SORICO (CO). Santuario di San Miro, cappella di Sant’Antonio abate con affreschi di S. de Magistris, 1526

Il Santuario sorge ad una quota di 319 m s l mare sul poggio di San Michele ed è raggiungibile solamente a piedi percorrendo un’antica mulattiera che si dirama dalla Antica Via Regina.
L’edificio è presumibilmente del XII secolo ed è ricordato per la prima volta in un documento del 1286 conservato presso la collegiata di Chiavenna. Attorno alla metà del XV secolo, divenne un santuario dedicato a san Miro, morto a Sorico nel 1381 e il cui corpo era conservato nella chiesa.
Nel 1452 il Vescovo di Como Antonio Pusterla eseguì la prima ricognizione del corpo dell’allora Beato e ordinò l’ampliamento dell’edificio. Al termine dei lavori nel 1456 la chiesa fu riconsacrata con la nuova dedicazione a San Miro. Della primitiva chiesa, dedicata a San Michele, rimangono oggi nella navata destra solo alcuni affreschi trecenteschi e una monofora.
Dalla seconda metà del XV secolo prese avvio una prima fase di decorazione della chiesa testimoniata dagli affreschi di gusto devozionale lungo la parete e sui pilastri della navata sinistra, in gran parte databili al XV secolo, fra i quali una Madonna col Bambino, eseguita nel 1483, e un’altra Madonna col Bambino che riporta la data 1497, opera di Giovanni de Gazolo.

Al 1526 invece risale il ciclo pittorico più importante, realizzato nella navata destra dal pittore comasco Sigismondo De Magistris (Como, 1490 circa – 1548) come testimonia l’iscrizione sulla parete. Lungo le pareti e la volta della navata furono rappresentate varie figure di Santi mentre nella cappella absidale furono raffigurate le Storie di S. Antonio (derivate dal ciclo nell’omonima cappella in S. Maria delle Grazie a Gravedona, vedi scheda).
A partire dal 1637 la chiesa fu oggetto di un nuovo intervento di sistemazione, voluto dal Vescovo di Como Lazzaro Carafino e finanziato dalla città di Milano. In quella occasione furono demoliti la cappella verso il lago, appartenente all’antica chiesa romanica, e l’altare dedicato a S. Miro le cui reliquie furono ricollocate sotto l’altare maggiore appositamente rinnovato ed arricchito on una pala eseguita nel 1616 dal pittore Giovan Mauro Della Rovere. Un ulteriore intervento di decorazione risale alla seconda metà del XIX secolo quando il pittore Luigi Tagliaferri di Pagnona eseguì la decorazione della volta del presbiterio. Nel 1932 il Vescovo di Como Macchi consacrò il nuovo altare destinato ad accogliere l’urna con le spoglie del Santo. A partire dal 1987 prese avvio una campagna di restauri della chiesa destinata non solo alla conservazione delle decorazioni interne ma anche al ritrovamento dei resti dell’antica chiesa. Nel corso del cantiere infatti furono messi in luce il ciclo di affreschi devozionali nella navata sinistra e i lacerti di affreschi trecenteschi nella navata destra.

Nella parete di fondo della cappella di Sant’Antonio, sono raffigurate le Storie di S. Antonio composte da cinque episodi con al centro il Santo in trono (1): le Tentazioni o meglio il Santo percosso dai diavoli (2), l’Incontro con S. Paolo Eremita (3), la Morte di S. Paolo 4), La Guarigione di un’indemoniata (5), i Miracoli presso la tomba di S. Antonio (6). Sulle pareti laterali le figure di S. Bernardo e S. Stefano; nei sottarchi sono inserite le figure di Santi e Dottori della Chiesa (Stefano, Bernardo, Martino, Orsola. Ambrogio, Agostino, Gregorio, Girolamo).
Il pittore aveva decorato ad affresco anche la cappella di San Miro, sporgente verso il lago e abbattuta nel 1637 e la campata successiva della navata laterale destra oggi ancora visibile. Spesso le figure, o gli episodi figurati hanno un titolo in latino o un’iscrizione in italiano che spiega l’episodio. Per Rossi alla decorazione della cappella partecipa anche qualche collaboratore della bottega del De Magistris, soprattutto nell’esecuzione della parete di fondo. Anche questo riquadro possedeva una targa con iscrizione purtroppo oggi non più leggibile. Per Rossi tutta la parete di fondo è opera di collaboratori di Sigismondo che copiano da un modello non suo
1 –  Figura di S. Antonio in trono, in abiti vescovili, con due angioletti reggicorona in alto. 200 x 100 cm Riquadro centrale parete di fondo.
2 –  Sant’Antonio percosso dai demoni (non è iconografia delle “tentazioni”). 110 x 290 cm. Lunetta parete di fondo. Iscrizione: “COMO STATO ATONIO FU BATUTO DA LI DEMONII ET LUI PGADO (PREGANDO) DIO LI APARSE ET LO AIUTO”.
3 –  S. Antonio e san Paolo eremita nutriti da un corvo. 100 x 90 cm. Riquadro a sinistra in alto, parete di fondo. Iscrizione: “COMO S. ANTONIO TROVO’ S. PAULO PRIMO EREMITA ET UNO CORVO P VOLONTA’ DE DIO LI PORTO’ IL PANE”.
4 –   S. Antonio (visita e) seppellisce s. Paolo. 100 x 90 cm. Riquadro a destra in alto, parete di fondo.
5 –  Sant’Antonio libera dal demonio la figlia di Massimiano 170 x 90 cm. Riquadro a sinistra in basso, parete di fondo.
6 –  Suppliche e miracoli presso la sepoltura di s. Antonio. 170 x 96 cm. Riquadro a destra in basso, parete di fondo.

 


Link:

https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00433/?view=autori&offset=1&hid=266&sort=sort_int

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Miro

https://www.treccani.it/enciclopedia/sigismondo-de-magistris_%28Dizionario-Biografico%29/

Rilevatore: AC

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