BRESCIA. Chiesa di San Giuseppe, dipinto con s. Antonio abate, inizi XVII secolo
La chiesa fu edificata tra il 1531 e il 1534 dai Francescani, negli anni successivi fu costruito il convento. La chiesa conserva molte tele e affreschi realizzati tra Cinquecento e Settecento.
La Cappella dei santi Antonio di Padova e Antonio abate, collocata in testa alla navata destra, undicesima cappella, ospita una tela raffigurante i santi titolari. Pregevole è anche l’altare, datato 1630. L’alzata per le candele è un lavoro di grande maestria tecnica, attribuibile alla bottega dei Corbarelli. Al di sopra si eleva una piccola tribuna con quattro colonnine slanciate e tre piccole nicchie in marmo nero, entro le quali è dipinta a olio una Annunciazione. Davanti all’altare si trova la tomba del vescovo Mattia Ugoni, cui un tempo era dedicata la cappella e che pose la prima pietra della Chiesa.
«Il dipinto proviene dalla quinta cappella destra, in origine dedicata a Sant’Antonio, dove Faino nel suo Catalogo delle chiese in Brescia compilato tra il 1630 e il 1668 segnala “lavori” di Girolamo Rossi. Successivamente il Paglia nella prima versione del Giardino delle Pitture, anteriore al 1676 (v. Prestini, 1989, p.88), vede nella cappella un Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova di mano, però, di Girolamo Romanino che deve essere spostata, mentre per l’undicesimo altare a destra annota che qui “anderà” l’altare di Sant’Antonio da Padova. … Nel corso del secolo XVII passa dal quinto altare all’undicesimo destro. D’altra parte il Paglia nella seconda versione del Giardino, anteriore al 1713 (citato nell’edizione di Boselli del 1959), recupera l’attribuzione a Girolamo Rossi. A quest’epoca, comunque, il dipinto di cui parla Paglia è certamente il nostro che già Averoldo nel 1700 segnala nella cappella in capo alla navata destra come “Sant’Antonio abate e Sant’Antonio da Padova di mano del Palma il Giovane con l’aggiunta del Bambino da parte di un pittore poco esperto”. Appare più opportuno, perciò, considerare lo spostamento del dipinto anteriore alla testimonianza di Averoldo. L’attribuzione al Palma rimane fissa fino al contributo di Morassi che, invece, propende per un “ignoto bresciano di inizio ‘600”. In seguito sia Dorosini (1961) sia Prestini (1983) riprendono l’attribuzione a Palma che viene definitivamente abbandonata nel notevole volume del 1989 (Prestini, 1989, p. 170).
Volendo definire un poco la figura dell’artista, autore del dipinto in esame, risulta che il dato più evidente è il forte richiamo alle opere di Antonio Gandino. Infatti la produzione dipinta da Gandino nel primo decennio del secolo offre al nostro anonimo la tipologia della figura di Sant’Antonio abate, quasi una ripresa del medesimo santo che compare nella Madonna con sant’Antonio abate e san Francesco (pubblicato in Baio, 1996, fig.2). Anche il morbido paesaggio sullo sfondo rimanda al Gandino, sebbene in una accezione più semplificata». (1)
Olio su tela di 271 x 166 cm, opera attribuita al pittore bresciano Antonio Gandino (1560 – 1631) e datata al primo decennio del Seicento. Raffigura “Sant’Antonio di Padova e sant’Antonio abate”.
Sant’Antonio, a destra, è raffigurato con barba bianca, saio e mantello; le mani sono appoggiate su un bastone a tau. Lo sguardo è rivolto al cielo.
Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300149241
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giuseppe_(Brescia)



