BEREGUARDO (PV). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 1
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La prima struttura fu una cappella fondata nel 1425 da Filippo Maria Visconti, duca di Milano e conte di Pavia, sotto il titolo di Sant’Antonio abate. Il primo officiante un frate Agostino del Convento degli Eremitani di S. Agostino, ossia del convento di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. Alcuni studiosi, come il Cerri, affermano che, “benché piccola, era a tre navi”. Le notizie riguardanti la chiesa di Bereguardo riportano che essa dipese, fino al secolo XVI dalla plebania di Trivolzio poi, nel 1565, ebbe diritti parrocchiali propri.
Le cronache dell’epoca riportano che era in precarie condizioni statiche fin dalla metà del XVIII secolo; quindi fu ricostruita intorno al 1762, assumendo la forma planimetrica attuale, con fronte rivolta a mezzogiorno e pianta a croce greco-latina.
La parrocchiale fu consacrata il 2 maggio 1875 dal cardinale Lucido Maria Parocchi, già vescovo di Pavia. In tale occasione fu insignita della dignità di Arcipretura e il parroco di Bereguardo ha il titolo di Prevosto.
Nel tempo si resero necessari adeguati restauri alla Chiesa anche per il fatto che era stata dichiarata nel 1914 monumento nazionale. A causa dello scoppio della prima guerra Mondiale, fu impossibile eseguire i lavori che furono attuati alla fine della guerra. Molto si dovette all’anziano parroco, don Baldassare Riffaldi che dotò il tempio di una bussola in noce per una porta simmetrica a quella centrale fatta costruire nel 1871 dal suo predecessore, don Clemente Carcano.
Il monumentale tempio fu arricchito da sei finestre istoriate policrome nel quadriennio 1956-1960, pregevoli opere del maestro vetraio Lindo Grassi.

La chiesa si presenta con una facciata a mattoni a vista che è formata da un corpo centrale aggettante e da due fiancate più basse, tagliate da due lesene laterali piatte e da una corposa modanatura orizzontale.
L’ampio sagrato accentua la volumetria della chiesa e ne staglia il profilo. Il campanile si eleva per oltre 40 metri sul fianco sinistro del tempio, coronato da una cella chiusa da quattro monofore con pinnacoli angolari; il tutto culmina con una cupola bizantineggiante che termina con un globo in rame su cui poggia una croce alta 2,80 m.

L’interno, che mostra una certa sproporzione tra altezza e larghezza, comprende l’altare maggiore e due cappelle che delimitano i bracci trasversali della croce latina. All’interno della chiesa si accede tramite tre portali muniti di bussola. Quello centrale si distingue per intagli in noce, fra cui si notano stemmi gentilizi in rilievo.
La prima cappella di destra è dedicata alla Madonna del Rosario e presenta una mensa in cotto, con paliotto dipinto a disegni floreali e sovrastante altare in marmo giallo-nero. La cappella che le sta dirimpetto è dedicata al Crocifisso.
L’altare maggiore fu fatto costruire nel 1814 dal parroco don Giuseppe Andreoni. Il presbiterio è sovrastato da una cupola a profilo ribassato. Ai lati dell’altare maggiore ne figurano due altri minori, dedicati rispettivamente ai santi Mauro abate e Bernardino da Feltre e a San Rocco. La chiesa è sovrastata da una bella cupola a pianta ottagonale, che sorge in corrispondenza del transetto.

 

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