CENCENIGHE AGORDINO (BL). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Vecchia, 1
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La Chiesa sorge ai piedi del “Col de pase”, dove venne edificato il primo edificio sacro intitolato al Santo (secolo XIII) e attestato esistente in una pergamena del 1354.
Nel corso dei secoli il tempio, inizialmente edificato in stile gotico e di non grandi dimensioni, compresi una sagrestia e il campanile, subì rifacimenti e restauri. Nel 1600 la chiesa appariva totalmente dipinta, con tre altari.
Nel 1723, la chiesa fu demolita, insieme ai preziosi affreschi, per essere sostituita dall’attuale, conclusa e consacrata nel 1732.
Nel 1889 avvenne un primo restauro. Successivi interventi sono avvenuti nel 1945, 1952, 1956 e tra il 1982 e il 1987

Facciata a salienti, con due finestre semicircolari e un oculo a quadrifoglio. Sulla sinistra un alto campanile, con la caratteristica conformazione a bulbo nella parte terminale.
La città fu dal 1404 sotto la Repubblica Veneta, lo attestano anche i due leoni alati (simbolo di san Marco) scolpiti in facciata.

L’interno è a pianta rettangolare con tre ampie navate, una spaziosa cantoria, il cui parapetto proviene dall’arcidiaconale di Agordo.
L’altare maggiore, realizzato in pino cembro nel XVII secolo, fu progettato, scolpito e policromato dall’artista Giovanni Manfroi da Cencenighe in collaborazione con Antonio Costa da Taibon. L’opera monumentale è di particolare rilevanza architettonica e ricorda le soluzioni scultoreo-monumentali veneziane del ‘600; si compone di sei colonne di facciata, un baldacchino fortemente aggettante e trabeazione atipica; la struttura è arricchita da intagli, bassorilievi e statue. Purtroppo alcune parti scolpite sono state danneggiate e rubate nel 1988.
Sull’altare un dipinto su tela che raffigura Sant’Antonio abate, con ai lati San Rocco e San Sebastiano, che sembra attribuibile al pittore Osvaldo Gorbenutto o Gortanutti (nato a Piano d’Arta in Carnia; notizie dal 1646 al 1691) che lo terminò nel 1655.
A destra del presbiterio, su un altare ligneo realizzato da Giovanni Battista Manfroi, trova collocazione un dipinto di Luigi Cima da Mel eseguito nel 1921 e raffigurante il guaritore San Gottardo, opera che andò a sostituire una pala di Valentino Rovisi rubata nel furto del 1988.
Sempre di realizzazione della famiglia Manfroi è l’altro altare minore, scolpito da Giuseppe, che rivela uno stile rococò ma, considerando la ricerca alle soluzioni geometriche, anche neoclassico. La pala di questo altare, dipinta da Domenico Zeni, illustra la vicenda della Morte di San Giuseppe assistito dalla Vergine e da Gesù, il cui stile è probabilmente ispirato alle opere del veneziano Gianantonio Guardi.

 

Link:
https://www.infodolomiti.it/dolomiti-da-vedere/chiese-e-santuari/agordino/lungo-la-valle-del-biois/chiesa-di-santantonio-abate-cencenighe/7883-l1.html

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0500365310-0


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