966.
La chiesa è dotata di tre altari: il maggiore e quello laterale di destra sono opere tardo ottocentesche, quello di sinistra, già altare maggiore della precedente chiesa, è una pregevole opera barocca di Orazio Marinali – eseguita su progetto di Giovanni Antonio De Pieri – che conserva La Madonna della cintura di Antonio Zanchi (1700). Da segnalare inoltre le tele dedicate a San Valentino (di autore sconosciuto e risalente al XVII-XVIII secolo, già tela d’altare della prima chiesa di Sant’Antonio abate), a San Nicola da Tolentino (opera di Giuseppe Mincato) e la scultura de La nostra Signora (Valentino Zajec). Notevole e sofisticato tutto l’apparato decorativo interno, eseguito da numerose maestranze locali e esterne.
Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_%28Schio%29







