USA – WASHINGTON. National Gallery of Art, trittico con due figure di s. Antonio abate, di Puccio di Simone e Allegretto Nuzi, 1354
Il trittico raffigura: Madonna in trono col Bambino, quattro santi e diciotto angeli [pannello centrale], Sant’Antonio abate [pannello di sinistra] e San Venanzio [pannello di destra]. Sulla sommità dei dei pannelli laterali Angelo Nunziante e Annunziata; Crocifissione in quello centrale.
Proviene dalla Collezione Andrew W. Mellon. Inventario numero: 1937.1.6.abc
Esposto nel West Building, Piano terra – Gallery 03
Il trittico è opera del pittore fiorentino Puccio di Simone (attivo tra 1330 circa e 1360) che realizzò i pannelli centrale e di destra; e del pittore umbro Allegretto Nuzi (attivo dal 1340 circa e morto nel 1373) che realizzò quello di sinistra
Non è difficile vedere la differenza di stile tra i due pittori. Il s. Antonio di Allegretto è serio, anche i colori sono sobri; Puccio, invece, ha una tavolozza più solare.
Una caratteristica molto rara è che s. Antonio abate, compare due volte: nel pannello sinistro, e in quello centrale, di piccole dimensioni, in basso a destra.
Pannello sinistro: tempera su pannello ligneo (parte dipinta di 89,3 x 33,6 cm).
Sant’Antonio guarda il pannello centrale e indossa il mantello marrone sopra una tunica nera. Il cappuccio della veste nera è appoggiato sulle spalle. Tiene una bastone a stampella (a Tau con la parte superiore ricurva) nella mano destra e alza l’altra mano con il palmo rivolto verso lo spettatore e le dita leggermente piegate all’interno, un gesto di omaggio.
Nell’aureola incisa sullo sfondo aureo si legge:”SaS ANTONIVS O VIENA”. Quasi perso contro le sue vesti scure, un maiale nero sta vicino ai suoi piedi. Il pavimento ha un motivo simile al broccato con disegni trilobati dorati su un campo di rosso mattone.
Pannello centrale, la cui parte dipinta misura 108 x 57,8 cm , raffigura la Madonna in trono col Bambino, quattro santi e diciotto angeli. In basso a sinistra sono raffigurati, dall’esterno, santa Caterina d’Alessandria e san Benedetto; a destra, accanto al trono, sant’Antonio abate e all’esterno santa Elisabetta d’Ungheria.
Sant’Antonio con la tunica marrone scuro e il mantello beige, si regge sull’impugnatura a forma di T del suo bastone, mentre ai suoi piedi si intravede un maialino nero.
Anche se la provenienza originaria della pala d’altare della chiesa dell’ex convento di Sant’Antonio abate fuori Porta Pisana” a Fabriano non è documentata, si può ritenere pressoché certa. Lo suggerisce in primo luogo la doppia presenza del santo patrono dell’ordine Antonino, e anche la circostanza che un’altra opera di Puccio di Simone, databile all’anno precedente a questo trittico, è nota anche per la provenienza dalla stessa chiesa, il Sant’Antonio abate ora conservato alla Pinacoteca civica di Fabriano, vedi scheda.
In ogni caso, l’attribuzione del trittico ad Allegretto fu sostenuta con piena convinzione da Berenson (1922, 1930), seguito da Osvald Sirén (1924), Luigi Serra (1925, 1927–1928, 1929), Bruno Molajoli (1928), Roger Fry (1931), Lionello Venturi (1931, 1933), Umberto Gnoli (1935), Luigi Coletti (1946), Ugo Galetti e Ettore Camesasca (1951) e Pietro Toesca (1951).
Una versione molto simile del trittico (di dimensioni leggermente maggiori) esiste nel Duomo di Macerata, opera del solo Allegretto Nuzi, vedi scheda, proveniente dalla distrutta chiesa di Sant’Antonio abate di quella città; datato 1369 e il fatto che, a distanza di quindici anni, siano stati commissionati entrambi i trittici e il loro programma iconografico stabilito da un membro dell’ordine antoniano di nome Giovanni (Johannes) fa pensare che entrambi siano stati eseguiti per lo stesso mecenate.
Link:
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.6.html
https://www.nga.gov/collection/art-object-page.7.html





