CAMPI BISENZIO (FI). Pieve di Santo Stefano, due dipinti con s. Antonio abate, XV e XVII secolo

Forse la costruzione della Pieve risale all’epoca carolingia o, più verosimilmente, attorno al 930. Notizie documentarie risalgono al 1040, 1049 e al 1093, quando forse la chiesa fu ricostruita in forme romaniche: l’edificio sacro era a tre navate suddivise da colonne o da pilastri e con tre absidi oppure con una sola abside centrale; aveva una cripta. Nel 1270 è nuovamente citata e compare nelle “rationes decimarum” degli anni 1276/1277 e 1302/1303. Quando, fra il 1376 ed il 1378, fu edificato il castello di Campi per ordine della Repubblica Fiorentina, la pieve di S. Stefano vi rimase inglobata e da quel momento ne seguì le sorti come chiesa castellana. Restano ancora alcune monofore e parti di muratura nella cripta.
Nell’ultimo quarto del Quattrocento la pieve iniziò ad ampliarsi con la costruzione di tre cappelle che, a sinistra della navata sinistra, affiancano la torre campanaria.

Nel 1478 Bartolomeo Del Troscia fece edificare, a nordovest del campanile e a ridosso di questo, la prima cappella di sinistra, dedicata a S. Bartolomeo. Per questa cappella fu dipinta dopo il 1479 (forse verso il 1480-85) una tavola a fondo oro raffiguranteMadonna in trono con il Bambino e i Santi Lorenzo, Bartolomeo, Giovanni Battista e Antonio abate. Il primo restauro noto ebbe luogo nel 1858 ad opera del pittore locale Baldassarre Panerai, mentre il secondo fu affidato nel 1897 a Domenico Fiscali di Pisa, che, se non alterò le già precarie condizioni, non restituì la dignità iniziale al dipinto, restaurato nel 1993.
Risalgono al secondo Ottocento anche i primi tentativi di attribuzione dell’opera: Filippo di Tommaso Lippi, Filippino Lippi, Sebastiano Mainardi e altri, ma ora è data al pittore fiorentino Francesco Botticini (1446 – 1498), un collaboratore del Verrocchio.
La figura di s. Antonio abate è a destra, nelle mani incrociate tiene un libro e un bastone a tau. Vedi immagine in alto.

 

Nel 1654 Santi di Antonio Cini fondò il primo altare di destra (in controfacciata), intitolato all’Angelo Custode e S. Antonio abate , che ora è altare del Sacro Cuore con una sua statua ottocentesca e che conserva  scolpite la data, la dedica a s. Antonio abate e all’Angelo Custode e gli stemmi ai lati della famiglia committente.
Per questo altare un ignoto pittore – identificato nell’ambito dei fiorentini Giovanni Bilivert (1585 – 1644) o Francesco Curradi (1570 – 1661) – eseguì la tela prima del 1655. La tela è oggi posta in altra parte della chiesa e le sue condizioni sono alterate da due restauri dell’Ottocento.
Il dipinto a olio raffigura sant’Antonio abate, a destra, con le braccia aperte che guarda verso il cielo. A sinistra la grande figura dell’Angelo che tiene una mano sulla spalla di un uomo, forse il committente.

 

Nel 1812-1813 la pieve fu sottoposta ad un restauro neoclassico su progetto di Giuseppe Valentini che modificò l’interno secondo uno schema ancora oggi visibile. Fu demolita l’abside romanica, sostituita dalla scarsella, e fu realizzata la volta a botte che nasconde la copertura a capriate
Alla fine del XIX secolo il pievano Giuseppe Giondini sottopose la chiesa a numerosi lavori, vi installò l’energia elettrica, mutando, sotto la direzione di Guido Carocci, la disposizione dei quadri agli altari; nel 1938 si continuò, ad opera del pievano Pietro Santoni, l’opera già intrapresa che fu eseguita nelle forme delineate, e ancora visibili, da Piero Sanpaolesi. Compreso il rifacimento della facciata. Dopo restauri, all’interno, a destra si trovano i due altari di S. Antonio di Padova e di S. Antonio abate. Il 25 settembre 1897 la chiesa fu riaperta e benedetta.
Il successore di Pietro Santoni, monsignor Francesco Socci, dagli anni ’80 del XX secolo ha intrapreso un restauro integrale della chiesa.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/61288/Pieve+di+Santo+Stefano+a+Campi+%7C+Campi+Bisenzio+%28FI%29

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900037865 (tavola Madonna e Santi)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900037902 (Angelo Custode e S. Antonio)

CAMPI BISENZIO (FI), frazione Capalle. Chiesa parrocchiale dei SS. Quirico e Giulitta, dipinto con s. Antonio abate, 1574

La Chiesa sorge nel centro storico dell’ex castello di Capalle, nella parte settentrionale del territorio di Campi Bisenzio. Attestata fin dal XIII secolo, ha subito nei secoli restauri e rifacimenti e si presenta oggi come un edificio ad un’unica navata coperta a capriate, affiancato da corpi di fabbrica usati come canonica.

Nel 1574 il nuovo arcivescovo Alessandro de’ Medici (1535-1605), futuro papa Leone XI, inviò a Capalle come suo parroco-vicario Lorenzo di Alamanno Petrucci, che, su suo incarico, ristrutturò ed ampliò la chiesa in forme che ricordano le architetture di Giovan Antonio Dosio (1533-1611).
Al pittore Giovan Battista Naldini (1535 – 1591) nel 1575 circa furono commissionati due quadri raffiguranti “Sant’Antonio abate” e “San Girolamo”.
Il primo dipinto, che misura 235 x 188 cm, è molto danneggiato nella parte inferiore ed è anche noto come “Tentazioni di s. Antonio” e mostra la consueta iconografia del Santo che viene bastonato dai diavoli.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900234016

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/61467/Chiesa+dei+Santi+Quirico+e+Giulitta

VARALLO (VC). Chiesa di San Marco, dipinto con s. Antonio abate, 1557 c.

La primitiva cappella risale probabilmente alla fine del Trecento. La chiesa fu poi ampliata e profondamente trasformata nel corso del XV secolo, ma la configurazione architettonica esterna, con la presenza di un massiccio avancorpo addossato alla facciata, conferisce alla chiesa un aspetto romanico. La chiesa aveva funzione di ricovero per i pellegrini che partecipavano alle processioni nella festività di San Marco e, più tardi, dopo l’edificazione del Sacro Monte, a coloro che vi si recavano in pellegrinaggio.
All’esterno ben leggibile è un affresco con san Cristoforo; altri sono stati staccati e sono conservati nella pinacoteca locale

Attraversato l’avancorpo, si accede all’interno della chiesa, che si presenta con una navata unica, scandita da tre campate ad arconi gotici. All’essenzialità delle linee architettoniche fa da contrappunto la grande ricchezza dell’apparato decorativo.
Di notevole interesse sono i dipinti contenuti all’interno della chiesa: sulle pareti laterali affreschi eseguiti tra il 1539 ed il 1562 da seguaci di Gaudenzio Ferrari e Giulio Cesare Luini con episodi della vita di san Marco.

Interamente affrescato è anche l‘arco trionfale che collega la navata al presbiterio. In alto è posta la figura del Padre eterno tra gli angeli e, sui due pilastri, l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata. Sotto, vi sono due dipinti di Madonna col Bambino affiancata da due Santi.

Gli studi recenti hanno proposto un gruppo di affreschi pertinenti stilisticamente, riconducendo allo stesso pittore, definito “Pseudo Giulio Cesare Luini”, la decorazione del coro, datata 1557, il Padre Eterno, l’Annunciazione e sotto la Madonna in trono con il Bambino tra i Santi Antonio abate e Gaudenzio in basso a destra dell’arco trionfale, la Conversione di Saulo, la Predica ad Antiochia e il Serpente di bronzo sulle pareti della terza campata del 1563 e le Sibille e i Profeti nei pennacchi del 1580. (1)
A destra della Vergine in trono è sant’Antonio abate che con la mano destra compie un gesto di benedizione e con la sinistra tiene un alto bastone a tau cui è appesa una campanella; ai piedi un maiale.

Bibliografia:
(1) Angeleri Paola, Il Sacro Monte di Varallo dopo Gaudenzio Ferrari e prima di Morazzone, tesi di dottorato di ricerca, Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali, Scienze dei Beni Culturali e Ambientali XXVI ciclo, AA. 2012-13

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Marco_(Varallo)

https://www.chieseromaniche.it/Schede/577-Varallo-San-Marco.htm

VESPOLATE (NO). Chiesa parrocchiale dei SS. Giovanni battista e Antonio abate

SP 211, 8
https://maps.app.goo.gl/fQf5SMh5zmaoi4wj6

 

All’inizio del XVI secolo in questo luogo sorgeva un antico oratorio dedicato a Sant’Antonio abate, eretto con ogni probabilità tra la seconda metà del XIV secolo e il corso del XV secolo; alle sue spalle, sul lato orientale, si trovava un cimitero.
L’oratorio era di proprietà della confraternita del Corpus Domini che nel 1535 si accordò con il parroco e con i consoli del paese per demolirlo e far sorgere al suo posto la nuova parrocchiale. La parrocchialità fu trasferita nel 1543, dalla pieve di San Giovanni battista, nella nuova chiesa, la cui consacrazione fu impartita il 25 giugno 1590 dal vescovo Cesare Speciano.
Nel 1772 il presbiterio ed il coro vennero ricostruiti con dimensioni maggiori andando a occupare parte dell’area in cui prima sorgeva il camposanto.
Nel 1827, su disegno del novarese Luigi Orelli, fu innalzata la nuova facciata in stile neoclassico.
Tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento l’edificio fu oggetto di vari interventi di restauro, abbellimento e ripristino; nel 1926 la chiesa fu ridipinta dal pittore cannobiese Mario Albertella, autore anche del grande affresco della cupola; fu dotata di nuove vetrate colorate raffiguranti emblemi e figure di santi. Altri interventi si realizzarono degli anni 1932-33 con l’applicazione di uno zoccolo marmoreo alle pareti per preservare i muri dall’umidità; fu eretto il nuovo fonte battesimale in fondo alla chiesa; nel 2011-12 anche il campanile fu ristrutturato.

La facciata della chiesa è a salienti e presenta lesene ioniche e, in due nicchie sotto il timpano, le statue raffiguranti i santi Giovanni battista ed Antonio abate (a destra).

Vi sono opere di pregio conservate all’interno della chiesa, che è a tre navate con cappelle laterali.
La più antica è un affresco della prima metà dal Cinquecento, staccato e posto ora sul secondo pilastro sinistro della navata, proveniente dall’antico oratorio, che rappresenta santa Liberata con due bambini in braccio.

Il grande dipinto a olio su tela della pala d’altare è datato 1572 e firmato dal milanese Gabriele Bossi (documentato tra il 1570 e il 1584, attivo a Milano entro la prima metà del Cinquecento).
Il quadro raffigura la Vergine col Bambino seduta in trono tra  sant’Antonio abate e san Giovanni battista, rivelando i nuovi modelli figurativi del Cinquecento in cui i personaggi non appaiono più appiattiti sullo sfondo ma presentano un notevole volume. Le figure, inoltre, sono disposte ai lati della Madonna con semplicità e lo sfondo è un panneggio verde. S. Antonio abate, a sinistra, tiene un libro con la mano sinistra e un bastone pastorale con la destra; un maiale scuro è ai suoi piedi a destra.

La maggior parte degli elementi e degli arredi della chiesa risalgono ai secoli XVII e XVIII, tra cui spiccano gli altari collocati nella zona del presbiterio, uniti fra loro da una gradinata in marmo, chiusa da una balaustra a colonnine che segue la forma dei gradini. Al centro si trova l’altare maggiore le cui slanciate fogge settecentesche si concludono nel tempietto sorretto da colonne in marmo rosa e decorato dalle figure dei putti e del Salvatore.
L’altare di destra è dedicato alla Madonna del Rosario mentre quello di sinistra al Santissimo Salvatore; all’interno della nicchia chiusa da una vetrata oggi è collocata la statua del Sacro Cuore.
Pregevoli sono i settecenteschi stalli del coro e la pala di Santa Eurosia, eseguita da un anonimo pittore novarese nel 1753.

 

Link:
https://vespolate.altervista.org/paese.php?page=parrocchiale

SEDRINA (BG), frazione Botta. Chiesa di Sant’Antonio abate

L’edificio è posto sulla parte più elevata dell’abitato, sul lato destro del fiume Brembo, che chiude la val Brembana. Via Camosso, 1
https://maps.app.goo.gl/1s3yUS9UWjkFnTpV6

 

La chiesa di Sant’Antonio abate “de la Botta, comunis Sedrine”, fu fondata dal vescovo Ludovico Donato nel 1483, e ottenne autonomia parrocchiale separandosi dalla chiesa matrice di Sedrina nel 1506.
Nel Sommario delle chiese di Bergamo e della sua diocesi, redatto dal cancelliere Marenzi nel 1666, la parrocchia di Sant’Antonio, di giuspatronato della vicinìa, risultava nullius plebis (non subordinata a una pieve). Vi erano erette le scuole/confraternite del Santissimo Sacramento, del Rosario e della Dottrina cristiana.
In occasione della visita pastorale del vescovo Dolfin, avvenuta nel 1780 presso la parrocchiale risultavano erette la scuola del Santissimo Sacramento, presso l’altare maggiore; la scuola del Rosario, presso l’altare della Maria Vergine del Rosario, entrambe amministrate da sindaci.
La chiesa, rifatta una prima volta nel XV secolo e successivamente ricostruita nel XVII, fu consacrata nel 1780 dal vescovo Gian Paolo Dolfin.

Nel 1933 fu costruita la nuova chiesa parrocchiale su progetto dell’ing. Franco Mazzoleni, consacrata nel 1936 dal vescovo Adriano Bernareggi, che confermò l’antico titolo sigillando nell’altare maggiore le reliquie dei santi Antonio abate, Alessandro e Faustino
Nel 1945 furono realizzati gli affreschi del presbiterio e del battistero e nel 1954 si eseguì il sopralzo e completamento del campanile.
Restaurati gli interni e posato nuovo pavimento nel 2014.

La chiesa, con l’abside a est, è preceduta dal sagrato delimitato da barriere in ferro. La facciata è preceduta da un alto portico aperto frontalmente in tre arcate, delle quali la centrale più alta, e lateralmente in due arcate della stessa altezza degli archi minori frontali. Il portico si conclude con una cornice aperta in corrispondenza dell’arco centrale e un timpano triangolare. Sulla parte superiore della facciata vi è una grande finestra a tutto sesto atta a illuminare l’aula.

Sul fronte Sud, a ridosso del portico, è addossato il campanile, che per buona parte è incorporato nel volume del complesso architettonico. Dal portico si accede all’interno della chiesa tramite una porta centrale con bussola, sormontata da un’alta finestra oppure tramite una piccola porta laterale che conduce alla cappella battesimale.

L’interno della chiesa a unica navata con volta a botte, preceduta dalla bussola, con sei campate divise da cinque lesene. Le lesene sono complete di alto basamento in marmo venato, reggono la trabeazione completa di fregio e il cornicione.
Vi è una strozzatura iniziale della navata dovuta alla presenza a sud del campanile di poco più arretrato del portico e a nord della cappella del fonte battesimale a pianta quadrata. . Nella prima campata sono collocati due confessionali. La terza campata ospita i due ingressi laterali con le relative bussole. La quarta campata presenta a destra il pulpito in marmo. La sesta campata presenta due aperture ad arco molto alte che mettono in due cappelle: quella di sinistra dedicata a S. Antonio abate e quella di destra alla Madonna del Rosario. Il presbiterio presenta un arco trionfale ristretto rispetto alle pareti della navata così da ospitare gli ingressi alla sagrestia posta a sud ed alla cappella a nord. Il presbiterio a pianta rettangolare è coperto da volta a vela, ha due cantorie, delle quali quella di sinistra ospita l’organo. Il coro semicircolare conclude il presbiterio.

Nell‘abside un grande affresco del 1945, opera del bresciano Eliodoro Coccoli (1880 – 1974), raffigura Santi e angeli e, al centro, Cristo in trono affiancato da due santi: a destra è riconoscibile sant’Antonio abate con lunga barba bianca e bastone pastorale.

La chiesa conserva una statua di S. Antonio abate.

————–

La domenica più vicina la 17 gennaio si celebra la S. Messa  e la benedizione degli animali e dei veicoli.
Nel pomeriggio la celebrazione dei vespri e la processione.
La festa prosegue con la sagra in oratorio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/32059/

https://cn10.it/saba-church

https://www.facebook.com/comune.sedrina.bg.it/photos/santantonio-abate-a-bottadomenica-19-gennaio-2025nella-parrocchia-di-botta-di-se/914116287557700/