FOSSOMBRONE (PU). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Fratelli Kennedy, 26
https://goo.gl/maps/SqedQH3H72G2K2177

 

La chiesa e l’attigua canonica, furono costruite nel periodo 1373-75 e adoperate per quasi tre secoli dall’Ordine dei Celestini, prima di essere eretta a parrocchia.

La chiesa ha struttura muraria in conci irregolari di pietra del Furlo e tetto a capanna. Si articola in due volumi, quello principale corrispondente all’aula liturgica e quello dell’avancorpo d’ingresso, più stretto e basso. Il fianco destro è libero e presenta due finestre lunettate con centinatura in mattoni; al fianco sinistro si connette la lunga costruzione a due piani della ex casa parrocchiale e, sul retro, la costruzione a un piano della sacrestia. Tra i due volumi si erge il campanile a pianta quadrata; la torre è in pietra rosa e bianca e la cella campanaria in mattoni faccia a vista, con quattro fornici e tetto in coppi a padiglione.
Sul retro della fabbrica sporge il volume a pianta pentagonale dell’abside.

La facciata è in pietra faccia a vista, compresa tra lesene in mattoni a tutta altezza e coronata da un cornicione modanato e da un frontone con timpano cieco, più stretto rispetto alla larghezza del fronte. Una ripida scalinata conduce al ridotto sagrato e al portale con mostra in pietra modanata; sopra questo si trova una bifora con arco goticheggiante su esili pilastrini, che interrompe la cornice della trabeazione superiore. Sul lato destro del portale, inoltre, si apre una nicchia affrescata, traccia parziale di una preesistente nicchia centinata.
Nel 1633 l’ingresso, che rispondeva all’orto dei frati, venne spostato verso la via del Borgo, utilizzando l’antico cappellone, di cui restano i bei costoloni della volta; la vecchia entrata fu, invece, trasformata in abside.
Fa da filtro tra esterno e interno un atrio chiuso da un’ampia porta finestrata e affiancato sul lato destro da un piccolo battistero; al piano di sopra la controfacciata si apre in un locale che affaccia, con una grande arcata ogivale, sull’aula liturgica. La cantoria è coperta da volta a crociera costolonata e lascia filtrare la luce della bifora del fronte.

L’interno è a navata unica, coperta da una volta a sesto ribassato impostata sulla trabeazione a fregio liscio che corre lungo tutta l’aula; la trabeazione è sorretta da un ordine di lesene che spartisce ritmicamente le pareti della navata. Tra le lesene sono comprese tre arcate cieche per parte, di cui quelle centrali con nicchia. Nell’arcata di sinistra è presente un altare a sarcofago con mensa su pilastrini, addossato a muro, che reca un elaborato espositorio con l’immagine della Madonna immacolata. La navata è coronata in fondo dall’abside pentagonale coperta con catino a spicchi, nel quale si aprono due finestre lunettate. Il presbiterio, a cui ci introduce un arcone a sesto ribassato, è sopraelevato di un gradino rispetto al piano dei fedeli.
E’ dominato dal vecchio altare maggiore in marmi policromi con mostra architettonica frontonata e nicchia centrale che ospita la statua del santo titolare della chiesa.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/43367/Fossombrone+%28PU%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/11209.html

Rilevatore: AC

LACONI (OR). Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa di S. Antonio Abate si trova nella parte alta di Laconi, al termine di un ripida salita.
Via Sant’Antonio, 16
https://goo.gl/maps/m62d1wCurdph6NiW8

 

L’edificio, di fattura piuttosto semplice, venne edificato in stile romanico ma fu in seguito rimaneggiato o ricostruito nel 1704 per volere del rettore Cosma Bonaventura Manis, il fatto è documentato da un’epigrafe in facciata.
Durante i restauri del 1865 furono rifatti due archi, il tetto e il pavimento.
Nel 1964 fu ampliata la chiesa e costruito il nuovo presbiterio.

La facciata, molto semplice, intonacata con malta cementizia, è quasi priva di elementi decorativi. L’ampio portale ligneo, ad arco a tutto sesto con cornice, è sovrastato da un raffinato rosone con decorazioni a rilievo realizzate in pietra locale. Sul portale è murata l’epigrafe del 1704.
Sul semplice tetto a capanna spicca una piccola croce.

La chiesa è caratterizzata da una pianta rettangolare articolata in una sola navata separata dal presbiterio da un arco in mattoni a sesto acuto. Il presbiterio è sopraelevato da un gradino rispetto alla navata. Le pareti interne sono intonacate, tinteggiate di bianco e prive di elementi decorativi. La navata è divisa in quattro campate, delimitate da archi a tutto sesto su cui poggia la copertura e con relativi contrafforti esterni. Le murature sono realizzate in pietra locale.
All’interno della chiesa è conservata una bella statua di S. Antonio.

 

Il 17 gennaio, o la domenica più vicina, si svolge la tradizionale festa di sant’Antonio: al termine della consueta celebrazione liturgica, la statua del Santo viene portata in processione dalla Parrocchia alla Chiesa di Sant’Antonio ed effettua i tradizionali tre giri intorno al falò.


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/83827/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

PERLEDO (LC), frazione Vezio. Chiesa di Sant’Antonio abate

Il borgo di Vezio è stretto intorno alla chiesa e e sovrastato dal castello ben visibile anche dal lago di Como. Via della Foppa, 2
https://goo.gl/maps/pGq575xd5BmqHX7X9

 

La chiesa fu edificata nell’ultimo quarto sec. XIII e subì una notevole ristrutturazione nel 1570.
Ripresa in età barocca e nuovamente decorata all’inizio del secolo scorso.
La facciata è semplice con una vetrata rettangolare sopra la porta d’ingresso con la figura, moderna, di sant’Antonio abate.

L’interno è di forme dimesse. Sulla parete destra c’è un affresco che, per quanto assai rovinato, presenta la data 1458 e le figure dei Santi Giovanni Battista e Pietro e, a destra, sant’Antonio abate, di ancora accentuato calligrafismo gotico.


Nella parete destra, in una nicchia, la statua di sant’Antonio con saio e cordone, bastone a Tau e libro. Ai piedi un maiale.

L’altare maggiore, settecentesco, con Angeli e colonne tortili, racchiude un trittico cinquecentesco. Nella lunetta, Dio Padre fra i Santi Sebastiano e Bassiano. Nei tre scomparti centrali le figure della Madonna del latte, di Sant’ Antonio abate e di san Martino; nella predella Cristo e gli Apostoli. Mancano l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata, citati nella visita pastorale del vescovo Ninguarda. È palese la derivazione dello scomparto centrale dalla Madonna del cuscino dipinta in Francia fra il 1507 e il 1511 da Andrea Solario, ed è stata posta in rilievo l’importanza per antichità (inizi del XVI secolo) di questa copia, per la quale sono stati rilevati modi non lontani da quelli del Stefano da Pianello.
Il tesoro conserva un calice cinquecentesco e una notevole serie di oreficeria barocca.

 

Link:
https://www.emozionidiviaggi.it/cosa-visitare/la-chiesa-di-san-antonio-a-vezio-perledo/

BELLUNO. Musei Civici “Sant’Antonio abate tra i santi Giovatà, Gottardo, Bartolomeo, e Antonio di Padova” di S. da Cusighe

Tavola di 69,8 x 197,5 cm. Firmato dall’autore sotto il trono di sant’Antonio.
Acquistato dal museo nel 1980 (asta da Sotheby’s Londra)

La storia dell’arte bellunese ha idealmente inizio col pittore Simone da Cusighe (documentato tra il 1386 ed il 1409), autore nel 1394 di un Polittico oggi alla Ca’ d’Oro a Venezia, un tempo sull’altare maggiore della chiesa di Col di Salce.

Sembrano far parte della cultura di Simone, tanto il linguaggio emiliano diffuso in Veneto verso la metà del Trecento, da Tommaso da Modena, quanto qualche richiamo alla cultura veneziana e persino padovana di Trecento, visibile per l’appunto negli spazi prospettici della tavola.

A Belluno si conservano un finto polittico (una sola tavola) rappresentante Sant’Antonio abate tra i santi Giovatà, Gottardo, Bartolomeo, e Antonio di Padova, più due pannelli recentemente acquisiti sul mercato antiquario, appartenenti a uno smembrato polittico e rappresentanti Santa Caterina d’Alessandria e San Giovanni Battista.

 

I Musei Civici di Belluno sono aperti al pubblico dal 1876.  La Pinacoteca dal 2017 è situata a Palazzo Fulcis.

 

Link:
https://izi.travel/it/1ed8-simone-da-cusighe-sant-antonio-abate-in-trono-fra-i-santi-gioata-gottardo-bartolomeo-e-antonio-di/it

https://mubel.comune.belluno.it/

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/26322/Simone%20da%20Cusighe%20Sant%20Antonio%20Abate%20in%20trono%20

https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_da_Cusighe

EMPOLI (FI). Museo della Collegiata, sei opere con sant’Antonio abate, XIV e XV secolo

Le opere sono esposte al Piano primo del Museo, nella Sala dei dipinti secoli XIV e XV e nella Sala del secolo XV.


1) Madonna col Bambino tra i santi Francesco e Giovanni Battista, Andrea e Antonio abate, circa 1330.

Opera del “Maestro del 1310” (attivo tra la metà del XIV e gli inizi del XV secolo
Tempera su tavola; cornice intagliata e dorata. Dimensioni: 111 x 191 cm. Foto in alto. 

La tavola centrale del polittico si presenta oggi priva dell’originaria carpenteria, della cuspide, e separata dai pannelli laterali a seguito di un intervento effettuato in epoca imprecisata. Infatti, mentre i pannelli laterali furono collocati nella raccolta museale fin dalla sua apertura, la Madonna col Bambino rimase fino alla metà del secolo scorso in Collegiata, nella Cappella di Santa Lucia. Solo con il riordinamento del 1956 è stato possibile riunificare l’insieme. Studi recenti ipotizzano che il polittico possa essere stato in origine sull’altare maggiore della Collegiata, vista la presenza, ai lati di Maria, di sant’Andrea e del Battista, qui presente come riconoscimento dovuto alla sede metropolitica fiorentina.
Sant’Antonio abate e san Francesco rimandano invece a due tra i culti più popolari di tutto il Trecento.
La commissione dell’opera potrebbe ricadere già nel plebanato di Matteo di Vanni di Corso, succeduto nel 1337 a Diedi di Corso di Matteo (De Marchi).
Nel dipinto è evidente la cultura del “Maestro del 1310”, che seppe combinare elementi della cultura giottesca con richiami alla coeva arte senese e pisana.
Le figure allungate, racchiuse in una incisiva linea di contorno, il patetismo acceso delle espressioni dei santi e la figura della Madonna col Bambino che si staglia sullo sfondo d’oro, oltre a essere un’estrema elaborazione del prototipo lasciato da Simone Martini sull’altare di Santa Caterina a Pisa e a lungo imitato in zona, collocano l’opera in una fase matura dell’attività dell’anonimo maestro intorno al 1330.

Link:
https://www.empolimusei.it/artwork/annunciazione/

 


2) Madonna col Bambino e i santi Antonio abate e Giovanni Battista e Gregorio Magno e Leonardo, 1385

Opera di Opera di Niccolò di Pietro Gerini (Firenze, notizie 1368 – ante 1416)

Tempera su tavola; cornice intagliata e dorata. Dimensioni: 137 x 182 cm.

Il polittico è pressoché integro, mancando unicamente della cuspide centrale dove probabilmente era effigiato un Padre Eterno benedicente. La foggia semplificata, coi personaggi affacciati a mezza figura dalle nicchie cuspidate, riprende una tipologia in voga agli inizi del Trecento. I santi hanno forme ampie e solide e la loro fissità, rigida, conferisce monumentalità all’insieme.
L’opera, acerba, è riconducibile a Niccolò di Pietro Gerini, pittore prolifico e tra i più significativi rappresentanti di un momento eterogeneo e di transizione della cultura figurativa fiorentina sul finire del secolo XIV, fortemente influenzata dai modelli giotteschi ma pervasa da fermenti di rinnovamento che spingono gli artisti a elaborare composizioni complesse e ispirate a un gusto fortemente decorativo. Nell’opera empolese si può notare, infatti, come l’impianto della Madonna col Bambino centrale richiami noti esempi di Giotto e della sua scuola, mentre i santi laterali, soprattutto sant’Antonio abate (con bastone, libro e barba scura) e il Battista sulla sinistra, assorti e meno espressivi, riflettono i modi arcaizzanti di Andrea Orcagna.
Non è noto a quale altare della Collegiata fosse destinato il dipinto e chi ne fosse il donatore. Più che i santi raffigurati negli scomparti principali può essere d’aiuto la teoria tutta femminile delle sante nella predella: Caterina d’Alessandria, Lucia, Maria Maddalena e Margherita. In quest’ottica, potremmo ipotizzare che a commissionare l’opera sia stata la compagnia muliebre dell’Annunziata, istituita presso l’omonimo altare della Confraternita di Sant’Andrea nel 1366 e sopravvissuta fino al 1427.
Iscrizioni: ECCE AGNUS DEI ECE QUI TOLLIS (sic) PECHATA MUNDI (nel cartiglio del Battista)

Link:
https://www.empolimusei.it/artwork/madonna-col-bambino-e-i-santi-antonio-abate-e-giovanni-battista-gregorio-magno-e-leonardo/

 


3)  Madonna col Bambino tra i santi Antonio abate, Caterina, Girolamo e Giovanni Battista, 1380 – 1385

Opera di Agnolo Gaddi (Firenze, notizie 1369 – 1396)

Tempera su tavola. Dimensioni: 129 x 180 cm.

Il trittico proviene dall’oratorio soppresso di San Mamante e manca della cuspide centrale dove, con tutta probabilità, doveva figurare un Eterno benedicente o una Crocifissione. L’atteggiamento colloquiale dei personaggi, le raffinatezze di esecuzione – si noti in particolare la ricchezza delle vesti di santa Caterina e del Bambino, il delicato motivo ornamentale che profila i bordi dei manti – e la gamma cromatica teneramente graduata – nella contrapposizione di toni caldi e freddi – annunciano, in quest’opera di Agnolo Gaddi, la stagione tardogotica anche se la salda impostazione delle figure e certe asprezze nelle fisionomie collocano il pittore nel solco della tradizione neogiottesca di fine Trecento.
Sant’Antonio, a sinistra, con bastone e libro, ha la consueta barba bianca.
Questo trittico e quello simile del Gerini, conservato nel Museo, hanno misure analoghe e propongono identiche teorie di Santi. Tali elementi, come l’importanza di un pittore come Agnolo (figlio di Taddeo, uno dei principali esponenti della bottega di Giotto), che pochi anni dopo sarebbe stato chiamato ad affrescare la cappella maggiore di Santa Croce a Firenze, hanno indotto a dubitare dell’originaria destinazione del trittico all’oratorio periferico di San Mamante. Sembra più probabile che appartenga al generale riallestimento della Collegiata, in corso allo scadere del Trecento, i cui altari più o meno delle stesse dimensioni, avranno accolto polittici simili (De Luca).

Link:
https://www.empolimusei.it/artwork/madonna-col-bambino-tra-i-santi-antonio-abate-caterina-girolamo-e-giovanni-battista/

 


4)  “Madonna dell’Umiltà” tra i santi Donnino e Giovanni Battista, Pietro e Antonio abate, (“trittico di San Donnino”), 1404

Opera di Lorenzo Monaco (Firenze, 1370 ca. – 1425)

Tempera su tavola di 157 x 197 cm. Proviene dalla Chiesa di San Donnino.

Sant’Antonio abate è all’estrema destra, con bastone a Tau e barba scura. Un piccolissimo maiale nero è dietro di lui.
Il trittico rappresenta un testo fondamentale per comprendere gli esiti della pittura fiorentina nei primi anni del Quattrocento. La data 1404, che compare nello scomparto centrale, è la stessa in cui il monaco camaldolese eseguiva la Pietà del Museo dell’Accademia di Firenze un dipinto che, diversamente da quello empolese, risulta ancora fortemente intriso della cultura di ascendenza giottesca, sopravvissuta per circa un secolo grazie alla lezione dell’Orcagna e dei suoi seguaci. La svolta che Lorenzo Monaco compie nel trittico di Empoli si spiega sia con l’influenza che esercitarono su di lui gli affreschi dello Starnina in Santa Maria del Carmine a Firenze (1404), sia con l’avvio del cantiere della porta nord del Battistero di Firenze (1403) sotto la direzione di Lorenzo Ghiberti.
La Madonna col Bambino al centro del dipinto è accomodata su un cuscino raffinatamente decorato in luogo del trono, ci appare come Madonna dell’Umiltà, un tema di origine senese che accentua il tono devozionale e domestico dell’immagine sacra. Accanto a lei si dispongono i quattro santi: san Donnino, titolare della chiesa di provenienza, san Giovanni Battista, san Pietro e sant’Antonio abate.
La falcata diagonale del manto che avvolge la slanciata figura di san Giovanni e che ricade frastagliato a terra, l’andamento tortuoso del manto di Maria richiamano i personaggi delle formelle del Ghiberti mentre la gamma cromatica scelta e vivace e soprattutto lo scatto del bimbo che pare colto nella flagranza del movimento, sono eco della lezione dello Starnina, e dunque delle istanze di gusto internazionale.
Da questo dipinto prende avvio la fase più matura dell’artista, quella dei grandi polittici oggi conservati agli Uffizi e all’Accademia e delle deliziose miniature dei corali di Santa Maria degli Angeli, in cui appaiono, in un trionfo di colori e di ori lavorati a bulino, alcune delle più eleganti invenzioni della pittura di quel momento.
Iscrizioni: AVE.MARIA.GRATIA PLENA.DNS.TECUM.ANO.DI.MCCCCIIII (alla base del pannello centrale); S.DOMNINUS.M / S.IONES.BAPTSTA (alla base del pannello laterale sinistro); S.PETRUA.APOSTOLUS / S.AMTONIUS.ABB (alla base del pannello laterale destro)

Link:

https://www.empolimusei.it/artwork/madonna-dellumilta-tra-i-santi-donnino-e-giovanni-bassista-pietro-e-antonio-abate-nelle-cuspidi-angelo-annunciante-e-vergine-annunciata/

 


5) Sant’Onofrio, sant’Antonio e san Martino di Tours, 1370 -1375

Opera di Cenni di Francesco di Ser Cenni (Firenze, notizie 1369 – 1415 ca.)

 

Tempera su tavola di 66 x 26 cm.

Le due tavole – l’altra raffigura Santa Caterina d’Alessandria, santa Lucia ed altra Santa – erano  le ante di un piccolo trittico la cui parte centrale è dispersa e fanno parte della collezione del Museo fin dalla sua apertura, donati da Raimondo Cannoni.
Le fisionomie dei personaggi e la grazia rustica delle sante sono indici della lingua fresca e vivace di Cenni, la cui attività si concentrò specialmente in Valdelsa. Opere sue si trovano infatti a Castelfiorentino, nel museo di Certaldo e in quello di Montespertoli. A Empoli eseguì un’Annunciazione, a fresco, che gli fu commisionato dalla Confraternita della Nunziata per il proprio oratorio nella chiesa di Santa Maria a Cortenuova.
La necessità di adeguare la cultura figurativa di Agnolo Gaddi e di Nardo di Cione alle aspettative di una committenza tradizionalista hanno contribuito a dare alle opere di Cenni quel carattere popolaresco che costituisce, con ogni probabilità, il principale fascino della sua arte.


Link:

https://www.empolimusei.it/artwork/santa-caterina-dalessandria-santa-lucia-ed-altra-santa-santonofrio-santantonio-e-san-martino-di-tours/


6) San Giovanni battista e sant’Antonio abate, 1420

Opera di Scolaio di Giovanni alias Maestro di Borgo alla Collina (Firenze, 1370 ca. – 1434)

Tempera su tavola e cornice intagliata e dorata, 140 x 55 cm.

Il pannello cuspidato, assieme all’altro che raffigura “Sant’Ivo e san Lazzaro”, mancati della tavola centrale, figurano tra le prime opere giunte in Pinacoteca e furono eseguite da Scolaio di Giovanni, uno degli «sventati calligrafi» rimasti impermeabili, tranne per alcune riprese superficiali, alle novità rinascimentali e fedele imitatore dei modi dello Starnina.
Il trittico era destinato alla cappella di Sant’Ivo, fondata nel 1424 da Antonio di ser Martino Paglia. Il santo bretone, infatti, appare in posizione d’onore, accanto a san Lazzaro.
La lingua di Scolaio traspare dalle fisionomie un po’ bizzarre dei quattro santi, dal gusto per dettagli ornamentali e nei panneggi abbondanti e fitti di pieghe che ricadono mollemente al suolo. Iscrizioni nelle predelle: “S.IVO DI BRETAGNA S. LAZARO S. GIOVANNI S. ANTONIO”.
Sant’Antonio – barba scura e saio chiaro con mantello nero – tiene un libro rosso con la mano sinistra stranamente coperta dal mantello e con la destra il bastone a stampella.


Link:

https://www.empolimusei.it/artwork/santi-ivo-e-lazzaro-giovanni-battista-e-antonio-abate-nelle-cuspidi-teste-angeliche-tavola/

 


Fondato nel 1859, il Museo della Collegiata è uno dei più antichi musei ecclesiastici d’Italia. Si trova nell’antico Palazzo della Propositura attiguo alla Collegiata di Sant’Andrea e conserva diversi capolavori databili tra il XIII e il XVII secolo provenienti dalle chiese del piviere empolese.
Il percorso inizia al piano terra, dove, oltre ad alcune opere scultoree di grande pregio, come l’elegante Madonna col Bambino di Mino da Fiesole, sono esposti il Fonte battesimale attribuito a Bernardo Rossellino e lo straordinario affresco staccato raffigurante il Cristo in pietà di Masolino da Panicale. A Empoli, altre testimonianze dell’opera di questo celebre artista  si possono trovare nella Cappella di Sant’Elena della vicina Chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, parte del percorso museale.
Al piano nobile è allestita la pinacoteca dove i dipinti sono presentati in ordine cronologico: dalle opere più antiche a quelle pienamente quattrocentesche fino ad arrivare alle opere dei Botticini, famiglia di pittori attiva fino ai primi decenni del Cinquecento.