ZUCCARELLO (SV). Cappella di Sant’Antonio abate

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Via Nazionale, 34
https://maps.app.goo.gl/m9ouZzQChfkmZuox6

 

Sulla strada all’ingresso del paese, sulla destra, poco prima del borgo venendo da Albenga si trova la graziosa cappella di Sant’Antonio, nella quale si possono ammirare degli splendidi affreschi recentemente restaurati e risalenti al XV secolo.

Internet: sito del comune di Zuccarello

Data compilazione scheda: 17 – 09 – 2021

Nome del rilevatore: Valter Bonello

DIANO MARINA (IM). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, con affreschi

La chiesa si trova in via Giuseppe Garibaldi (la via Aurelia), già via Genala 1, a poca distanza dal mare.
https://goo.gl/maps/W4wUfVtdnnYMd3i68

Diano-01

 

L’edificio, che già in origine aveva una pianta rettangolare absidata a tre navate di stile tardo romanico, nel corso dei secoli ha subito numerosi restauri e rifacimenti dopo la fase più antica, risalente agli ultimi anni del XIV secolo e gli inizi del XV. Tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento la chiesa è stata soggetta a una ristrutturazione, che ha determinato un ampliamento e la presenza di cinque cappelle e cinque altari; inoltre è stata realizzata la copertura a volta e la facciata adeguata allo stile barocco.
Tra il 1770 e il 1850 l’edificio è stato ulteriormente ingrandito con la formazione di nuove cappelle, tre per ognuna delle due navate laterali.
Diano-03Tra il 1862 e il 1865 la chiesa, a causa della sua precaria staticità dovuta ai numerosi interventi subiti, è stata quasi completamente demolita e ricostruita, e ha ricevuto un’impronta neoclassica. L’aspetto odierno del campanile risale al rifacimento avvenuto nel 1876. Il terremoto che ha colpito la Liguria nel 1887 ha provocato gravi danni alla chiesa, che ha subito una nuova ristrutturazione, con l’ampliamento del coro e del presbiterio.

Le tre navate e il presbiterio sono dotati di un ricco apparato decorativo, la cui formazione è avvenuta nel corso di alcuni secoli. Recenti sono le vetrate, realizzate tra il 1950 e il 1954, mentre la quadreria comprende opere che vanno dalla fine del XVI secolo al XX.
Gli altari, collocati nelle navate laterali, sono particolarmente interessanti sia per le statue sia per la struttura architettonica che le comprende. Il più recente è l’altare di S. Luigi Gonzaga, il secondo nella navata sinistra, realizzato nel XIX secolo, con colonne di marmo rosso e il coronamento in marmo bianco di Carrara. Il dipinto raffigurante S. Luigi, collocato in origine sull’altare, è stato sostituito da una statua di Sant’Antonio Abate. Il santo, la cui mano destra è in atteggiamento benedicente, con la sinistra regge un bastone culminante non con la tau, bensì con una croce, alla quale è appesa una campanella. Gli altri cinque altari laterali risalgono a periodi precedenti, tra il Seicento e la prima metà del Settecento.
L’altare maggiore, datato al XVIII secolo, è formato da un’alzata a gradoni e ornato con intarsi marmorei di vari colori; è sovrastato da un crocifisso ligneo, eseguito probabilmente tra Seicento e Settecento.
Diano-07Sulla volta della navata centrale tre medaglioni racchiudono affreschi che rappresentano Simone Stock, generale dei Carmelitani, al cospetto della Vergine, e due episodi della vita di Sant’Antonio Abate: la predica contro l’arianesimo ad Alessandria d’Egitto e l’incontro con S. Paolo Eremita, al quale un corvo sta portando il pane. Sul catino absidale è affrescata la gloria di Sant’Antonio circondato da angeli. Gli affreschi sono stati eseguiti da R. Resio nel 1923.
Un’opera di rilievo è il pulpito, realizzato da G. M. Augustallo nel 1586. Sui pannelli del parapetto sono scolpiti a bassorilievo i santi Chiara, Erasmo, Antonio Abate e Nicola di Bari; S. Erasmo, a cui è dedicato il primo altare della navata sinistra, in passato era oggetto di particolare devozione perché ritenuto il protettore dei marinai. Nel pulpito sul basamento di sostegno del pavimento, in corrispondenza con l’immagine di Sant’Antonio, è raffigurata una imbarcazione a vela con il timoniere.

Diano-04Delle tre ipotesi avanzate da G. Abbo (La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate in Diano Marina) per spiegare la presenza dell’imbarcazione associata all’immagine di Sant’Antonio: il riferimento alla traslazione delle spoglie del santo in Delfinato, il legame leggendario con la famiglia dei conti di Ventimiglia, e infine la protezione che Sant’Antonio, nella devozione popolare, avrebbe accordato contro la peste “la cui minaccia veniva principalmente dal mare attraverso i naviganti” (G. Abbo), la seconda appare la meno fondata. Riguardo alla prima spiegazione, la conoscenza del trasferimento delle spoglie e, si può presumere, della figura di Sant’Antonio come guaritore, potrebbe essere dovuta all’arrivo a Diano di un viaggiatore proveniente dal Delfinato. Diano-05La terza ipotesi è sostenuta dall’associazione nel pulpito dalle immagini di S. Erasmo e di Sant’Antonio, il primo protettore dei marinai, il secondo difensore contro un contagio portato a Diano da chi viaggia per mare. Quanto qui esposto può chiarire il motivo della inusuale presenza in una località marina di una chiesa dedicata a un santo, normalmente associato a località montane o di campagna.

La chiesa è solitamente aperta.

Materiale informativo:
– G. Abbo, La chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate in Diano Marina, Diano Marina 2016
– Un opuscolo in quattro lingue.

Info: tel. 0183 434313-495515 – email: parrocchiadianom@alice.it

Verifica effettuata il 22 settembre 2021.

Autore: M. Gabriella Longhetti

MONTEREALE VALCELLINA (PN). Chiesa di San Rocco o di Santa Maria Assunta, con immagine di s. Antonio abate

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERALa chiesa di San Rocco a Montereale Valcellina è ubicata poco prima della stretta di Ravedis, in posizione decentrata rispetto all’attuale abitato. La sua antichità è confermata dalla presenza del cimitero, com’era di costume nelle vecchie pievi. La chiesa, ancora oggi inserita nel cimitero, era una delle pievi più antiche e importanti della diocesi di Concordia.
Nei pressi dell’area oggi occupata dalla Pieve sono state messe in luce abitazioni e necropoli dall’età del bronzo a quella romana, di oggetti ritualistici e di una piccola ara al dio Timavo.
Dedicata in un primo momento a Santa Maria Assunta (o di Calaresio, antico nome di Montereale), venne poi intitolata a San Rocco. Nominata in una bolla pontificia di Urbano III del 1186 fu centrale per l’evangelizzazione del territorio circostante già dal V secolo.
46 MONTEREALE V - S. ROCCO ESTERNO E CIMITERO SFALe indagini archeologiche hanno identificato tre fasi nella sua costruzione: la prima, paleocristiana, risalente al V secolo, quando fu dedicata all’Assunzione della Vergine; la seconda, medievale, del XII secolo, della quale rimangono i paramenti murari della navata; la terza, quella rinascimentale d’inizio 1500, che ha determinato l’attuale configurazione dell’edificio e il cambio d’intitolazione, a San Rocco. L’edificio venne ampliato nel XVIII secolo e restaurato nel 1969.
La facciata liscia è caratterizzata da un semplice portale con pilastri in pietra e architrave. Un secondo ingresso e tre finestre si aprono sul fianco destro, una finestra si apre anche nel presbiterio. Esisteva anche un campanile, probabilmente d’epoca tardo medievale, che fu demolito nel 1983.
03 MONTEREALE V - S. ROCCO INTERNO SFAL’ambiente interno è ad aula rettangolare con copertura a capriate lignee e due cappelle laterali lungo il fianco sinistro. Il presbiterio rettangolare ha una copertura a vele ed è più alto rispetto all’aula. I due ambienti sono separati da un arco a sesto acuto. Il corpo di sacrestia (del XVI secolo) è annesso lateralmente.
Nonostante la semplicità dell’aspetto esteriore, la chiesa custodisce al suo interno un gioiello pittorico: si tratta della decorazione del coro realizzata da Giovanni Maria Zaffoni detto il Calderari (Pordenone, 1500 circa – dopo il 1570), tra il 1559 e il 1563, riconosciuto come una delle sue opere più importanti. Lo stile del Calderari mostra le influenze del suo maestro Giovanni Antonio de’ Sacchis (il Pordenone) e di Pomponio Amalteo, i due grandi nomi del Rinascimento pittorico friulano. Calderari ha lasciato un certo numero di tele e affreschi in numerose chiese della destra Tagliamento. “Da un loro attento esame si ricava l’impressione di essere di fronte ad un pittore che, pur ripetendo stancamente la lezione appresa dal Pordenone, raggiunge anche effetti sorprendenti dove si limita ad un ritratto o ad un particolare, mentre mostra di non saper dominare i grandi spazi; sempre abile mestierante, anche se raramente artista, è in possesso di un linguaggio popolare spesso fresco ed arguto, che talvolta dà sapore alle composizioni” [Bergamini-Tavano 1991].
02 Montereale San Rocco SANT'ANTONIO ABATE SFALa dedica originaria della chiesa a Santa Maria Assunta si riflette nei soggetti degli affreschi.
Sulla fronte del coro erano un tempo collocati due altari in marmo secenteschi che incorniciavano pale secentesche e dopo la sparizione di queste, gli affreschi sottostanti. Con i restauri del secolo scorso gli altari sono stati smontati per lasciare il posto a due bassi altari che lasciano liberamente in vista gli affreschi. Sulla fronte del coro in alto si vedono affrescati a sinistra l’Offerta di Abele e a destra l’Offerta di Caino. La rappresentazione del Sacrificio di Caino e Abele sostituisce qui la rappresentazione dell’Annunciazione, la più comune ai lati dell’arco. In basso due gruppi di santi: a sinistra San Rocco e i santi Sebastiano e Francesco d’Assisi, a destra Santo Stefano e i santi Antonio abate e Nicola di Bari.
03 Montereale San Rocco SANT'ANTONIO ABATE SFA

Nel sottarco dall’alto in basso si vedono le immagini di sante martiri e di profeti: a sinistra Santa Barbara, il profeta Geremia, Sant’Agata ed in basso Santa Lucia ed a destra il profeta Isaia, Sant’Apollonia, il profeta Daniele e in basso Santa Caterina d’Alessandria.
Al coro, completamente affrescato, si accede tramite alcuni gradini e oltrepassando una balaustra.
Sulla parete sinistra si possono vedere: in alto la Nascita della Vergine, la Presentazione di Maria al tempio con un angelo musicante, in basso lo Sposalizio della Vergine (con in basso il ritratto del parroco pre Stefano Decano da Grizzo) e la Nascita di Gesù. Nella vela della volta si vedono la Sibilla Libica, il profeta Daniele, l’evangelista Marco ed il dottore della Chiesa Sant’Agostino.
04 Montereale San Rocco SANT'ANTONIO ABATE SFASulla parete di fondo campeggia In alto il Cristo dell’Apocalisse ed angeli, in basso la scena della Dormitio Virginis con la Vergine che non muore realmente ma si addormenta prima della sua assunzione al cielo. Sono da notare in basso le piccole e delicate immagini di fiori, frutti e uccelli. Nella vela della volta si vedono la Sibilla Persica, il profeta Simeone, l’evangelista Luca ed il dottore della Chiesa San Gregorio papa.
Sulla parete destra si vedono in alto l’Annunciazione e la Visitazione ed in basso la Fuga in Egitto e Gesù al tempio fra i dottori. Nella vela della volta compaiono una Sibilla non identificata, il profeta Mosè, l’evangelista Matteo ed il dottore della Chiesa Sant’Ambrogio.
Sulla parete verso l’aula nella vela della volta si vede un’altra Sibilla non identificabile, il profeta Davide, l’evangelista Giovanni ed il dottore della Chiesa San Girolamo.
Negli angoli delle vele sono dipinti degli angeli musicanti.
Al di sopra della porta laterale si trova un crocifisso ligneo del XVI secolo affiancato dalle sagome della Madonna e di San Giovanni evangelista. Fino al 1969 erano collocati sul trave del coro e vennero spostati durante i lavori di restauro. Le sagome lignee originali dei due santi vennero sostituite con opere di Giovanni Pitau nel 1673, quelle oggi visibili sono copie realizzate nel 2001.
Del Calderari è anche la pala dell’Assunta, lasciata incompiuta a causa della sopravvenuta morte dell’artista. La pala, oggi collocata sopra la porta d’ingresso, era un tempo collocata sull’altare maggiore, concludendo così il ciclo delle storie di Maria affrescato nel coro. L’altare maggiore marmoreo, con le statue dell’Assunta e di San Giuseppe, è stato spostato nella nuova parrocchiale.
A sinistra dell’ingresso una corta cappella contiene il fonte battesimale. Poco oltre una seconda cappella contiene un altare ligneo opera del bellunese Giovanni Battista Auregne (1650 – 1675), con una Madonna del Rosario con bambino, angeli e i santi Domenico e Caterina da Siena. La statua della Madonna e quelle degli angeli vennero rubate nel 1986 e due anni dopo venne rubata anche la copia della statua della Madonna che l’aveva sostituita. Quelle oggi visibili sono copie recenti.
Nell’antica sacrestia, che si trovava dalla parte opposta di quella attuale, nel 1584 furono ascoltati diversi testimoni a eventuale carico o a discolpa di Domenico Scandella detto Menocchio, il mugnaio di Montereale condannato a morte per eresia dall’Inquisizione.

Fonti:
– Bergamini Giuseppe, Perissinotto Luciano. Affreschi del Friuli. Istituto per l’enciclopedia del Friuli Venezia Giulia. 1973.
– Bergamini Giuseppe e Tavano Sergio. Storia dell’arte nel Friuli Venezia Giulia. Chiandetti Editore, Reana del Rojale 1991
– Comune di Montereale Valcellina. Montereale Valcellina e le sue frazioni. 2019
– Goi Paolo – Antica Pieve di Montereale. Sequals Grafiche Tielle. 2002.
– Marchetti Giuseppe (a cura di Gian Carlo Menis). Le chiesette votive del Friuli. Società Filologica Friulana. Arti Grafiche Friulane, Udine riedizione 1990

Sito Chiese italiane:
http://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/65603/Chiesa_di_San_Rocco_Montereale_Valcellina

Data ultima verifica: giugno 2020
Informazioni: trovata aperta in orario di apertura del cimitero.

Autore: Marina Celegon

Immagini: Marina Celegon.

NIMIS (UD). La Chiesa di San Mauro Abate e della Madonna della Salute, con Immagine di Sant’Antonio abate.

A Nimis, nel borgo Molmentèt, si trova una chiesetta dedicata a San Mauro Abate e alla Madonna della Salute.
La strada che le scorre accanto – e che ora è secondaria – è stata per secoli la via principale di Nimis che collegava l’imboccatura della valle del Cornappo al guado del fiume Torre.
Costruita dai Romani, era infossata tra i campi e nel Medioevo passava attraverso la Centa, il luogo ove si riunivano i capifamiglia per prendere le decisioni riguardanti l’intera comunità.
Secondo la tradizione popolare il conte pecoraio Mauro, preoccupato per una malattia che uccideva intere greggi di ovini, fece un voto al suo santo protettore: se le pecore si fossero salvate, avrebbe costruito una chiesetta in suo onore sui bordi del pascolo. Il desiderio fu esaudito e il conte mantenne la promessa. Mancano però notizie storiche a conferma.
Al di là della tradizione, i primi documenti storici relativi alla chiesa sono, come spesso accade, le registrazioni dei lasciti testamentari e delle visite pastorali. La citazione più antica della chiesetta risale al 1281, quando Enrico di Qualso, canonico di Cividale, fece una donazione testamentaria a San Mauro.
Esplorazioni archeologiche nel 1993 hanno evidenziato come vi fosse un più antico edificio cultuale risalente al periodo paleocristiano (IV-V sec.) sui resti di un’ancor più antica costruzione di età protostorica. Sono stati ritrovati frammenti di ceramica databili fra il VI e l’VIII-XI secolo che contribuiscono ad attribuire l’opera all’alto medioevo. Nel periodo preromanico (X-XII sec.) la chiesetta subì modifiche assumendo le dimensioni odierne. Nel trecento essa fu abbellita da pregevoli affreschi di cui restano però scarse tracce.
Nel 1595 durante una visita pastorale fatta dal canonico Girolamo De Vico lo stesso ordinò di rinnovare la pala d’altare che era in cattive condizioni. Pochi anni dopo, nel 1601, mons. Agostino Bruno di Sebenicco, anch’egli in visita pastorale, lasciò una descrizione della chiesa rilevando come fosse costruita su fondo proprio, circondata da un cimitero chiuso da un muricciolo. La chiesa era lunga circa 11 metri, larga 5 e altrettanto alta, era coperta da un tetto molto spiovente ed in cima alla facciata aveva un campaniletto a vela con una sola campana. Intonacata all’esterno e imbiancata all’interno aveva nell’absidiola un piccolo altare con sopra una icona che ritraeva tre santi (San Benedetto, San Mauro e San Leonardo). Il visitatore notò come tanto la pala dell’altare che l’acquasantiera erano “indecenti”, e che le tre finestre che davano luce alla chiesa non si chiudevano. Così mons. Bruno proibì la celebrazione della Messa finché il cameraro e la confraternita non avessero provvisto un altare più decente. Nel 1660 il canonico Virginio Manin, visitò nuovamente San Mauro, trovando che non c’era ancora un altare consacrato e nel 1692 Mons. Niccolò Gabrieli, incaricato dal patriarca di visitare la diocesi, trovò ancora insufficiente e mal tenuta la suppellettile e giudicò bisognosa di restauro la pala dell’altare; così ordinò: «Che sia rinfrescata la Palla».
Evidentemente la chiesa venne a lungo trascurata dal cameraro e dalla confraternita, sia pure per mancanza di mezzi. Questa volta però gli ordini furono eseguiti, ma invece di rinnovare la vecchia pala di legno ridipingendola ancora una volta (già portava diversi strati di colore) si pensò di fare una pala nuova a olio su tela, più rispondente ai gusti del tempo e alle devozioni popolari.
A Venezia nel 1687 era stato consacrato il tempio della Madonna della Salute, eretto per voto alla Madonna che aveva salvato la città, nel 1630, da una terribile pestilenza e negli stessi anni la devozione alla Madonna della Salute raggiunse anche Nimis, affiancandosi in questa chiesetta a quella tradizionale per San Mauro Abate.
La nuova pala venne realizzata da Lucillio Candido da Venzone e presentava una Madonna in trono con il bambino ed angeli e al di sotto in tre scomparti tre santi, al centro San Mauro abate tra Sant’Antonio abate e un santo in abiti vescovili, forse San Leonardo. Nel 1973 ignoti ladri trafugarono la pala del Candido, che non fu più ritrovata. Oggi è presente una copia. Assieme alla pala furono rubati due quadri di s. Pietro e s. Paolo, che erano appesi alle pareti laterali, a fianco dell’altare. Della vecchia pala si conservò solo la statua di s. Mauro, consunta dai tarli e monca della mano sinistra e, forse, anche due angeli.
Nel 1841 a seguito delle leggi napoleoniche il cimitero venne spostato. Le più grandi trasformazioni si ebbero nella seconda metà del secolo XIX. Venne eretto un nuovo campanile e demolito quello a vela, la facciata venne sopraelevata e trasformata in forme neoclassiche, venne costruita la sacrestia.
Nel ‘700 la famiglia Fior aveva acquistato dei terreni nella zona, costruendo un palazzo signorile con un parco, a ridosso della chiesetta. Verso la fine del secolo la signora Teresa Fior donò alla chiesa di San Mauro o della Madonna della Salute un bell’altare in marmo che sostituì quello in legno precedente conservando la tela del Candido. Il nuovo altare fu benedetto ed inaugurato il 21 novembre 1894. L’antico pavimento venne sostituito da uno in piastrelle.
Durante l’incendio di Nimis del 29 settembre 1944, e l’occupazione cosacca, la chiesa di s. Mauro subì dei saccheggi come le altre chiese del paese. Dopo un primo ripristino, nel 1960 la chiesa fu oggetto di restauro, venne dotata di nuovi arredi e vennero restaurati gli angeli in legno. Nel 1976: la chiesetta subì danni dal terremoto e tra il 1990 e il 1993 fu oggetto di un complessivo restauro.
Oggi l’edificio si presenta con prospetto principale a capanna dal timpano alquanto sopraelevato con pesante cornice in stucco. La facciata è tripartita da finte lesene in intonaco con portale in pietra modanata con architrave, due finestre rettangolari laterali e una lunetta sovrastante. L’interno, dal soffitto a capriate e tavelle dipinte, è ad aula unica con pareti intonacate e pavimentazione in piastrelle quadrate disposte a losanga. Il presbiterio, rialzato di un gradino, prospetta con l’arcosanto a tutto sesto; nella parte sinistra dell’abside si trova la porta alla torre campanaria. Lungo la parete meridionale sono presenti due finestre rettangolari, l’ingresso secondario e una nicchia rettangolare. Nella fase di restauro non è stata ricostruita la sacrestia che era aggiunta dietro l’aula. La torre campanaria si addossa tra l’abside e l’angolo posteriore a settentrione.
Una statua di scuola friulana del XV secolo ritraente San Mauro Abate proveniente dalla chiesa è oggi conservata al Museo Diocesano di Udine.

Fonti:
– Bertolla Pietro. La chiesetta d S. Mauro in Nimis. Arti Grafiche Friulane Udine. 1981.
– Marchetti Giuseppe (a cura di Gian Carlo Menis). Le chiesette votive del Friuli. Società Filologica Friulana. Arti Grafiche Friulane, Udine riedizione 1990
– Cartelli informativi all’esterno della chiesa
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=68572

Localizzazione: Nimis (UD) Località Molmentet. Via San Mauro.

Fruibilità: Visibile dall’esterno. Fa parte della Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio martiri di Nimis.

Data ultima verifica: luglio 2020

Autore: Marina Celegon

Galleria immagini, a cura di Marina Celegon. Immagine in bianco e nero da Bertolla 1981.

GRAVEDONA ED UNITI (Co). Oratorio di S. Michele, con statua di sant’Antonio abate

L’Oratorio sorge sul lato meridionale del complesso architettonico della chiesa parrocchiale di S. Vincenzo; vi si accede lateralmente da un portale lapideo posto sotto l’ala sud del portico antistante la chiesa; è stato costruito 1627 e si sviluppa con planimetria rettangolare suddivisa in tre ambienti: l’aula per le celebrazioni, un vano adibito un tempo a sacrestia e un ulteriore vano rettangolare al quale si accede solo dall’esterno, probabilmente, costruito successivamente.

L’oratorio è la sede della Confraternita del Santissimo Sacramento.
La statua lignea di Sant’Antonio, alta 170 cm, è di epoca seicentesca ed è stata restaurata nel 2019 da Aldo Broggi.
Il santo tiene nel palmo della mano destra il fuoco e nella mano sinistra il bastone episcopale.
Il fuoco ricorda l’attacco che il Santo subì da parte del diavolo, tanto che i suoi discepoli lo ritrovarono quasi morente, ricoperto da dolorose ustioni su tutto il corpo

Questo fu il motivo per il quale il Santo divenne protettore taumaturgico delle malattie esantematiche della cute, caratterizzate da manifestazioni molto dolorose, paragonabili al fuoco che brucia, tanto da essere etichettate “Fuoco di Sant’Antonio”.
Il maialino, che accompagnava la statua, è stato rubato.

 

Fruibilità: L’Oratorio è chiuso. Per visitarlo chiedere al Parroco.
Materiale illustrativo: per la foto si ringrazia Aldo Broggi e Pieralda Albonico.
Link: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00402/
Bibliografia:
– Pescarmona, D./ Rossi, M./ Rovetta, A., Alto Lario Occidentale, Como 1992
– Fecchio, L., Notizie storico-religiose di Gravedona, Como 1893
– Zecchinelli, M., Le tre Pievi: Gravedona Dongo Sorico, Menaggio 1995
– Albonico Comalini, P./ Conca Muschialli, G., Gravedona. Paese d’arte, Gravedona 2006
– Belloni, L. M., Il San Vincenzo di Gravedona, Como 1980
– Broggi Aldo, Il restauro della statua lignea di S. Antonio nell’oratorio di S. Michele di Gravedona, Altolariana N 10, anno 2020, pag 415

Data compilazione scheda: settembre 2021

Nome del rilevatore: Giorgio M Baratelli – gmbaratelli@yahoo.it