REGGIO CALABRIA. Chiesa di Sant’Antonio abate di Archi
Situata nei pressi del torrente Scaccioti, sulla collina di Gullina, nel quartiere di Archi.
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La sua costruzione risale intorno al secolo XI e la più antica attestazione dell’esistenza della chiesa è del 1363, da atti relativi alla contesa fra la città di Reggio Calabria e il conte San Severino. Il luogo ove sorge l’edificio religioso, in collina e ricco di acque, fu scelto dai monaci bizantini basiliani per costruire, anche con funzione di sentinella dello Stretto, il monastero di Sant’Antonio abate che poi divenne la Cappella Reale di Ruggero D’Altavilla (1031 circa – 1101).
Costruita in cotto rosso, con infiltrazioni di ciottoli e abbondante malta, fu riconsacrata da Ruggero d’Altavilla insieme al monastero edificato sul precedente insediamento bizantino, di cui rimangono oggi solo i muri perimetrali.
Negli ultimi venti anni, a causa del crollo delle coperture murarie della chiesa nuova, sono stati riscoperti la pianta originaria e i resti romanici del chiostro posto accanto al tempio.
In origine il monastero era costituito da una serie di strutture e fabbricati in muratura: la chiesa principale; la torre (rafforzando la funzione militare difensiva e di avvistamento, rete ottica adeguata ai centri fortificati); la biblioteca (la sua presenza fa pensare che esistesse anche una schola scriptoria) e lo skevophylakion (luogo dove venivano conservati gli oggetti sacri delle cerimonie religiose nei templi bizantini). La prima fase costruttiva della chiesa era caratterizzata da un impianto a 3 navate a cui si accedeva a traverso due varchi, con un unico altare ed un fonte battesimale adiacente l’ingresso centrale. Dai documenti finora rinvenuti non si hanno indicazioni circa i valori volumetrici della chiesa.
In questa fase più antica la chiesa è collocata nel quadro più generale dell’architettura di tradizione basiliano-normanna; infatti dal punto di vista architettonico, sono fusi motivi orientali (mancanza del transetto, soluzione terminale triabsidata) con motivi occidentali (sviluppo longitudinale a tre navate; in quello successivo fu ricostruito il campanile).
Il periodo di maggior attività di chiesa e monastero fu tra XIII e XIV secolo.
Posta sotto la giurisdizione di Santa Maria di Terreti prima, della chiesa metropolitana Santa Maria Cattolica dei Greci dopo e infine sotto San Nicola dei Bianchi, San Giovanni Battista e Santa Maria del Carmelo, la chiesa fu danneggiata da numerosi terremoti, dal pascià Mustafà nel 1558 e fu incendiata dal pirata turco Mamud che nel 1594 saccheggiò i territori a settentrione di Reggio. Da lì in poi, la navata di sinistra cadde, lasciandola a cielo aperto. La devozione popolare permise, con la raccolta delle elemosine, di ripararne i danni e di risistemarne il tetto, già prima della fine del XVI secolo. All’inizio del XVII secolo fu rifatto il muro settentrionale, tra il 1628 ed il 1671 fu realizzata la chiusura degli archi della navata centrale e la navata settentrionale fu utilizzata come sacrestia. Nel Seicento la chiesa era a pianta quadrata, lunga 40 e larga 44 palmi, a tre navate, con un solo altare e due porte di ingresso.
Dopo l’incendio del 1594, la chiesa non ebbe più un cappellano stabile; di tanto in tanto si celebravano le funzioni soltanto per la grande devozione dei cittadini. Pertanto monsignor D’Afflitto, nel 1600, invitò il cardinale Colonna, a dotare la chiesa, entro sei mesi, di nuove suppellettili e di ripristinare le mura. Utilizzando anche le elemosine raccolte durante la festività di Sant’Antonio furono acquistate le necessarie suppellettili che il 19 gennaio 1600, furono consegnate ad Agostino Plutino che fu nominato maestro e procuratore della stessa chiesa.
Nel XVIII secolo fu sollevato il piano di calpestio della chiesa e furono costruite le due cripte coperte con volte a botte e dotate di nicchie sulle pareti per le deposizioni funebri.
I muri della facciata e il tetto furono ricostruiti nell’Ottocento; nel secolo successivo furono eseguiti altri lavori e fu innalzato il campanile.
Nell’ultimo intervento di restauro conservativo ed adeguamento strutturale, avvenuto dal novembre 1999 all’agosto 2000, con l’inaugurazione della chiesa il 15 dicembre 2001, sono stati realizzati: coperture della navata settentrionale e della navata meridionale; interventi di ripristino degli intonaci esterni ed interni; pavimentazione in cotto rustico delle tre navate e pose in opera di soglie e davanzali in pietra, portoni, finestre e porte interne in legno di castagno; pulizia e restauro delle cripte e revisione dell’impianto elettrico.
I prospetti sono di architettura semplice; quello principale visibile in tre parti è caratterizzato a sinistra dalla torre campanaria realizzata interamente con mattoni pieni e traforata con quattro archi a sesto acuto; al centro è il portale con cornice e portone in legno, sormontato dal timpano che presenta al centro collocata una croce in ferro; a destra è la sacrestia con porta d’ingresso in legno; quelli laterali si presentano intonacati, in particolare quello destro presenta due aperture e quello posteriore con le tre absidi è privo di aperture.
Nella parte sinistra della chiesa, verso Sud, sono visibili ruderi in cotto che individuano l’area del chiostro a pianta quadrata.
Delle originarie tre navate, l’aula oggi ha solo quella centrale e quella di sinistra. L’edificio misura 6,22 m di larghezza per 13,10 m di lunghezza e si compone di quattro corpi di fabbrica: una navata a pianta quasi rettangolare, una laterale sinistra ed una laterale destra dalla quale è stata ricavata la sacrestia e il campanile. Gran parte della superficie delle pareti interne sono in pietrame e mattoni a vista, l’illuminazione dell’aula avviene attraverso un’apertura lungo la parete destra. Nella parte sottostante vi sono due cripte che erano utilizzate per deposizioni funebri e alle quali si accede per mezzo di scale. L’aula, che si apre su uno slargo che funge da sagrato (i lavori di completamento sono stati conclusi nel dicembre 2004 con finanziamento dell’amministrazione comunale attraverso la realizzazione di pavimentazione in porfido, recinzione in legno ed elementi di arredo urbano in ghisa), è separata sul lato sinistro dalla zona dove sono collocate le cripte da tre pilastri con archi a sesto acuto in pietrame e mattoni .
Nella zona del presbiterio, sopraelevato rispetto all’aula, sul lato destro si apre una porta che conduce alla sacrestia che è illuminata da un’apertura sulla parete destra; la copertura è a capanna con struttura portante in legno, capriate a vista e manto di tegole coppi.
Tra i beni mobili storico artistici presenti vi sono, all’ingresso sul lato destro, la vasca di un’acquasantiera del XVII secolo in marmo scolpito e, nella navata centrale, la statua di Sant’Antonio abate in legno scolpito e dipinto nel XX secolo.
Link:
https://www.ascenzairiggiu.com/chiese-reggine-santantonio-abate-di-archi/
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1800157640
Rilevatore: AC






