MONTAGNA IN VALTELLINA (SO). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 5
https://maps.app.goo.gl/M3FCL7k8Lm9XuwXv5

Edificata nel 1668, grazie all’impegno della comunità locale, ha una struttura semplice e maestosa con la rustica bellezza della pietra a vista. La facciata è impreziosita da un protiro arcuato, sorretto da colonne in granito, che incornicia la porta principale e termina con un timpano triangolare ed è verticalmente tripartita da paraste che animano la semplicità della facciata, grazie anche alla presenza di tre nicchie simmetriche, collocate sopra il marcapiano. La luce penetra nell’edificio di culto attraverso un finestrone centrale e le sei finestre disposte lungo i fianchi.

La chiesa presenta una pianta a navata unica con due cappelle laterali, scandita in tre campate separate da paraste decorate con raffinati capitelli in stucco.
Tre medaglioni con cornice in stucco decorano i soffitti delle tre campate in cui è divisa e raffigurano tre scene della vita di Sant’Antonio abate, opera di pittori locali.

Sulla parete della prima campata vi sono due tele settecentesche di autore ignoto che rappresentano (a destra) l’Adorazione dei Magi e (a sinistra) la Circoncisione.
La cappella di sinistra, dell’Arcangelo Gabriele, fu affrescata dal pittore comasco Pietro Bianchi, detto il Bustino, con episodi biblici. Sopra l’altare è collocata una tela raffigurante Tobiolo e l’angelo. Sulla sommità del fastigio spezzato vi è lo stemma dei Parravicini che ne attesta il patronato e la committenza.
Nella cappella di destra una tela del XVIII secolo con le Sante Lucia, Apollonia ed Agata, incorniciata da un affresco simulante un’ancona con colonne.

L’altare maggiore, di semplice fattura, è sormontato da una tela raffigurante Le tentazioni di Sant’Antonio abate, del XVII/XVIII secolo.

 

 


Sant’Antonio abate viene qui festeggiato, per tradizione, il primo giorno di Carnevale, e, fuori dalla chiesa, dopo i riti religiosi, ci si raduna per ascoltare la banda e degustare dolciumi come la tradizionale cupeta fatta con miele e gherigli.


Link:

https://www.academia.edu/5542600/La_chiesa_di_SantAntonio_Abate_a_Montagna

https://www.halleyweb.com/c014044/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/20054

MILANO. Castello Sforzesco, Museo delle Arti Decorative, con immagine di sant’Antonio abate su maiolica

Bottega di mastro Domenico (Venezia), vasi di maiolica a boccia, del terzo quarto del XVI secolo.

Sant’Antonio abate tiene nella mano destra il fuoco e appoggia la sinistra a un bastone a tau cui è appesa una campanella.

 

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

MILANO. Castello Sforzesco, Cappella ducale, con affresco di sant’Antonio abate

Nella Sala XII, edificata da Benedetto Ferrini nel 1472-73 e affrescata da Bonifacio Bembo, Stefano de Fedeli, ed altri durante il ducato di Galeazzo Maria Sforza.

 Sant’Antonio abate tiene la mano sinistra su un bastone, con la destra regge una campanella.

 

Segnalazione: Albertino Martignon
albertino.martignon@gmail.com

SIENA. Ex Convento di Santa Marta, affreschi con s. Antonio abate

Il Convento, sito in Via San Marco 90, fu fondato nel 1328, soppresso nel 1810 in seguito ai decreti napoleonici, ristrutturato per ospitare un orfanotrofio che fu chiuso nel 1980. Nel 1983 il complesso divenne di proprietà del Comune di Siena e nel 1986 iniziarono i lavori di restauro. Ospita dal 2004, in alcune sale, la sede dell’Archivio Storico del Comune di Siena e dell’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea.

Del Convento sono rimasti alcuni affreschi, in particolare nel chiostro, riscoperti solo nel 1988-1989 sotto l’imbiancatura. Le pareti riscoperte sono due, quella davanti quando si entra e quella a destra. Solo la prima, con scene di vita eremitica o Tebaide, è abbastanza leggibile mentre l’altra con storie della vita di San Girolamo è molto rovinata

La fonte letteraria di molte di queste scene è probabilmente nella traduzione in italiano realizzata dal frate domenicano Domenico Cavalca di Pisa all’inizio del XIV secolo della raccolta agiografica sui padri del deserto, le Vitae Patrum.
Si tratta di singole scene di vita eremitica, che presentano anche delle monache, rare nelle raffigurazioni delle Tebaidi.

L’identificazione più diffusa dell’autore di questi affreschi è di Miklós Boskovits che nel 1980 li attribuì a Benedetto di Bindo.

Gli affreschi sono a monocromo e risalgono al XIV e XV secolo; furono danneggiati dall’aggiunta delle attuali volte a crociera nel Cinquecento.
Nelle lunette ci sono anche episodi relativi a s. Antonio abate.
Nella quarta lunetta – in alto a sinistra: Pranzo di sant’Antonio abate e san Paolo eremita.

In basso a  sinistra: Morte di san Paolo primo eremita sopraggiunta mentre pregava.

 

Tra la quarta e la quinta lunetta, è raffigurata la Sepoltura di san Paolo eremita. Ai piedi del Santo si intravede la presenza di uno dei due leoni che lo aiutarono nella sepoltura.

 

 

 

Immagini da:
https://mydayworth.blogspot.com/2016/03/ex-convento-di-santa-marta-siena.html

CANDIANA (PD). Duomo di San Michele arcangelo, con immagine di sant’Antonio abate

La storia del Duomo di San Michele è la storia di Candiana, giacché le prime informazioni archivistiche sul comune, coincidono con l’atto di fondazione del monastero cluniacense nel 1097. Il monastero diventa abbazia e passa ai Canonici Regolari di San Salvatore nel 1462; la fabbrica attuale è quella costruita fra il 1491 e il 1502 ed è attribuita a Lorenzo da Bologna. Il monastero viene, infine, soppresso nel 1783.
Il Duomo è anche conosciuto con l’appellativo di “Cattedrale di campagna” attribuitogli dall’allora cardinale Agostini, vescovo di Padova.

La facciata è una chiara citazione palladiana. In particolare, essa si presenta molto simile alla Chiesa delle Zitelle. La facciata pentapartita è percorsa da due ordini di lesene; il primo dorico ed il secondo corinzio. Notevole è la grande termale, che occupa tre sezioni del second’ordine della facciata. Ai lati sono delle nicchie che ospitano delle statue di grande pregio.
Il campanile è una struttura molto elaborata ed originale. La prima parte del corpo, è simile ai classici campanili veneziani in laterizio.

La chiesa è a navata unica con sei altari laterali. L’interno impressiona per l’impatto scenografico dei decori. La navata centrale è divisa da una balaustra, che separa una prima sezione decorata a stucchi, dalla seconda completamente affrescata: anche il soffitto ligneo è interamente dipinto, così come gli archi trionfali che separano la navata dalla crociera. Il presbiterio è esagonale, in posizione rialzata ed è delimitato da belle transenne.

Notevole è l’altare maggiore, sormontato da un elaborato baldacchino ligneo policromo di grandissimo pregio (1622). Le colonne rudentate corinzie, poste su grossi basamenti decorati, sorreggono un architrave completamente istoriato e decorato con ghirlande in altorilievo. Virtuosistico è il timpano che corona la struttura: è formato da un timpano circolare spezzato, che ingloba un timpano triangolare. All’interno di quest’ultimo è uno stemma gentilizio coronato da una mitria; mentre il vertice del frontone è decorato con una statua policroma del Redentore benedicente.
Meravigliosa opera di oreficeria è il tabernacolo a forma di tempio: entro una serliana, v’è una scena dell’Ultima Cena. Sopra è un tamburo esagonale, i cui lati sono decorati con miniature di nicchie e statue. Tutta l’opera è incredibilmente ricca di decori e fregi.
Alle spalle dell’altare è l’abside rettangolare. I lati sono aperti da finestre termali, mentre la parete di fondo è decorata con una tribuna rococò, dello stesso stile del baldacchino dell’altare maggiore. Al centro un’icona raffigura l’Assunta.
Un altare laterale presenta un dipinto con sant’Antonio abate in centro tra san Sebastiano e san Rocco.

Nell’abside è situato il suggestivo coro vecchio, anticamente utilizzato dai monaci per la preghiera ed i canti. Alle pareti sono allineati 62 stalli lignei stupendamente lavorati, databili alla fine del XV secolo.
Al centro del coro si trova l’organo. La sua attuale collocazione è datata 1930 per mano di Giovanni Pugina, organaro veneto, il quale smontò l’organo dall’artistica cassa armonica lignea, posta sopra la sacrestia e lo ricompose in una nuova cassa, creata appositamente dal falegname candianese Guido Scalabrin. Le origini dell’antico organo risalgono, però, al 1617, per opera del bresciano Costanzo Antegnati, importante organaro, organista e compositore: alla fine dell’Ottocento fu ulteriormente modificato e arricchito con nuovi registri e canne dal padovano Domenico Malvestio.

Fonte:
https://www.comune.candiana.pd.it/vivere-il-comune/territorio/duomo-di-san-michele/

Segnalazione:
Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com