CORNIGLIO (PR). Collocazione ignota, dipinto “Sacra Famiglia con santi e s. Antonio abate”, prima metà XVIII secolo

Il Catalogo dei Beni Culturali indica a Corniglio, nella sacrestia di una chiesa che non è specificata, la presenza di un dipinto a olio su tela di 142 x 100 cm, della prima metà del Settecento, raffigurante “Sacra Famiglia, San Rocco, Sant’Antonio Abate e anime purganti in adorazione della Eucarestia”.
Attribuito a Pietro Rubini (Parma,1700 circa – 1765).

La Madonna sorregge il Bambino che si rivolge a Sant’Antonio abate, con gesto benedicente. Alle sue spalle San Giuseppe sorregge un ramo con fiori rossi, mentre sopra due angeli sostengono un ostensorio con l’Eucarestia. In basso a sinistra San Rocco, vestito a tonalità brune con manto rossiccio sul braccio, è raffigurato con il bastone del viandante. In basso al centro si intravvedono le anime del Purgatorio.

Sant’Antonio, a destra in basso, con la mano destra sul cuore, ha la tau sul mantello e tiene con la mano sinistra un bastone. Ai suoi piedi un libro aperto.
Il dipinto è in cattive condizioni di conservazione.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800143463

FIRENZE. Museo di San Marco, tavola di Antoniazzo Romano, 1485 e predella di B. Gozzoli, 1461, con s. Antonio abate

Nel Museo si conserva un trittico, pittura a tempera e doratura su tavole, raffigurante Madonna e Santi, di discussa attribuzione.

Le ante chiuse presentano s. Antonio abate e s. Sebastiano.
Probabile opera di Antonio Aquili detto Antoniazzo Romano (1430-35 – 1508) datata al 1485.

 

 

L’anta di sinistra misura 73 x 21 cm.
Sant’Antonio è raffigurato con un libro rosso nella mano sinistra e nella destra un bastone cui è appesa una campanella. Un piccolo maiale scuro è ai suoi piedi a sinistra.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900281161-5



Predella raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, Cristo in pietà, sant’Antonio abate
(penultimo a destra), san Benedetto. 
Tempera su tavola, datata 1461(?)

Inventario n° 1890 – 886
La predella proviene da Santa Croce e forse completava un antico polittico
trecentesco di quella chiesa, come nel caso dell’altare Alessandri in San Pier Maggiore.

Il dipinto è attribuito a Benozzo Gozzoli (1420/22 – 1497).

Tre riquadri esagonali; di cui il centrale di dimensioni maggiori; disposti l’uno accanto all’altro; montati su un pannello rettangolare.
Le figure sono  a 3/4 e s. Antonio tiene nelle mani un libo e il bastone.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900191770

FERMO. Cattedrale di S. Maria Assunta, affresco con s. Antonio abate, XV secolo circa

La Cattedrale Metropolitana si erge sui resti dell’antica basilica paleocristiana a tre navate originaria del VI secolo, a sua volta fondata su un tempio pagano di cui rimangono tracce nell’ipogeo. L’antico Duomo fu distrutto e saccheggiato nel 1176 dalle truppe imperiali di Federico I il Barbarossa. Fu suo nipote Federico II a volerne la ricostruzione nel 1227. La facciata originale è in stile romanico-gotico: asimmetrica per la torre campanaria che si trova sulla sinistra della basilica, presenta motivi cristiani ricorrenti scolpiti nella pietra d’Istria.
Il resto del Duomo sia all’interno che all’esterno, è stato più volte restaurato e rimaneggiato nel corso dei secoli.

All’interno si accede attraverso un nartece che era la prima campata della cattedrale medievale, dove si conservano affreschi dal XIV al XVI secolo e il monumento funebre di Giovanni Visconti d’Oleggio.

Tra le immagini di Santi, vi è anche la figura di sant’Antonio abate, chiaramente riconoscibile per la barba bianca biforcata e il bastone con terminazione a “C” che tiene nella mano sinistra. La parte inferiore del dipinto è abrasa.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_Metropolitana_di_Santa_Maria_Assunta_(Fermo)

PISA. Ex chiesa di Sant’Antonio in Qualconia / Qualquonia

Via della Quaquonia, 1
https://maps.app.goo.gl/EYc2sJt8R6uXM7dV9

 

Il complesso, che sorge sulla via omonima, era originariamente legato a una confraternita laicale di origine armena, i Disciplinati di Sant’Antonio, e il primo documento che ne attesta la presenza è del 1341. La chiesa, già attiva nel 1375, nel corso dei secoli, subì varie trasformazioni; inizialmente danneggiata dall’occupazione fiorentina nel 1406 e poi ricostruita nel 1477, arricchendosi di un chiostro trapezoidale e di un convento con funzioni di ospitalità per pellegrini e assistenza ai poveri e ai mendicanti.

Nel 1571 la Compagnia di Sant’Antonio ottenne dal granduca Cosimo I de’ Medici la facoltà di portare sulla parte anteriore della cappa la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e dal 1605 la Compagnia fu in modo definitivo aggregata all’Ordine. In seguito a ciò, per tutto il XVII secolo furono fatti numerosi interventi nella chiesa e nello “spedale”.
In particolare la chiesa fu abbellita in stile barocco, con l’aggiunta di elementi come cornici in pietra serena e la costruzione di un soffitto ligneo intarsiato a lacunari ospitante 21 tele di autori locali ignoti raffiguranti le Storie di Sant’Antonio, completato nel 1614. La scelta di questo tipo di soffitto, piuttosto insolita per un edificio di modeste dimensioni, sarebbe dovuta all’aggregazione della Compagnia all’Ordine dei Cavalieri; infatti anche la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, si era dotata di un soffitto simile alla fine del Seicento.

Lacunari a forma di stella a 8 punte

Tela con episodi della vita di s. Antonio abate, dal Museo di S. Matteo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1684 il granduca Cosimo III decise di trasformare il complesso in un orfanotrofio e per questo. furono eseguiti lavori fino all’inizio del Settecento: l’ex spedale fu sopraelevato di un piano e ciò comportò il tamponamento delle finestre laterali della chiesa. L’Istituto degli orfani della Qualquonia mantenne la sua funzione, passando dalla gestione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano a quella diretta del Granducato di Toscana fino alla pubblica amministrazione della Repubblica Italiana, e alla sua distruzione durante il bombardamento del 31 agosto 1943 da parte degli Alleati. L’orfanotrofio fu demolito e al suo posto fu edificata una scuola.

Invece la chiesa pur avendo subito il crollo di parte del soffitto della navata e della sacrestia retrostante, per il grande valore artistico e storico che rappresentava, fu restaurata. Il soffitto fu ricostruito e i dipinti in esso contenuti furono spostati nel Museo Nazionale di San Matteo di Pisa.

La chiesa in seguito fu sconsacrata e adibita a varie funzioni: dapprima a palestra a uso della nuova scuola, poi a deposito di libri per la Biblioteca Universitaria e infine destinata a servizi sociali. Dal 2023 sono in corso i lavori di recupero.

 

Bibliografia:
Mero Marco Vinicio, Un’antica chiesa ed un nuovo museo. Recupero e rifunzionalizzazione della chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia a Pisa, tesi di laurea del corso di laurea specialistica in ingegneria edile-architettura, Università di Pisa, AA. 2012-13
Immagini lacunare e tela dalla tesi sopracitata.

Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_in_Qualconia

PISA. Museo Nazionale di Palazzo Reale, dipinto di S. Antonio abate

Il Museo, sito in Lungarno Pacinotti, nel palazzo cinquecentesco fatto edificare dai Medici, conserva un dipinto a olio su tela inserito in una cornice intagliata e dorata, datato alla prima metà del Settecento.

Il dipinto è entrato nella collezione Ceci con l’attribuzione a Bernardo Strozzi, ma un’attenta analisi stilistica condotta da Giuliano Frabetti ne ha attribuito la paternità al pittore svizzero-italiano Giuseppe Antonio Petrini (1677 – 1759).

 

Raffigura il busto di Sant’Antonio abate che, con espressione pensosa, si appoggia al bastone a tau cui è appesa una campanella.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900408325