CIVITA CASTELLANA (VT). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via sant’Antonio Abate, 1 / Via dello Scasato
https://goo.gl/maps/Q9SoMBwwH6k3Wkby6

 

La piccola chiesa è di proprietà privata.

Se ne hanno notizie dal XII secolo. In tufo, con tetto a falde, facciata a capanna.
La facciata e parte del corpo dell’edificio, sono state interamente ricostruite dopo i danni subiti durante l’ultimo conflitto mondiale. Fortunatamente però, si sono conservati gli splendidi affreschi cinquecenteschi che ne ornano l’abside.
Viene aperta una sola volta l’anno, il 17 gennaio, in occasione delle celebrazioni della festa di sant’Antonio abate.
All’interno. nella parete separata da finte lesene, decorate da grottesche, sono rappresentati al centro S. Antonio abate seduto in atto di impartire la benedizione, a sinistra i santi Girolamo e Giovanni Battista, a destra S. Caterina d’Alessandria e Paolo Eremita; nel catino absidale è raffigurato il Compianto su Cristo morto; nell’arcone, figure di Santi, un Profeta, una Sibilla.
All’interno dei tondi, il Padre Eterno, la Vergine Annunciata e l’Arcangelo con il giglio bianco.


L’iscrizione dipinta sotto l’affresco centrale, riporta il nome del committente e l’anno di esecuzione: “HOC OPVS FIERI FACIEBAT FR(ATER) HIERONIMVS D(E) ALTERISCHIS D(E) MONTELEONE. M(ILLESIM)O D.XXV” (1525).
Oggi si sa che l’autore di questi affreschi è Rinaldo Jacovetti da Calvi. Figlio di Pancrazio Jacovetti (anch’egli pittore) nacque intorno al 1475 a Calvi dell’Umbria ed in genere viene definito come allievo di Giovanni di Pietro detto lo Spagna.

 

Link:
https://www.facebook.com/116867089701495/posts/192328358822034/

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1200267995

 

VITERBO. Chiesa di Santa Rosa, polittico con s. Antonio abate, 1450-62

L’attuale chiesa è stata costruita nel 1850 in rifacimento di un edificio precedente risalente al 1632, ed è annessa al convento delle Clarisse. La prima costruzione sacra risale al XIII secolo e si ha notizia per la prima volta nel 1235; era conosciuta col nome di Santa Maria. Quando nel 1258 papa Alessandro IV vi fece traslare il corpo di santa Rosa, la chiesa ebbe la nuova denominazione.

La chiesa conserva un polittico di Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta (attivo dal 1430 a prima del 1476), che raffigura la Madonna in trono col Bambino, tra le Sante Rosa e Caterina d’Alessandria; nelle cuspidi l’Annunciazione e la Madonna della Misericordia; nei pilastri laterali: S. Giovanni Battista, S. Antonio abate, S. Margherita, S. Maria Maddalena, S. Ludovico da Tolosa e S. Chiara; nella predella: S. Paolo, S. Lorenzo, S. Lucia, la Madonna dolente, Cristo in pietà, S. Giovanni Evangelista, S. Biagio, S. Francesco e S. Bartolomeo.
Il polittico firmato ma non datato, fu realizzato tra il 1450 e il 1462.

La figura di sant’Antonio abate si trova al centro del pilastro a sinistra; tiene nella mano sinistra un libro aperto, nella destra il bastone a tau con campanella. Un piccolo maiale ai suoi piedi.

Il polittico è stato restaurato nel 2019.

 

Link:
https://santuariosantarosa.wordpress.com/testimonial/polittico/

https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-d-antonio-da-viterbo-detto-il-balletta_%28Dizionario-Biografico%29/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Rosa_(Viterbo)

VITERBO, frazione La Quercia. Basilica santuario di Santa Maria della Quercia, immagine di s. Antonio abate

La Chiesa fu realizzate nelle sue strutture essenziali tra la fine del XV secolo e il primo trentennio del Cinquecento, al posto di una primitiva chiesetta campestre, poco più di una capanna di legno. L’erezione avvenne come atto di devozione dei Viterbesi all’immagine della Madonna col Bambino che nel 1417 tale Battista Juzzante fece dipingere su una tegola (un embrice romano) da Mastro Martello, detto il Monetto.
La chiesa, opera dei Domenicani, in stile rinascimentale, presenta sui tre portali d’ ingresso lunette in ceramica di Andrea della Robbia, mentre il soffitto a lacunari in oro zecchino è di Antonio da Sangallo il Giovane.


Su un altare laterale un affresco del 1518
, poi incorniciato, di incerta attribuzione, forse Monaldo Trofi o Monaldo da Cornedo detto “Il Truffetta” (circa 1480 -1539 circa) che raffigura la Madonna in trono col Bambino sulle ginocchia e a sinistra sant’Antonio abate che tiene nella mano sinistra il bastone a tau cui è appesa una campanella. In basso la piccola figura del committente e la scritta in caratteri gotici che ne riporta il nome: Errigo di Mariano Corso.

 

Immagini da Wikimedia

VITERBO. Chiesa di Santa Maria della Verità, varie immagini di s. Antonio abate

L’edificio, unitamente ad un complesso monastico, sorse agli inizi del XIII secolo con pianta a croce latina coperta da un semplice tetto a vista sostenuto da capriate.
Sita in Piazza Francesco Crispi, conserva affreschi tra XIII e XVI secolo.

 

La Cappella cinquecentesca sulla parete sinistra presenta un affresco con Madonna in trono col Bambino tra san Giovanni Battista e sant’Antonio abate (a destra). Vedi immagine in alto.
Vi è l’intervento di almeno due maestri di ascendenza culturale vagamente peruginesca: uno autore della discreta figura di s. Giovanni, ad un secondo è da attribuire il resto del dipinto che si presenta molto più modesto. Sul dipinto compare un inserto datato 1611 con una fresca rappresentazione di genere con dei taglialegna al lavoro, una conferma dello stretto legame tra il complesso di S. Maria della Verità e le corporazioni cittadine.

 


 

 

Sulla parete sinistra segue la cappella dedicata a Sant’Antonio abate, raffigurato in ambedue gli stipiti con i suoi tradizionali attributi del fuoco e del maiale.

 


In controfacciata, a destra della bussola, riportato su tela, vi è un affresco quattrocentesco attribuito a Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta (attivo dal 1430 a prima del 1476) oppure a Lorenzo da Viterbo (1437/44 – post. 1476, attivo a Viterbo dal 1469 al 1472), strappato dalla stessa parete, piuttosto rovinato, che rappresenta l’Annunciazione tra s. Maria Maddalena, s. Marta e s. Antonio abate. Quest’ultimo è raffigurato con un libro nella mano sinistra e il bastone a tau nella destra.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/90953/Chiesa+di+Santa+Maria+della+Verit%C3%A0

https://viterbo.artecitta.it/chiesa-di-santa-maria-della-verita/

VETRALLA (VT). Chiesa di San Pietro, immagine di s. Antonio abate, 1578

I primi documenti che testimoniano l’esistenza della chiesa di San Pietro risalgono al 1334, tuttavia l’andamento dei setti murari dell’edificio e la zona del Castrum nella quale insiste, permettono di anticiparne il periodo di costruzione al XII secolo. Rimaneggiata nel 1502. Affidata alla Confraternita del Gonfalone dal 1569.
Nel 1578 furono realizzati gli affreschi che ricoprono la parete absidale e che sostituirono pitture precedenti.

Sita in Vicolo San Pietro, 91, la Chiesa è costituita da un’unica aula pressoché rettangolare con il presbiterio rialzato da tre gradini. In origine erano presenti tre absidi, la copertura è a capriate lignee.
Nell‘abside un grande ciclo che raffigura: Le Storie della vita di S. Giovanni (protettore della Confraternita del Gonfalone) con al centro il Battesimo del Santo. Nel registro inferiore vi sono le Storie della vita di S. Pietro e S. Pietro in cattedra. Sulla parete di fondo in alto vi sono due grandi scene cristologiche : l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi. Le opere sono datate al 1578 ed è possibile attribuirle alla bottega Torresani, molto attiva nella zona  della Sabina e nella valle del Tevere nel XVI secolo.

In basso nelle due nicchie, a sinistra la scena della Crocifissione che è una tela o pala ad olio conservata in una cornice di legno dorato. Al centro s’innalza la croce con Cristo Crocifisso. Ai lati di essa, sospesi in aria, due angeli in atto di raccogliere all’interno di calici il sangue sgorgante dalle mani e dal costato di Cristo. Lo sfondo presenta un paesaggio collinoso e la veduta di una città. In basso, ai piedi della Croce, la Maddalena, a sinistra la Madonna che indica il Cristo a S. Francesco; a destra S. Giovanni Evangelista e S. Antonio abate. L’autore ignoto sembra essersi ispirato all’arte umbra. Datato al 1578-80.

Nella nicchia di destra vi è il dipinto della Madonna del Riscatto (o della Misericordia), simbolo della devozione della Confraternita vetrallese alla Vergine. Sono riconoscibili, protetti dal mantello della Vergine, Maria Maddalena che introduce il gruppo delle donne della Confraternita, e S. Giovanni che introduce il gruppo degli uomini in cui si trova il francescano Bonaventura da Bagnoregio ed il Cardinale Alessandro Farnese. Anche quest’opera è databile al 1578-80. Questo dipinto misura circa 260 x 160 cm.

 

 

Link:
http://www.prolocovetralla.it/2020/11/05/chiesa-di-san-pietro/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/22576/Chiesa_di_San_Pietro_Vetralla