REGGELLO (FI). Pieve di Sant’Agata ad Arfoli, affreschi con s. Antonio abate

Le origini della pieve si fanno risalire ai Goti, cui si dovrebbe il nome Arfoli. La chiesa fu arricchita nel XIII secolo con un piccolo chiostro, poi fu trasformata e ampliata a croce latina nel 1643 e modificata negli anni sessanta del Novecento.

L’interno conserva una lastra di arenaria dell’VIII secolo circa, decorata a bassorilievo con motivi di nodi e intrecci e con uccelli stilizzati, probabilmente colombe, che beccano uva e foglie e una che nutre un pulcino. Il pezzo, rinvenuto nei restauri del 1966, è la più importante testimonianza di scultura longobarda nell’area fiorentina a oggi conosciuta.
Nel presbiterio sono collocati gli affreschi staccati dal portico esterno con Storie di sant’Agata (1400-50 ca.).

Alle pareti sono due affreschi con cornici centinate in pietra serena: quello a destra, probabilmente precedente all’incorniciatura rinascimentale, è diviso in due scene di cui quella superiore è l’Annunciazione, datata 1451, e l’inferiore raffigura un finto trittico con la Madonna col Bambino al centro e ai lati due Santi: quello a sinistra è sant’Antonio abate con un libro nella mano destra e un bastone cui è appesa una campanella nella sinistra.

 

 

 

L’affresco alla parete sinistra, attribuito a Raffaellino del Garbo (1466 – 1524), rappresenta la Madonna in trono col Bambino, i santi Antonio abate con sotto il committente inginocchiato e Sebastiano e reca la data 1497. Sant’Antonio abate, con saio e mantello, tiene nella mano sinistra un libro e nella destra un bastone a tau cui è appesa una campanella.

 

Segnalazione di Valter Bonello


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