RIOMAGGIORE (SP). Oratorio di Sant’Antonio abate

Affacciato sullo stretto carugio omonimo, nella contrada di Sant’Antonio, tra il castello e il mare.
Via Sant’Antonio, 87
https://goo.gl/maps/3edCkQ4mEY3WShgZ8

 

L’oratorio di Sant’Antonio abate è forse l’edificio religioso più antico, perché risale al XIII secolo, e il più piccolo.
Edificato in pietra da taglio e muratura intonacata.
Sulla semplice facciata, la statua del Santo è posta sopra il portale in pietra, accanto alla scalinata chiamata Sorchetto (uu Surchetu).

 

L’interno presenta un’aula rettangolare di ridotte dimensioni con volte a crociera e conserva un bell’altare in marmo con una pala del Santo con la mano destra in atto di benedizione, la sinistra regge un libro aperto.

 

 


Secondo la tradizione, anticamente il 16 gennaio si svolgeva il “gudìn”: i ragazzi di Riomaggiore si disponevano su due file, appoggiati alle pareti del vicolo e all’uscita delle ragazze dalla chiesa le spingevano verso gli altri ragazzi. Quando una fanciulla si ritrovava tra le braccia del giovane a cui piaceva, non veniva spinta via ma trattenuta.
Il piatto tipico che si mangia per la festa di Sant’Antonio sono i ravioli.

 


Link:

https://www.lecinqueterre.org/arte/riomaggioresantantonio.php

COLLI AL METAURO (PU), frazione Serrungarina. Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate

La chiesa sorge al centro del castello di Serrungarina. Piazza Serafini, 2
https://goo.gl/maps/XVuCffsiEXqQXrqj7

 

La chiesa fu edificata nel 1665 al posto dell’antica rocca Malatestiana che era stata costruita da Galeotto Malatesta nel 1348.
Il vescovo Lapi nel 1610 trovò la chiesa quasi completamente demolita, compresa gran parte del tetto. Nell’omelia tenuta nell’antica pieve di San Giovanni il vescovo esortò tutti gli uomini del castello a concorrere per la costruzione della nuova fabbrica di Sant’Antonio. L’opera fu portata a termine nel 1665, utilizzando anche le rovine dell’antica rocca che aveva reso quel castello, ai confini del contado fanese, uno dei meglio fortificati.
La chiesa di Sant’Antonio abate dentro le mura sopravvisse per circa due secoli prima di essere demolita nel 1866 e ricostruita nel 1867. Il nuovo edificio, senza particolari pregi architettonici, fu solennemente consacrato nel settembre 1870 dal vescovo Vespasiani.

La chiesa ha struttura in muratura ed è affiancata sulla sinistra dal fabbricato che ospita la sede del Comune di Serrungarina; il fianco destro invece è libero.
La scalinata di sette gradini del sagrato conduce al portale timpanato che caratterizza la facciata in laterizi faccia a vista e tetto a capanna. Sopra la porta d’ingresso si apre un occhio vetrato compreso tra due finestre centinate collocate ai lati a metà altezza; in alto la facciata si conclude con un frontone triangolare. Sul retro a sinistra, si erge il campanile.

L’interno è a un’unica navata coperta con volta a botte a sesto ribassato. Le lunette del soffitto ospitano in totale quattro finestre con vetrate istoriate raffiguranti gli Evangelisti. Alla controfacciata sono addossate la bussola e la cantoria con parapetto ligneo specchiato. Sull’aula assembleare si affacciano due cappelle per lato, di diversa profondità, ospitanti un Crocefisso, altari lignei, statue e dipinti sacri. Sulla parete sinistra, tra prima e seconda cappella, è fissato un piccolo pulpito ligneo.
Due gradini conducono al piano dell’abside che ha andamento semicircolare ed è coperta a catino; dietro la mensa d’altare, un tramezzo ligneo nasconde la porta della sacrestia. L’unitarietà interna della navata e della parte absidale è raggiunta attraverso la partitura architettonico-decorativa delle lesene e della trabeazione sovrastante.

All’interno della chiesa sono conservate due tele di notevole livello artistico, una è l‘Immacolata Concezione opera del 1560 del fanese Giuliano Presutti (attivo dal 1490 a Fano – al 1557 ad Ancona).

L’altra è la pala d’altare, un olio su tela di 328 x 195 cm, rappresentante la Visitazione con i santi Antonio abate, Fortunato e Maria Maddalena (la figura di san Zaccaria è in alto a destra), uno degli esempi più alti della pittura di Giovanni Francesco Guerrieri (Fossombrone, 1589 – Pesaro, 1657) da collocarsi intorno al 1620.
“Appena tornato da Roma, il G. dovette dipingere la Visitazione (Serraungarina, parrocchiale), dalla cui lettura traspare una studiata commistione di verità naturalistiche e di idealismi di maniera, ripetendo, certo in forma attenuata, quel gusto per i dettagli e per l’ornato elegante profuso nelle opere romane borghesiane, pervenendo alla fine a una traduzione schiettamente e deliberatamente domestica di quella fondamentale esperienza di stile. Un piccolo modello per la testa di S. Elisabetta è stato rintracciato a Besançon, Musée des beaux-arts (Cellini, G.F. G., 1997, p. 87)” (1)

La figura di sant’Antonio, a sinistra in basso, lo mostra con tonaca e barba bianca, intento a leggere un libro.

 

A Serrungarina viene celebrata la festa patronale di sant’Antonio abate, il 17 gennaio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/77006/Serrungarina+%28PU%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100160758

(1)   https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-francesco-guerrieri_%28Dizionario-Biografico%29/

TERRE ROVERESCHE (PU), municipio di San Giorgio di Pesaro. Chiesa parrocchiale di San Giorgio, tela con sant’Antonio abate, XVIII secolo

Dal 1° gennaio 2017, l’ex comune di San Giorgio di Pesaro, insieme a Barchi, Piagge e Orciano di Pesaro, forma il comune sparso di Terre Roveresche.

Olio su tela di 175 x 130 cm. Autore ignoto del Settecento

La pala fu commissionata dalla famiglia Leonelli, come testimonia lo stemma in basso a destra.
L’ opera appare eseguita da un pittore locale che unisce ad una struttura compositiva arcaica un gusto settecentesco visibile in particolare nella resa della fisionomia del Santo e nella definizione degli Angeli.

L’ arrivo degli Angeli ha distratto il Santo, vestito della tonaca da frate col cappuccio, intento nella scrittura e circondato dai simboli a lui pertinenti. Fra questi si notano il bastone a tau portato da un Angelo e la campanella.
Il teschio e la clessidra sono disposti fra i libri a significare un sapere sempre consapevole della caducità umana, in modo da non cadere in un vuoto orgoglio.

 

 

La Chiesa Parrocchiale sorge ove era la pieve (della quale, nell’Archivio di Stato di Fano, si conserva un documento del 1300 e un inventario del 1433). La chiesa attuale è stata riedificata tra il 1841 ed il 1843 su disegno dell’architetto di Senigallia Giuseppe Ferroni e conserva della precedente, di cui è nota una pianta del 1770, all’esterno il finestrone centrale e, all’interno, varie tele e arredi, mentre l’unica navata è stata allargata e suddivisa in tre parti tramite colonne architravate di ordine ionico, con quella centrale più alta di quelle laterali.

 

Link:
https://comune.terreroveresche.pu.it/contenuti/37442/chiesa-parrocchiale-castello-san-giorgio#lg=1&slide=2

https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/5145.html

PIOBBICO (PU). Chiesa di Sant’Antonio abate

La Chiesa di Sant’Antonio, si trova ai piedi del borgo, sull’omonima piazzetta nel centro storico.
https://goo.gl/maps/8FmYBkHL8p31K2Y58

 

 

Fu eretta da Antonio I di Monaldo Brancaleoni intorno al 1375, come ex voto, ma nulla resta dell’antico assetto dopo il terremoto del 1781. Piobbico, dal 1000 per cinque secoli, fu feudo della famiglia Brancaleoni. Il Torelli, segretario degli ultimi discendenti della famiglia, annotò che ad un lato della porta erano incise in caratteri semigotici:” MAAALXXV T.D. GG. PP XI A.M.” (1375, tempore Dni Gregori Papae XI Antonius (filius) MOnaldi). E’ la conferma della sua costruzione. Era in stile gotico ed era posizionata con l’abside che “prolungavasi fin quasi a toccare il monte” (Montiego) e l’ingresso rivolto verso il fiume.
Scrisse Mons. Antonio Tarducci: “La vecchiezza, lo scarico delle macerie precipitate in occasione delle piogge, il tremuoto del 1781 la resero deforme e cadente”. Quindi il rovinoso terremoto rese del tutto inagibile una struttura già fortemente compromessa dall’usura del tempo.
Nel 1784 don Ulderico Brancaleoni, arciprete di Santo Stefano e Conte, la fece demolire e la riedificò, dandole la sistemazione attuale, offrendo così l’opportunità di prolungare quella che oggi è Via Fontanelle, a sinistra della chiesa. La nuova chiesa venne aperta al pubblico nel 1788.
Nel 1841 l’Arciprete di Santo Stefano, Don Luigi Rovelli, fece eseguire i lavori di innalzamento delle pareti perimetrali.

La facciata della chiesa attuale è in stile neoclassico e, a seguito dei danni riportati durante la seconda guerra mondiale, è stata completamente restaurata negli anni Sessanta del Novecento.

L’interno è in unica navata rettangolare con una piccola abside al centro della quale si trova l’altare. La pala è una tela, di autore ignoto, raffigurante il Crocifisso con ai piedi Sant’Antonio abate e Santa Caterina di Alessandria.
Pregevoli sono le stampe spagnole alle stazioni della Via Crucis.

 

Link:
https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/5097.html

FOSSOMBRONE (PU), frazione Isola di Fano. Chiesa parrocchiale di S. Giovanni battista, quadro con sant’Antonio abate di G.F. Guerrieri, XVII secolo

L’olio su tela raffigurante la “Madonna col Bambino e i Santi Pietro, Antonio abate, Francesco d’Assisi, Andrea e Vitale martire” è posta nel primo altare di destra della Chiesa Parrocchiale.

Risale, con ogni probabilità, alla quarta decade del XVII secolo ed è stata realizzata da Giovanni Francesco Guerrieri (Fossombrone, 1589 – Pesaro, 1657), su committenza dei fratelli Pietro, Antonio ed Andrea Boldrini di Isola di Fano, i quali vollero che fossero inclusi anche i santi di cui loro stessi portavano il nome. Oltre a questi furono rappresentati San Francesco d’Assisi e San Vitale martire.
I cinque Santi occupano la parte bassa del quadro, invece, sopra di loro, vi è la figura della Madonna con il Bambino sulle ginocchia e appena dietro, più in ombra, compare la figura di Sant’Anna.
Sant’Antonio abate, seduto a sinistra, sta leggendo un libro. Lo identificano la campanella ai suoi piedi e il Tau sulla veste.

La pala, predisposta per uno degli altari della chiesa precedente, fu riadatta in altezza ed in larghezza al primo altare di destra dell’attuale parrocchiale da Carlo Magini di Fano alla fine del Settecento.
Con il restauro della tela, avvenuto in occasione della mostra sul Guerrieri del 1997, la parte aggiunta in alto è stata messa in evidenza.

 

Link:
https://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/9620.html

https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-francesco-guerrieri_%28Dizionario-Biografico%29/