SASSARI. Chiesa conventuale di Sant’Antonio abate

Via Aurelio Saffi
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La chiesa chiamata S. Antonio di lu fogu e più anticamente S. Antonio de las Gracias, sorge fuori dalle antiche mura cittadine, in prossimità dell’omonima porta demolita nel 1866.
Come reca l’iscrizione nell’architrave del portale, fu costruita tra il 1700 e il 1707 per iniziativa di Giorgio Sotgia Serra, vescovo di Bosa e generale dell’Ordine dei Serviti, che fece demolire l’antica chiesa dalla forme gotico-catalane, attestata già nel XV secolo.
Nella antica chiesa officiavano i frati di S. Antonio che in un ospedale annesso curavano i malati affetti dal cosiddetto “ignis sacer”. Di questa chiesa si sa soltanto che nel 1614 venne istituita in essa la “Confraternita dei Servi di Maria”.

Nel 1947 l’attuale chiesa di S. Antonio fu affidata dal Fondo per il Culto ai frati minori Francescani, che già nel 1936 avevano acquistato dal Demanio il tratto dall’ex Convento (una volta dell’Ordine dei Servi di Maria) e tutto l’orto retrostante.
Nel 1944 furono eseguiti dei lavori di restauro alla copertura. Nel 1951 furono ultimati dei lavori di restauro alla facciata. Negli anni 1953-54 la chiesa rimase chiusa al culto per circa un anno per lavori atti all’eliminazione dell’umidità in diverse parti del monumento e per il rifacimento totale della pavimentazione. Nel corso di tali lavori, eseguiti su progettazione e Direzione dei Lavori del Genio Civile per conto del Ministero dell’Interno, è stato rinvenuto un vano ipogeo a copertura ogivale sottostante il presbiterio.
Nel 1997 è stata costruita una Casa famiglia per i malati terminali di AIDS che ingloba gran parte del Convento e la cosiddetta Casa Masala.

 

La facciata della chiesa odierna, improntata a un rigido classicismo, ingloba elementi barocchi nel portale ed è caratterizzato da conci a vista, ripartito in due ordini. La parte inferiore è scandita da lesene con al centro il portale riccamente decorato, affiancato da colonne tòrtili e sormontato dal timpano che ospita lo stemma del vescovo Serra. Il secondo ordine è segnato da una trabeazione, ripartito in lesene, con al centro una finestra ad edicola sormonta da un timpano triangolare; due ali inflesse lo chiudono ai lati, mentre un ampio frontone curvilineo ne delimita la sommità.

L‘interno della chiesa è a navata unica voltata a botte come la copertura delle sei cappelle, tre per lato; è divisa in tre campate rettangolari, mentre è quadrata quella all’incrocio col transetto che, a sua volta, ingloba le due cappelle tardogotiche con volta a crociera; sul presbiterio quadrangolare, voltato botte, si aprono due ambienti adibiti a coro; pregevole è l’altare di legno coevo alla chiesa che occupa la parete di fondo dell’aula.

Nella cappella dell’Addolorata, mentre si restaurava l’altare ligneo nel 2020, è casualmente caduto un pezzo di intonaco e si sono visti affreschi, probabilmente dell’epoca di edificazione della Chiesa, che raffigurano un‘Annunciazione e forse la nascita della Vergine.
Nella sagrestia sono custoditi il Santo diacono, attribuito al pittore Giovanni Muru (prima metà del XVI secolo) o al Maestro di Castelsardo, e l’Addolorata del cagliaritano Giovanni Marghinotti (1798 – 1865) .

 

Capolavoro dell’apparato decorativo interno è il retablo dell’altare maggiore, in legno intarsiato, scolpito e dorato e dipinto, opera del genovese Bartolomeo Augusto (notizie sec. XVIII), che lavorò con gli scultori sassaresi Giovanni Antonio Contena (notizie sec. XVIII), Juan Domingo Mariotu(notizie prima metà sec. XVIII). Datato al 1725-29.
Sarebbe stato commissionato da Pedro Jacques, figlio del viceconsole francese in città o, come ipotizza Maria Grazia Scano Naitza, dallo stesso Sotgia Serra, il cui stemma sovrasta l’altare.
Il retablo, diviso in due ordini movimentati da colonne corinzie scanalate e rudentate e decorato con ricche dorature su fondo azzurro, ospita nel primo il simulacro ligneo della Vergine col Bambino e lateralmente due grandi tele raffiguranti l’apparizione di Cristo a San Pellegrino Graziosi e la Vergine con i sette fondatori dell’Ordine dei Serviti; nel secondo ordine, quello superiore, sono tre dipinti:  i due laterali con San Filippo Benizi e un Santo servita;  il centrale centinato, raffigura Sant’Antonio abate con il bastone nella destra e nella mano sinistra un libro chiuso.
Sul ricco fastigio, ornato con una tela rappresentante la Deposizione, è un cartiglio coronato con lo stemma di mons. Sotgia Serra.

 

 

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/2000014659

https://www.beni-culturali.eu/opere_d_arte/scheda/–augusto-bartolomeo-notizie-sec-xviii-contena-giovanni-antonio-notizie-sec-xviii-mariotu-juan-domingo-notizie-prima-meta-sec-xviii-20-00146335/346088


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